21.05.2013
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Il Medico Risponde

Il Genetista risponde

a cura del del Dott. Cosimo Barletta 
e del Dott. Giovanni Buonsanti


Retinite pigmentosa info su trasmissione

(08.12.2012 - 20:22)

Salve dottore, io e mia moglie vorremmo avere un bimbo, ma vorremmo prima sapere se ci sono possibilità che contragga la retinite pigmentosa. Io ho la retinite, mio fratello anche e l'altro mio fratello non ce l'ha. Mia madre e la sorella sono affette da retinite, mentre l'altra sorella non l'ha contratta. Mia nonna, nonché loro madre, ha la retinite e anche il padre di mia nonna ce l'aveva. Mia zia, cioè la sorella di mia madre che non ha la retinite, ha dei figli ma non hanno nulla. Premetto vediamo tutti più o meno bene. Mia madre la sera ha solo problemi a guidare e io un po’ di fastidio nel vedere in penombra. Che possibilità ci sono che mio figlio contragga la retinite? Grazie mille in anticipo per la risposta

Lettera non firmata

Gentile lettore, come forse già sa la RP ha una modalità di trasmissione che può essere autosomica dominante, autosomica recessiva o legata all'X, in pratica si può trasmettere in qualsiasi modo, in virtù del fatto che le alterazioni genetiche che la causano possono risiedere in diversi geni e non uno soltanto. Dalle informazioni (non del tutto esaustive) che posso leggere questa sembrerebbe una forma autosomica dominante, dal momento che sono affetti indifferentemente maschi e femmine e che la trasmissione avviene alla metà circa della progenie di soggetti affetti (lei e suo fratello, così come sua madre e sua zia, oltre che sua nonna, anche se sarebbe utile sapere appunto se sua nonna avesse altri fratelli o sorelle), mentre non si osserva nella progenie dei non affetti (i suoi cugini, quanti? di che sesso? figli di sua zia che non ha la retinite). Se questa ipotesi (quella della modalità autosomica dominante) fosse confermata la probabilità di trasmissione sarebbe di 1/2 (cioè 50%), per ogni evento riproduttivo dei soggetti affetti, a prescindere dal sesso del figlio. Tuttavia per dirimere la questione in modo più appropriato, le consiglio di effettuare una consulenza genetica nella quale le verranno chieste informazioni dettagliate su quanti più membri possibili della famiglia: solo dopo una valutazione complessiva (che tenga conto anche della esatta manifestazione clinica della RP in tutti i soggetti affetti) sarà possibile trarre conclusioni certe. Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera

Gruppo sanguigno

(22.11.2012 - 12:38)

Buongiorno, mi chiamo Valentina e ho 22 anni. Mio marito ha 23 anni. Le scrivo in quanto abbiamo effettuato i rispettivi esami del sangue scoprendo che il mio gruppo sanguigno è A RH POSITIVO, mentre quello di mio marito è 0 RH POSITIVO. Potrebbero esserci delle problematiche a livello di compatibilità di sangue per un eventuale gravidanza? Al momento non sono incinta. Grazie per la sua eventuale disponibilità.

Valentina

Gentile Valentina, tra voi non vi è nessuna incompatibilità: potete procedere. Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera

Proteinosi alveolare polmonare

(04.11.2012 - 20:11)

Salve, mi chiamo Agata e ho 20 anni. Quasi due anni fa ho avuto una bambina che purtroppo dopo un mese è deceduta per proteinosi alveolare polmonare... ora sono di nuovo in gravidanza, avrò la bambina il 21 novembre. Vorrei sapere quanta possibilità c’è che la seconda nasca con lo stesso mutamento genetico? E poi navigando su internet tutti dicono che sia la mamma che il papa devono avere la stessa mutazione genetica… è vero? Il mio genetista dice che mio marito ha una anomalia unica al mondo e non riescono a capire cos’è... io ho i miei dubbi, anche perchè finora non ho visto nessun documento... Aspetto al più presto una sua risposta. Grazie in anticipo. Cordiali saluti

Agata

Gentile Agata, si tratta di una patologia che nel 90% dei casi non è ereditaria, mentre in una piccola percentuale di casi, appunto circa il 10, si trasmette con modalità autosomica recessiva; l'insorgenza così precoce della patologia nella bimba deceduta potrebbe anche far sospettare che in questo caso siamo di fronte alla più rara forma ereditaria, ma naturalmente occorrono ulteriori approfondimenti prima di arrivare a questa conclusione. Se così fosse, comunque, la probabilità di ricorrenza sarebbe di 1 su 4 (quindi del 25%). Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera

Solo un caso o sindrome?

