Tra le patologie o le condizioni che possono spaventare i genitori, la cianosi nel neonato è una delle più comuni. Si presenta come una colorazione bluastra in prossimità delle labbra, delle mucose o delle estremità: il nome, infatti, deriva dalla parola kuaneos che in greco significa blu scuro.

È classificata in due tipi principali, cianosi periferica e centrale, e indica che potrebbe esserci una diminuzione dell’ossigeno legato ai globuli rossi nel flusso sanguigno. Può suggerire un problema ai polmoni o al cuore, anche se la cianosi periferica può essere una condizione comune e innocua nei bambini molto piccoli.

Le cause della cianosi nel neonato

Come ha spiegato il Dr. Michael Gibson su WikiDoc, un modo strutturato di raggruppare le cause comuni della cianosi nei neonati è usare” l’ABC” che sta per Airway, Breathing, and Circulation, quindi vie aeree, respirazione e circolazione.

La prima si associa a un basso contenuto arterioso di ossigeno, è sempre patologica ed è visibile soprattutto sulle mucose e sulla lingua. La seconda, invece, si associa ad un contenuto arterioso di ossigeno spesso normale, può manifestarsi anche in situazioni parafisiologiche (ipotermia o policitemia) ed è visibile soprattutto alle estremità. È importante, quindi, che l’esame obiettivo venga eseguito in ambiente termico neutrale e in stato di quiete.

Tuttavia, l’acrocianosi può anche associarsi ad alcune condizioni gravi quali sepsi, ipoglicemia severa e alcune cardiopatie congenite come il cuore sinistro ipoplasico.

Le cause delle cianosi possono essere molteplici: polmonari, ipertensione polmonare del neonato, cardiache, neurologiche, ematologiche, infettive oppure metaboliche.

La cianosi periferica

Come spiega l’Università della British Columbia nell’approfondimento “Approach to neonatal cyanosis”, la cianosi periferica comporta uno scolorimento bluastro della pelle ma senza il coinvolgimento delle mucose e della lingua.

In questo caso,

l’aumento dell’estrazione di ossigeno dovuto al movimento lento attraverso i capillari porta ad un aumento del sangue deossigenato sul lato venoso. L’instabilità vasomotoria e la vasocostrizione causata dal freddo, dalla bassa gittata cardiaca e dalla policitemia possono causare questo lento movimento attraverso i capillari.

La cianosi periferica è spesso normale nei neonati, specialmente quando solo le estremità sono colpite (acrochinosi) a causa della vasocostrizione a causa dell’ipotermia transitoria; tuttavia, è importante escludere gravi cause di cianosi periferica, come la sepsi.

I sintomi della cianosi nel neonato

Il sintomo principale della cianosi sono le labbra bluastre e le mucose e/o le mani e i piedi scure. I pazienti possono avere difficoltà respiratorie. A un esame più approfondito, i sintomi possono includere letargia, iniezione congiuntivale, caratteristiche dello shock e tachipnea.

Cosa fare e quando preoccuparsi

I genitori di solito possono essere in grado di riconoscere la cianosi nel neonato, ma non è sempre facile, soprattuto nel caso di bambini con carnagione più scura.

Il modo migliore è guardare i letti ungueali, le labbra e la lingua, e confrontarli con qualcuno con una carnagione simile. Di solito un genitore o un fratello è un buon confronto.

Se sospettate una cianosi, la prima cosa da fare è non farsi prendere dal panico. La seconda è esaminare accuratamente il bambino, riportando la sede della cianosi (labbra, volto, tronco, mani, piedi) e la situazione in cui si è verificata (duraante il sonno, il pianto, il bagnetto o semplicemente mentre il bambino era in braccio) e informare il pediatra.

La maggior parte delle cianosi nei bambini e nei neonati è il risultato di “acrocianosi”, dove il colorito bluastro di manine e piedini è dovuto all’immaturità della circolazione periferica, molto rallentata proprio nelle estremità, che generalmente non richiede trattamento.

Dal momento che, nelle cause cardiache di cianosi, la valutazione visiva può essere ingannevole, è stato introdotto lo screening con pulsossimetro prima della dimissione dalla neonatologia, proprio per diagnosticare prontamente le cardiopatie congenite. Consiste nel misurare la saturazione periferica di ossigeno, sia pre che post duttale (arti inferiori) che deve essere >95% in entrambi i siti e con un differenziale di <3%. Il gold standard nella diagnosi delle cardiopatie congenite rimane l’ecocardiografia, strumento ormai utilizzato da molti neonatologi, in grado di escludere l’origine cardiaca della cianosi o di porre diagnosi di cardiopatia congenita da confermare con il cardiologo pediatra.

L’ecografo nelle mani del neonatologo si rivela strumento sempre più utilizzato, oltre che per indagare la morfologia cardiaca, anche per effettuare un’ecografia polmonare ed escludere cause respiratorie della cianosi, ed eventualmente anche una ecografia cerebrale, per escludere una possibile emorragia cerebrale, causa di ipoventilazione e conseguente cianosi.

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