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Maternità  e Lavoro

Maternità anticipata: come ottenerla


Non sempre una donna in gravidanza riesce ad andare al lavoro fino al settimo o all'ottavo mese di gestazione, i due limiti di norma previsti per l'inizio dell'astensione obbligatoria. Ci sono casi, disciplinati dalla legge, in cui è consigliabile interrompere l'attività lavorativa prima del tempo, per preservare la salute della futura mamma e del nascituro.

 

La maternità anticipata è un’anticipazione del congedo obbligatorio di maternità riconosciuta dalla legge (articoli 16 e 17 del D. Lgs. 151/2001 – Testo Unico maternità/paternità). È disposta dal Servizio ispezione della Direzione provinciale del lavoro (DPL) competente in base alla residenza abituale della lavoratrice e spetta a tutte le lavoratrici dipendenti, incluse le lavoratrici agricole e domestiche che nei primi 7 mesi della gravidanza si trovino in una di queste condizioni:

a) nel caso di gravi complicanze della gravidanza o di preesistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza;

b) quando le condizioni di lavoro o ambientali siano ritenute pregiudizievoli alla salute della donna o del bambino;

c) quando, la lavoratrice addetta al trasporto ed al sollevamento pesi, nonché a lavori pericolosi faticosi ed insalubri, non possa essere spostata ad altre mansioni.

 

Nei casi previsti dai punti b) e c), l’interdizione può essere prorogata dal Servizio ispezione fino a sette mesi dopo il parto.


Cosa fare per ottenere l'astensione


Fino a poco tempo fa la competenza spettava solo alla Direzione Provinciale del Lavoro (DPL). Ma con l’entrata in vigore del Decreto legge 9 febbraio 2012, n. 5 (cosiddetto "decreto semplificazioni") sono state introdotte all’articolo 15 nuove regole per ottenere la maternità anticipata. Il decreto, entrato in vigore il 1 aprile 2012, modifica l’articolo 17 del D. Lgs. 151/2001 e, a partire da questa data, la competenza al rilascio dell’autorizzazione per l’astensione anticipata dal lavoro per maternità è suddivisa tra Asl e Direzione territoriale del Lavoro.

L’Asl di residenza avrà competenza nel caso di gravi complicanze della gravidanza o di preesistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza. La Direzione territoriale del Lavoro di residenza continuerà ad avere competenza per le altre due ipotesi ovvero quelle previste dalla lettera b) e c).

Secondo quanto previsto dall’art. 18 del d.p.r. 1026/1976, la lavoratrice che si trovi nelle condizioni indicate dalla lett. a) (gravi complicanze della gestazione o preesistenti forme morbose) deve recarsi all'organo competente (ora le Asl) munita del certificato medico di gravidanza, del certificato attestante le gravi complicanze della gravidanza, nonché di qualunque altra documentazione che possa essere ritenuta utile.

Se il suo ginecologo è accreditato al Servizio Sanitario Nazionale, il suo certificato è sufficiente. Se si tratta invece di ginecologo non ospedaliero, l'organo preposto, sulla base di accertamenti medico-sanitari effettuati a cura del Servizio Sanitario Nazionale, emette il provvedimento entro 7 giorni decorrenti dal giorno successivo a quello di ricezione della documentazione completa. Fatto questo ci si mette in malattia, dicendo al medico di base che si è in attesa (nel caso di lavoro a rischio) dell'interdizione anticipata (l'interdizione è retroattiva, ovvero: appena la risposta positiva arriva, i giorni di mutua effettuati fino a quel momento si trasformano in giorni di astensione. L'astensione inizia dal giorno in cui ci si reca all'Ispettorato a fare domanda).

L'ASL di competenza, su richiesta dell'Ispettorato del Lavoro, effettua una verifica della presenza delle condizioni di rischio sul luogo di lavoro, poi invia rapporto del sopralluogo all'Ispettorato del Lavoro. La lavoratrice in attesa del provvedimento di interdizione si astiene dal lavoro a decorrere dalla data riportata nel certificato di gravidanza a rischio. All’atto della ricezione della documentazione, la DPL rilascia apposita ricevuta in duplice copia, una delle quali verrà presentata dalla lavoratrice al proprio datore di lavoro.

Nei casi previsti dalle lettere b) o c) del comma 2 dell’art. 17 T.U. l’istanza di interdizione può essere presentata sia dalla lavoratrice, sia dal datore di lavoro. Il provvedimento è emesso dal Servizio ispezione del lavoro della DPL entro il termine di 7 giorni decorrenti dal giorno successivo a quello di ricezione della documentazione completa. In ogni caso, qualora entro il termine di 7 giorni non sia stato emesso il provvedimento del Servizio ispettivo, la domanda si intende accolta.

 

Da questo momento decade la mutua e si è quindi libere di uscire a qualsiasi orario per tutta la durata della gravidanza. Ricordandosi, a metà del settimo mese di gestazione, di compilare e spedire il modulo per la domanda di astensione obbligatoria.


Trattamento economico


L'interdizione anticipata dal lavoro prevede una retribuzione pari a quella per l'astensione obbligatoria. Essa è a carico dell’Inps e corrisponde all'80% della retribuzione, integrabile fino al 20% dal datore di lavoro. In generale, per le lavoratrici dipendenti, l’indennità è anticipata in busta paga dal datore di lavoro. Per le lavoratrici agricole, domestiche e per le lavoratrici iscritte alla gestione separata Inps, l’indennità è pagata direttamente dall’Istituto di Previdenza.

 

Ispettorato del lavoro

 

Tra i vari compiti dell'ispettorato del lavoro ci sono anche la protezione della salute fisica e psichica dei lavoratori sul posto di lavoro, la verifica del rispetto delle disposizioni sulla durata del lavoro e del riposo, la protezione speciale dei giovani, delle donne incinte o madri che allattano e la prevenzione degli infortuni professionali.

 

 

 

 


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