(04.09.2012 - 17:03)

Salve dottore, Le scrivo per avere un consulto, sia io che mio fratello soffriamo di epilessia, inoltre ci sono anche dei tratti simili tra noi... A differenza dei normali ragazzi e ragazze della nostra età noi sembriamo ancora dei bambini... La nostra ossatura è molto piccola le parlo della larghezza delle spalle del torace delle mani. Io ora sono sposata e vorrei avere un figlio con mio marito... La cosa però mi spaventa molto perché non essendo ancora riuscita a capire la natura della nostra condizione vorrei avere maggiori informazioni a riguardo e capire se sia ereditaria. Saluti

Lettera non firmata

Gentile lettrice, nel suo caso la prima cosa da fare è sottoporsi ad una consulenza genetica, che servirà, eventualmente, per individuare un percorso di indagini genetiche finalizzate a comprendere se questo suo "fenotipo" (cioè la morfologia corporea di cui lei sospetta) possa essere determinato da un genotipo (cioè l'assetto genetico che determina il fenotipo) ereditabile. Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera

Sclerosi tuberosa

(08.08.2012 - 00:55)

Gentile dottore, sono una ragazza di 20 anni. La sorella del mio fidanzato è affetta da sclerosi tuberosa con ritardo molto grave. Il mio fidanzato non mostra sintomi della malattia. Nel caso decidessi di intraprendere una gravidanza ci sono rischi? Quali sono i rischi? In che percentuale? Che esami occorre fare, e soprattutto sono in grado di darmi un riscontro preventivo? Sono molto preoccupata. In attesa di una sua risposta le porgo cordiali saluti.

Lettera non firmata

Gentile lettrice, la sclerosi tuberosa si trasmette con modalità autosomica dominante, quindi i soggetti portatori sono affetti; nulla lascia pensare, quindi, che il suo partner possa esserne portatore, ed in questo caso il rischio per la vostra futura gravidanza è quello che insiste su qualsiasi coppia della popolazione generale (cioè molto basso). Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera

Sindrome di Rett

(20.07.2012 - 20:03)

Salve, sono la mamma di una bimba di 5 anni affetta da grave ritardo psicomotorio, la gravidanza e il parto sono andati bene, dopo la nascita al terzo mese ci siamo accorti che qualcosa non andava... abbiamo iniziato a fare vari esami nella risonanza magnetica è risultato che la bimba ha una malformazione cerebrale frontale e laterale sinistro, non ha crisi epilettiche, e da quattro anni le indagini genetiche, la genetista ha un forte sospetto che si tratti di sindrome di Rett, fino ad ora i risultati son stati negativi e stiamo aspettando il risultato del terzo gene, la genetista ha prelevato il dna anche a me e mio marito, ma fino ad ora tutto è negativo, la genetista ci ha detto che anche se i risultati genetici risultassero tutti negativi non è escluso che non si tratti comunque di sindrome di Rett, per le steriotipie e dismorfismi lievi del volto, comunque fino ad oggi non c’è una vera e propria diagnosi, io e mio marito desideriamo un altro figlio, come ci dobbiamo comportare? È meglio rinunciare o provarci? In famiglia non c’è nessun caso, e vorrei sapere se questa malattia è ereditaria, grazie per la sua attenzione

Eleonora

Gentile lettrice, se confermata, la sindrome di Rett è una condizione che, secondo quanto riportato in letteratura scientifica, insorge su base sporadica, quindi il rischio di ricorrenza resta basso. Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera

Dual test positivo

(15.07.2012 - 21:24)

