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Dolore e piacere

È molto difficile parlare di questo, perché per gran parte di noi l’esperienza del parto è tutta inserita nel protocollo ospedaliero e non viene contemplata come momento del ciclo sessuale naturale della donna. Eppure, in natura tale è il parto, quindi mi permetto di abbozzare alcune considerazioni, consapevole della loro delicatezza e del fatto che possono essere molto diverse da donna a donna.

Il dolore è associato, antropologicamente, ai riti di passaggio e iniziazione: ciò non riguarda solo la femminilità, ma si applica facilmente alla femminilità, se pensiamo, ad esempio, che una componente di dolore entra a fare parte nell’esordio stesso del ciclo sessuale femminile, con i dolori mestruali che molte donne percepiscono sin dall’adolescenza. Per citare un altro esempio, il dolore collegato alla lacerazione dell’imene ha un portato simbolico importante nella vita sessuale della ragazza che diventa donna.

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L’enigma piacere-dolore, amore-morte è del resto una costante di molte culture ed una categoria che possiamo applicare facilmente alla sessualità, e a mio avviso soprattutto alla sessualità  femminile. Alla sessualità femminile si applicano del resto anche altre componenti necessarie nel parto: l’abbandono, la necessità di aprirsi e di lasciarsi attraversare, indissolubilmente legate al piacere fisico e psicologico.

La nostra vita sessuale di tutti i giorni ovviamente non è orientata al dolore, al contrario, tuttavia credo che non sia affatto casuale il fatto che la fisiologia abbia previsto una componente di dolore in vari momenti cruciali della vita sessuale della donna, nella prospettiva dell’accettazione del dolore del parto. Esattamente nella stessa maniera in cui ha previsto apertura, abbandono e accoglimento.

Si può obiettare che questi dolori sono oltremodo lievi se paragonati con l’esperienza del dolore nel parto, tuttavia sono anche vere due considerazioni:

  • il dolore fisiologico del parto varia da donna a donna e di parto in parto, tuttavia è vero che il dolore del parto è mediamente indicato come più intenso nella nostra epoca e nelle nostre latitudini, forse perché snaturato dalla routine ospedaliera che non ne facilita la comprensione (anzi ci fa sentire ‘malate’, con l’innalzamento di una serie di barriere psicologiche che amplificano il dolore);
  • l’esperienza del parto non ha eguali con esperienze precedenti per la sua importanza dal punto di vista della sopravvivenza: la donna deve cambiare tanto da diventare madre, ovvero dedicarsi interamente ed altruisticamente alla nuova creatura, che è completamente dipendente da lei. Solo le esperienze forti ci cambiano tanto, nel giro di poche ore.

È anche vero che, rispetto ad ogni altro tipo di dolore, quello provato nel parto ha due caratteristiche che lo rendono unico:

  • è intervallato da scariche di endorfine, che ci regalano pause riposanti (anche da addormentarsi tra una contrazione e l´altra);
  • è associato ad un evento positivo, la nascita del figlio, e non con un ad un evento patologico. Non appena il parto ha luogo, il dolore cessa e viene realmente rimosso dalla memoria e resta invece il ricordo positivo dell´evento: un meccanismo che è vero per quasi tutte, e che ha permesso la continuazione della specie.

In vari sensi, sia fisico che psicologico, il dolore del parto è associato al piacere del parto. Alcune donne riferiscono anche di sensazioni orgasmiche percepite in fase espulsiva, altre (di più) possono almeno testimoniare della piacevole sensazione fisica di ‘liberazione’ legata alla fase attiva delle spinte. Chiunque abbia ben affrontato l’esperienza del parto, ne trae un piacere psicologico dato dall’innalzamento della propria autostima, e sappiamo quanto l’autostima sia necessaria nelle prime fase dell’accudimento di un neonato.

Il tema è oltremodo complesso e io volevo qui fornire solo uno spunto, tuttavia finirei con una considerazione che riguarda tutte le donne e tutti gli esseri viventi. L’esperienza del dolore può essere formativa e necessaria, ma solo nella misura in cui viene affiancata dall’esperienza della compassione. Se ci sentiamo accolti, amati, capiti, finanche apprezzati nell’esperienza del dolore, la percezione del dolore stesso si colorirà  di questi sentimenti di gratitudine e tenerezza. È dimostrato avvenire anche in situazioni ben più gravi del dolore del parto, ma nel dolore del parto ciò è vero in un senso speciale.

 

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