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Il medico risponde   

    

Il Genetista risponde

  a cura del dott. Cosimo Barletta 

e del dott. Giovanni Buonsanti

    

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Glicogenosi di tipo 3

(05/05/2010 - 02.32)

Gentili Dottori, sono una ragazza di 26 anni che sta frequentando un ragazzo affetto da glicogenosi tipo 3; finora ho sempre immaginato che se il futuro dovesse continuare insieme a lui sarebbe senza figli... o meglio... senza figli sani finché qualche giorno fa mi è capitato di leggere una storia di un padre affetto da glicogenosi (non scoperta alla nascita però... ma non sono malattie genetiche? Ne esistono forme che compaiono successivamente?) che comunque raccontava di avere due figli e tutto ciò mi ha portato una gran confusione. Da lui potrei avere figli sani? O al 100% sarebbero malati? Aspetto una vostra risposta, ringraziandovi tantissimo anticipatamente.

Lettera non firmata

Gentile lettrice, la glicogenosi di tipo 3 è una malattia genetica che si trasmette con modalità autosomica recessiva, il che vuol dire che un figlio affetto nasce da una coppia di genitori entrambi portatori sani (o da un genitore affetto ed uno portatore sano). Pertanto, se lei non è portatrice sana di mutazioni nel gene responsabile della glicogenosi di tipo 3, non vi è motivo di pensare ad un futuro senza figli o senza figli sani: essendo il suo partner affetto la vostra progenie sarà composta da portatori sani. Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera


Portatrice X fragile, problemi per i premutati

(29/04/2010 - 16.08)

Salve dottore, volevo avere dei chiarimenti in merito all'espansione delle triplette per quanto riguarda l'x fragile. Io ho già avuto un bimbo e proprio in occasione dell'amniocentesi sono state riscontrate al bimbo sanissimo per fortuna 56 copie della tripletta cgc e il laboratorio che ha eseguito l'esame lo ha inserito nella fascia della gray zone. Successivamente ho deciso di sottopormi ad un test genetico il quale ha evidenziato in me 59 copie, mi è stato detto che con il mio bambino queste triplette si sono contratte e ciò è rarissimo, inoltre mi è stato detto che ho il rischio del 3.7 di generare prole affetta dalla sindrome. Ora mi chiedevo se decidessi di avere un nuovo bimbo questi per forza verrebbe portatore? Perché ciò che più mi spaventa sono le problematiche che vengono attribuite ai portatori di premutazione delle quali si parla molto poco e non sono chiare. Vorrei un consiglio da lei, pensa che sia meglio accantonare l'idea di una futura gravidanza? Sa, ho già dovuto subire un ivg perché l'ecografista aveva detto che avevo problemi alla placenta e che la gravidanza non avrebbe avuto un buon esito, per cui non potendo effettuare la villocentesi, ho dovuto fare una scelta estrema e penso che capisca il stato d'animo. La prego di rispondermi, grazie mille!

Lettera non firmata

Gentile lettrice, le contrazioni di triplette del gene FMR-1 sono un fenomeno decisamente inusuale (ha valutato di ripetere l'esame?), ma dovrebbero averla informata che il numero di ripetizioni da ritenersi patologiche è superiore a 200, mentre da 6 a 55 circa si parla di premutazione. Tra l'altro il passaggio da premutazione a mutazione è possibile solo durante lo sviluppo delle cellule uovo quindi i maschi con premutazione la ritrasmettono alla progenie di sesso femminile senza variazioni, mentre il rischio di espansione e quindi di trasmissione della patologia alla progenie avviene quando sono le femmine ad essere portatrici di premutazione. Naturalmente vi è la possibilità di eseguire il test sui feti a rischio. Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera


Terzo aborto

(13/04/2010 - 07.52)

Buongiorno, sono una mamma di due bambini sanissimi, ho 35 anni, da poco io e mio marito vorremmo un terzo figlio ma purtroppo mi sono trovata ad affrontare ben tre aborti: 1) gravidanza biochimica, 2) morte endouterina alla 17esima settimana, 3) 8 settimana l'embrione non cresce. Ho fatto gli esami per la poliabortività e il cariotipo di entrambi, risultato tutto negativo tranne una mutazione MTHFR 667 eterozigote. L'ultima gravidanza assumevo acido folico, cardioaspirina 100, progesterone. Vorrei sapere se ci sono altri esami per me o per mio marito che possiamo fare per trovare la causa, anche se il mio ginecologo dice che probabilmente l'embrione ha un problema genetico. È possibile dopo aver avuto due figli? Premetto che ho fatto anche l'isteroscopia ed è ok. Grazie

Lettera non firmata

Gentile lettrice, perché non considerare semplicemente l'ipotesi, non frequentissima ma neanche impossibile, che i tre eventi siano dovuti al caso, cioè alla normale frequenza di interruzioni spontanee di gravidanza che si osservano nella popolazione generale alla sua età? Se ha due figli sani ed il cariotipo è normale, non vi sono motivi per pensare a condizioni genetiche specifiche che facciano aumentare il rischio di aborto spontaneo nel suo caso. Semplicemente, è quello che accade in natura man mano che l'età avanza. Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera


Rene policistico e ipertensione

(09/04/2010 - 11.49)

Gentile dott.re, sono una ragazza di 22 anni affetta da rena policistico autosomico dominante. La malattia l'ho ereditata da mio padre (ha 49 anni e non ha particolari problemi, a parte sottoporsi a controlli periodici) e mia nonna (deceduta 10 anni fa dopo 15 anni di dialisi). Io dalla nascita presento cisti ad entrambi i reni e soffro di ipertensione arteriosa per la quale prendo 10mg di enepren al giorno. La mia pressione grazie alla pillola verte sui 120/70, raramente è più alta. Il mio quesito è questo: in un futuro desidererei avere un bambino, quali sarebbero i rischi per me e per lui? Riuscirei a portare a termine una gravidanza? La ringrazio per l'attenzione.

Lettera non firmata

Gentile lettrice, sulla possibilità di controllare efficacemente per via farmacologica l'ipertensione durante l'eventuale gravidanza dovrebbe chiedere informazioni ad un clinico, magari rigirando la sua domanda ad un ginecologo su GOL. Per quanto riguarda invece il rischio a priori di trasmettere l'ADPKD alla progenie, tale rischio è del 50% per ogni gravidanza, indipendentemente dal sesso del nascituro. Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera


Rischi malformazioni in gravide diabete tipo I

(07/04/2010 - 13.18)

Buongiorno Dottore, scrivo perché vorrei sapere quali rischi corre effettivamente il mio bambino dato il mio stato di salute, e quindi a quali esami di controllo è veramente importante sottoporsi. Sono diabetica tipo I da 18 anni senza complicanze. Ho 32 anni e sono alla seconda gravidanza (la prima gravidanza è andata bene e la mia bambina di quasi quattro anni sta bene). La gravidanza è stata programmata, pertanto ho un buon controllo del diabete da prima del concepimento. Sono alla sesta settimana. Nella famiglia di mio marito e mia non c'è presenza di nessun tipo di malformazione o malattia genetica ereditaria. Quali effettivi rischi di malformazioni di tipo genetico corre il mio bambino? E conseguentemente, crede sia importante sottoporsi alla amniocentesi con i rischi che l'esame comporta, oppure potrebbe bastare l'indicazione data da un esame meno invasivo come la translucenza nucale? Ringraziandola saluto

