Sindrome del bambino scosso: cosa fare e non fare mai per calmare il bebè

Che i bambini piangano è normale, così come che i loro genitori li consolino. Scuoterli per placarli non è solo inutile, ma anche molto pericoloso.

I bambini, specie quando sono neonati, piangono, è nella loro natura. Così come è normale che i genitori tentino di calmarli. Meno normale (anzi pericoloso) è la reazione istintiva di quei papà e di quelle mamme (e di qualunque altra persona) che scuotono il bambino per fermare il pianto. La conseguenza di questo atto è quella che viene comunemente chiamata come sindrome del bambino scosso. Ovvero non solo non riuscire a fermare il pianto del bambino, ma anche provocargli una serie di danni fisici e neurologici gravi e spesso permanenti.

La Shaken Baby Syndrome (SBS, sindrome del bambino scosso) è definita come “una delle forme più gravi” di maltrattamento fisico del neonato e del lattante. Tanto da essere considerata la prima causa di decesso legata a un abuso. Non parliamo quindi di una pratica innocua o da sottovalutare.

Questa condizione (prevalente nei sei mesi di vita del bebè) si verifica quando il neonato è preso per il tronco e scosso. Il bambino subisce una rapida accelerazione e decelerazione cranica che provoca seri danni fisici e neurologici.

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Sindrome del bambino scosso: le cause

La sindrome del bambino scosso è una reazione al pianto inconsolabile del neonato e sono sufficienti anche pochi secondi per scatenarne le conseguenze. A provocare questa reazione istintiva dei genitori (o di coloro che si prendono cura del bambino) ci sono diversi elementi da prendere in considerazione. Alcuni “innocenti”, ovvero derivati dall’idea che tale scuotimento possa essere utile per calmare il bambino, ignorando le conseguenze sulla salute del piccolo. Altri elementi, invece, indicano come ci siano da considerare aspetti sociali o associati al carattere immaturo e impreparato di alcuni adulti.

Alcune ricerche condotte in materia hanno evidenziato come il basso livello di istruzione, l’abuso di droghe e di alcol, disagio sociale, forte stress (dovuto anche da disoccupazione o fenomeni di violenza familiare) possano essere alla base di quel meccanismo istintivo che porta a scuotere il bambino. L’ignoranza sui rischi derivati da questa pratica e l’incapacità a resistere alle tensioni dei primi mesi di vita del bambino, possono essere il terreno fertile per reazioni di questo tipo.

Il peso della testa del neonato, che è superiore rispetto al resto del corpo, e la muscolatura del collo del bambino non ancora del tutto sviluppata, non permettono di resistere a tali sollecitazioni. Le principali conseguenze possono riguardare le emorragie retiniche, la lesione dei nervi, la rottura dei vasi sanguigni e il trauma contusivo del contenuto della cavità del cranio.

Tutti effetti derivati dalla sindrome del bambino scosso che sono a loro volta causa di danni, fisici e cognitivi, irreparabili per la salute del bambino.

Sindrome del bambino scosso: sintomi

La gravità dei sintomi con cui si manifesta la sindrome del bambino scosso dipende dall’intensità, dalla violenza dei movimenti e dall’età del bambino. I danni sono maggiori nei bambini più piccoli, tanto che l’incidenza della sindrome del bambino scosso è proprio per questo superiore nelle prime settimane di vita. Questa sindrome si manifesta con:

  • maggiore irritabilità del bambino;
  • apatia;
  • convulsioni;
  • vomito;
  • disturbi comportamentali;
  • ritardo nello sviluppo motorio;
  • difficoltà nel mangiare.

Conseguenze e rischi della sindrome del bambino scosso

La Società Italiana di Pediatria è molto chiara sui rischi gravissimi della sindrome del bambino scosso: “lesioni cerebrali permanenti (ritardo mentale, paralisi cerebrale, cecità) o addirittura la morte”. Le conseguenze più comuni sono l’ematoma subdurale, l’edema cerebrale e l’emorragia retinica.

Ci sono anche casi in cui lo scuotimento del bambino provoca la cecità, l’alterazione della coscienza, la paralisi cerebrale o a un ritardo nello sviluppo del linguaggio. In alcuni casi è possibile anche che si verifichi il decesso del bambino.

Non c’è una conseguenza che non sia grave o pericolosa, motivo per cui la sindrome del bambino scosso va evitata a tutti i costi.

I comportamenti da evitare e le alternative

La soluzione alla sindrome del bambino scosso è la sua prevenzione. Per impedire che essa si manifesti è fondamentale evitare che il neonato venga scosso per calmarne il pianto. È utile ricordare come questa sindrome sia provocata dagli scuotimenti per calmare il pianto, non dalle attività motorie giocose o da eventuali movimenti maldestri dei genitori. È quindi fondamentale, innanzitutto, ribadire la pericolosità dello scuotere il bambino. Parallelamente è doveroso che i genitori prendano consapevolezza del rischio e siano attentissimi nel selezionare le persone alle quali lasciare il proprio bambino.

Lo stress dovuto ai profondi cambiamenti nelle primissime settimane di vita non è una colpa, ma bisogna essere consapevoli di ciò cui si andrà incontro. Chiedere aiuto non è un segno di debolezza ed è doveroso che, se necessario, i genitori si rivolgano al proprio pediatra o a un professionista specializzato se hanno il timore che le difficoltà di questo periodo possano costituire un pericolo per la salute e l’incolumità del proprio figlio.

È sicuramente migliore quel genitore chi si rende conto delle difficoltà in cui può cadere che colui che li ignora pensando di potercela fare da solo. Molto, tutto, dipende dalla propria situazione personale e dal contesto sociale e familiare in cui si vive; la salute e la serenità del proprio bambino deve venire prima di tutto.

3 consigli utili su come calmare il neonato quando piange

Piangere, insieme a mangiare e dormire, è una delle principali attività che contraddistinguono il periodo neonatale. Ed è fondamentale che i genitori sappiano come tranquillizzare il proprio bambino. Per farlo scopriamo alcuni consigli utili da mettere in pratica in ogni occasione.

1. Capire la causa

Il pianto è la forma di comunicazione dei neonati attraverso la quale esprimono le proprie esigenze. Queste possono essere di fame, di stanchezza, di dolore o di fastidio. È importante innanzitutto capire quali sono le ragioni per cui il bambino piange e, in base alle necessità, soddisfarle. Questo servirà, di conseguenza, anche a calmare il pianto del neonato.

2. Essere presenti

È importante che i genitori si approccino con il proprio bambino senza troppi rigidi schemi. I neonati piangono anche perché vogliono il contatto con i propri genitori. Esserci è quindi la miglior risposta. Non bisogna preoccuparsi di cosa fare o cosa non fare; sono i propri figli ed è importantissimo passare del tempo insieme a loro e parlare per fargli sentire la propria voce.

3. Condizioni rilassanti

Cosa facciamo quando siamo stressati? Ci chiudiamo in camera, indossiamo le cuffie per ascoltare della musica o saliamo in macchina per andare a scaricare la tensione da qualche parte. Con i bambini può essere fatto più o meno lo stesso, ovvero creando delle condizioni per loro rilassanti.
È importante coccolare i bambini, cullarli nella carrozzina, fargli fare un giro in macchina o, ancora, metterli sul letto in posizione fetale e al caldo. Infine l’ascolto di suoni leggeri e costanti o un bagnetto possono essere d’aiuto a rilassare il piccolo e farlo smettere di piangere.

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