Gentile dottore, ho pensato di disturbarla per sottoporle il mio caso e capire se può aiutarmi e/o indirizzarmi. Sono una ragazza di 37 anni alla prima gravidanza, settimana scorsa ho fatto dual test e translucenza. Translucenza negativa (fc 159, crl 62 translucenza nucale 1.9) dual test: beta hcg 92.21 papp-a 6.22 risultato alto rischio, rischio aumentato per sindrome di down 1 su 243. Il medico mi dice che sotto 250 è consigliata l'amniocentesi. Nessun'altra spiegazione. Premetto che io sto prendendo l'antibiotico perché non riescono a capire se ho la toxoplasmosi, e da quando sono incinta sono dimagrita 4 kg (peso 46 kg) mi chiedo (ed ho chiesto anche alla mia ginecologa che non sapeva rispondere) queste cose non possono influenzare l'esito del dual test? I risultati di questo test sono certi? Secondo lei con un rischio come il mio è indicata l'amniocentesi? Mi aiuti a capire un po' di più. Mi spiace se le ho rubato del tempo e sperando in una sua risposta la ringrazio anticipatamente. Cordialmente

Sabrina

Gentile lettrice, gli esiti del bitest sono delle stime di rischio: in altri termini, se lei fa un esame come ad esempio la glicemia e trova un risultato ad esempio 300 mg/dl, la diagnosi di diabete è già posta con certezza, mentre con questo tipo di indagine si cerca di stratificare la popolazione di donne gravide per individuare quelle per le quali fare l'amniocentesi è opportuno, nel senso che i benefici in termini di informazione certa che si ottengono con l'amniocentesi sono superiori al minimo rischio legato al prelievo invasivo; nel suo caso quindi l'amniocentesi è indicata. Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera

Inversione pericentrica cromosoma9

(15.07.2012 - 16:45)

Salve, sono una primigravida di 36 anni. Ho eseguito amniocentesi da cui si evince inversione pericentrica cromosoma 9. Vengo tranquillizzata dal genetista che ha studiato il cariotipo fetale e che non ritiene opportuno proseguire con ulteriori indagini. A turbare la mia iniziale serenità è però il mio ginecologo, secondo cui dovrei "sentire" il parere di un altro genetista oltreché sottopormi assieme a mio marito a studio del nostro cariotipo. Le chiedo allora, gentile dott., se ritiene utile in questo caso lo studio del cariotipo dei genitori e se questa inversione può essere associata a perdita di materiale genetico nel nascituro. Sarà veramente sano questo bambino? Capisco che lei abbia già dovuto rispondere a tante domande sullo stesso tema, ma mi creda non so più di chi fidarmi; non faccio che pensare al cromosoma 9. Tutto ciò è fonte di ansia e non mi sta facendo vivere con serenità la mia gravidanza. Avrei necessità di conoscere il suo illustre parere... grazie

Nina 76

Gentile lettrice, premesso che il mio parere non è assolutamente illustre (sono ben altri i genetisti i cui pareri possono esser definiti tali), l'inversione pericentrica del 9 è cosa comunissima e che non determina alcuna patologia né fenotipo particolare. Se il collega genetista era sicuro di quello che ha visto, non ritengo sia appropriata una prescrizione di cariotipo materno e paterno. Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera

Trisomia 18: quali esami effettuare per scongiurarne il pericolo?

(15.06.2012 - 11:22)

Gentile dottore, ho 30 anni e una bimba sana di 15 mesi. Circa un mese fa mia cugina trentenne ha partorito una bambina con la trisomia 18 con cariotipo libero, morta dopo poche ore. Con mio marito avevamo deciso di provare ad avere un altro bambino, ma adesso questo spiacevole episodio ci ha messo tanta paura. Quali esami possiamo effettuare prima di provare ad avere un altro figlio? Grazie

Maria

Gentile lettrice, l'evento occorso è di tipo sporadico, non ereditario. La probabilità che possa verificarsi nella sua futura gravidanza è quella prevista per la popolazione generale; in ogni caso questo tipo di trisomia è ampiamente diagnosticabile in epoca prenatale tramite conteggio cromosomico dopo amniocentesi o villocentesi. Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera

Mosaico e conseguenze fenotipiche

(26.05.2012 - 01:58)

Egregio dottor Buonsanti, desideravo contattarla per chiarire un dubbio: in conseguenza dell'effetto Lyon in tutte le femmine di mammiferi, crede sia possibile definire come mosaico genetico tutte le femmine in condizione di eterozigosi per geni eterosomici legati a XX? Nel caso di conferma a questo pensiero, sarei molto interessato a sapere se (in considerazione del fatto che possa esistere la condizione di eterozigosi per più geni sulla stessa coppia eterosomica femminile) si possano manifestare delle differenze enzimatico-metaboliche funzionali tra le due popolazioni di regioni chimeriche che verranno a formarsi nell'individuo adulto. Le sarei molto grato se potesse chiarirmi questa situazione. La ringrazio e rimango in attesa di una risposta.