Lettera non firmata

Gentile lettrice, il rischio di malformazioni dovute ad anomalie genetiche nel suo caso é pari a quello della popolazione generale, cioè basso. Di conseguenza non ci sono esami specifici da eseguire; segua quelli che le vengono proposti di routine dal SSN per la sua età: in molte Regioni si eroga in esenzione il bitest (può trovarne una scheda esplicativa su questo sito), un esame di ultima generazione in cui si unisce il dato della translucenza a due dosaggi ematici per una stima piuttosto accurata del rischio di s. di Down, che, nella popolazione generale di gravide a 32 anni é appunto l'anomalia cromosomica più frequente e che vale dunque la pena indagare. Cordialmente

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera


Gene della distrofia muscolare

(24/03/2010 - 14.21)

Salve, sono ho 34 anni e sono alla 7 settimana di gestazione. Ho un dubbio che mi angoscia: nella famiglia di mio marito ci sono casi di distrofia muscolare (le sorelle ne sono state colpite in quanto l'hanno ereditato dal padre affetto, che a sua volta l'aveva ereditato dalla madre). Questa loro malattia si è manifestata intorno ai 40 anni e ha comportato difficoltà motorie agli arti inferiori infatti non deambulano e grosse difficoltà a livello vocale). Volevo saper quali i controlli da fare mio marito per sapere se è portatore e quali i controlli prenatali visto che sono in gravidanza? Mi chiedo poi è possibile diagnosticarla così precocemente visto che si manifesta in età adulta? Grazie per la risposta.

Lettera non firmata

Gentile lettrice, occorre innanzitutto comprendere bene di quale forma di distrofia muscolare sono portatrici le sorelle di suo marito. Esistono infatti forme di distrofia muscolare che si trasmettono con modalità cosiddetta X-linked, cioè legata al cromosoma X, che si manifestano solo nei maschi portatori (ed in questo caso il fatto che suo marito non sia affetto implica automaticamente che non è portatore e quindi non può trasmettere); queste forme determinano sintomi minori e per lo più assenti nelle femmine portatrici (è il caso della distrofia muscolare di Duchenne-Becker). Esistono anche forme in cui la trasmissione segue schemi differenti, come ad esempio la distrofia muscolare cosiddetta oculo-faringea, che insorge nella quarta-quinta decade di vita ed i cui segni sono molto più blandi rispetto alla Duchenne-Becker e sono rappresentati da abbassamento delle palpebre, difficoltà di deglutizione, debolezza muscolare nella zona del volto e disfonia. Questa forma si trasmette generalmente con modalità autosomica dominante, quindi il fatto che suo marito non è affetto indicherebbe in teoria che non può trasmettere, ma il problema è che se questo fosse il caso non si potrebbe avere la certezza di non essere affetti fino al raggiungimento della quarta-quinta decade di vita. Tra l'altro per la distrofia oculo-faringea sono descritti anche casi di trasmissione autosomica recessiva, ma in questo caso anche lei dovrebbe essere, come suo marito, portatore sano affinché vi sia un rischio di trasmissione. In definitiva, quindi, per stimare correttamente l'eventuale rischio di trasmissione è necessaria una diagnosi precisa e, se possibile, conoscere i dettagli molecolari della mutazione di cui sono portatrici le sue cognate, in modo da indagare la presenza della medesima mutazione nel DNA di suo marito. Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera


Problemi relativi alla mappa cromosomica 46, XY, INV(9)(qh)

(06/03/2010 - 19.02)

Chiarissimo Dottore, dopo aver fatto la mappa cromosomica a mio figlio (che ha 18 anni compiuti lo scorso dicembre), è emerso il seguente aspetto: 46, XY, INV(9)(qh). Il medico ci ha assicurato che si tratta di una variante e non di un problema, ma vorrei ulteriori informazioni circa gli eventuali problemi che possiamo incontrare.

Carmela

Gentile Carmela, le confermo che l'inversione pericentrica del cromosoma 9 non è cause di patologie o problemi di salute di altro tipo, ma è solo una variante presente in una certa porzione della popolazione generale. Al più suo figlio potrà trasmetterla al nipotino o nipotina quando arriveranno, ancora una volta senza conseguenze. Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera


Ritardo Mentale ereditario

(26/12/2009 - 01.12)

Salve, sono una ragazza di 30 anni e sto pianificando con il mio compagno di avere un figlio entro un paio di anni. Recentemente ho notato la seguente situazione dal lato familiare del mio ragazzo che mi sta facendo temere in una sorta di malattia ereditaria che potrebbe colpire anche i miei futuri figli. Cerco di spiegarle in modo sintetico. Il mio compagno ha due sorelle, una delle quali ha presentato forti problemi di apprendimento nell'età' scolastica (ritardo mentale lieve), pur non avendo alcun tipo di disturbo motorio o fisico. Allo stesso tempo, l'altra sorella (senza alcun tipo di problema) ha messo alla luce una bellissima bambina che adesso (all'età di circa 6 anni) sta presentando gli stessi sintomi della zia. Inoltre, la sorella di mio suocero ha avuto gli stessi problemi, mentre mio suocero nessun problema. Sia il mio compagno che tutti gli altri membri della sua famiglia non aventi i sintomi descritti hanno un'intelligenza molto superiore alla media. Ho fatto un po' di ricerche online a riguardo di malattie ereditarie causanti ritardi mentali, ma ho trovato per il momento solo la sindrome "dell'X fragile" che potrebbe vagamente ricordare questo pattern. Tuttavia non mi sembra che le caratteristiche somatiche della sindrome si rispecchino su di loro. Sa darmi qualche consiglio sul come procedere? Ci consiglierebbe di sottoporci ad un'analisi genetica prima di una gravidanza? Sa ricondurmi a qualche noto disturbo ereditario che possa ricondurre alla situazione descritta? La ringrazio. Cordiali Saluti,

Fabiana

Gentile Fabiana, è purtroppo impossibile risponderle dal momento che per farlo occorrerebbe fare prima una diagnosi accurata delle (eventuali) patologie che si trasmettono nella sua famiglia, cosa che ovviamente non è pensabile fare con i pochi, frammentari e inconsistenti dati di cui dispone. Chieda una consulenza genetica nell'ospedale della sua città. Al momento non ravviso la necessità di fare alcun esame. Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera


Portatrice sana di Sindrome di Down

(25/12/2009 - 18.26)

Gentile dottore, mi chiamo Debora e sono portatrice sana di sindrome di down. Ho fatto la scoperta dopo aver dato alla luce mia figlia all'età di 24 anni che è affetta da trisomia 21 da traslocazione 21-22 ora sono incinta alla 7 settimana e chiedo quante sono in percentuale le possibilità che possa avere un figlio sano? Lei consiglia villocentesi o amniocentesi? Spero in una sua risposta quanto prima. Grazie, in fede

Debora N.

