23/09/2014
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Il Medico Risponde

Il Genetista risponde

a cura dei Dottori
Giovanni Buonsanti
Alvaro Mesoraca


Genitori rh negativo con figlio rh positivo

(30/08/2014 - 14:59)

Buongiorno, sono alla mia terza gravidanza e il ginecologo durante l'ultima visita mi ha fatto molto pensare... la questione è che sia io che mio marito siamo entrambi A rh -; il mio primo figlio ha esattamente il ns. gruppo sanguigno mentre il secondo è 0 rh+, e lui ritiene che non sia possibile. Il fatto è che io sono sicura che il padre è mio marito e il figlio è mio... per cui come si spiega? Da quanto ho potuto capire il gruppo 0 è fattibile la perplessità è sul rh. Gentilmente, le chiedo se c'è una spiegazione scientifica o se sono corrette le perplessità del ginecologo e a chi dovrei rivolgermi per ulteriori approfondimenti su di me o mio marito visto le mie certezze. L'unica particolarità che mi viene in mente è che io all'età di 10 anni mi sono ammalata di leucemia linfoblastica acuta che ho risolto con chemioterapia e trasfusioni sia di plasma che di piastrine. Resto a disposizione per eventuali ulteriori informazioni. Cordialmente la ringrazio.

Lettera non firmata

Egr. Sig.ra,
il suo è veramente un caso interessante da non sottovalutare. Come lei stessa ha anticipato da due genitori con gruppo A è possibile avere un figlio di gruppo 0 (si possono avere figli sia A che 0). Per quanto riguarda il fattore Rh, effettivamente tra due genitori Rh negativi possono nascere solo figli Rh negativi. Ci sono però delle rare questioni da verificare: il sistema Rh è rappresentato da cinque determinanti antigenici principali: C, D, E, c, e; d, invece, non è un determinante antigenico e non esistono quindi anticorpi anti-d. Quando un individuo è Rh positivo significa che è omozigote o eterozigote per l'antigene D, mentre i soggetti Rh negativi non posseggono l'antigene (dd). Alcune persone hanno globuli rossi che reagiscono debolmente con l'antisiero anti-D e fanno parte di una variante chiamata "Du" considerati Rh positivi in quanto donatori, perché i loro eritrociti stimolano la produzione di anticorpi anti-D in soggetti Rh negativi; ma considerati Rh negativi, in quanto riceventi, poiché talora possono formare anticorpi anti D se trasfusi con sangue Rh positivo. Considerando che ha subito una trasfusione è possibile che si sia verificata questa situazione (un individuo Rh - non ha nel suo sangue gli anticorpi per il fattore Rh positivo. Questi anticorpi si formano non appena il paziente riceve una trasfusione di sangue Rh + nel 50% dei casi. Il processo è all'inizio molto lento e non causa problemi nell'immediato. Se invece si ripete la trasfusione di sangue Rh+ si possono avere seri problemi). Quest'ultima considerazione sta a significare che, se verosimilmente si trova in tale situazione, può trasmettere il fattore Rh+. Fatte tale ipotesi, se Lei ha il fattore Rh - ed il Suo secondo figlio è Rh+ bisogna assolutamente considerare se sussiste un’incompatibilità materno-fetale per madre Rh negativa che concepisce un figlio Rh positivo (questo nel caso in cui esiste l'ambiguità di gruppo sul Suo sangue). Consiglio quindi di ricorrere a specialisti del settore che vi consiglino esattamente come procedere (a mio avviso va eseguito, oltre al test di Coombs indiretto, anche la verifica dell'Rh fetale mediante prelievo di cellule fetali tramite villocentesi o amniocentesi per verificare se è necessario ricorrere alle immunoglobluline anti-D). Rimango a disposizione per ogni altro eventuale chiarimento.

Dr. Alvaro Mesoraca
Genetista - Roma

Sindrome di Norrie

(29/08/2014 - 12:53)

Gentile Dottore, Sono in attesa del mio secondo figlio, esattamente sono alla 16 settimana e ho scoperto che è un maschietto. In famiglia ho casi di sindrome di Norrie, per essere più precisi due cugini sono affetti da questa malattia genetica. Nel 1996 la mia famiglia si è sottoposta ad analisi del DNA per determinare chi fosse portatore o meno della malattia che colpisce i maschi ma che viene trasmessa dalle donne. Nel referto per quanto riguarda mia madre c’è scritto: genotipo selvatico sano per la mutazione. Significa che non è portatrice?? E quindi se lei non è portatrice io rischio?? Grazie mille

Elisa

Gentile Sig.ra Elisa,
la malattia di Norrie è una displasia vitreo-retinica che colpisce solo i maschi, mentre le femmine portatrici hanno un fenotipo normale. La malattia si associa a microftalmia, ipoplasia dell'iride, sinechie, glaucoma e cataratta. In un terzo dei casi, verso i 20-30 anni, si sviluppa sordità percettiva bilaterale ed anche comune il ritardo psicomotorio (65%). Il gene-malattia mappa sul cromosoma Xp11.4 rendendo possibile quindi la diagnosi, anche prenatale. Nel suo caso, però, essendo sua madre non portatrice sana (con genotipo selvatico, quindi normale), lei non può essere portatrice e non può generare figli affetti. La saluto cordialmente

Dr. Alvaro Mesoraca
Genetista - Roma

Array CGH e sbilanciamenti cromosomici: quali prospettive per gravidanze future?

