
Un fenomeno in Italia sempre più raro, ma da non sottovalutare. Parliamo di rischi (non solo medici) e di risorse utili per trovare supporto.
Bassi livelli di ormoni tiroidei della donna in gravidanza possono causare, nel primo trimestre di gestazione, la possibilità di sviluppare un deficit dell'attenzione e l'iperattività nel bambino. Uno studio americano spiega il motivo scientifico.

Il deficit dell’attenzione così come l’iperattività nei bambini può essere causato dall’ipotiroidismo in gravidanza. A darne conferma un’indagine svolta dalla NYU Long Island School of Medicine.
Lo studio ha mostrato come i bambini alle cui madri era stato diagnosticato l’ipotiroidismo poco prima o nelle prime fasi della gravidanza avevano il 24% di probabilità in più di soffrire di ADHD (ovvero, deficit dell’attenzione e iperattività), rispetto a quei bambini alle cui madri non era stata diagnosticata tale patologia.
Stando ai risultati riportati dagli autori dell’indagine, bassi livelli ormonali nel corpo delle future mamme, durante i primi tre mesi di gravidanza, possono interferire con lo sviluppo cerebrale del bambino.
Un’interruzione, durante la gestazione, degli ormoni prodotti nella ghiandola tiroidea, potrebbero, quindi, influenzare la crescita fetale sviluppando, successivamente, problemi dell’attenzione nel piccolo.
Dallo studio americano mette in evidenza anche un altro risultato importante: i ragazzi nati da donne ipotiroidee erano 4 volte più vulnerabili all’ADHD rispetto alle ragazze le cui madri non soffrivano di ipotiroidismo.
In merito all’indagine, il Dottor Morgan Peltier – Professore associato nei dipartimenti di ostetricia clinica, ginecologia e medicina riproduttiva presso il NYU Winthrop Hospital – ha affermato
I nostri risultati chiariscono che la salute della tiroide ha probabilmente un ruolo molto più importante nello sviluppo del cervello fetale e nei disturbi comportamentali come l’ADHD di quanto abbiamo capito in precedenza.
Il dato che ha fatto sperare gli autori in una possibile risoluzione del problema è l’aver scoperto che per alcune gravidanze analizzate, raggiunto il secondo trimestre di gestazione, esse non presentavano quasi più un effetto collaterale sul bambino. In sostanza, l’ipotiroidismo della donna non influiva negativamente sullo sviluppo cerebrale del bambino.
Una delle spiegazioni più plausibili, dice Peltier, è che a quel punto della gravidanza, il feto inizia a produrre i propri ormoni tiroidei e, dunque, risulta meno vulnerabile alle carenze materne.
La ricerca, pubblicata sull’American Journal of Perinatology, ha seguito 329.157 bambini dal giorno della loro nascita fino al compimento dei 17 anni. Lo studio, svolto in California meridionale, è il primo sforzo su larga scala che gli Stati Uniti hanno compiuto per esaminare un potenziale legame tra l’ipotiroidismo in gravidanza e l’ADHD nei bambini.
Come afferma il Dottor Peltier:
Questo lungo periodo di studio ha permesso ai ricercatori di catturare meglio i casi di ADHD nei bambini man mano che crescevano e progredivano attraverso la scuola.
Il campione esaminato di bambini sono stati valutati per l’ADHD utilizzando gli stessi criteri. Questi comprendevano l’analisi approfondita delle cartelle cliniche dei bambini e delle loro madri, compreso l’età della donna durante la gravidanza, la razza e il reddito familiare.
Dai risultati emerge che a 16.696 bambini sono stati diagnosticati problemi dell’attenzione e/o iperattività. In modo particolare, tra questi bimbi si nota come:
Peltier, ha così affermato:
I bambini le cui madri avevano bassi livelli di ormone tiroideo durante la gravidanza potrebbero potenzialmente beneficiare di una sorveglianza precoce dei segni di ADHD, come disattenzione, iperattività e difficoltà a concentrarsi su un compito.

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