Parto in acqua: quando è possibile e come funziona

Parto in acqua: quando è possibile e come funziona

Il parto in acqua è una opzione sempre più richiesta dalle donne italiane, e offerta da un numero crescente di ospedali e punti nascita. I dati raccolti nell’ultimo decennio sembrebbero confermare che partorire in vasca riduce il ricorso all’anestesia epidurale, riduce i tempi del travaglio e aumenta il benessere generale della donna, che è più libera di assumere posizioni che alleviano il dolore delle contrazioni e sente di avere un controllo maggiore sulla nascita di suo figlio.

Quando è possibile il parto in acqua

Chi desidera effettuare un parto in acqua deve ovviamente parlarne con debito anticipo con l’ostetrica e il ginecologo che stanno seguendo la gravidanza, oltre a scegliere una struttura che offra questa possibilità. Perché si possa effettivamente entrare in vasca durante il travaglio, devono comunque sussistere alcune condizioni, a cominciare dal fatto che la gravidanza deve essere fisiologica (quindi non a rischio e in assenza di condizioni patologiche della madre e del bambino) e a termine. Il bambino deve presentarsi in posizione cefalica, cioè a testa in giù e la gravidanza non deve essere gemellare. La madre non deve essere affetta da malattie infettive come l’HIV, né avere in corso infezioni cutanee o sistemiche. In molte strutture, inoltre, l parto in acqua non è consentito nell’ambito di un travaglio di prova, ovvero se la partoriente ha alle spalle uno o due cesarei pregressi. Durante il travaglio in acqua viene comunque monitorato il battito fetale attraverso un tracciato. Qualora la partoriente decida di ricorrere all’anestesia epidurale, deve necessariamente uscire dalla vasca.

Come avviene il parto in acqua

Perché si possa entrare in acqua è necessario che il travaglio sia ben avviato. L’acqua all’interno della vasca viene mantenuta a una temperatura di 36-37 gradi centigradi e ha una profondità di circa 70 centimetri. Alla partoriente viene lasciata la massima libertà di movimento, nel senso che le è consentito entrare e uscire dalla vasca quando lo desidera e assumere le posizioni che preferisce (seduta, accovacciata, etc). In alcune strutture, il personale sanitario può decidere di far uscire la donna dall’acqua qualora il travaglio si prolunghi oltre un certo limite. Il futuro papà può assistere la compagna durante il travaglio ed, eventualmente, entrare anche nella vasca insieme a lei. Al momento della nascita, il bambino viene accolto dalle mani dell’ostetrica o della madre stessa, e portato rapidamente al di fuori della superficie dell’acqua, per essere posto sul petto materno. A quel punto, alla madre dovrebbe essere consentito di scegliere se restare in vasca in attesa del secondamento, ovvero l’espulsione della placenta, o uscire dall’acqua.

Scegliere il parto in acqua

La cosa fondamentale è informarsi per tempo non solo su come avviene il parto in acqua, ma anche sulle strutture che offrono questa possibilità, sulle condizioni necessarie, etc. Esistono anche punti nascita in cui è consentito travagliare in vasca, ma durante la fase espulsiva bisogna uscire dall’acqua.