Gabriele

Gentile Gabriele, in effetti si, le femmine in cui si verifica la compensazione di dosaggio tramite lionizzazione sono mosaici genetici a tutti gli effetti, naturalmente l'effetto enzimatico-metabolico dipende anche dal tessuto specifico che esprimerà solo un pattern ridotto di geni, ma quelli saranno comunque espressi dall'unica copia attiva sull'X, che è quella di origine paterna o materna a seconda di come è andata la lionizzazione nella cellula progenitrice. Questo fenomeno dovrebbe far riflettere noi maschietti su sul fatto che la complessità della parte rosa del mondo getti le basi anche (dico anche), su questa architettura cromosomica del tutto singolare (ovviamente presente anche nelle cellule del SNC) che aggiunge variabilità genetica a quella che già scaturisce dai classici meccanismi come la ricombinazione tra cromatidi non fratelli di cromosomi omologhi, le mutazioni e tutte le altre fonti di variabilità che già conosce. Insomma, geneticamente parlando, rispetto alle femminucce, siamo un po' banali. Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera

Anencefalia e nuova gravidanza

(25.05.2012 - 15:34)

Salve, mi chiamo Manuela, ho 33 anni. Le scrivo per avere dei chiarimenti e sapere cosa fare. Racconto in breve la mia storia: ho un bambino nato sano nel 2007, a gennaio 2012 ho avuto un raschiamento a 12 settimane per feto anencefalico (nessun altro caso in famiglia). Il mio ginecologo dopo tutti i controlli (ecografia e striscio) mi ha detto che posso cominciare a cercare un altro bambino. Mi ha prescritto Folidex compresse (400 microgrammi) una al giorno (come per la prima e seconda gravidanza). Visto cosa è successo non è il caso che assuma una concentrazione più alta? Il mio ginecologo ha detto che basta quello che mi ha prescritto e che non essendo una malformazione genetica non è il caso di fare accertamenti particolari. Il desiderio di un altro bimbo è tanto... ma ho una paura tremenda che possa succedere di nuovo. Non so casa fare... La prego di darmi delle indicazioni... Ringrazio per la sua disponibilità!!!! Un saluto Manuela (non so se è importante... mio marito è diabetico tipo 1)

Manuela

Gentile Manuela, nessun problema per il precedente evento, e neanche per il fatto che suo marito è diabetico. Per quanto riguarda l'integrazione vitaminica dovremmo definitivamente abbandonare l'idea del "più se ne prende meglio è", dal momento che studi clinici stanno in questi anni dimostrando esattamente l'opposto. Il dosaggio dell'acido folico è quello corretto, non sono previsti sovradosaggi per donne con precedente feto con difetti del tubo neurale. Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera

Forma atipica di fibrosi cistica

(22.05.2012 - 15:20)

Salve, sono la mamma di un bimbo di 10 anni, mio figlio sin da piccolo aveva problemi di bronchiti asmatiche ricorrenti, circa due al mese dal terzo mese di nascita, allergie varie, orticarie giganti e problemi respiratori, dopo vari esami di ogni tipo e ricoveri, siamo arrivati ad una insufficienza pancreatica. Tre test del sudore negativi non indicano fibrosi cistica, ma abbiamo il risultato del test genetico di II livello. L’analisi molecolare effettuata su DNA estratto da sangue periferico non ha evidenziato mutazioni su entrambe le copie del gene CFTR. Sono presenti invece i seguenti poliformismi in eterozigosi: M470 (esone 10), 2694T>G (esone 14a), 3041-92G>A (introne 15), 4006-200G>A (introne 20), 4521G>A(esone 24). Esaminata l'intera regione codificante (27 esoni) e le regioni introniche fiancheggianti. L'unica risposta che mi viene data dai dottori è quella di farsi seguire da un nutrizionista per l'insufficienza pancreatica di dubbia causa. Se è possibile potrei avere anche un vostro parere? Sarebbe per noi molto importante. Mio figlio prende enzimi pancreatici e da allora cresce abbastanza bene, ma l unico specialista che ci segue e appunto un nutrizionista. studi recenti americani sulla fibrosi cistica hanno trovato altre mutazioni e ne hanno pubblicato una lista, tra queste ce la M470. Purtroppo non so a chi rivolgermi visto che il centro di riferimento al quale mi sono rivolta qualche volte, mi hanno detto che queste forme Atipiche loro non le hanno mai viste e quindi non sanno aiutarmi. Vi ringrazio anticipatamente per una vostra futura risposta.

