40^: la quarantesima settimana di gravidanza - GravidanzaOnline
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40ª settimana di gravidanza

La gestazione è considerata a termine fino alla fine della 42esima settimana ed è normale se si verifica un "ritardo" nella nascita. Nel 96% dei casi il bambino è già posizionato a testa in giù.

Le giornate durante l’ultimo periodo di gravidanza sembrano particolarmente lunghe, ma il parto è ormai vicino: fino a 42 settimane è considerato a termine, se invece dovesse tardare il parto sarà indotto.

Quarantesima settimana di gravidanza: la mamma

Tutto è ormai pronto per la nascita del bambino, ma la gravidanza non è una questione matematica: per qualche donna si conclude prima, altre invece aspettano più a lungo prima di vedere il loro bambino. Rimanere il più possibile rilassata non è facile, ma aiuta a vivere serenamente anche l’eventuale “ritardo” del piccolo.

È bene ricordare infatti che la data (detta, non a caso, “presunta”) del parto è più che altro un’ipotesi, tanto che è stato calcolato che solo il 4-5% dei bimbi nascono nella data esatta calcolata dal ginecologo. Solo in rari casi il bambino si presenta podalico al momento della nascita: il 96% dei feti si trova nella posizione cefalica una volta arrivato il momento.

La durata del parto, poi, dal travaglio alla nascita, varia da donna a donna: ad influire è ad esempio il fatto che la donna sia al primo figlio oppure no. La donna al primo parto ha normalmente una fase dilatante di 12-14 ore, un periodo espulsivo (in cui il bambino entra nel canale del parto) di 1-2 ore e un secondamento (cioè la fase dell’espulsione della placenta) di 15-30 minuti. Nelle gravidanze successive, invece, il periodo dilatante è in genere di 6-8 ore, quello espulsivo di 30-60 minuti e il secondamento di 10-20 minuti. Durante il parto la donna può richiedere (in assenza di controindicazioni) la somministrazione di un’analgesia epidurale.

Subito dopo il parto viene tagliato il cordone ombelicale: se una mamma vuole può decidere (comunicandolo in anticipo) di conservarlo oppure di donarlo alla ricerca per la cura di gravi patologie.

Quarantesima settimana di gravidanza: il bambino

Durante la quarantesima settimana di gravidanza il feto pesa in media dai 3 ai 3,5 kg (le femmine solitamente pesano meno rispetto ai maschi) e ha una lunghezza di 50-52 centimetri (i maschi in genere sono un po’ più lunghi delle femmine). Il suo sistema immunitario è ancora immaturo e riceverà gli anticorpi dalla mamma, prima attraverso la placenta e, dopo la nascita, tramite l’allattamento al seno, che produrrà inizialmente un liquido chiamato colostro, poi sostituito dal latte vero e proprio.

Una volta nato, il suo stato di salute sarà esaminato sulla base di 5 parametri vitali dell’indice di Apgar.

40 quarantesima settimana di gravidanza

Quarantesima settimana di gravidanza: gli esami da fare

Nel corso della quarantesima settimana di gravidanza in assenza di complicazioni la donna non viene sottoposta ad ulteriori esami: l’ultima visita pre parto viene effettuata solitamente tra la 35esima e la 38esima settimana di gravidanza, e viene quindi ripetuta dopo la 40esima settimana per monitorare lo stato di salute della mamma e del bambino.

Quarantesima settimana di gravidanza: le cose da sapere

Come anticipato, sono rari i casi in cui la data presunta del parto coincide con la data del parto vera e propria, e un parto è considerato a termine fino alla 42esima settimana. Dopo questa data il parto può essere indotto, con metodi naturali oppure tramite somministrazione di farmaci, a seconda dei casi. Ci sono varie strategie di induzione del parto, ma un elemento di valutazione principale è l’aspetto della cervice, cioè il collo dell’utero, quella parte che finora ha garantito che l’utero non “liberasse” il suo contenuto prima del tempo.

Perché inizi il travaglio e avvenga successivamente il parto devono avvenire dei veri e propri fenomeni che ne modificano la struttura. Tra i metodi di induzione si trova la somministrazione di prostaglandine, che stimolano il canale cervicale, oppure l’utilizzo di “palloncini” posizionati nella cervice per indurne la maturazione.

In altri casi si procede con l’amnioressi, la rottura delle membrane amnicoriali (la cosiddetta “rottura delle acque“) che induce l’inizio del travaglio. Nella maggior parte dei casi la borsa amnicoriale si rompe spontaneamente e il travaglio inizia entro 24-48 ore.

Una volta che la cervice è matura, occorre che le contrazioni dell’utero, spesso già  presenti, diventino sempre più intense e frequenti. Se ciò non avviene naturalmente, si può somministrare l’ossitocina, l’ormone del parto.

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