Gentile signora, lei probabilmente è portatrice di una traslocazione cromosomica che coinvolge il cromosoma 21 , e come tale ha un rischio aumentato di generare prole affetta da forme di trisomia di questo cromosoma. Il fatto è che alla formazione dei suoi gameti (cioè le cellule uovo) lei può generare gameti con sbilanciamento cromosomico (che, se fecondati, daranno origine ad un feto con trisomia) e gameti senza sbilanciamento (che, se fecondati, daranno origine ad un feto sano, senza trisomia). Non possiamo saperlo in anticipo, l'unico sistema è conteggiare ed osservare i cromosomi del feto, e per farlo deve sottoporsi al prelievo (deciderà insieme al suo medico quale delle due indagini eseguire). Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera


Monosomia del cromosoma X

(23/10/2009 - 08.36)

Buongiorno, mi chiamo Mariangela, ho 36 anni e sono alla 23° settimana di gestazione. Il mese scorso ho effettuato presso gli Ospedali riuniti di Foggia l'amniocentesi, ieri ho ritirato il referto che testualmente riporta: colorazione: qfq; risoluzione 320 400; n. Metafasi: 36; n. Cloni 28; n. Colture 6. Risultato 46 xy. Commento: "Cariotipo maschile normale, un clone dei 28 esaminati presenta monosomia del cromosoma X". L'esito e la dicitura del referto mi hanno sconvolta, ho chiesto un parere medico all'ospedale della mia città ma sinceramente mi hanno lasciato solo dubbi. C'è qualcosa che non va? Potrebbe esserci qualche malformazione, sindrome...? Sono disperata ed angosciata vogliate cortesemente aiutarmi. Vi sarò infinitamente grata se risponderete alla mia richiesta di aiuto. Distinti saluti.

Mariangela

Gentile signora, le risponderò confermando quanto le avranno sicuramente già detto in ospedale, e cioè che il fenomeno osservato è con ogni probabilità riconducibile alla non assoluta perfezione della tecnica utilizzata per questo tipo di indagini e che quindi il cariotipo del suo feto è maschile normale. Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera


La trisomia X è uguale all'X-fragile?

(27/09/2009 - 20.55)

Sono un'educatrice e ultimamente sto seguendo un caso di una bambina affetta da TRISOMIA X. Volevo sapere se la trisomia x è uguale all'x fragile? Volevo spiegazioni di cosa si tratta la trisomia x; in quanto non ne ho mai sentito parlare. In attesa di una risposta. Cordiali saluti

Un'educatrice in ansia

Gentile lettrice, si tratta di due condizioni completamente diverse tra loro. La trisomia X è una anomalia cromosomica, la presenza appunto di un cromosoma X sovrannumerario (il cariotipo sarà quindi costituito da 47 cromosomi anziché 46) che non comporta grossi problema nello sviluppo psicomotorio delle portatrici, che possono talora presentare solo alcuni lievi disturbi nel linguaggio e nell'apprendimento e, occasionalmente, dismenorrea. La sindrome dell'X fragile, invece, è una malattia genetica (causata cioè da alterazioni in un gene); è la più comune forma di ritardo mentale dopo la trisomia 21 o Sindrome di Down (la prevalenza di è di circa 1 bambino su 5000). Il fenotipo si caratterizza da una certa eterogeneità di manifestazioni, con uno sviluppo mentale molto variabile, con capacità cognitive quasi normali oppure grave ritardo, eventualmente accompagnati da comportamenti simili all'autismo (iperattività, avversione al contatto fisico, comportamenti stereotipati). Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera


L'Ab Anti Nucleo (IFI)

(21/09/2009 - 19.54)

Gentile Dottore, Le scrivo per avere chiarimenti circa l'Ab Anti Nucleo (IFI). Due anni fa sono rimasta incinta e alla fine del terzo mese ho avuto un aborto interno. Dopo vari accertamenti sono risultata positiva Ab Anti Nucleo (IFI), pattern omogeneo 1:160 e diluizione screening 1:80. sono inoltre risultata positiva alla mutazione MTHFR C677T in eterozigosi. La mia domanda è la seguente: vorrei avere un bambino, quali esami fare? Esiste una cura preventiva? Mio marito deve fare qualche esame? Attendo con ansia la Sua risposta. Grazie e cordiali saluti

Fabiana

Egregia Signora Fabiana, Vorrei sapere la sua età e quella di suo marito, e se avete avuto figli prima di questo aborto interno. Lei è, per fortuna , portatrice di una mutazione in eterozigosi del gene MTHFR. Vorrei sapere quali esami genetici avete fatto oltre quello che mi ha detto. Il suo aborto al terzo mese non dipende dalla mutazione del gene in questione; di solito questa mutazione incide negli aborti molto precoci. Mi faccia sapere. Cordialmente

Dr. Cosimo Barletta
Genetista - Roma


MTHFR Mutazione C677T E A1298C in omozigosi

(21/09/2009 - 15.32)

Gentile dottore, da 15 mesi con mio marito cerchiamo di avere un figlio ma dopo varie analisi fatte già da Settembre dell'anno scorso e 2 aborti sempre precocissimi a Febbraio e a Giugno (aborti alla seconda e terza settimana dal concepimento), oggi ho preso i risultati su alcune analisi che io ho proposto di fare al mio ginecologo. Il risultato è che ho una mutazione in omozigosi del MTHFR C677T e A1298C. I valori di omocisteina sembrano normali (7.40 nmol/L) gli altri glieli riporto sono Fibrinogeno 358mg/dL PT tempo di protrombina 11.9secondi 122,22% PTT tempo di tromboplastina attivata 26.9 sec. antitrombina III 101,4 Proteina C 8.79% (dovrebbe essere tra 70% e 130%) proteina S 98,7% Lac lupus anticoagulante 27,5 ratio 0.72 resistenza alla proteina C attivata 3.20 (dovrebbe essere max 3.38). la genetista del laboratorio dove ho eseguito le indagini mi ha consigliato di andare da un ematologo che mi darà una cura da fare e secondo lei dovrò fare almeno 3 mesi di cura prima di poter ritentare per una gravidanza. Ora mi chiedo: 1) è necessario aspettare tutto questo tempo? 2) siccome sono stata io a suggerire di fare questi esami perchè ho cercato di documentarmi tanto su internet, ce ne sono altri che potrei fare per approfondire di più questo problema dell'infertilità, visto anche che ho valori di cortisolo un pò alti (295) e il progesterone sempre un pò bassino? Mio marito ha già fatto lo spermiogramma ed è ok, l'unica cosa è un problema di fimosi serrata ma l'andrologo a detto che non comporta problemi per l'infertilità. Sono confusa, e molto incavolata perchè non riesco a trovare medici che mi diano spiegazioni chiare, vanno tutti a tentativi. Grazie per aver perso un pò del suo tempo per leggere la mia richiesta, spero mi risponderà presto.