Lettera non firmata

Gentile lettrice, la diagnosi genetica di FC effettivamente soffre ancora di qualche problema (in parte dovuto alle dimensioni stesse del gene CFTR, che è uno dei più lunghi del nostro genoma). Nei casi in cui il test genetico dovesse risultare inconclusivo o comunque incongruo rispetto al quadro clinico forse sarebbe opportuno andare a saggiare direttamente l'attività della proteina. Ho sentito a proposito il dott. Michele Ettore, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Neurologiche, Neuropsicologiche, Morfologiche e Motorie-Sezione di Fisiologia e Psicologia dell'Università di Verona il quale ci informa che esistono due test funzionali, di cui uno ancora in fase sperimentale ed uno correntemente eseguito. Si tratta del test dei potenziali nasali (NPD), che viene eseguito ad esempio presso il Centro Fibrosi Cistica di Verona, che vanta anche una casistica di diversi casi atipici di FC. Ecco i riferimenti: Centro Fibrosi Cistica - Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona - piazzale Stefani, 1 - 37126 Verona, Italy - phone: +39 0458123741. Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera

Sindrome di Gilbert: quali conseguenze per un figlio?

(08.05.2012 - 17:32)

Buonasera, sono Connie, mio marito ha la sindrome di Gilbert, un eventuale figlio quali problemi potrebbe avere?? E se si trasmette sia a un figlio di sesso maschile sia quello femminile. Grazie e buon lavoro

Connie

Gentile lettrice, la s. di Gilbert si trasmette come carattere autosomico recessivo, non legato quindi al sesso, ed in ogni caso la recessività del modo di trasmissione esclude che l'eventuale figlio possa esserne portatore, a meno che lei stessa non sia portatrice. Infatti i rarissimi casi di trasmissione autosomica dominante descritti in letteratura riguardano per lo più soggetti di popolazioni asiatiche. In tutti i casi, la condizione è del tutto benigna e non si associa ad alcuna patologia. Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera

Ritardo nello sviluppo

(29.04.2012 - 14:29)

Ho adottato un bambino orfano dell'età di 4 anni e 3 mesi. Il bambino oltre a essere sottopeso per malnutrizione (12 Kg) risulta avere un ritardo nello sviluppo fisico (altezza 92 cm). A seguito di esami genetici eseguiti nel paese di provenienza gli è stato diagnosticato: cariotipo 46XY.ish 22q11.2(TUPLE1x2), cariotipo maschile normale; microdelezione 22q11.2 (sindrome di DiGeorge non viene constatata). Spettro aminoacidi nel sangue e nell'urina - senza patologia; spettro di acidi organici nell'urina - N. Mucopolisaccaridi, mono-, disaccaridi, oligosaccaridi nell'urina-N. Desidererei sapere se la statura bassa del bambino potrebbe essere dovuta, oltre che alla mancanza dei legami affettivi, alla malnutrizione. In merito a tale mancato sviluppo mi consiglia di fare delle analisi specifiche al bambino?

Lettera non firmata

Gentile lettrice, il ritardo di crescita potrebbe anche essere dovuto a malnutrizione; l'esame obiettivo fatto dal pediatra, con l'ausilio di alcuni test di laboratorio come emocromo, transferrina, prealbumina, proteina legante il retinolo, albumina, elettroforesi sieroproteica, oltre che i dosaggi ematici di alcune vitamine (B12, acido folico, vitamina D totale), dovrebbero essere sufficienti a stabilire un eventuale stato di malnutrizione proteico-energetica. È anche importante controllare per un determinato periodo di tempo gli apporti calorici in modo tale da assicurarsi che a fronte di un introito energetico pari al fabbisogno stimato per la sua crescita la crescita si osservi. Cioè, in parole semplici, se il bambino è in grado di accrescersi una volta messo in condizioni energetiche di farlo. In caso contrario si potrebbe indagare un eventuale malassorbimento (per es. dovuto a disturbi nell'apparato gastrointestinale) ai quali si pone poi opportuno rimedio. Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera

Siamo unici, fotocopie, o cosa?!

