Anna Pagano, mamma 50enne di una bambina che da quando ha 8 mesi è portatrice di tracheostomia e Peg (gastrostomia endoscopica percutanea), si ritrova costretta da aprile 2021, periodo in cui la piccola ha iniziato la scuola materna, a stare al suo fianco ogni giorno. Questo è quanto accade in un paesino della Valconca, in provincia di Rimini, secondo quanto riporta Il Resto del Carlino.

La bambina è nata al quinto mese di gravidanza ed è stata poi colpita da una serie di batteri mentre si trovava in ospedale, situazione che ha costretto i medici a inciderle chirurgicamente la trachea per salvarle la vita. Il Comune di residenza ha concesso  l’assistenza infermieristica, ma questa è insufficiente per le condizioni della piccola, che oggi ha cinque anni, proprio per questo la mamma non può fare altro se non restare al fianco della figlia anche a scuola.

“L’assistenza del Comune è di otto ore settimanali ed è stata attivata solo dallo scorso settembre (2022, ndr). inizialmente per appena tre ore e mezza la settimana – sono le parole della donna al giornale – Io trascorro le mie giornate al fianco di una fotocopiatrice nei corridoi della materna. Ascoltando musica, guardando il cellulare, ma sempre allerta. Pronta da un momento all’altro a prestare assistenza infermieristica a mia figlia”.

Almeno per ora la situazione non sembra essere però destinata a cambiare in tempi brevi: “Non ci sarebbero fondi a sufficienza per garantire alla mia bambina l’assistenza di cui necessita per stare a scuola e perciò supplisco io a questa mancanza sebbene l’impegno, col tempo che passa, diventa sempre più insostenibile. Mia figlia avrebbe diritto a un’assistenza infermieristica di 40 ore settimanali e 16 di assistenza per l’autonomia e la comunicazione. Quest’ultima è del tutto assente, mentre per l’assistenza infermieristica il Comune ha predisposto la presenza di un’operatrice per appena tre ore e mezza alla settimana, solo dall’inizio di quest’anno aumentata a otto ore settimanali”.

A causa di questa situazione Pagano, che è separata e ha altri due figli, si è ritrovata costretta a smettere di lavorare, scelta che ha però reso ancora più difficile la sua situazione economica: “Resto a scuola cinque ore al giorno, avendo ormai rinunciato all’emancipazione anche economica dal momento che questo impegno non mi consente di lavorare nemmeno part-time. L’assegno unico e la pensione di invalidità sono le sole entrate di cui dispongo e faccio i salti mortali per tenere in piedi la famiglia e, allo stesso tempo, essere mamma e infermiera di mia figlia h24”.

Nonostante tutto, c’è chi non sembra essere rimasto indifferente e la sta aiutando: “I miei vicini e qualche consigliere comunale cercano di aiutarmi con piccoli sostegni economici o offrendomi passaggi per la spesa o per accompagnare mia figlia a scuola e alle visite, ma le risposte che cerco dovrebbero arrivare dal mio Comune. Perché capisco che in questo momento i soldi non siano tanti, ma il servizio di assistenza di cui mia figlia ha bisogno non è marginale”.

Le istituzioni avrebbero riferito alla donna di un possibile cambiamento a partire dall’inserimento della bimba nella scuola dell’obbligo, momento che appare comunque piuttosto lontano: “Eppure mancano sei mesi circa all’ingresso di mia figlia alle elementari, ma Comune e Ausl Romagna non mi hanno fornito dettagli e io continuo ad andare a scuola, a sedermi di fianco a quella fotocopiatrice e aspettare che mia figlia abbia bisogno di me” – ha concluso.

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  • Bambino (1-6 anni)