Giovanna

Egregia Signora Giovanna, i fenomeni di abortività in gravidanza sono purtroppo eventi non rari. Mentre le alterazioni ormonali, immunitarie, uterine, e cromosomiche rientrano ormai come possibili cause di aborti ripetuti, recenti studi si orientano verso una nuova direzione: la genetica dei fattori della coagulazione del sangue. Le donne sofferenti di trombofilia ereditaria, eccessiva coagulazione causata da un'anomalia genetica, sono infatti la categoria più a rischio di aborto in utero a gravidanza avanzata. Nella maggior parte dei casi la morte del feto è causata da alterazioni geniche di uno o più fattori della coagulazione del sangue che determinano l'instaurarsi di una trombosi placentare, caratterizzata da una ostruzione dei vasi sanguigni placentari. Dal punto di vista della trasmissione genetica, la maggior parte dei difetti trombofilici si presenta in forma eterozigote e si trasmette con modalità autosomica dominante a penetranza incompleta. Le persone affette hanno una possibilità su due di trasmettere la predisposizione alla malattia ai figli, indipendentemente dal sesso. In gravidanza, una condizione genetica di eterozigosi o omozigosi per uno o più di questi geni è considerata predisponente all'aborto spontaneo. La metilentetraidrofolatoreduttasi (MTHFR) è un enzima coinvolto nella trasformazione del 5-10 metilentetraidrofolato in 5 metiltetraidrofolato che serve come donatore di metili per la rimetilazione della omocisteina a metionina tramite l'intervento della vitamina B12. Rare mutazioni ( trasmesse con modalità autosomica recessiva) possono causare la deficienza grave di MTHFR con attività enzimatica inferiore al 20% e comparsa di omocisteinemia ed omocistinuria e bassi livelli plasmatici di acido folico. La sintomatologia clinica è grave con ritardo dello sviluppo psico-motorio e massivi fenomeni trombotici. Accanto alla deficienza grave di MTHFR è stato identificato un polimorfismo genetico comune, dovuto alla sostituzione di una C (citosina) in T (timina) al nucleotide 677 (C677T), che causa una sostituzione di una alanina in valina nella proteina finale ed una riduzione dell'attività enzimatica della MTHFR pari al 50% ,fino al 30% in condizioni di esposizione al calore (variante termolabile).Tale variante comporta livelli elevati nel sangue di omocisteina specie dopo carico orale di metionina. La frequenza genica in Europa della mutazione è del 3-3,7% che comporta una condizione di eterozigosi in circa il 42-46% della popolazione e di omozigosi pari al 12-13%. Recentemente, una seconda mutazione del gene MTHFR (A1298C) è stata associata ad una ridotta attività enzimatica (circa il 60% singolarmente; circa il 40% se presente in associazione alla mutazione C677T). Questa mutazione, in pazienti portatori della mutazione C677T, determina un aumento dei livelli ematici di omocisteina. Livelli aumentati di omocisteina nel sangue sono oggi considerati fattore di rischio per malattia vascolare, (trombosi arteriosa) forse attraverso un meccanismo mediato dai gruppi sulfidrilici sulla parete endoteliale dei vasi. Inoltre in condizioni di carenza alimentare di acido folico la variante termolabile della MTHFR porta a livelli molto bassi l'acido folico nel plasma ed è pertanto un fattore di rischio per i difetti del tubo neurale nelle donne in gravidanza. Condizioni di eterozigosi doppia, specie con la variante Leiden del fattore V comporta o della variante 20210 della protrombina, può aumentare il rischio relativo per il tromboembolismo venoso, già alto per la presenza dell'altra variante. Lei è portatrice di due mutazioni in omozigosi e questo complica un pò la situazione. Ha fatto altri esami genetici? Quanti anni avete? Mi faccia sapere

Dr. Cosimo Barletta
Genetista - Roma


La bambina che aspetto è affetta da beta talassemia!

(16/09/2009 - 18.39)

Salve, ho fatto una villocentesi ed è risultato che la bambina che aspetto è affetta da beta talassemia intermedia omozigote. Io sono microcitemica e mio marito è un talassemico major. La mia domanda è: a che tipo di vita andrebbe incontro la piccola che aspetto? Trasfusioni, e chelazioni come il padre? Grazie per la disponibilità.

Mamma disperata

Gentile signora, talassemia intermedia è un termine utilizzato per definire un gruppo di pazienti con talassemia β in cui la gravità clinica della malattia si aggira tra i sintomi lievi del tratto β-talassemico e le manifestazioni gravi della talassemia major. La diagnosi è solitamente di tipo clinico e si basa su un reperto di emoglobina ad un livello di almeno 6-7g/dl (al momento della diagnosi) senza la necessità di trasfusioni di sangue regolari. Per questo motivo, alcuni pazienti con β talassemia intermedia sono trattati come se avessero talassemia major perché presentano manifestazioni gravi mentre altri, sempre con un genotipo di talassemia intermedia, sono considerati come soggetti microcitemici a causa della natura lieve o addirittura asintomatica della loro condizione. Questa variabilità è probabilmente legato alla presenza o assenza geni modificatori, in grado cioè di influenzare in un senso o nell'altro il genotipo beta-talassemico. Risulta pertanto piuttosto difficile rispondere con precisione alla sua domanda, sia per la natura stessa della talassemia intermedia sia per l'assenza di ulteriori dati su cui inferire eventuali considerazioni di natura genetica. Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera


C'è una cura affinché i miei spermatozoi si muovano bene?

(15/09/2009 - 18.19)

Sono un giovane di 32 anni, ed insieme a mia moglie cerchiamo di avere figli. Ho fatto vari esami dello sperma e anche la mappa cromosomica. Dagli esami di sperma è uscito che ho pochi milioni di spermatozoi e che c'è poca motilità. In più e venuto fuori che ho una malformazione genetica, cioè ho 2 cromosomi YY. La mia domanda è: esiste una cura specialistica o di medicina alternativa, affinché possa avere un figlio naturalmente, in base a quanto detto? Grazie 1000!

Lettera non firmata

Gentile lettore, l'analisi del suo liquido seminale indica chiaramente che gli spermatozoi sono presenti, vitali e mobili. La loro riduzione in numero e la loro ridotta motilità indicano che lei ha un indice di fertilità ridotto, che non vuol dire azzerato, ma vuol dire che se in una coppia normale il tempo medio per ottenere un concepimento è di un certo numero di mesi (variabili a seconda dell'età, alla sua età è di circa un anno), per lei questo tempo è semplicemente allungato. Lei con ogni probabilità avrà un figlio in modo naturale; la medicina cosiddetta "alternativa" non serve, può aiutarla invece quella tradizionale: consulti un andrologo e segua sua moglie dal ginecologo (che si occuperà anche del suo caso). In caso di concepimento, la informo che la prole di un soggetto XYY è normale ed il rischio di ricorrenza dell'aneuploidia (cioè della presenza del cromosoma sovrannumerario) nella progenie è trascurabile. Il rischio di malattie genetiche nella progenie di un soggetto XYY è del tutto identico a quello di un soggetto XY della popolazione normale. Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera


Talassemia

(10/09/2009 - 15.13)

Gentile dottore, secondo lei è corretto che ogni volta che una donna fa eseguire l'emocromo se risultano alterazioni minime dei globuli rossi venga sistematicamente proposto un ulteriore esame per accertare la presenza di talassemia minor? Se una donna resta incinta è obbligatorio eseguire quest'accertamento? Perché ogni laboratorio di analisi usa suoi parametri per misurare i valori ma il medico di qualsiasi specialità che osserva i risultati non ha dei parametri univoci? La talassemia è una malattia autosomica recessiva, nei vari geni in cui esprime le sue varietà?