(22/08/2014 - 18:35)

Gent.mi Dottori, vi scrivo di nuovo dopo la mia richiesta di consulenza genetica del 17-06-2014 alla quale il Dott. Mesoraca aveva gentilmente risposto. Purtroppo la mia gravidanza si è conclusa con un IVG, decisione presa perché l'arrayCGH ha mostrato la presenza nel feto di tre riarrangiamenti cromosomici sbilanciati, che avrebbero decretato con altissima probabilità un conseguente ritardo mentale/psico-motorio di entità variabilissima. Questi i riarrangiamenti: - in primis una DELEZIONE a carico del braccio corto del cromosoma 3 di circa 857Kb (in 3p26.3) - due DUPLICAZIONI a carico del braccio lungo del cromosoma 15 (regioni 15q11.2 e 15q24.1- q26.3), la prima con estensione difficilmente definibile, la seconda con estensione di circa 28Mb. Ora, all'interno della regione deleta del cromosoma 3 è presente un gene, CHL1, noto come associato a ritardo mentale nella Sindrome da delezione 3p-. Invece all'interno della regione duplicata in regione 15q11.2 sono contenuti alcuni geni, in particolare NIPA1, coinvolti nello sviluppo e nella funzione neuronale, la cui presenza in doppia dose potrebbe avere effetti sulla funzionalità del sistema nervoso, con possibili alterazioni funzionali, sulle quali tuttavia non è possibile esprimere una prognosi precisa data l'espressione variabile ad oggi descritta. La regione infine duplicata in 15q24.1- q26.3 contiene numerosi geni che potrebbero anche essi, presenti in doppia dose, essere patogenetici per il prodotto del concepimento. Poiché si è sospettato che questo quadro di sbilanciamenti fosse la conseguenza di una traslocazione portata da noi genitori, il genetista ha provveduto a farci eseguire di nuovo cariotipo e arrayCGH sul nostro sangue. Il risultato è stato per me - che sono la madre - del tutto positivo: cariotipo corredo normale, 46,XX e ottimo è stato anche l'esito dell'analisi microarray che non ha evidenziato variazioni nel numero di copie delle regioni indagate. Invece il mio compagno ha sì un cariotipo normale 46,XY ma l'arrayCGH ha evidenziato la presenza di due sbilanciamenti: - una DUPLICAZIONE del cromosoma 14 (in 14q32.2), che però non è descritta nei database di riferimento e pertanto non è possibile definirne il significato; - una DUPLICAZIONE del cromosoma 15 (in 15q11.2 ... ovvero la stessa del feto), che ci era già stata descritta come regione nota per la predisposizione al ritardo psicomotorio/disabilità intellettiva. Tuttavia il gentista nel referto ha scritto che data l'assenza di problematiche cliniche nel mio compagno - e in nostra figlia di 5 anni - verosimilmente tali microarrangiamenti cromosomici sbilanciati sono da interpretarsi come varianti della norma in lui e nella bimba, privi di ruolo patogenetico. Il genetista ha concluso dunque il referto scrivendo che il feto ha ereditato la suddetta duplicazione in 15q11.2 dal padre, mentre gli altri due riarrangiamenti (delezione del 3 e l'altra duplicazione del 15) sono stati di nuova insorgenza. Il problema ci si pone ora per future gravidanze. Il genetista ci ha scritto nel referto finale che il mio compagno ha il 50% di possibilità di trasmettere ciascuna delle duplicazioni che porta, per le quali non è possibile determinare o escludere un eventuale ruolo clinico di tali varianti (specie per quella in 15q11.2) nel concepito che la dovesse ereditare, poiché l'espressione fenotipica sarebbe influenzata dal restante background genetico e da fattori ambientali, non dosabili a priori. Per fortuna non ci sono nella famiglia del mio compagno casi di problematiche che possono far pensare ad un'ereditarietà o predisposizione familiare, però in caso di riscontro in un futuro feto dell'alterazione in 15q11.2 il genetista scrive che sarebbe difficile esprimere un giudizio prognostico, considerando che i dati attuali ottenibili dai database internazionali mostrano che questo sbilanciamento può essere associato o meno a ritardi psicomotori/disabilità intellettive ed a livello variabilissimo di gravità. Io continuo a desiderare fortemente una gravidanza, ma tremo di paura. Che opinione e consiglio potete darmi? Avete avuto modo di conoscere casistiche simili? P.S. io soffro di emicrania da molti anni e sono in cura con farmaci appositi (Difmetré e triptani, ne prendo anche 7/8 al mese) che ho sospeso solo in gravidanza: possono questi farmaci aver influito sugli sbilanciamenti del feto? Grazie per la risposta che vorrete darmi. Cordiali saluti,

Elena

Egr. Sig.ra Elena,
da quello che descrive le dico subito che la gestione del caso è stata più che idonea. Tutti i controlli del caso, necessari, sono stati eseguiti. Quando ci si trova al cospetto di tali variazioni citogenetiche non sempre si riescono ad avere certezze assolute riguardo l'espressione clinica. L'insorgenza sporadica e de novo sia della delezione in 3p26.3 e della duplicazione in 15q24.1- q26.3 sarebbero da considerare, per l'appunto, "incidenti di percorso", che difficilmente possono ripresentarsi ad una successiva gravidanza. È vero, esiste il rischio della trasmissione delle duplicazioni di suo marito (14q32.2 e 15q11.2), ma questa eventualità, compreso il possibile riarrangiamento di tali variazioni, possono essere studiati in diagnosi prenatale anche precocemente mediante villocentesi. Capisco le sue paure e comprendo l'incertezza decisionale riguardo una futura gravidanza ma, per quello che vi è possibile, provate a guardare avanti positivamente, anche perchè la possibilità di avere un figlio sano, per voi, è alta.
PS: I farmaci che ha assunto non hanno avuto alcuna influenza sugli sbilanciamenti cromosomici. Cordialmente

Dr. Alvaro Mesoraca
Genetista - Roma

Rischio Sindrome di Down. Amniocentesi ed NGPD

(20/08/2014 - 16:54)

Salve, sono una donna di 33 anni incinta alla 14 settimana, prima gravidanza. Due settimane fa il mio ginecologo mi ha mostrato i risultati del bitest: free beta hcg 2.2, proteina A 0,45 e TN 1.6, rischio sindrome di down 1.50. Questo risultato ci ha sconvolti e adesso siamo presi dal panico. Avrei bisogno di sapere se in questi casi è possibile effettuare una amniocentesi con NGPD, vista la nostra volontà di avere il massimo delle informazioni possibili e in tempi rapidi, se questo tipo di indagine è coperta dal SSN e se c'è un elenco di strutture e medici accreditati per l'esecuzione di tale indagini. Grazie

