Varicella in Gravidanza: sintomi e rischi - GravidanzaOnLine

Varicella in gravidanza, i rischi e le conseguenze per il bambino

La varicella in gravidanza può compromettere la salute del feto: quali sono i sintomi, come si previene il contagio e come si curano la mamma e il bambino.

Il virus varicella-zoster (VZV) appartiene alla famiglia degli herpes virus, che interessa soltanto gli esseri umani. Il 70-80% degli adulti ha avuto la varicella, ma solo il 10-20% dei soggetti con anamnesi negativa risulta siero-negativo. Nella maggior parte dei casi la varicella si contrae in età pediatrica, ma secondo le statistiche esiste il 2% di probabilità che il virus venga contratto durante la gravidanza.

Cosa succede se si prende la varicella in gravidanza

Contrarre il virus della varicella durante la gravidanza è considerata un’eventualità che può mettere a rischio la salute del feto, ed è associata ad un aumento del rischio di aborto spontaneo e di prematurità. Se la donna contrae la varicella durante la gravidanza il contagio fetale non è automatico: si stima un’incidenza del 25% dei casi.

Si considera congenita una varicella che compare nei primi 10 giorni di vita ed è legata al passaggio transplacentare del virus durante la fase di viremia materna. La varicella materna può essere teratogenica per il feto. La frequenza dell’embriopatia da varicella è difficilmente valutabile; si calcola che circa il 25% dei feti di madre con varicella contragga l’infezione, ma infezione non vuol dire embriopatia.

Il rischio di embriopatia è maggiore entro la 20^ settimana di gestazione (1-2%). Infezioni più tardive spesso si associano a malattia fetale meno grave. L’infezione da Herpes Zoster raramente determina viremia, per cui l’infezione fetale è molto rara e comunque meno grave.

La sintomatologia dell’embriopatia da varicella è caratterizzata da lesioni cutanee di tipo cicatriziale. Sono inoltre presenti lesioni oculari come cataratta, microftalmia e corioretinite e atrofia cerebrale con possibili convulsioni e ritardo mentale; infine possono essere presenti idrocefalo, calcifiazioni cerebrali, idrope fetale e polidramnios, cioè un’eccessiva quantità di liquido amniotico.

In caso di varicella materna con insorgenza da 5 giorni prima a 2 giorni dopo il parto esiste un rischio di infezione per il feto o neonato che va dal 25 al 50%. Il periodo di incubazione è di 9-15 giorni dal momento della comparsa dell’esantema materno. La sintomatologia può essere modesta con pochi elementi cutanei o molto grave.

Dopo la nascita genere insorge tra 10 e 28 giorni di vita, la sintomatologia in genere è lieve.

Come spiega l’Istituto superiore di Sanità

Se la varicella viene contratta da una donna all’inizio di una gravidanza (nei primi due trimestri di gestazione) può trasmettersi al feto, causando una embriopatia (sindrome della varicella congenita). I bambini che sono stati esposti al virus della varicella in utero dopo la ventesima settimana di gestazione possono sviluppare una varicella asintomatica e successivamente herpes zoster nei primi anni di vita. Se invece la madre ha avuto la malattia da cinque giorni prima a due giorni dopo il parto, può verificarsi una forma grave di varicella del neonato, la cui mortalità può arrivare fino al 30%.

Terapia e prevenzione della varicella in gravidanza

L’acyclovir è la terapia di prima scelta per tutti i neonati con varicella congenita, perinatale e postnatale grave o potenzialmente grave. La prevenzione più efficace consiste nella vaccinazione che dovrebbe essere praticata alle donne in età fertile prima della gravidanza.

La profilassi passiva con immunoglobuline specifiche deve essere praticata entro i primi 5 giorni. Tale trattamento è in grado di ridurre la gravità della malattia, non di prevenire l’infezione. In caso di comparsa di varicella in prossimità del parto non vi è nessuna indicazione ad anticipare la nascita per poter trattare il neonato, ma piuttosto a posticiparla in modo che possa avvenire il passaggio transplacentare degli anticorpi materni.

Se nell’ambito familiare dove il neonato deve essere accolto dopo la dimissione si trovano fratellini affetti e la madre è sieronegativa per la varicella, è opportuno che la madre sia trattata.

La presenza di IgM indica un’infezione recente; per quanto riguarda il neonato, può restare isolato fino alla guarigione del fratellino o venire trattato con VZIG. Non essendo dimostrato che il latte materno sia una sicura fonte di contagio, l’allattamento al seno è possibile, tuttavia nel caso in cui la malattia sia clinicamente manifesta solo nella madre, è utile che il latte venga estratto con un tiralatte e somministrato con biberon, evitando lo stretto contatto con la madre.

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