Lettera non firmata

Gentile lettore, la risposta è no, non è corretto fare il test della microcitemia dopo ogni emocromo! Se si è portatori lo si è e lo si sarà sempre, su questo non vi sono dubbi. Il fatto che vengano prescritti esami a catena è una buona prassi (nel senso che è inutile prescrivere un esame di secondo livello se non si è fatto quello di primo livello), ma il fatto di prescrivere a catena esami che hanno a che fare con il genotipo costitutivo di un individuo (senza prendere per buono lo stesso esame fatto in precedenza sullo stesso soggetto) è una distorsione tutta nostra di quella che in origine è una buona prassi. Spesso succede perché nessuno vuole prendersi la responsabilità di dire, di fronte ad un emocromo che evoca la possibilità che un soggetto sia portatore del tratto talassemico, il test della talassemia l'ho già fatto due anni fa e teniamo per buono quello. Non ha notato che se una donna fa la seconda gravidanza le viene richiesto, eseguito (e pagato dalla collettività) il gruppo sanguigno? Ovviamente il gruppo sanguigno è sempre lo stesso della prima gravidanza! Per quanto riguarda l'obbligatorietà, ovviamente non esiste alcuna pratica medica, tranne le vaccinazioni, che sia obbligatoria in Italia: nessuno può costringere una donna gravida a fare il test della talassemia. Per quanto riguarda la standardizzazione, ha ragione, non esiste una legge che obbliga i laboratori ad usare sempre lo stesso sistema. La percentuale di emoglobina A2 che si riscontra nei portatori sani è tuttavia sempre superiore al 3,2%. Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera


Difetti del tubo neurale

(09/09/2009 - 19.46)

Buongiorno, ho in data 2/6/09 dovuto interrompere una gravidanza alla 22 settimana per spina bifida. La situazione era decisamente grave: coinvolgimento della colonna fino alle vertebre dorsali comprese, mielomeningocele, sindrome di Arnold Chiari tipo II, inoltre c'era un grave difetto della colonna che apparavia completamente sinusoidale e gli anelli non apparivano saldati. Mi hanno prospettato possibile morte intrauterina, oppure scarse possibilità di sopravvivenza al parto o in ogni caso probabilità di morte dopo pochi mesi dalla nascita. Non me la sono sentita di fare affrontare al mio piccolo bambino tutto questo calvario, ed ho deciso di abortire. ora le chiedo se un difetto così grave può essere giustificabile solo con una carenza di acido folico! (ho iniziato l'assunzione solo quando ho scoperto di essere incinta quindi almeno dopo 2 settimane dal concepimento, e ho avuto molti problemi di nausea e vomito nei primi 3 mesi). Preciso che in sede autoptica l'anatomapatologo non ha voluto eseguire cariotipo del bambino perché secondo lui si trattava di spina bifida sporadica. Sia io che mio marito abbiamo eseguito il cariotipo che risulta perfetto per lui mentre io risulto portatrice in eterozigosi di gene per la fibrosi cistica. Può essere un cofattore? Può questo essere portatrice di tale gene ridurre la mia fertilità? Che rischi ho in una gravidanza futura di vivere lo stesso calvario? Grazie in anticipo per la sua risposta… NB non so se conta l'età, comunque ho compiuto i 39 anni da pochi giorni.

Alessandra

Gentile signora, essere portatrici di mutazione per il gene della FC non espone ad un incrementato rischio di difetti del tubo neurale (DTN), che restano imputabili a cause sporadiche. Il rischio di ricorrenza in occasione di una seconda gravidanza è quello della popolazione generale, quindi basso. L'efficacia dell'assunzione di acido folico per la prevenzione dei DTN si riferisce ad una assunzione che avviene prima del concepimento e si protrae per i primi due trimestri mesi di gravidanza. Quindi, se vi la possibilità che si instauri una nuova gravidanza assuma l'integratore sin d'ora, senza attendere il concepimento. Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera


Diagnosi genetica pre-concepimento

(05/09/2009 - 20.59)

Buongiorno, ho una malattia ereditaria agli occhi e mi è stato suggerito di effettuare questa diagnosi. Mi può spiegare in cosa consiste? È affidabile al 100%? In Italia si può fare o bisogna rivolgersi all'estero, e nel caso, sa consigliarmi? Grazie mille per la disponibilità

Lettera non firmata

Gentile signora, ci risulta impossibile rispondere alla sua domanda sulla base delle informazioni che fornisce: di quale malattia si tratta? Che tipo di test genetico vi è stato consigliato? Non esiti a ricontattarci con informazioni più dettagliate. Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera


Allergia di tipo alimentare

(04/09/2009 - 14.02)

Mi chiamo Silvano, il problema è per mia figlia Francesca di 20 anni che a uno dei controlli ematici è uscita una omocisteina a valori alti. Il medico ginecologo dopo prescrizione di folina ha richiesto alcuni esami tra i quali il gene MTHFR (A1298C) che risulta mutato in allele II e genotipo eterozigote e inoltre il gene MTHFR (C677T) con risultato uguale al primo, mentre il fattore V e il fattore II protrombina risultano non mutati e genotipo omozigote non mutato. La mia domanda finale è la seguente: essendo mia figlia una ragazza allergica di tipo alimentare, lei consiglia ulteriori accertamenti di tipo mappa cromosomica o altro. Inoltre tengo a precisare che con mia moglie abbiamo avuto la seconda figlia deceduta dopo un mese dal parto affetta da spina bifida, microcefalia, ipoplasia della fossa cranica posteriore, idrocefalia. Se lei effettua visite ambulatoriali sono disposto a prendere appuntamento per ulteriori accertamenti e consigli. Grazie