Lettera non firmata

Buongiorno sig.ra,
è passato un po’ di tempo e spero che nel frattempo ha fatto la scelta giusta (amniocentesi). Se non l'avesse ancora fatto è ancora in tempo per farlo. Un’amniocentesi la metterebbe al sicuro, se negativa, dagli eventuali dubbi emersi con lo screening biochimico. Per quanto riguarda le informazioni che si possano ottenere da un’amniocentesi, lei cita la NGPD. In effetti la NGPD (Next Generation Prenatal Diagnosis), a quanto pare, rappresenta una svolta importante nella diagnosi prenatale. Permette lo studio, contemporaneamente e dopo avere escluso le patologie cromosomiche più frequenti, di 300-400 patologie genetiche clinicamente gravi che si manifestano alla nascita o, addirittura, durante la gravidanza. Avviene spesso che dati dubbi, derivanti da un Bitest o dagli screening biochimici, nascondono patologie importanti geneticamente determinate, che nè l'amniocentesi di base nè tantomento gli screening non invasivi sul sangue materno (i cosiddetti NIPT), possono rilevare. In questi casi bisogna ricorrere a mezzi diagnostici evoluti. La NGPD sfrutta la tecnologia della NGS (Next Generation Sequencing) che è un’evoluzione delle tecniche di sequenziamento del DNA. Anni fa per sequenziare un gene occorrevano mesi. Oggi, con la NGS, in una settimana, è possibile sequenziare centinaia di geni. Queste moderne tecniche oggi disponibili impongono un cambiamento di veduta epocale, nella diagnosi delle malattie genetiche, anche in fase prenatale.
Mi tenga al corrente. Affettuosi saluti.

Dr. Alvaro Mesoraca
Genetista - Roma

Inversione cromosoma 10

(15/08/2014 - 15:23)

Buongiorno, ho 37 anni e sono alla fine dell'11a settimana di gravidanza. Alcuni giorni fa ho fatto la villocentesi, i cui primi risultati hanno evidenziato un'inversione del cromosoma 10. Il medico ha chiesto a me e mio marito di fare un esame del sangue per mappa cromosomica e ha aggiunto che nel caso l'avessimo io o mio marito non ci sarebbero rischi per il feto. Siamo particolarmente preoccupati, a cosa stiamo andando incontro? Grazie infinite. Cordialmente.

Lettera non firmata

Egr. Sig.ra, l'inversione del cromosoma 10 spesso è familiare e trasmessa da uno dei coniugi. Se così è state tranquilli, non rischiate nulla. È possibile però che l'inversione sia sporadica, non presente in voi due. Teoricamente, anche in questa ipotesi, dovreste stare tranquilli. Ma sarebbe meglio ricorrere allo studio più approfondito dell'integrità strutturale del cromosoma 10, sottoponendo il materiale cellulare prelevato con la villocentesi ad aCGH (tecnica di citogenetica molecolare che i Centri di Genetica più attrezzati dovrebbero poter applicare). Cordialmente

Dr. Alvaro Mesoraca
Genetista - Roma

Mutazione in eterozigosi del fattore MTHFR

(13/08/2014 - 18:14)

Buona sera dottore, io ho 37 anni e una bambina di 18 mesi. In seguito ad un primo aborto dopo pochi mesi dal matrimonio, il ginecologo mi sottopose ad una serie di analisi dai quali si evidenziò una mutazione in eterozigosi del fattore MTHFR in C6777T, e in A1298. Ho preso folidex da subito, per tutti i nove mesi e lo prendo ancora. Ho preso la cardiospirina anche per tutta la gravidanza e l'eutirox perchè ho la tiroidite di hashimoto (per questo sono stata seguita dal mio endocrinologo). Parlando con una ragazza che ha il mio stesso problema ho scoperto che il suo ginecologo le ha dato il prefolic e varie vitamine. Io le chiedo è giusto anche il mio percorso? Potrebbe portare in seguito danni a mia figlia? Premetto che è sana e ho anche conservato il cordone e fatto quindi tutti gli esami di routine normalmente. Grazie

Lettera non firmata

Buongiorno Sig.ra,
Lei per ciò che riguarda il gene MTHFR risulta eterozigote composto, si dice così, per la presenza delle due mutazioni principali (C677T e A1298C). Intanto le dico subito che dubito che l'aborto lo abbia avuto per queste due mutazioni. L'acido folico, generalmente preso in gravidanza, abbasserebbe l'eventuale aumento di omocisteina nel sangue, cosa che avviene quando si hanno due mutazioni dell'MTHFR (per la verità avviene più spesso quando un soggetto è omozigote per la mutazione C677T. Quindi non il suo caso). Non si preoccupi della terapia osservata in gravidanza, non ha creato danni a sua figlia. Fra qualche mese invece lei dosi i suoi livelli nel sangue di omocisteina, se sono normali non deve fare nulla. Se sono alti potrà prendere, a cicli, acido folico. Saluti

Dr. Alvaro Mesoraca
Genetista - Roma

Traslocazione apparentemente bilanciata del braccio lungo del cromosoma 11 e 13

(13/08/2014 - 00:24)

Salve, ho 25 anni ho avuto 3 aborti spontanei. Gli esami di mio marito sono perfetti, io invece ho una traslocazione apparentemente bilanciata del braccio lungo del cromosoma 11 e 13. La prego mi risponda, sono disperata… potrei mai avere bambini o no? Io e mio marito stiamo malissimo, desideriamo con tutto il cuore un bimbo. Se si, cosa devo fare per non avere questi aborti? La prego, mi risponda! Grazie

