Le Mammadimerda: "Siamo sulla stessa barca che affonda: ridiamo ma combattiamo"

Sarah e Francesca, alias Mamma di merda, raccontano la verità della maternità oltre gli stereotipi. E chiedono più attenzione per i bambini, "dimenticati" dopo il lockdown.

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Si chiamano Francesca Fiore e Sarah Malnerich, ma potete chiamarle tranquillamente le “mamma di merda” senza aver paura di offenderle.

Perché sono proprio le ideatrici di un blog, Mamma di merda appunto, che dal 2016,cerca di rovesciare ogni cliché scontato sulla maternità, offrendo quella che, a tutti gli effetti, si potrebbe chiamare “la pura e semplice verità”.

Cioè? Che il parto non è una passeggiata di salute; che le mamme, subito dopo aver affrontato un travaglio e una nascita, non sono radiose come nelle pubblicità e spesso non sanno neppure bene cosa devono fare. Che talvolta si sentono, anzi spesso, inadeguate, impreparate, impaurite, e il bombardamento costante degli stereotipi che ci vorrebbero tutte mamme già “imparate” non fa altro che acuire il senso di inettitudine.

Sarah Malnerich e Francesca Fiore, colleghe prima che amiche, ora unite anche in questa crociata contro la santificazione della figura materna, amano chiamarsi “diversamente genitori”. Per paragonarsi, senza paura né vergogna, a quelli sempre perfetti, più ideali che reali, ammettendo candidamente di non avere sempre la soluzione giusta ai problemi, la ricetta magica per risolvere le cose e di provare, spesso, persino quella voglia irrefrenabile di allontanarsi dai figli, almeno per un po’. Peccato mortale nella cultura italiana, dove i figli rimangono incollati alle gonne di mamma ben oltre i trent’anni.

Nel novembre del 2019 è uscito il loro libro, Non sei sola: Fenomenologia della Mammadimerda, che racchiude e, anzi, si apre con il “manifesto del Merdismo”. Un vero e proprio inno alla sincerità, che non riguarda solo le mamme, ma anche quelle che le due chiamano orgogliosamente le loro “quote azzurre”, i papà.

Non sei sola: Fenomenologia della Mammadimerda

Non sei sola: Fenomenologia della Mammadimerda

Francesca Fiore e Sarah Malnerich mettono nero su bianco il loro "Manifesto del Mammamerdismo" in un libro ironico, divertente, ma che offre anche molti spunti di riflessione.
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È chiaro che, usando la sottile arma dell'(auto)ironia, Sarah e Francesca non vogliano criticare una particolare figura di mamma, ma piuttosto mostrare che la realtà che si cela dietro la maternità, ogni giorno, è ben diversa da quella instagrammabile o che ci viene raccontata dai media mainstream. E che ciascuna di noi, trovandosi di fronte a questa “bugia” costruita ad hoc, non può che sentirsi pessima… Mamma di merda, appunto.

In fondo, dice Francesca:

sei una mamma di merda qualunque cosa tu faccia: se lavori, se dormi con il tuo bambino, se non ci dormi, se fai co-sleeping, se lo lasci a dormire in un’altra stanza… Insomma, in ogni caso sarai una mamma di merda.

Ma lo scopo del blog, e della campagna via social, è anche un altro: si tratta di invitare alla riconsiderazione della condizione femminile, a non sottovalutare il carico mentale e domestico cui le madri sono sottoposte, il profilo della conciliazione tra famiglia e lavoro, e il ruolo dei padri, che non sono gregari cui “delegare” compiti, ma parte piena e complementare su cui dover e poter fare affidamento.

La campagna più recente lanciata da Mamma di merda si chiama “Noi ci siamo”, ed è frutto dello stato di abbandono cui sono stati relegati i bambini dopo la fine del lockdown e della quarantena. Chi si occupa di loro con i genitori al lavoro? Quando avremo indicazioni precise sul loro rientro a scuola?

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Partita il 16 aprile, con lo scopo di riportare i temi legati all’infanzia, e di conseguenza alla famiglia, nell’agenda politica, la campagna si è allargata evolvendosi in “Influenza un politico”, iniziativa che permette a tutte le mamme interessate di scrivere direttamente ai governanti delle proprie regioni per metterli a conoscenza dello stato di confusione e di difficoltà in cui moltissime famiglie italiane versano in questo particolare momento. Ricordiamo che finora il nostro Paese è l’unico, assieme alla Spagna, a non aver ancora riaperto le scuole, ma nel Paese iberico esiste un piano preciso per il rientro sui banchi, mentre in Italia le idee appaiono ancora piuttosto nebulose e confuse.

Il che significa che, a farne le spese, sono i bambini, in primis, e i genitori.

Per sapere come partecipare a “Influenza un politico”, potete seguire le indicazioni a questo link.

Articolo originale pubblicato il 24 giugno 2020

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