Silvano - Brindisi

Gentile signore, elevati livelli di omocisteina si accompagnano ad un incremento del rischio cardiovascolare in generale e di eventi trombotici in particolare, soprattutto se in associazione con altri fattori di rischio rappresentati ad esempio dalla terapia anticoncezionale: ed infatti questo tipo di indagini stanno entrando nei protocolli di routine in ambito ginecologico per le pazienti alle quali si vorrebbe prescrivere tale terapia. Anche la gravidanza va seguita con particolare attenzione nelle donne con iperomocisteinemia, che sono, in generale, più suscettibili ad andare incontro ad eventi abortivi. Le mutazioni nel gene MTHFR, presenti nel suo caso - se ben interpreto - in doppia eterozigosi (cioè ciascuna delle due copie del gene presenta una mutazione in un sito diverso), rappresentano semplicemente la causa genetica il cui effetto è appunto l'iperomocisteinemia. Tuttavia è necessario focalizzare l'attenzione più che sulla causa genetica (sulla quale non possiamo fare nulla), sugli effetti, dal momento che l'iperomocisteinemia, soprattutto nelle forme moderate (se il valore non supera le 100 microMol/L), si può contrastare efficacemente con opportune terapie oltre che con un opportuno stile di vita. Quest'ultimo concetto prevede l'assoluta astensione dal fumo di sigaretta, il tenere sotto stretto controllo il peso corporeo, raggiungere un buon livello di attività fisica quotidiana, seguire un regime alimentare che contrasti l'insorgere di ipertensione e consumare opportune quantità di alimenti ricchi in acido folico. Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera


Mutazione 35delG allo stato omozigote nel gene GJB2

(31/08/2009 - 16.16)

Sono una ragazza audiolesa e sono in attesa di una bambina e ho fatto il test molecolare ipoacusia ma non riesco a capire del risultato dell'analisi è stata eseguita la ricerca di: mutazioni nel gene GJB2 (conn. 26) esoni 1 e 2 esito POSITIVO: riscontro della mutazione recessiva 35delG allo stato omozigote (doppia dose) nel gene GJB2. delezioni D13S1830 e D13S1854 nel gene GJB6 (conn. 30) esito NEGATIVO: (assenza delle mutazioni indagate). CONCLUSIONI DIGNOSTICHE: è stata evidenziata la presenza della mutazione 35delG allo stato omozigote (doppia dose) nel gene GJB2 (conn.26). Questo risultato è compatibile con l'ipoacusia genetica. Non capisco proprio niente se avrò la bambina sorda o no???? Grazie

Raffy

Gentile signora, il cosiddetto "test molecolare" che ha fatto (anche il dosaggio del colesterolo è un test molecolare) non fa che confermare il fatto che la sua sordità è dovuta a cause genetiche, cosa che forse il suo stesso pediatra avrà intuito già diversi anni fa: escluse le infezioni connatali comuni (toxoplasmosi, infezione da citomegalovirus, ecc), infatti, quasi sempre l'ipoacusia congenita è dovuta a cause genetiche. Di sicuro, quindi, lei ha trasmesso il carattere a sua figlia, ma ciò non vuol dire che le ha trasmesso la sordità: questa condizione si potrebbe manifestare solo se anche il papà della bimba è portatore (sano o malato) della mutazione genetica nel gene per la connessina 26. Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera


Sindrome di klinefelter

(27/08/2009 - 16.44)

Salve... le scrivo con apprensione.....al mio compagno, prima che ci conoscessimo qualche anno fa, gli hanno diagnosticato la Sindrome di klinefelter 47 xxy... la mia domanda è la seguente: è possibile che possa diventare padre in modo naturale????? E mai successo di casi di paternità tra chi è affetto da questa sindrome???

Lettera non firmata

Gentile signora, la Sindrome di Klinefelter si accompagna costantemente ad azoospermia, un termine tecnico che indica l'assenza di spermatozoi maturi e funzionanti e ciò a causa dell'aplasia della componente germinale testicolare che è una delle caratteristiche fenotipiche di questa anomalia cromosomica. Questa condizione preclude naturalmente la possibilità di un concepimento naturale. Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera


Sindrome di Gilbert e portatrice sana di Dubin Johnson

(27/08/2009 - 13.21)

Gent.le Prof.re, sono portatrice sana della sindrome di dubin johnson ed il mio compagno è affetto dalla sindrome di gilbert; volevo sapere se un eventuale figlio possa ereditare ambedue le patologie e quali conseguenze possa avere sul fegato. La ringrazio.

Lettera non firmata

Gentile signora, entrambe le condizioni si trasmettono con modalità autosomica recessiva, la s. di gilbert è però molto più frequente nella popolazione rispetto alla dubin johnson. Il suo compagno trasmetterà il carattere, ma non necessariamente la sindrome, a suo figlio. La dubin-johnson sarà trasmessa se anche il suo compagno è portatore, altrimenti il figlio potrà essere, al più, anch'egli portatore. Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera


Tumore cerebrale

(21/08/2009 - 22.43)

Buongiorno, all'età di 22 mesi è stato diagnosticato al nostro primo ed unico figlio un tumore cerebrale chiamato medulloblastoma che ha avuto purtroppo conseguenze fatali. Adesso io e mia moglie (abbiamo rispettivamente 37 e 34 anni compiuti) desideriamo avere un altro bambino. Vorremmo chiederle se c'è la possibilità che la malattia si possa di nuovo presentare, dato che abbiamo letto che queste malattie hanno un’origine genetica. Inoltre i medici che hanno avuto in cura nostro figlio ci hanno consigliato l'esame del cariotipo, data la giovane età di nostro figlio. Può essere utile questo esame?

Lettera non firmata

Gentile lettore, alcune forme di medulloblastoma sono ascrivibili in effetti a mutazioni germinali note, come quelle nei geni SUFU e BRCA2. La maggior parte, invece, a mutazioni somatiche, che avvengono cioè direttamente nelle cellule cerebrali dei soggetti affetti e che pertanto sono riconducibili ad eventi genetici non ereditati. Rispondere in modo esatto ed inequivocabile alla sua domanda sul rischio di ricorrenza è, ad oggi, sostanzialmente impossibile. È invece possibile escludere con certezza che l'indagine del cariotipo possa fornire informazioni in tal senso. Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera


Desiderio del secondo figlio

(29/07/2009 - 22.01)

Salve, mi trovo a scrivervi per chiedervi un parere; Nel 2001 ho interrotto una gravidanza dopo che tramite amniocentesi alla bimba era stata diagnosticata la sindrome di down, avendo già un primo cugino down non me la sono sentita di portare a termine la gravidanza. Ancor oggi penso che nelle mie condizioni , stavo affrontando la separazione da mio marito, è stata la scelta migliore, ma non passa giorno che non pensi a quella bambina. La vita a volte riesce a sorprenderti, infatti 16 mesi fa sono diventata mamma di una splendida bambina, e con il mio attuale marito stavamo pensando di avere un altro figlio, ma leggendo la risposta del dott. Barletta sulle cause della sindrome di down ho paura che i miei ovuli (avendo oggi 37 anni) possano generare un altro bambino down e sinceramente non so come potrei vivere un'altra esperienza così dolorosa. Vista l'esperienza del 2001 prima di decidere di provare ad avere figli, io e mio marito, dopo una consulenza genetica presso l'ospedale di Treviso abbiamo fatto l'esame del DNA e altri esami per varie malattie genetiche, tutto è risultato normale, e il genetista ci ha detto che non ci sarebbero stati problemi per una futura gravidanza, ci spiegò che la sindrome di down è solo un "caso" e come disse lui "il fulmine non cade MAI due volte sulle stesso punto". Spero di esser riuscita a spiegare chiaramente la mia situazione, e vi chiedo di dirmi se ci sono degli esami da fare o se per maggiore sicurezza possiamo rivolgerci ad un centro di genetica di vostra fiducia (noi risediamo in provincia di Treviso). Vi ringrazio per la vostra gentilezza e aspetto ansiosa la vostra risposta.