Lettera non firmata

Cara Sig.ra,
le traslocazioni bilanciate, quelle che non provocano variazioni quantitative di cromatina, sono date dallo scambio vicendevole di cromosomi non omologhi. L'effetto di questo scambio è che si formano due cromosomi derivati che hanno un segmento traslocato ed uno centrico. Chi ha una traslocazione apparentemente bilanciata, come lei, è sana ma ha un notevole rischio riproduttivo, quello che purtroppo ha vissuto personalmente. Il rischio riproduttivo è determinato dalla malsegregazione sbilanciata dei cromosomi. Generalmente il rischio di interruzione della gravidanza, nel caso come il suo, è stimato tra il 20 ed il 30%, ma può essere anche più alto (dipende da alcuni fattori). Mi chiede se potrà mai avere un figlio. Certo che può avere un figlio, sano e concepito naturalmente, vedo per fortuna che è giovane. Capisco che tre aborti spontanei hanno lasciato un segno e nessuno meglio di voi possono capire quanto. Ma dovete cercare dentro la forza di reagire, avere il coraggio di riprovarci. In ultima ipotesi, ma spero che non sia necessario, la diagnosi preimpianto potrebbe rappresentare una possibile strada alternativa. Cordialmente

Dr. Alvaro Mesoraca
Genetista - Roma

Sclerosi tuberosa

(10/08/2014 - 15:24)

Buongiorno, il mio compagno ed io (32 e 38 anni) stiamo valutando l'idea di avere un bambino. Nella mia famiglia ho un caso di sclerosi tuberosa, ne è affetto mio zio (fratello di mia madre), quindi mi stavo chiedendo come poter procedere in questo percorso e quanto potrebbe essere alta la percentuale di trasmissibilità. Lui è l'unico caso in famiglia e mia mamma non ha avuto alcun problema con le sue due gravidanze. Mi hanno consigliato di fare la mappatura genetica e tutti gli accertamenti del caso, anche perchè io ho il gruppo sanguigno AB negativo (la sola in famiglia) e fino a pochi anni fa mi dicevano, che era un tipo di sangue che comportava tutta una serie di problematiche nel caso di una gravidanza. Il mio compagno ha il gruppo O positivo e nella sua famiglia non sono presenti malattie genetiche di alcun tipo, l'unica cosa un po’ fuori dal comune è suo fratello, che è cardiopatico. Spero di essere stata chiara nella spiegazione e grazie tante per l'aiuto.

Lettera non firmata

Egr. Sig.ra, vado per ordine:
la sclerosi tuberosa è una malattia ereditaria autosomica dominante con un'incidenza di 1/10.000 nati. La patologia mappa sui cromosomi 9q34 (TSC1) e 16p13 (TSC2). Oltre la metà dei casi è sporadica, cioè è determinata da mutazioni spontanee non trasmesse dalla coppia. Per questa regione la consulenza genetica è difficile data la grande variabilità fenotipica. In linea di massima il rischio per la Sclerosi Tuberosa per voi è trascurabile, essendo suo zio l'unico affetto ed essendo patologia dominante, quindi nè sua madre ne è affetta, nè tantomeno lei. Per quanto riguarda, quindi, la Sclerosi Tuberosa a mio avviso può stare tranquilla. Le consiglio comunque, in caso di gravidanza, i controlli ultrasonografici di routine (ecografia). Per quanto riguarda il discoro sui gruppi sanguigni, lei è Rh negativo, essendo il suo compagno Rh positivo il feto potrebbe essere a sua volta Rh positivo nel 50% dei casi e, quindi, crearsi un’incompatibilità Rh tra madre e feto in una successiva gravidanza (il ginecologo saprà gestire tale emergenza). Esiste anche un incompatibilità per i gruppi AB0, più lieve. Se una madre è A, B, oppure AB nessuna incompatibilità può verificarsi; se la madre è di gruppo 0 ed il padre di gruppo A, B, oppure AB il bambino alla nascita potrebbe manifestare il cosiddetto “Ittero da incompatibilità AB0”, una condizione assolutamente non grave e senza conseguenze, la cui diagnosi viene però facilitata dalla conoscenza dei gruppi sanguigni di madre e padre. Ma non è il suo caso. Spero di essere stato chiaro. Cordialmente

Dr. Alvaro Mesoraca
Genetista - Roma

Diagnosi prenatale atassia spinocerebellare

(09/08/2014 - 16:38)

Buongiorno, sono incinta alla 13 settimana, ho fatto il bitest con risultati tranquillizzanti e probabilità molto basse di trisomie. Due miei zii materni erano affetti da atassia spino cerebellare, non so di quale tipo. Non avendo altre informazioni sulla malattia dei miei parenti sarebbe possibile effettuare una diagnosi prenatale relativa a questo tipo di malattia genetica? Se si quali esami dovrei fare? Vi ringrazio fin da ora per una risposta. Cordiali saluti.

Lettera non firmata

Egr. Sig.ra,
sono note alcune decine di forme di Atassia Spino cerebellare e con meccanismi di trasmissione diversi (Recessiva, Dominante, X-Linked, e Mitocondriale). È chiaro che, ammesso che ce ne fosse necessità, la diagnosi prenatale deve essere mirata. Vale a dire bisogna conoscere il gene che nella famiglia ha determinato la patologia, e qui invece si sa poco. Non è possibile neanche eseguire uno screening sulle mutazioni principali, perchè i geni sono veramente tanti. Si affidi quindi al Suo ginecologo di fiducia per verificare cosa, eventualmente, fare nel corso della Sua gravidanza. Cordialmente

Dr. Alvaro Mesoraca
Genetista - Roma

Esami per determinare presenza albinismo: portatore sano e prenatali

(05/08/2014 - 00:18)

Salve Dottore. Il mio compagno ed io siamo vicini ai 40 anni e vorremmo avere un figlio ma il fatto che uno dei suoi fratelli sia albino oculocutaneo ci mette molti timori. I suoi genitori non sapevano di essere portatori perché nessuno in entrambe le loro famiglie aveva mai riscontrato la malattia. Nella sua famiglia non sono mai stati fatti degli esami genetici per capire quali figli fossero sani e quali invece portatori sani. Nella mia famiglia non ci sono mai stati caso di albinismo ma neanche in quella del mio compagno fino alla nascita del fratello, diversamente non lo avrebbero mai saputo! Con questi presupposti che probabilità abbiamo di avere un figlio albino? É vero che non é possibile fare test, sia sul mio compagno che prenatali, se non sono note le mutazioni genetiche del fratello? Ho letto che la diagnosi prenatale é effettuabile solo per una gravidanza con il 25% di rischio... Cosa significa? Forse che, qualora io fossi portatrice sana (chi può dirlo con certezza senza esami), non sarebbe possibile determinare la presenza o meno di albinismo? Durante la gravidanza l'accesso a questo tipo di esami é gratuito? La ringrazio.