(16.03.2012 - 11:43)

Salve Dottore, allora, la domanda è questa: al momento del concepimento, una cellula germinale maschile (spermatozoo con 23 cromosomi) si fonde con una cellula germinale femminile (uovo con 23 cromosomi) per originare un nuovo individuo con 46 cromosomi, giusto? Quindi, ogni individuo è costituito da metà patrimonio genetico (23 cromosomi) ricevuto del padre biologico e da metà patrimonio genetico (23 cromosomi) ricevuto della madre biologica. Ciò cosa comporta? Cioè ognuno di noi è solo la sommatoria di suo padre e di sua madre? Oppure significa solo che ereditiamo solo cose come il colore degli occhi, dei capelli ecc...? Inoltre, siamo influenzati geneticamente dai nostri genitori anche per quanto riguarda il nostro carattere, il nostro modo di pensare ecc? Inoltre, mi pare di capire che dal test del DNA risulterebbe che all'interno dei nuclei delle nostre cellule avremmo lo stesso identico patrimonio genetico dei nostri genitori... questo cosa significa? Che siamo loro 'fotocopie'? Oppure c'è un rimescolamento cellulare, che ci rende degli individui totalmente diversi dai genitori, ed unici?

Lettera non firmata

Gentile lettrice, cercherò di ispirarmi all'Essere Supremo della divulgazione, l'immenso ed insuperato dott. Piero Angela, per chiarire in poche righe i suoi dubbi genetici. Durante il processo di gametogenesi, cioè di formazione dei gameti, alcune cellule specializzate che inizialmente avevano 46 cromosomi vanno incontro ad un processo che determinerà la produzione di gameti con 23 cromosomi; già in questa fase avviene un rimescolamento del patrimonio genetico tra i cromosomi omologhi (cioè ad esempio i due cromosomi n. 1 si accostano si scambiano tratti di DNA). I due cromosomi omologhi che si scambiano materiale genetico a loro volta sono il risultato della fusione dei gameti dei nonni nei quali avvenne esattamente la stessa cosa. Questa è già una prima, ed importante, fonte di variabilità genetica; ma torniamo ai nostri gameti da 23 cromosomi: all'atto della formazione dello zigote, i due patrimoni genetici dei gameti (che quindi contengono qualcosina anche dei nonni, dei bisnonni e dei trisavoli...) si uniscono, originando una cellula, lo zigote, e da essa un individuo adulto, che esprime i suoi "caratteri". Quelli che chiamiamo "caratteri" sono in pratica produzione di proteine: sia l'efficienza di produzione di ogni proteina, sia la forma tridimensionale che essa assume e quindi la funzione che svolge sono quindi determinati dai tratti di DNA (chiamati "geni") responsabili della sua produzione. Tutti i processi biologici sono sotto il controllo di proteine ed enzimi, quindi ecco la risposta ad una sua domanda: ereditiamo tutto, non solo il colore degli occhi ma anche le dimensioni del fegato, o la coagulabilità del sangue: in genetica si dice che il "fenotipo" (quello che "appare") è determinato dal "genotipo". Nello zigote e quindi nell'embrione, però, ogni carattere è il risultato dell'interazione della copia del gene presente sul cromosoma di origine paterna e della copia del gene presente nella stessa posizione sul cromosoma omologo di origine materna: queste due copie sono dette "alleli", e l'interazione allelica è un ulteriore elemento di variabilità nell'espressione dei caratteri. Ma non è finita: il nostro DNA è in continua trasformazione, dal momento che in alcune cellule possono verificarsi le cosiddette "mutazioni genetiche" che determinano cambiamenti (in meglio o in peggio) in alcuni geni, anche importanti; tali mutazioni si trasmettono alle cellule figlie quindi interesseranno poi interi tessuti ed organi e possono interessare anche le cellule progenitrici dei gameti, risultando quindi in ultima analisi mutazioni "ereditabili". E fin qui il bambino non è ancora nato. Quando nasce, l'interazione con l'ambiente (aria, parole, cibo, esperienze), determina una "accensione" o "spegnimento" selettivo di questo o quell'altro gene, causando così un'espressività dei suoi caratteri genetici modulata dall'ambiente in cui vive. Quindi ciascuno di noi non solo è unico e diverso da ogni altro, ma è anche "diverso da sé stesso" a seconda dell'ambiente in cui gli capita di vivere. Esistono dei caratteri genetici la cui presenza è di per sé sufficiente per determinare una malattia, ma la stragrande maggioranza dei caratteri genetici, cosiddetti quantitativi, contribuisce a determinare un "fenotipo" solo in piccola parte, essendo noi il risultato dell'interazione tra numerosissime varianti genetiche e numerosissime varianti ambientali. Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera

