Psicomotricità: i benefici e gli esercizi - GravidanzaOnLine

I benefici della psicomotricità nei bambini di 2-3 anni (con 5 esercizi pratici)

La psicomostricità è una disciplina che attraverso il gioco e il movimento aiuta migliora molti aspetti dello sviluppo psico-motorio dei bambini.

La psicomotricità è una disciplina che aiuta i bambini in molti aspetti della crescita e dello sviluppo. Migliora la fiducia, la comunicazione, la concentrazione, ed è utile anche per disturbi come l’autismo ed altre patologie neuro-motorie.

La psicomotricità terapeutica ed educativa sono ottimi metodi per aiutare i bambini di tutte le età, attraverso il gioco e il movimento, e risulta molto utile specialmente per i bambini di 2-3 anni, nella fase di sviluppo nella quale iniziano solitamente a mostrare comportamenti legati al movimento e al linguaggio.

Cos’è la psicomotricità?

La psicomotricità è un concetto che ha origine tra l’800 e il ‘900, e la dottrina come la conosciamo oggi fu sviluppata in Francia al termine della seconda guerra mondiale da Julien De Ajuriaguerra, insieme a Bergès e Soubiran. Il progetto era chiamato “Servizio di rieducazione dei disturbi del linguaggio e dei disturbi psicomotori del bambino”, e il gruppo di lavoro era formato da tre medici, tre psicologi e tre educatori. Successivamente si è diffusa in Europa e in Italia si è sviluppata intorno agli anni ’80.

Con il termine psicomotricità si intende oggi una disciplina pedagogica, riabilitativa e terapeutica che valorizza la sinergia tra il corpo e la mente. Grazie all’insegnamento, il bambino sviluppa una consapevolezza emotiva, intellettiva e del proprio corpo, mettendosi in gioco tramite l’azione e l’interazione con lo spazio e con gli altri. Vengono usati cuscinoni, giochi, materiali per il travestimento e attrezzi per disegnare e costruire.

Secondo la teoria della psicomotricità, l’apparato neurologico ha bisogno di quello locomotorio per esprimersi, e viceversa. Le azioni motorie, sociali, intellettive e comunicative dell’individuo sono il risultato di una elaborazione di dati provenienti dalle funzioni sia cerebrali che motorie. Lo studio di questa disciplina ha fatto notare come sia utile nell’infanzia e nello sviluppo dei bambini. In particolare, aiuta con disturbi psicomotori come iperattività, inibizione, problemi come l’autismo, e anche nell’apprendimento.

Psicomotricità: i benefici

Per comprendere i tanti benefici di questa disciplina è importante differenziare tra psicomotricità educativa e terapeutica. La prima è un insegnamento che apporta dei vantaggi per alcune aree dello sviluppo, ed è rivolta a tutti i bambini. Esistono centri appositi nei quali poter fare psicomotricità, ed è importante soprattutto per i bambini molto timidi, o troppo iperattivi. Raggiungere un equilibrio tra corpo e mente porta i bambini ad avere più fiducia in se stessi e negli altri e a raggiungere maggiore concentrazione anche a scuola.

Inoltre, ci sono miglioramenti nella comunicazione con gli altri: il bambino risulta più tranquillo e sereno nel comunicare le proprie idee ed emozioni. È consigliata ai bambini oggi più che un tempo: i dispositivi digitali stanno allontanando i bambini di piccola età dall’esperienza corporea, che è fondamentale per lo sviluppo, specialmente nei bambini tra i 2 e i 3 anni.

La psicomotricità terapeutica viene prescritta a bambini che presentano disabilità, ritardi o disturbi dello sviluppo, tra cui l’autismo. Esistono diverse strutture nelle quali il terapeuta lavora in equipe e insieme ai genitori. L’obiettivo è trovare, attraverso metodi di espressione alternativi al linguaggio, il modo per conoscere il bambino. Questo è importante sia per il piccolo che per i familiari, che imparano a comunicare con lui.

Psicomotricità funzionale

La psicomotricità funzionale nasce nel 1991 da Jean Le Boulch, ed è oggi promossa dall’Associazione Psicomotricisti Funzionali e tutelata dall’Albo Professionale e dal Codice Deontologico dell’Associazione. Grazie al suo approccio sistemico, il metodo educativo si rivolge a persone di tutte le età, e anche ai bambini in maniera preventiva, ossia per preparare uno sviluppo armonico, sia a chi presenta disabilità o ritardi nello sviluppo psico-fisico.