Lettera non firmata

Egr sig.ra,
l'albinismo oculocutaneo fa parte di un gruppo di malattie ereditarie della biosintesi della melanina, caratterizzato da una riduzione generalizzata della pigmentazione dei capelli, della cute e degli occhi e da segni oculari variabili, compresi il nistagmo, la riduzione dell'acuità visiva e la fotofobia. La malattia ha una prevalenza stimata in 1/17.000 in tutto il mondo. I segni sono molto variabili a seconda del sottotipo specifico. La cute, i capelli e gli occhi possono essere privi di pigmentazione, oppure avere una pigmentazione ridotta o pressoché normale, in presenza o in assenza di segni di nistagmo, fotofobia e ridotta acuità visiva. La trasmissione ereditaria è sempre recessiva (genitori portatori sani che trasmettono la mutazione) ma i geni coinvolti sono diversi. Esiste il gene TYR, coinvolto in una forma parziale o totale dell'attività enzimatica. Oppure i geni TYRP1, SLC45A2 o anche il gene, scoperto recentemente, C10orf11. Detto questo, il suo compagno naturalmente potrebbe essere portatore sano (ha il 50% di possibilità di esserlo), ma per avere un figlio affetto da questa patologia dovrebbe esserlo anche lei. Essendo il rischio a priori di essere portatori sani, per uno dei geni sopradetto, stimato attorno a 1/170-200, la possibilità che possiate avere un figlio con l'albinismo oculocutaneo è di circa 1/1350-1500. Naturalmente è necessario studiare i geni responsabili e verificare se effettivamente il suo compagno è portatore, perchè se non lo fosse, il rischio a quel punto sarebbe trascurabile. Mi chiede se questi esami in gravidanza sono gratuiti. Non mi risulta, ma potrei sbagliare, che si offra in convenzione la diagnosi prenatale di albinismo. Mi tenga al corrente. Cordialmente

Dr. Alvaro Mesoraca
Genetista - Roma

Alterazioni pannello trombofilico

(22/07/2014 - 14:31)

Salve, avrei bisogno di alcune delucidazioni in merito a gli esami del pannello trombofilico da me fatti. Sono state riscontrate delle mutazioni per l'mthfr c677t mutato in omozigosi; e per il pai-1 mutato in eterozigosi (5g-4g);tutto ciò cosa comporta in vista del fatto che vorrei fare una criotansfert? Ci sono degli altri esami da fare?

Lettera non firmata

Cara Sig.ra,
l’MTHFR (metilentetraidrofolato reduttasi) è un enzima che regola il metabolismo dell’omocisteina. Come tutte le proteine presenti nel nostro corpo mutazioni a carico del gene corrispondente possono alterarne la formazione. La variante C677T del gene MTHFR, provoca una riduzione dell'attività enzimatica del MTHFR fino al 60% nei soggetti omozigoti e questo si traduce in un aumento di omocisteina nel sangue. Elevati livelli di omocisteina possono essere responsabili di aumento del rischio di trombosi, specie se associato alla variante del Fattore V o del Fattore II (a proposito verifichi di avere eseguito anche questi due geni). Per abbassare l’omocisteina basta l’assunzione di acido folico e questo sarebbe utili ai fini di una gravidanza , naturale o mediante fecondazione assistita (per scongiurare un rischio di difetti del tubo neuronale nel feto ) Inoltre l’iperomocisteinemia e l’età della donna (>39 anni) sono fortemente associati con il rischio di sviluppare eventi trombotici durante una IVF. Per quanto riguarda invece il PAI 1 questo è presente con un polimorfismo del tipo 4G/5G. La variante può essere associata a livelli plasmatici elevati di PAI-1, con conseguente rischio di malattie coronariche, e nelle donne in gravidanza aumentato rischio di abortività ma la rilevanza di questi eventi è soprattutto evidente se accompagnata da altri fattori di rischio, quali la variante Fattore V Leiden o la variante G20210A sul Fattore II. In sostanza, dunque, se alle indagini eseguite, spero anche del fattore V e II risultati negativi, ha ottenuto solo un risultato di MTHFR con mutazione C677T in omozigosi, se non prende acido folico, controlli il livello di omocisteina, se è alto assuma acido folico (cosa che sicuramente già sta facendo). Tanti cari saluti

Dr. Alvaro Mesoraca
Genetista - Roma

Sospetta Trisomia 21?

(14/07/2014 - 11:54)

Ho 36 anni, ho avuto un aborto spontaneo alla decima settimana di gestazione, l'analisi citogenetica ha evidenziato cario tipo 47,XX, +21. Quali sono le probabilità che possa ripetersi una trisomia 21? È opportuno effettuare l'analisi del cariotipo dei genitori? Grazie.

Lettera non firmata

Cara Sig.ra,
un evento cromosomico come quello a voi capitato (sindrome di Down o trisomia del cromosoma 21), in genere è casuale. Una responsabilità accertata, al momento, è solo quella legata all'età materna. L'ipotesi di ripresentazione della problematica è quindi dipendente dalla sua età al momento del concepimento. Alcuni autori indicano un rischio aggiuntivo dell'1 % in chi ha già avuto un feto con aneuploidia cromosomica, ma molti non sono concordi. Eseguire un cariotipo di coppia prima della prossima gravidanza non sarebbe proprio necessario, ma vi metterebbe al sicuro nei riguardi d alcune rare patologie cromosomiche trasmesse da genitori portatori di traslocazioni bilanciate (compre quelle associate al cromosoma 21). Cordialmente

Dr. Alvaro Mesoraca
Genetista - Roma

Genie e inversioni

(01/07/2014 - 22:23)

Salve Dottore, la mia è una domanda un po' particolare. Mia suocera ha il BRCA1, è stata operata ben tre volte al seno. Ho letto che il BRCA1 si trova sul cromosoma 17 in q21. Mio marito ha l'inversione proprio di un cromosoma 17 in q21 q25, inversione che ha trasmesso a mio figlio, ma non so se anche a mia figlia, perchè di lei non feci amniocentesi. Essendo ignorante in materia, volevo sapere se quest'inversione poteva "disattivare" il BRCA1 qualora mia suocera l'avesse trasmesso a figlio e nipoti o è solo una coincidenza che si trovi nel solito punto, e se quindi mi consiglia di effettuare ulteriori indagini. Mio figlio ha 5 anni e mia figlia 7. La ringrazio infinitamente per la sua attenzione.

