
La gravidanza è una delle cause dell'iperpigmentazione della pelle responsabile del cloasma (melasma). Scopriamo come gestirla e cosa è possibile...
Si tratta di una malattia autoimmune che si manifesta nelle donne in gravidanza e che, probabilmente, è aggravata dalla produzione di estrogeni.
Vediamo insieme quali sono i sintomi e come trattarli.
La gravidanza è una delle cause dell'iperpigmentazione della pelle responsabile del cloasma (melasma). Scopriamo come gestirla e cosa è possibile...
Con il termine pemfigoide si indica un gruppo di malattie autoimmuni caratterizzate dalla presenza di vescicole pruriginose sulla cute. Il pemfigoide gestazionale è un sottotipo della malattia che si manifesta solitamente a metà o a fine gravidanza (nel secondo o terzo trimestre) attraverso un’eruzione cutanea vescicolo-bollosa.
Non è esclusa, però, la possibilità che compaia immediatamente dopo il parto o che ci siano delle recidive della malattia in gravidanze successive o anche nelle donne che assumono contraccettivi orali. Si tratta però di una malattia rara, che ha quindi un’incidenza piuttosto bassa, compresa tra 1/3000 e 1/60.000 gravidanze.
Ma cosa significa che il pemfigoide gestazionale è una malattia autoimmune della cute? Vuol dire che le cause vanno rintracciate in un funzionamento anomalo del sistema immunitario della donna in gravidanza, che reagisce attaccando componenti della sua stessa pelle e determinando la comparsa delle vescicole.
Questa risposta immunitaria anomala potrebbe essere accentuata dalla produzione di estrogeni, i cui livelli aumentano durante la gravidanza. Difatti la malattia inizia quando i livelli degli ormoni estrogeni aumentano e potrebbe essere aggravata dall’assunzione della pillola contraccettiva.
La sintomatologia è graduale. I primi sintomi possono comparire nei primi mesi di gravidanza in forma di prurito nella zona dell’ombelico. Il prurito può essere seguito dalla comparsa di eruzioni cutanee simili ai pomfi dell’orticaria, con zone arrossate e infiammate. Queste macchie rosse ricoprono solitamente il tronco, la schiena, i glutei e gli arti della futura mamma, mentre non sono normalmente interessati dalla problematica il volto, il cuoio capelluto, la bocca e la zona genitale.
Successivamente, circa una o due settimane dopo, iniziano a formarsi delle vescicole con del liquido chiaro all’interno. Queste bolle possono presentarsi anche sui palmi delle mani e sulle piante dei piedi. Nella maggior parte delle donne incinte con pemfigoide gestazionale l’esantema peggiora durante il travaglio o immediatamente dopo il parto.
Per quanto riguarda il bambino invece? Solo in un 5-10% dei casi l’eruzione cutanea può interessare anche il neonato, a causa del passaggio degli anticorpi materni attraverso la placenta. Si manifesta però non solo in forma molto più lieve, ma anche temporanea, al massimo sei settimane (il tempo di eliminare gli anticorpi della madre).
Per il pemfigoide gestazionale non esiste una cura definitiva, ma i sintomi possono essere trattati. L’obiettivo del trattamento è proprio quello di ridurre il prurito ed evitare la formazione e la rottura delle vescicole, con possibili conseguenti infezioni.
Solitamente, i sintomi migliorano entro poche settimane o pochi mesi. In alcune donne, però, la malattia può rimanere attiva per diversi mesi o addirittura anni e può essere necessario continuare il trattamento.
In gravidanza è importante optare per trattamenti sicuri sia per la madre che per il bambino. Se i sintomi sono lievi possono essere sufficienti creme e pomate emollienti per lenire la pelle e diminuire l’infiammazione. Sulle vescicole vanno applicate delle creme con un’attività cortisonica lieve o moderata. Nei casi più gravi è consigliabile l’assunzione di steroidi per via orale, ma è necessario un attento monitoraggio della mamma e del bimbo per evitare conseguenti problemi come:
Inoltre, per alleviare il prurito si consiglia anche l’assunzione di antistaminici. Nei neonati le placche eritematose che talvolta compaiono si risolvono spontaneamente nel giro di poche settimane.
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