Ereditarietà di tumore tra mamma e figlio e tra papà e figlia

(06.03.2012 - 10:16)

Sono papà di due bimbe (9 e 12 anni). Mia madre è morta di tumore giovane (44 anni) e così anche le sue sorelle (mie zie). I fratelli (miei zii) stanno bene. La mia domande è: che probabilità ho io come figlio maschio di ereditare la possibilità di ammalarmi di tumore? E che possibilità ho io di trasmettere questo problema alle mie bimbe? Preciso che i tumori che hanno colpito mia madre e le mie zie erano tre tumori diversi.

Danny

Gentile lettore, la stragrande maggioranza dei tumori insorge su base sporadica, cioè non familiare, e la presenza in famiglia di due o tre casi può essere spiegata anche in considerazione dell'incremento nella popolazione generale di alcuni tipi di tumore e nel miglioramento delle tecniche che oggi sono disponibili per la diagnosi. Tuttavia, non possiamo escludere a priori la presenza di un tumore ereditario, in una famiglia con tre casi in linea nell'albero genealogico, ed il fatto che siano occorsi in organi diversi non esclude questa possibilità dal momento che ci sono sindromi ereditarie che determinano lo sviluppo di tumori primari anche in organi diversi in membri della stessa famiglia. Pertanto le consiglio senz'altro una consulenza genetica, dal momento che l'individuazione di un caso di familiarità consente a tutti i membri considerati a rischio o portatori un percorso di prevenzione molto stretto ed accurato, che si traduce in diagnosi precoce, che è a sua volta, come noto, elemento cruciale nel determinare gli esiti della malattia: saprà senz'altro che in moltissimi casi, infatti, una diagnosi tempestiva rende il tumore praticamente innocuo. Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera

Handicap. La scelta di un secondo figlio

(23.02.2012 - 11:54)

Salve! Sono mamma di una bellissima bimba affetta da grave ritardo psicomotorio senza diagnosi. Dopo varie indagini diagnostiche e strumentali - cito tra tutte CGH ARRAY, ricerca cromosoma 15, RMN, EEG tra Osp. Bambino Gesù e Besta di Milano - mi trovo di fatto una bimba con ritardo mentale di 4 anni di età e tante difficoltà neuromotorie. Non cammina ancora autonomamente e non parla. La mia gravidanza, dopo un precedente aborto spontaneo, è stata molto desiderata ed è iniziata con dosi di Deltacortene per una lieve minaccia di aborto, ma è proseguita serenamente fino al cesareo programmato alla 41ma settimana. Polidramnios senza allarmismi: questo è tutto. Nessuno sa dirmi cosa sia accaduto. I medici presuppongono una encefalopatia congenito costituzionale desunta da una microcefalia insorta al 6° mese di vita. Praticamente mia figlia, nata perfetta e con una normale circonferenza cranica, si è trasformata così. Lontanamente penso ad una seconda gravidanza, ma i medici me lo sconsigliano perché "potrebbero" ripresentarsi le condizioni che hanno "favorito" la situazione esistente. Cosa potrei fare per scongiurare tale pericolo? Influirebbe la mia età, dato che sto per compiere 40 anni? Grazie in anticipo.

Lettera non firmata

Gentile lettrice, in assenza di una diagnosi specifica non ci sono analisi possibili che lei possa fare per sapere in anticipo se è portatrice o meno di patologie trasmissibili. Il desiderio di genitorialità (e qui naturalmente includo anche il papà) deve essere ponderato insieme ad un indubbio fattore di rischio già presente, la familiarità per un ritardo psicomotorio congenito, ed un altro incipiente, l'età, che agisce su tutte le donne determinando un lieve ma progressivo incremento di rischio di concepire un feto con un'anomalia cromosomica (in questo caso però sono disponibili indagini di diagnosi prenatale). Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera

Miopatia congenita da accumulo di lipidi e glicogeno

(17.02.2012 - 14:08)