Francesca

Buongiorno sig.ra Francesca,
sarebbe innanzitutto interessante sapere se anche sua suocera ha la stessa inversione di suo marito, perchè se dovesse averla è molto probabile che, siccome il punto di rottura del cromosoma potrebbe corrispondere alla stessa posizione del gene BRCA1, cioè in 17q21, in tale fase si è perso del materiale genetico importante. Oltre al cariotipo di sua suocera è importante anche sapere che tipo di alterazione ha subito il gene BRCA1 (lei mi riferisce genericamente che sua suocera ha il BRCA1). Le chiedo questo perchè se il gene BRCA1 di sua suocera ha una singola mutazione puntiforme, determinante della patologia, è probabile che l'inversione non c'entri nulla. Se invece vi è una delezione del gene (se se conoscono diverse in letteratura) allora si farebbe strada l'ipotesi di cui sopra (gene disattivato con l'inversione). È importante quindi avere ulteriori informazioni al riguardo, ed anche avere un’anamnesi familiare completa, per conoscere i rischi per i suoi figli, ma anche di suo marito. Se non fosse possibile avere tali informazioni, allora si può, in alternativa, analizzare il BRCA1 di suo marito attraverso il sequenziamento del gene. Rimango a sua disposizione per altri eventuali dubbi.

Dr. Alvaro Mesoraca
Genetista - Roma

Plica nucale ispessita: possibili malformazioni?

(29/06/2014 - 08:14)

Buongiorno, ho 39 anni e una bimba sanissima di 14 mesi nata con tc per posizione trasversa. Ora sono in attesa di un secondo bimbo a14 settimane. Mi è stata valutata una plica nucale molto ispessita: 5.5 mm, conseguenza sembrerebbe di un inspessimento dei dotti linfatici bilaterali del collo e arteria ombelicale unica. Poco hanno saputo dirmi circa le reali possibilità che il mio bimbo sia sano. Ho eseguito villocentesi e il cariotipo risulta normale, il bimbo risulta di 8.3 cm lunghezza vertice sacrale con tutti gli altri parametri cardiaci e rilevabili nella norma per epoca gestazionale. Vorrei capire quali sono le reali possibilità che il mio bambino sia sano? O che abbia malformazioni genetiche? E a quale epoca effettivamente potrò avere qualche certezza in più? Grazie fin d'ora per la vostra gentile risposta.

Laura

Egr Sig.ra Laura,
la translucenza nucale può risultare di valore aumentato (valore che è transitorio e che in genere regredisce dopo alcune settimane) in numerose condizioni come le aneuploidie cromosomiche, ma anche in alcune sindromi e malformazioni cardiache isolate o genetiche. La maggior parte dei feti sani, ha valori di NT compresi fra 1.1 mm e 1.4 mm. Sono stati proposti vari valori limite oltre i quali considerare l'esame alterato. Attualmente la maggior parte dei ricercatori concorda nell'identificare in 2.5 mm il valore massimo oltre il quale si sconfina nel patologico. Un valore alterato di NT non necessariamente indica problemi fetali, ma comunque un rischio aumentato di patologia persiste. Proprio per questo, anche in caso di negatività al cariotipo fetale, è necessario effettuare ulteriori approfondimenti genetici ed ecografici. Recenti linee guida ed indicazioni scientifiche specializzate consigliano l'utilità di eseguire, dopo un cariotipo fetale risultato negativo, anche esami più specifici utilizzando tecniche più sofisticate come l'aCGH o la NGS, al fine di escludere rare condizioni genetiche che possano avere come prima manifestazione ecografica una NT aumentata (come ad esempio alcune cardiopatie su base genetica). Un caro saluto

Dr. Alvaro Mesoraca
Genetista - Roma

Trisomia 21

(22/06/2014 - 22:09)

Buonasera dottore, ho 41 anni e il mio compagno 47, due settimane fa ho fatto la villocentesi e tre giorni fa sono stata chiamata dall’ospedale perché nell’esito risulta cariotipo maschile a 47 cromosomi con trisomia 21. Non mi è stato detto altro, quindi come già parlato in precedenza con il mio compagno la decisione sarebbe l’aborto... la mia domanda è: la dottoressa non mi ha detto di parlarne con il genetista secondo lei non ne varrebbe la pena? E poi non sarebbe il caso di fare altri accertamenti come l’amniocentesi per essere sicuri? Premetto che ho già due figlie avute con il mio precedente marito avute 19 e 16 anni fa e a dicembre ho avuto un aborto a 18 settimane che dall’esame della villocentesi era normale e quello istologico morte da soffocamento del cordone ombelicale... la ringrazio anticipatamente

Lettera non firmata

Buongiorno sig.ra,
ritengo che se l'Ospedale le ha comunicato tale referto lo ritiene certo e definitivo. Solitamente la villocentesi, se eseguita da mani esperte, è risolutiva e non necessita di conferme con amniocentesi. Solo in casi particolari è necessario eseguire approfondimenti ulteriori. Per quanto riguarda la consulenza genetica, lei ha ragione. Ogni referto di questo tipo, soprattutto se patologico, deve essere accompagnato da una consulenza genetica. Cari saluti

Dr. Alvaro Mesoraca
Genetista - Roma

Dandy Walker

(18/06/2014 - 15:28)

