Fissazione con la pulizia | GravidanzaOnLine

Anonimo

chiede:

Buongiorno, sono una ragazza di 32 anni, sposata e mamma di un bimbo di 15 mesi. Lavoro, ho una bella famiglia e adoro il mio bambino. Tutto a posto…
Invece no. Sono fissata con l’igiene e la pulizia e questo sta rovinando i rapporti con mio marito e mi sto perdendo tappe importanti riguardo la crescita del mio bimbo. tutto il tempo libero a mia disposizione lo passo a
pulire: tutte le stanze, ogni giorno, per non parlare del pavimento, da quando mio figlio gioca per terra pulisco ogni giorno, anche 2 volte di seguito o appena qualcuno viene a casa a trovarci. Ho paura che mio figlio tocchi cose sporche, soprattutto fuori casa e gli lavo spesso le manine. Vi chiedo cosa posso fare per togliermi di mezzo questa fobia. Non voglio rovinare la vita del mio bambino (mi rendo conto che se vado avanti così non è un bene per lui) e nemmeno la mia. Sono ridotta come mia madre, anche lei era fissata con il pulito. E pensare che quando vivevo con i miei dicevo “Mai diventerò così, è assurdo pulire tutto il giorno”. E invece sono diventata a poco a poco uguale. Mio marito si arrabbia, ha ragione, ma è più forte di me, cerco di resistere ma poi cedo e inizio con il “rituale” ogni giorno. Grazie per l’attenzione. Cordiali saluti.

Salve, da ciò che mi racconta sui suoi sintomi lei sembra soffrire di un disturbo legato alla compulsione. Le sue parole trasmettono in pieno quanto lei possa soffrire per questo disturbo. Deve essere veramente svilente e frustrante vivere questa sua situazione. Proviamo a dare una cornice teorica a ciò che lei ha raccontato. La maggior parte delle azioni compulsive è connessa alla pulizia (soprattutto il lavaggio delle mani), a controlli ripetuti che garantiscono che non possa svilupparsi una situazione probabilmente pericolosa, oppure ordine e pulizia eccessivi. Alla base di questo comportamento vi è la paura di un pericolo che minaccia il paziente o parte di lui stesso. Il rituale in sé è un tentativo inefficace o simbolico di allontanare questo pericolo. Le azioni vengono eseguite compulsivamente contro o senza la propria volontà e spesso in base a impulsi o timori coatti. Se si cerca di tralasciare queste azioni, insorgono forte tensione e ansia interna. Sebbene queste azioni vengano percepite come assurde, si arriva a una ripetizione coatta: sempre di nuovo e sempre allo stesso modo. È noto da tempo che in questi disturbi va considerata anche l’ereditarietà.
I parenti di primo grado (genitori e figli) soffrono troppo spesso di disturbi ossessivi e d’ansia. È bene quindi tenere a mente il presupposto che la predisposizione genetica porta a una maggiore vulnerabilità/predisposizione nei confronti di un disturbo ossessivo compulsivo. Che tuttavia non giustificano per intero il disturbo. Un peso importante nell’insorgenza del disturbo può essere assunto, inoltre, da alcune caratteristiche presenti nei genitori di chi patisce tali disturbi; tra esse le più rilevanti sembrano essere: poca spontaneità ed espressività emotiva dei genitori; eccessiva indulgenza, durante i primi anni di vita del figlio ed elevati standard morali, richieste irrealistiche di maturità e responsabilità negli anni successivi; inibizione dell’espressione delle emozioni ed il contatto con esse; ipercontrollo ed eccessive richieste di vivere secondo le aspettative dei genitori; uso di punizioni quando il bambino fuoriesce dagli standard prefissati; desiderio di rendere il figlio autonomo ed attivo, unitamente ad uno scarso sostegno nell’esplorazione del mondo esterno. Questa cornice teorica ci suggerisce che le cause possono essere la possibile sua predisposizione al disturbo, nonché l’educazione che le è stata impartita vista la stessa condizione che sembra vivere sua madre. Tenga inoltre presente che questa mia risposta non le risolve il problema, prova solo a spiegarne l’origine. Credo che per risolvere il suo problema sia necessario l’aiuto di uno psicoterapeuta. Rimango a sua disposizione.

* Il consulto online è puramente orientativo e non sostituisce in alcun modo il parere del medico curante o dello specialista di riferimento

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