Può una malattia della pelle condizionare la ricerca e la gestione di una gravidanza? Per quanto possa per alcuni possa apparire sorprendente, la risposta è affermativa, soprattutto se si considera correttamente la psoriasi non solo come un disturbo cutaneo, ma una malattia sistemica multiforme che, riprendendo quanto specificato dalla Società Italiana di Farmacologia, è associata a una significativa sofferenza fisica, psicologica e sociale.

E può sorprendersi dell’attenzione sulla psoriasi in gravidanza solamente chi ignora o sottovaluta l’impatto psicosociale di una gestazione che non è solamente una questione di concepimento e un “atto d’amore”.

Cos’è la psoriasi?

Propriamente, la psoriasi è una iperproliferazione dei cheratinociti epidermici che si associa all’infiammazione dell’epidermide e del derma. Interessa, come riporta dal Manuale MSD, circa l’1-5% della popolazione con un’età d’insorgenza maggiore tra i 16 e i 22 anni (quindi nel pieno del periodo fertile) e tra i 57 e i 60, per quanto possa manifestarsi a qualsiasi età.

I sintomi della psoriasi

Il segno principale della psoriasi, spiega l’I.R.C.C.S. Ospedale San Raffaele, è la comparsa di macchie rosse caratterizzate da squamocroste che possono svilupparsi in varie parti del corpo. Quelle più colpite sono il cuoio capelluto, i gomiti, le ginocchia, il palmo delle mani, le unghie e il fondoschiena. Le lesioni cutanee possono essere asintomatiche o pruriginose e in presenza di macchie contigue la malattia può diffondersi su una gran parte della superficie del corpo.

La diffusione delle lesioni determina anche la severità della malattia. Si parla di psoriasi lieve se la superficie corporea coinvolta è inferiore al 3%, moderata se è tra il 3% e il 10% e severa se è superiore al 10%. In base all’aspetto, invece, si distinguono quattro diverse forme di psoriasi: a placche, pustolosa generalizzata, guttata ed eritrodermica.

Inoltre in non pochi casi (5-30% di incidenza) si sviluppa un’artrite psoriasica, che può comportare un’erosione delle articolazioni divenendo potenzialmente invalidante.

L’effetto per molti aspetti più importante e anche quello meno riconosciuto è legato alla percezione della propria immagine, alla stigmatizzazione sociale e al tempo dedicato alla cura delle lesioni che può influenzare in maniera negativa la qualità della vita. E, anche, la ricerca e la gestione della gravidanza.

Psoriasi in gravidanza: rischi e complicazioni

Per contestualizzare la questione legata alla psoriasi in gravidanza è doveroso premettere come il trattamento di questa malattia preveda l’applicazione di corticosteroidi topici (creme, emollienti, analoghi della vitamina D3, eccetera), la fototerapia UV, l’assunzione di immunosoppressori e alcuni trattamenti sistemici (retinoidi e agenti immunomodulatori biologici).

Questi trattamenti sono compatibili con la gravidanza? Incidono sulla fertilità?

La Società Italiana di Dermatologia e Malattia Sessualmente Trasmesse (SIDeMaST) chiarisce che alcune cure per la psoriasi vanno sospese mesi prima del concepimento proprio per la loro potenziale capacità di danneggiare il feto. Esistono anche opzioni terapeutiche e trattamenti compatibili sia con la gravidanza che con l’allattamento al seno, ma in tutti i casi è necessario valutare la singola situazione e la gravità della malattia.

Bisogna anche considerare, come chiarito nel decalogo sulla psoriasi in gravidanza dell’International-Italian Society of Plastic-Regenerative and Oncologic Dermatology (ISPLAD), che la gravidanza di per sé non è controindicata, ma l’evoluzione e la gravità della malattia durante la gestazione non possono essere previste. Se in circa il 40% dei casi la psoriasi migliora durante la gravidanza e nel 21-56% rimane stabile, in un significativo 20% peggiora a causa dei cambiamenti ormonali, dello stato immunosoppressivo tipico della gestazione e dalle modificazioni determinate dalla terapia.

Senza sottovalutare come in più del 50% dei casi nel periodo del post-partum la psoriasi peggiora con l’estensione delle lesioni esistenti o la comparsa di nuove lesioni.

La psoriasi, precisa questo studio, non influisce sulla fertilità né sui tassi di aborto spontaneo, difetti alla nascita o parto prematuro. Vi è invece un rischio maggiore di gravidanze extrauterine. Come riportato dal Manuale MSD riprendendo uno studio condotto dal JAAD International, le donne con psoriasi moderata o grave hanno un rischio maggiore di gravidanza ectopica.

Tra i rischi da considerare, anche a fronte delle limitate opzioni terapeutiche, cui va incontro una donna con psoriasi durante la gravidanza sono: disturbi ipertensivi, diabete gestazionale, disturbi depressivi e per il bambino un basso peso alla nascita.

Il bambino, inoltre, ha il 50% di possibilità di sviluppare la psoriasi se entrambi i genitori ne sono affetti o il 16% delle possibilità se ne è affetto solo un genitore.

Tutto questo si rivela come una significativa e non trascurabile fonte di stress che può avere ripercussioni sulla gestazione stessa e sulla qualità della vita della donna anche nel sentirsi condizionata a cercare una gravidanza considerando tutti questi rischi.

I trattamenti sicuri per la psoriasi in gravidanza

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Fonte: iStock

Generalmente le creme emollienti, le creme cortisoniche di media potenza e quelle a base di calcipotriolo, così come la terapia con ultravioletti B a banda stretta, possono essere mantenute durante la gestazione, ma la valutazione spetta al medico congiuntamente con la paziente.

Per quel che riguarda la fototerapia bisogna considerare come, se si supera la soglia prevista, si può sperimentare una riduzione dell’acido folico che andrà reintegrato adeguatamente per prevenire le malformazioni del tubo neurale del feto e il peggioramento delle lesioni cutanee.

Tra i trattamenti per la psoriasi da evitare in gravidanza, riporta il portale WebMD, ci sono i retinoidi (orali e topici) e il ricorso allo psoralene combinatamente alla terapia con ultravioletti (PUVA). L’American Academy of Dermatology Associations segnala come vadano assolutamente evitati l’Acitretina (sospendendone l’assunzione nei tre anni precedenti la ricerca della gravidanza), il Metotrexato e il Tazarotene (questi da sospendere per almeno un ciclo mestruale prima dell’eventuale concepimento).

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