Salve, a febbraio 2013 ho scoperto di aspettare il mio primo bimbo, sembrava tutto ok fino alla 19esima settimana, alla morfologica la dottoressa si accorse che il mio piccolo non corrispondeva alle misure per quell’età gestazionale e i ventricoli celebrali dilatati di mm 11, ma non mi fece preoccupare… mi ha richiesto l’amniocentesi ed è risultata negativa, continua la mia gravidanza ma il bimbo era ancora piccolino, e dall’eco i ventricoli erano rientrati ma ne era rimasto soltanto 1 dilatato, il quarto, ed anche lì non mi danno preoccupazioni, alla 28 esima settimana richiede il ricovero per cortisone in quanto i flussi placentari non andavano bene e alla 32+6 il mio bimbo viene portato alla luce con un cesareo, nasce di 1 kg, in terapia intensiva viene visto dai pediatri e lì comincia l’angoscia in quanto mi dicono che è piccolino, deve superare tanto anche un’infezione per lui è fatale, e per quanto riguarda il 4 ventricolo rimasto dilatato mi dissero potrebbe essere tutto e niente, si potrà vedere quando cresce e mi parlarono proprio di questa sindrome, purtroppo mio figlio dopo 25 giorni causa sepsi all’intestino non ce l’ha fatta. In tutto questo non si è capito perchè il mio bimbo non crescesse, io in famiglia ho una sorella trombofilica molto prima della gravidanza ho fatto le analisi appunto per avere una gravidanza senza problemi ed io ho soltanto mutazione MTHFR(c677t) in eterozigote. Purtroppo alla morte del mio piccolo con vari controlli e ipotesi abbiamo scoperto che mio marito presenta mutazione del V fattore Leiden, MTHFR (c677t) eterozigote, MTHFR (A1298c) sempre eterozigote ed entrambi PAI-1 genotipo 4G/5G. La mia domanda è: queste mutazioni possono aver causato il ritardo di crescita di mio figlio? E per la sindrome c'entrano qualcosa? Poi, per quanto riguarda i ventricoli celebrali dilatati e poi riassorbiti, hanno fatto qualche compromissione al cervello del mio bimbo, se sarebbe vissuto? Dimenticavo, dall’esito dell’esame istologico della placenta è risultato: placenta frammentata, presenza di funicoli (cm11), si sono riscontrati depositi fibrinoidi inter ed intravillosi, depositi calcifici e diffusa corioangiosi dei villi. Volevo essere spiegato anche questo esito e se potrebbe essere stato anche esso ad influire.. e per una futura gravidanza dovrei fare prevenzione? Volevo sapere se si potrebbe ripetere la sindrome che hanno ipotizzato avesse mio figlio.. grazie per l’attenzione e scusi del lungo racconto, ma voglio capire se sono a rischio per una futura gravidanza.

Lettera non firmata

Buongiorno sig.ra,
le dico subito che un caso come questo avrebbe bisogno, naturalmente, di una consulenza multidisciplinare. La mutazione del fattore V, quando presente nella gestante, può essere associata a ritardo di crescita intrauterino, oltre ad altre problematiche. Qui però il portatore della mutazione è suo marito, che avrebbe avuto il 50% di possibilità di trasmettere al feto tale mutazione. Per quanto riguarda il gene MTHFR, la mutazione C677T in eterozigosi, come in lei presente, assieme a quella di suo marito avrebbe potuto determinare la presenza del feto omozigote per la stessa mutazione. Ma quando questo è presente, la sola assunzione di acido folico in gravidanza riduce il rischio di un aumento di omocisteina e quindi vari problemi. Se queste condizioni genetiche possano avere avuto una correlazione con i danni che il feto ha subito, purtroppo come può ben comprendere, non è questa la sede giusta. In linea teorica le dico subito che molto spesso anomalie di questo genere sono casuali e l'ipotesi di ripresentazione della problematica è altrettanto rara. Una consulenza genetica con studio dell'anamnesi familiare ed eventuali altre problematiche cliniche, servirebbero ad affrontare più serenamente la prossima gravidanza. Un caro saluto

Dr. Alvaro Mesoraca
Genetista - Roma

Cistinosi: potremmo avere un figlio?

(17/06/2014 - 15:19)

Buonasera Dottore, sono Claudia, ho 25 anni e sono affetta da cistinosi nefropatica. Avrei bisogno di alcune delucidazioni se possibile. Con il mio compagno abbiamo intenzione a breve di avere un figlio, potremo averlo? Potrebbe essere anche lui affetto dalla mia stessa malattia? Il mio compagno ha fatto un'indagine genetica e non è risultato essere un portatore sano. Come tutti i pazienti affetti da questa malattia prendo il cystagon, devo sospenderlo prima di rimanere incinta e per tutta la gravidanza? Se lo sospendo a che cosa vado incontro io? Inoltre, 16 anni fa ho avuto il trapianto di rene e prendo gli immunosoppressori... questi portano conseguenze al bimbo? Sono davvero in ansia... attendo una sua gentile risposta. Grazie.

Claudia

Cara Claudia,
la cistinosi, come già sa è una malattia genetica recessiva che ha una prevalenza di 1 caso su 200.000. Il gene-malattia (CTNS), è localizzato sul cromosoma 17p13 e codifica per la cistinosina, una proteina di membrana dei lisosomi che contiene 367 amminoacidi. Sono state identificate mutazioni in questo gene nei pazienti affetti dalle diverse forme cliniche della malattia. La mutazione più frequente è una delezione di 57-kb, presente nel 60-70% dei pazienti dell'Europa del Nord. Sono state descritte circa 80 mutazioni, alcune delle quali osservate in persone originarie di diverse aree geografiche. Se il suo compagno non è portatore della malattia può stare tranquilla, perchè suo figlio potrebbe essere solo portatore sano (al 50%) o sano (sempre al 50%). Per quanto riguarda l'uso dei farmaci: da quello che so il cystagon è controindicato in gravidanza e durante l'allattamento, come si richiede cautela assoluta per l'uso degli immunosoppressori. Le consiglio però, in merito a quest'ultimo particolare, di fare riferimento agli specialisti che la seguono, perchè sono sicuro che esistono soluzioni alternative. Mi tenga al corrente

Dr. Alvaro Mesoraca
Genetista - Roma

Igroma cistico, Villocentesi dubbia, Array CGH in corso... quali prospettive?