Serena

Gentile signora, premetto che non è certo necessario spostarsi da Treviso per ottenere le opportune risposte alle sue domande. Detto questo, non ci sono altri esami da fare per scongiurare l'eventualità di un evento ricorrente di s. di Down, dal momento che tale sindrome è dovuta, come è noto, principalmente dall'età avanzata della madre al momento del concepimento. Certo, 37 anni non è da considerarsi un'età particolarmente avanzata, tuttavia le percentuali di rischio calcolate a priori crescono in modo lineare al crescere dell'età, quindi a 37 il rischio è di poco maggiore che a 36, quando è di poco maggiore che a 35 e via dicendo. Per la S. di Down il rischio di ricorrenza è basso in un caso come il suo in cui non c'è una familiarità chiara ed inequivocabile e dopo aver avuto una bimba sana. Di conseguenza il suo rischio è pari a quello di qualsiasi altra donna di 37 anni: non sono molto d'accordo con il collega sulla faccenda dei fulmini. La statistica è una scienza, e ci dice in modo chiaro che la probabilità che un evento accidentale si manifesti non è influenzata dal fatto che quell'evento si sia già verificato: in altri termini, se lei lancia per la centesima volta una monetina la probabilità di avere "testa" oppure "croce" è sempre del 50%, anche se per 99 volte di fila è uscita sempre "testa". Per tornare al suo caso, stia pure tranquilla e si affidi alle cure del suo ginecologo, il quale le consiglierà senz'altro gli opportuni test predittivi, oggi ce ne sono anche di non invasivi. Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera


Gene BRCA1

(27/07/2009 - 15.47)

Salve dottore, per prima cosa vorrei congratularmi con voi perché mi avete già risposto in un'altra occasione, siete stati bravissimi. La mia domanda è questa: sono mamma di due bambini (Beatrice 2 anni e Federico 5 mesi). Mia suocera e sua sorella e suo fratello hanno il gene BRAC1, infatti tutti e tre sono stati operati in occasioni diverse ad entrambe le mammelle per carcinoma. Vorrei sapere se questo gene si eredita in via diretta o può saltare una generazione, in quanto se fosse solo in maniera diretta farei fare la ricerca solo a mio marito e qualora lui fosse negativo i bambini non avrebbero questo problema. Mio marito inoltre ha un inversione paricentrica di un cromosoma 17, che ha trasmesso a Federico (mi avete già risposto a questa domanda e mi diceste che l'inversione ereditata non avrebbe portato problemi al bimbo, in quanto anche il padre è sano, infatti è nato e sta benissimo). Visto che il gene BRCA1, se non erro, si trova sul cromosoma 17, volevo sapere se aveva una qualche correlazione, oppure è solo una coincidenza. Di Beatrice non feci l'amniocentesi, quindi non so se anche lei ha la stessa inversione del padre. Grazie mille per la vostra attenzione e professionalità

Francesca

Gentile Signora, le inversioni possono interessare anche geni e quindi disattivarli, tuttavia le mutazioni in BRCA1 che determinano la suscettibilità all'insorgenza del carcinoma della mammella sono solitamente mutazioni puntiformi non originate da rotture del gene: inoltre BRCA1 si trova in 17q21, una zona distante da quella coinvolta nelle inversioni pericentriche. Quindi, nessun legame tra l'inversione di suo marito e di suo figlio ed il gene BRCA1. Per quanto riguarda l'opportunità di indagare la presenza della mutazione causativa in suo marito e nei suoi figli le rispondo che sicuramente si tratta di una buona idea: la trasmissibilità delle mutazioni nei geni che regolano la proliferazione cellulare e che, alterati, conferiscono il rischio di insorgenza di neoplasie, è spesso a penetranza incompleta ed espressività variabile, il che vuol dire che anche in caso di trasmissione autosomica dominante si possono osservare salti generazionali. Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera


Fattore MTHFR

(23/07/2009 - 15.16)

Buongiorno, ho avuto recentemente (nell'arco di un anno e mezzo) tre aborti spontanei, tutti avvenuti tra la settima e l'ottava settimana. Ho fatto, e sto continuando a fare una marea di esami per capire la possibile causa ma, finora, l'unico dato anomale è risultato essere il MTHFR(C677T) che risulta essere "presente in soggetto eterozigote" accompagnato da valori nella norma di omocisteina. La mia ginecologa ha consigliato al mio compagno di effettuare anche lui l'esame del MTHFR e i risultati attenuti mostrano che anche lui ha la stessa mutazione. Volevo sapere questo fattore può essere la causa degli aborti. Il fatto che entrambi abbiamo la stessa mutazione può provocare problemi durante la gravidanza o sul bambino? e se si a cosa andiamo incontro? E' possibile intervenire in qualche modo? La ringrazio in anticipo fiduciosa in una sua risposta.

Carolina M.

Gentile signora, essere entrambi eterozigoti per la variante C677T del gene MTHFR aumenta senz'altro il rischio di poliabortività, dal momento che vi è una probabilità più elevata rispetto alla popolazione generale di generare feti omozigoti mutati, i quali vanno incontro a morte perché tale condizioni determina l'istaurarsi di trombosi placentare caratterizzata da ostruzioni dei vasi sanguigni. Ciò potrebbe spiegare il motivo della poliabortività: se così fosse non vi sono altre possibilità se non quella di cercare dopo l'evento abortivo una nuova gravidanza, la quale, se si instaura correttamente e supera le prime settimane, ha buone probabilità di essere una gravidanza che verrà portata a termine. Il ginecologo, in quest'ultimo caso, le consiglierà senz'altro le opportune terapie per il corretto andamento della gravidanza. Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera


Mutazione genetica

(04/07/2009 - 22.24)

Gentile dottore, sono una mamma sorda per incompatibilità fattore Rh dalla nascita, mio marito pure lui sordo per aver assunto un farmaco ortotossico durante l'infanzia e abbiamo una bimba di 4 anni sorda. Ciò ci ha un po’ sorpresi, non avendo niente di ereditario. Dagli esami genetici risulta che io e la bambina abbiamo una stessa mutazione genetica che si trova sia in soggetti sordi che non, è possibile che in caso di future gravidanze la mutazione porti sordità ai successivi figli? Distinti saluti

Lettera non firmata

Gentile signora, naturalmente mi occorrerebbe conoscere di quale mutazione si tratta; in effetti se la sordità di suo marito è iatrogena (cioè dovuta all'assunzione di farmaci) mi sembra strano che sua figlia abbia una sordità congenita. Un'ipotesi potrebbe essere quella secondo cui la sordità di sua figlia sia dovuta ad una predisposizione genetica ereditata ma non individuata nei genitori. Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera


Quali esami prenatali per l'autismo?

