
Calano le nascite e aumenta l'aspettativa di vita: un mix di elementi che cambia, anche, il ruolo dei nonni italiani.
Il lutto per la perdita di un genitore è spesso terribile, ma si è alle prese con diverse istanze quando si è genitori a propria volta: i consigli su come comportarsi.

Il lutto è qualcosa con cui dobbiamo fare i conti nelle nostre vite di adulte e adulti. Semplicemente capita: è nella natura dell’essere umano. E tra i lutti con cui potremmo avere a che fare c’è quello di un genitore, papà o mamma, mentre siamo genitori e genitrici a nostra volta. È uno dei lutti più difficili da gestire: se abbiamo voluto bene a chi ci ha messi al mondo dobbiamo confrontarci con l’istanza dell’assenza e a nostra volta aiutare i figli e le figlie con le loro emozioni e i loro sentimenti.
Ogni lutto richiede un’elaborazione perché chi resta vada avanti nella vita. Questo significa scendere a patti con l’idea della morte, della caducità dell’essere umano, con quel senso di assenza che ci accompagnerà per tutta la nostra vita. C’è chi piange tanto, chi non riesce a versare una lacrima, chi resta impietrito, chi invece urla al mondo il proprio dolore (o talvolta anche il proprio attaccamento alla vita). Non c’è una ricetta – un modo giusto oppure uno sbagliato – per comportarsi in questi frangenti. L’elaborazione del lutto è un’istanza che dobbiamo processare da noi o attraverso un aiuto psicologico – perché non è detto che sempre una persona ce la faccia così, e va benissimo anche questo.
La situazione tipo è questa: ci si trova nella stessa casa e si è raggiunti da una notizia terribile. Il nonno o la nonna – il proprio padre o la propria madre – potrebbe essere venuto a mancare. Questo è un lutto che colpisce lungo due direttrici. Da una parte noi che siamo figli e figlie, dall’altro i nostri figli e figlie, che sono nipoti.

Calano le nascite e aumenta l'aspettativa di vita: un mix di elementi che cambia, anche, il ruolo dei nonni italiani.
Le reazioni che si possono innescare sono molteplici. Magari qualcuno cerca di restare calmo e lucido, mentre dentro sta esplodendo, solo per poter lasciare lo spazio che merita alla prole. Può darsi che si cerchi di ridurre la portata drammatica dell’evento. Può accadere che ci si chiuda in una stanza per far detonare il dolore. È tutto sbagliato, questo sì che lo è: il potenziale dolore degli altri non può e non deve essere più importante del nostro. Non possiamo, per coscienziosità o altruismo, metterci da parte.
Esiste uno studio sull’elaborazione del lutto, dal titolo Evidence-Based Practices for Parentally Bereaved Children and Their Families, che spiega come per chi è più piccolo le cose potrebbero andare diversamente rispetto agli adulti. Rabbia e sensi di colpa sono infatti comuni in bambini e bambine alle prese con un lutto, e sono queste le emozioni su cui si deve lavorare.
Quando un nonno o una nonna muore, è importante, nell’immediato, ricordare le cose belle. È questo ciò che va trasmesso ai figli e alle figlie nei primissimi periodi. Poi, con i mesi, gli anni – anche in base all’età della prole – sì può scendere nel dettaglio. In quel litigio che sembrava aver rovinato tutto. In quello scheletro nell’armadio di cui non avete mai voluto parlare. Nonni e nonne sono esseri umani, e come tali vanno considerati: è più irrispettoso creare un’immagine santificata e distorta che ridimensionare la falla e ammettere che volevamo loro bene con pregi e difetti. Ma questo è possibile solo con il giusto tempo, maturità e prospettiva.

Ecco alcuni consigli utili su quando e come parlare della morte, aiutando i bambini a elaborare un lutto così importante.
È un problema che si può presentare quando i figli e le figlie sono molto piccole. Pensate solo a questo: esiste una polemica giunta fino a noi dal 1997 sul fatto che i principi William e Harry abbiano camminato dietro al feretro di Lady Diana. Ma anche ai bimbi e alle bimbe si deve dire quello che è accaduto, con calma, usando parole che possano capire. Le persone più religiose possono dire che il nonno è in cielo con gli angioletti. Quelle più alternative che per la nonna è finito il suo tempo sulla Terra ma che non la dimenticheremo mai. Anche i bambini e le bambine hanno diritto a elaborare il lutto. La spiegazione può essere anche simbolica: come un palloncino bianco che decidiamo di lasciar andare con un biglietto-messaggio in cui il bimbo o la bimba può scrivere alla nonna o al nonno quanto li abbia amati. E bisogna ricordare che il cimitero non è un posto da evitare.
Essere forti per dare sostegno agli altri non è una cosa che ha molto senso. Prima o poi si rischia di crollare. Il lutto è un momento collettivo, non individuale. Non c’è nulla di meno individuale di un funerale, di una veglia funebre, della memoria relativa a qualcuno che diverse persone hanno amato. È giusto che il dolore, se c’è, sia collettivo, anche dopo il funerale.

La morte è un trauma per tutti e potrebbe esserlo di più per i bambini; scopriamo come e quando comunicare loro una notizia così tragica.

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