L’approccio è multidisciplinare e olistico, e contribuisce alla crescita degli aspetti cognitivi, emotivi e motori in armonia ed equilibrio. Si chiama “funzionale” perché permette alla persona di comprendere i movimenti e le azioni funzionali ed efficaci all’ambiente e ad ogni circostanza. Una consapevolezza maggiore del proprio corpo e delle proprie intenzioni psichiche.

In particolare, vengono proposte esperienze che sviluppano le funzioni: di relazione con gli altri, con lo spazio e con gli oggetti; energeticoaffettive, ossia motivazione, intenzionalità, attenzione; operative, che riguardano il controllo del tono muscolare, la respirazione, l’equilibrio, la coordinazione e in generale la presa di coscienza del proprio corpo e dell’organizzazione dello spazio-tempo.

Come diventare psicomotricista

Diventare un buon psicomotricista è possibile grazie a due aspetti. Prima di tutto è essenziale un percorso di studi che si componga almeno di una laurea di primo livello e una formazione di 2400 ore in un master o nelle scuole di psicomotricità.

Inoltre è necessario che il psicomotricista abbia un buon livello di empatia, che sappia mettersi in rapporto con i bambini. Deve ascoltare i loro bisogni, comunicare con loro e rassicurarli. E nello stesso tempo deve avere la sensibilità di capire le loro capacità per sviluppare la loro identità e personalità.

In Italia esistono diversi centri di psicomotricità, e l’Associazione Nazionale Unitaria Terapisti della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva Italiani (ANUPI) propone ogni anno corsi di formazione.

Esercizi di psicomotricità per bambini dai 2 a 3 anni

esercizi di psicomotricità

Nei centri specializzati in psicomotricità si utilizzano spazi con oggetti che aiutano, attraverso il gioco, lo sviluppo del bambino. Solitamente le sedute durano circa 40 minuti e sono composte da un momento iniziale di rilassamento, seguito dalla fase di dinamicità e concluso con la fase della simbolizzazione, dove viene chiesto di rappresentare in modo simbolico la seduta.

Vediamo alcuni esercizi adatti per i bambini dai 2 ai 3 anni effettuati durante le sedute, e che si possono riprodurre anche a casa.

1. Seguire il rumore

Basta avere uno strumento o un oggetto che crea un suono o un rumore chiaro. Dopo aver reso la stanza sicura, togliendo gli altri oggetti, bisogna poi bendare il bambino. In seguito posizionarsi in un angolo della stanza e fare rumore con lo strumento, chiedendo al bambino di dirigersi in direzione del suono. Questo esercizio aiuta il bambino nello sviluppo del controllo del corpo e dell’orientamento nello spazio.

2. L’oggetto misterioso

Scegliere 3 oggetti e inserirne uno alla volta in un sacchetto non trasparente. Poi chiedere al bambino di indovinare l’oggetto misterioso solamente attraverso la manipolazione, senza guardare. Si può anche mettere in palio un premio ogni volta che il bambino indovina, per rendere il gioco più efficace. Questo è un buon esercizio per lo sviluppo del controllo del corpo e dei movimenti.

3. Percorso a ostacoli

Per sviluppare la coordinazione e il ritmo, un ottimo esercizio è organizzare un percorso a ostacoli con gli oggetti che si hanno a disposizione nella stanza. È fondamentale mostrare ai bambini di questa età i movimenti da fare, stimolando anche la loro capacità di imitazione. Per rendere le azioni più efficaci, si può chiedere ai bambini di modificare anche la velocità e i movimenti.

4. Giochi con la palla

Uno strumento utilissimo nei giochi di psicomotricità è la grande palla. Si possono fare esercizi che stimolano diverse parti dello sviluppo del bambino. Uno di questi è il dondolamento, che permette la ricerca del baricentro. Oppure i salti, stando attenti a non farlo cadere, o tenendo anche il bambino in piedi, cosa che aiuta l’equilibrio e stimola anche il contatto visivo, la relazione di fiducia e la percezione da altezze diverse.

5. Le parti del corpo

Un esercizio utile per imparare il lessico è attraverso il canto e il ballo. Si può infatti far eseguire dei passi e delle filastrocche o canzoncine inventate o note. Mentre si canta, i bambini devono indicare le parti del corpo coinvolte o nominate. In questa fascia di età, si può provare anche a passare da parti più semplici come gli arti o le parti del viso, per poi aumentare la difficoltà.

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Categorie

  • Bambino (1-3 anni)