Stai per diventare mamma? Ecco perché non possono licenziarti

Stai per diventare mamma? Ecco perché non possono licenziarti

Non sempre conciliare lavoro e maternità si rivela una esperienza facile. Le madri lavoratrici con un contratto a tempo indeterminato, però, possono contare su alcune tutele speciali introdotte nel quadro normativo nazionale proprio per facilitare l’accudimento dei figli piccoli quando si ha un impegno professionale da gestire fuori casa. La legge italiana, più nel dettaglio, vieta al datore di lavoro di licenziare la lavoratrice madre dall’inizio della gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino. Lo stesso divieto tutela anche le mamme di figli adottivi, e vale fino ad un anno dall’ingresso del minore in famiglia.

Se stai per diventare mamma, devi sapere che non possono licenziarti anche nel caso in cui il datore di lavoro, al momento del licenziamento, non conosceva il tuo stato di gravidanza. In queste situazioni, infatti, il rapporto di lavoro dovrà essere ripristinato previa presentazione di un certificato medico dal quale risulti che la gestazione era già in atto al momento del licenziamento.

Pur tutelando le lavoratrici che decidono di diventare mamme, la legge prevede comunque delle eccezioni, per le quali il divieto di licenziamento decade. Si tratta in particolare dei casi in cui l’azienda chiuda, oppure ci sia una “colpa grave” della lavoratrice madre.

Per evitare abusi, e in particolare casi di false dimissioni volontarie, in cui la scelta della neomamma di lasciare il lavoro nasconda in realtà un licenziamento illecito, le dimissioni presentate durante la gravidanza o entro il primo compleanno del bambino devono essere convalidate dal Servizio Ispezione della Direzione Provinciale del Lavoro competente per territorio.

Ben diversa è invece la situazione delle madri o future madri che lavorano con un contratto a tempo determinato. In questo caso, infatti, nulla impedisce che il rapporto di lavoro si concluda alla scadenza naturale del contratto, a prescindere dall’eventuale stato di gravidanza della lavoratrice. Lo stesso vale per le assunte in prova, che anche se in attesa di un figlio possono essere “non confermate” se il periodo di prova si conclude negativamente.