Buongiorno, sono in attesa del primo figlio e ho un dubbio riguardo una malattia che colpì mio fratello, deceduto solo dopo un anno di vita, nel 1976. Dopo aver effettuato vari esami, tra cui una biopsia muscolare, gli venne diagnosticata una "Miopatia congenita da accumulo di lipidi e glicogeno". Successivamente , mia mamma ha avuto due gravidanze, la mia e quella di mia sorella, che sono andate avanti senza alcun problema, e siamo entrambe sane. Le mie domande sono due: - l'amniocentesi può essere in grado di identificare la presenza anche nel mio bambino di tale malattia? Potrei io fare esami sulla mia mappa genetica per vedere se sono portatrice sana di tale malattia? Grazie e saluti,

Laura

Gentile lettrice, naturalmente sarebbe utile conoscere con esattezza se l'evento occorso a suo fratello sia stato determinato da una malattia genetica e di quale malattia si trattasse, prima di poter avanzare delle ipotesi in tal senso; anche la glicogenosi, una malattia metabolica che determina l'accumulo di glicogeno e che il alcune sue forme può essere fatale, è in realtà rappresentata da un certo numero di varianti genetiche che si comportano, dal punto di vista della trasmissibilità, in modo completamente diverso l'una dall'altra. In tutti i casi, tuttavia, possiamo con certezza dire che nulla di tutto quello che potrebbe essere stato allora può essere diagnosticato oggi tramite amniocentesi, visto che quest'ultima tecnica indaga semplicemente il corretto assetto cromosomico del feto, mentre eventuali glicogenosi sono sostenute da alterazioni genetiche, non "visibili" all'indagine cromosomica. Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera

Ipoacusia neurosensoriale bilaterale

(24.01.2012 - 15:35)

Buongiorno, vi scrivo in quanto la scorsa settimana mi sono recata dal genetista in quanto sono affetta da ipoacusia bilaterale neurosensoriale - moderata dalla nascita e, dal momento in cui stiamo prendendo in considerazione una gravidanza, l'audiologo mi ha suggerito caldamente di effettuare tali accertamenti. Oltre a me, anche mio padre ha tale patologia insorta in età adulta (sopra i 50 anni) mentre ho altri familiari (zii e nonno paterno) che sono lievemente sordi a partire dall'età anziana. La mia domanda è: se vi fosse una causa genetica per il mio caso sarebbe più probabile che fosse dominante o recessiva? Ho letto che a seconda delle due possono nascere figli al 50% sordi oppure al 100% sani. Ho molta paura a fare questo esame. L'altro quesito è se durante villocentesi con esito di sordità si può sapere il livello di sordità (totale o ipoacusia...) Grazie

Lettera non firmata

Gentile lettrice, è difficile dirlo, una valutazione accurata può essere fatta solo in sede di consulenza genetica. Non è possibile fare previsioni cliniche in villocentesi. Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera

Analisi genetiche prima del concepimento

(22.01.2012 - 11:11)

Buongiorno, ho 35 anni e vorrei sapere se esistono degli esami genetici da poter effettuare prima del concepimento al fine di diagnosticare eventuali rischi che si potrebbero presentare per il bambino, infatti io sono nata con i mignoli dei piedi sovrapposti all'anulare ed ho letto su internet che si tratta di clinodattilia, ora mi chiedo, con un po' di preoccupazione, se la mia malformazione (in sé innocua) possa essere invece soltanto una delle manifestazioni di un'anomalia congenita ben più grave trasmissibile a mio figlio. Grazie

Lettera non firmata

Gentile lettrice, i test genetici predittivi non possono essere effettuati senza una precisa indicazione clinica. È infatti impossibile indagare tutte le possibili varianti ed anomalie genetiche in un sol colpo alla ricerca di una trasmissibile, ed in ogni caso non sarebbe possibile, anche dopo aver fatto un'ipotetica indagine a tappeto con tutti i test di cui disponiamo, escludere definitivamente tutte le possibili malattie e/o anomalie. In questi casi si procede cercando di comprendere durante una consulenza genetica, se, per una determinata coppia, il rischio valutato è uguale a quello della popolazione generale (che non è zero) o maggiore. Se maggiore, e se si dispone di un appropriato test diagnostico, si fa direttamente quel determinato test. Cordialmente,

Dr. Giovanni Buonsanti
Biologo - Genetica applicata - Matera