(26/06/2009 - 16.03)

Buongiorno, ho 33 anni e con il mio compagno avrei desiderio di avere un figlio. Nel '98 ho avuto 2 gemelli entrambi autistici con il mio ex. Non ci sono altri casi in famiglia. Esistono dei test per escludere la possibilità che se ho un altro figlio non sia autistico (ho una cugina in Canada che afferma che lì da loro è possibile farlo a pagamento)? Ringrazio anticipatamente.

Lettera non firmata

Gentile signora, l'autismo è una condizione che riconosce, tra le cause genetiche ad oggi note, una modalità di insorgenza tipica delle cosiddette malattie poligeniche, dovute cioè ad una serie di alterazioni genetiche piuttosto che ad un'unica alterazione. Considerando il fatto che la scoperta delle ultime (in ordine cronologico) alterazioni genetiche che causano l'autismo risale a non più di due mesi fa, e che sicuramente sappiamo che vi sono altre alterazioni genetiche ancora da scoprire, escluderei che in Canada sia stato eseguito un test predittivo con validità scientifica. Altrettanto impossibile, ad oggi, è eseguirlo qui da noi. Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera


Diagnosi Genetica Preimpianto

(25/06/2009 - 10.41)

Buongiorno Prof. Barletta, sono in procinto di sposarmi con un uomo malato dl rene policistico nella forma autosomica dominante. Le chiedo se una fecondazione assistita potrebbe darci la possibilità di generare, aggirando l'inevitabile spada di Damocle del 50% di possibilità che nasca malato. Il mio futuro marito è trapiantato di fegato e reni ed ha perso le gambe in ragione della malattia... desidero un figlio ma voglio sapere se devo rinunciarci. Grazie

Lettera non firmata

Egregia Signora, le coppie ad elevato rischio di trasmissione di malattie genetiche sono di solito consigliate di ricorrere alla diagnosi prenatale (villocentesi o amniocentesi), in maniera tale da permettere la identificazione delle anomalie genetiche entro le prime 10-16 settimane di gestazione. Entrambe le procedure prevedono il campionamento di cellule fetali, dalle quali potrà essere estratto il DNA per effettuare l'analisi di mutazione di specifici geni e/o la determinazione del cariotipo fetale. Sebbene le tecniche di diagnosi prenatale rappresentino oggi delle procedure più che idonee per evitare la nascita di bambini affetti da malattie genetiche, le coppie che vi fanno ricorso devono affrontare una interruzione terapeutica della gravidanza nel caso in cui venga individuato un feto affetto dalla specifica malattia. L'esperienza disponibile, inoltre, evidenzia che molte coppie affrontano ripetute interruzioni di gravidanza prima di generare un bambino non malato. Quindi, la possibilità di una scelta alternativa alla diagnosi prenatale risulterebbe molto utile per quelle coppie che vorrebbero evitare il ricorso ad una interruzione della gravidanza. Bisogna inoltre considerare che, in alcune popolazioni, la diagnosi prenatale non è facilmente accettabile a causa di problemi etico/morali o religiosi associati all'interruzione della gravidanza. Con l'evolversi delle tecniche di fertilizzazione in vitro (IVF) la Diagnosi Genetica Preimpianto (PGD) si è proposta come una nuova metodologia intesa ad identificare, prima dell'impianto in utero, la presenza di malattie genetiche nell'embrione generato in vitro da coppie ad elevato rischio riproduttivo. La possibilità di diagnosticare una malattia genetica nell'embrione, prima dell'impianto, evita così il ricorso all'interruzione di gravidanza terapeutica, spesso devastante dal punto di vista psicologico e non sempre accettata dal punto di vista etico/morale. I pazienti che richiedono la PGD, quindi, verranno sottoposti alle procedure di IVF per permettere la manipolazione dell'embrione 3 giorni dopo la fertilizzazione, prima del relativo impianto in utero. È importante ottenere dal ciclo IVF un adeguato numero di embrioni al fine di aumentare le probabilità di identificarne almeno uno o due che risultino all'analisi genetica privi della specifica malattia ricercata. Una o due cellule (blastomeri) vengono rimossi da ciascun embrione e sottoposti ad analisi genetica; se i blastomeri prelevati risulteranno non affetti dalla malattia, si potranno dunque trasferire nell'utero della madre, ottenendo così una gravidanza esente dalla specifica malattia. Dal primo caso di PGD di fibrosi cistica eseguito nel 1992, le strategie diagnostiche si sono evolute notevolmente, e di conseguenza si è avuta una consistente crescita del numero di malattie alle quali è stata applicata la PGD. Ad oggi esistono protocolli diagnostici per oltre 30 malattie monogeniche, autosomiche dominanti, recessive o legate al cromosoma X. Patologie genetiche molto diffuse in cui la PGD oggi trova una valida applicazione comprendono Beta-Talassemia, Anemia Falciforme, Emofilia A e B, Distrofia Muscolare di Duchenne-Becker, Distrofia Miotonica, Fibrosi Cistica, Atrofia Muscolare Spinale (SMA), Sindrome di Lesch-Nyhan, Malattia di Charcot-Marie-Tooth, Alfa-1-Antitripsina e X-Fragile, come pure la malattia del rene policistico. Egregia signora, la forma autosomica dominante del rene policistico dipende da mutazioni del gene PKD1 (85% dei casi) o del gene PKD2 (15% dei casi): un genitore con una mutazione (e quindi malato) ha il 50% di probabilità di trasmettere la malattia a ciascuno dei figli. Potrebbe essere coinvolto anche un terzo gene, non ancora identificato. La forma autosomica recessiva dipende da mutazioni del gene PKHD1: i genitori sono entrambi portatori sani della mutazione e hanno il 25% di probabilità di trasmettere la malattia ai figli. Questa forma è molto più rara. Suo marito è affetto dalla forma dominante? Come fa a saperlo, ha fatto i test genetici e sono state trovate le mutazioni? Mi faccia sapere. Cordialmente

Dr. Cosimo Barletta
Genetista - Roma


A cosa serve la visita dal genetista?

(24/06/2009 - 18.04)

Avrei bisogno di capire meglio a cosa serve una visita da un genetista. Sono di quattordici settimane, il mio primo figlio è autistico, io adesso ho 41 anni, so quali sono i rischi alla mia età, ma non credo abbiano attinenza con l’autismo. Secondo me una visita da un genetista forse dovevamo averla fatta prima di concepire il secondo figlio, no? Cosa mi consiglia? A cosa servirebbe adesso un genetista? La ringrazio

Lettera non firmata

La consulenza genetica che le è stata suggerita serve a gettare le basi per l'esecuzione di una indagine cromosomica che si rende necessaria per l'età del secondo concepimento e non certo per il precedente figlio autistico: le spiegheranno cos'è una indagine cromosomica, a cosa serve, quali sono i limiti tecnici, come viene effettuato il prelievo, cosa deve fare prima del prelievo nel caso in cui lei accetti di farla. Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera


      

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