(17/06/2014 - 11:30)

Gent.mi Dottori, sono E.S., mamma di 39 anni in periodo gestazionale 14+6 e col mio compagno stiamo affrontando un problema di natura diagnostica per il feto che porto in grembo. Premetto che abbiamo già una bimba di 5 anni, nata da parto indotto ma naturale, sana e forte. Ecco la nostra storia, per la quale chiedo un Vs gentile riscontro. In settimana 9+6 ho effettuato il colloquio pre- villocentesi nella struttura ospedaliera di P. e in corso di ecografia fatta per verificare l'età gestazionale hanno riscontrato una Translucenza Nucale elevata, di cui però non hanno voluto darmi dati precisi per non allarmarmi troppo, dato che ero ancora in periodo precoce per valutare la translucenza. In settimana 11+6 ho effettuato la villocentesi sempre all'Ospedale di P. e l'ecografia di quel giorno refertava "Si segnala la presenza di verosimile igroma cistico settato perinucale", di cui però non hanno riportato lo spessore, ma solo a voce ci hanno riferito che era di circa 5 mm. A quel punto io e il mio compagno iniziamo a informarci su possibili consulenze genetiche in zona (Marche-EmiliaRomagna). In data 06-06-2014 mi contattano da P. per esito della diretta del cariotipo, che però mi comunicano solo al telefono, perché non hanno dati sufficienti per emettere un referto chiaro: dicono che abbiamo 46cromosomi, ma che sul cromosoma 3 c'è del materiale in più non ben identificato, per cui necessitano di coltura a lungo termine e consigliano di effettuare il cariotipo su sangue periferico, che io e il mio compagno facciamo il giorno dopo. Sempre il 06-06-2014 faccio un'ecografia dalla mia ginecologa per verificare che il feto sia ancora in vita: il cuore batte regolarmente e sembra che lo spessore del liquido nucale sia ridotto a 4,7 mm. In data 09-06-2014 affrontiamo la prima consulenza genetica a Bologna, al Sant'Orsola-Malpighi, dove ovviamente la genetista ci riferisce che sino a quel momento coi dati disponibili non è possibile fare previsioni certe e consiglia di seguire parallelamente le due strade: l'una genetica, attendendo per forza il cariotipo finale, e l'altra morfologica, sebbene ancora in fase precoce per verificare tutta la morfologia. In data 11-06-2014 effettuo una pre-morfologica di secondo livello presso una clinica privata di P., in 14+0, da cui tutto per l'epoca in cui siamo risulta nella norma: "Feto singolo dotato di BCF e MAF, con biometria e anatomia compatibili per l'epoca di gravidanza". Ovviamente questa diagnosi ci infonde immensa speranza, ma la stessa ecografista ci precisa che per ora si possono escludere circa il 60% di tutte le malformazioni maggiori, circa il 50% di quelle extra-cardiache, oltre il 70% di quelle cardiache. In data 15-06-2014 mi contattano di nuovo dall'Ospedale di P. per l'esito "definitivo" della villocentesi: purtroppo viene confermato il materiale in più sul braccio corto del cromosoma 3, ma non mi refertano nulla perché non sono in grado di capire di cosa si tratta! (non mi stupisco che non lo sappiano/possano leggere se non sono dotati di strumentazione sofisticata, ma del fatto che non vogliano emettere referto per quel che hanno potuto vedere, consigliando ulteriore indagine diagnostica). Inoltre riferiscono che il cariotipo su sangue periferico è nella norma sia per me che per il mio compagno, e la cosa ci rincuora fino a un certo punto... perché se avessero riscontrato la stessa anomalia fetale in uno di noi - che siamo sani - ci sarebbero state più probabilità che l'anomalia fosse una variante benigna. In data 16-06-2014, d’accordo con la genetista di Bologna, mi faccio rilasciare dalla Direzione Medica di P. una liberatoria per prelevare io stessa il materiale biologico (i villi coriali) e portarlo a Bologna per poter avviare quanto prima l'ulteriore indagine Array-CGH. Se avessi atteso i tempi di invio da parte della struttura ospedaliera sarebbero passati non so quanti altri giorni, e come immaginerete abbiamo urgenza di conoscere il quadro completo prima possibile in caso di eventuale interruzione, che già ad oggi sarebbe traumatica (ormai si parla di parto indotto). Ieri dunque abbiamo consegnato il campione di villi coriali alla genetista a Bologna, la quale ha provveduto anche a fare un nuovo prelievo di sangue a me e al mio compagno, qualora si rendesse necessario un nuovo confronto alla luce dell'aCGH. Oggi 17-06-2014 ho già la conferma che tutto il suddetto materiale biologico è stato ricevuto ad un Laboratorio di Milano dove si svolgeranno le indagini quanto prima. Questa è la situazione per cui Vi chiedo un parere e qualche informazione: - né noi genitori né la genetista di Bologna (in costante contatto con la struttura di P.) siamo riusciti a capire come mai a P. non abbiano potuto/voluto emettere un referto dopo la coltura dei villi a lungo termine, e la cosa ci infonde adesso grossi dubbi: che abbiano potuto commettere errori umani/di procedura per cui non vogliono assumersi la responsabilità? E che tipo di errori possono essere? - qualora siano stati emessi errori a P. ne verremmo a conoscenza con l'esito dell'Array CGH? - vi è mai capitata una situazione simile, con materiale in più non ben identificato sul braccio corto del cromosoma 3? Quali possibilità abbiamo ad oggi che il feto sia sano e che il tutto si risolva in una variante della norma? Mi scuso per la lettera prolissa e Vi ringrazio infinitamente sin da ora per il contributo che potrete darci. Cordiali saluti,

E.S.

Cara sig.ra,
la presenza della NT aumentata rappresenta un elemento che, in gravidanza, pone la necessità di eseguire esami genetici di approfondimento. La base di partenza è lo studio del cariotipo fetale, alla 11a settimana di gestazione mediante villocentesi (come nel suo caso). Quando il cariotipo fetale esclude la presenza di una malattia cromosomica tra quelle più frequenti, linee guida scientifiche accreditate indicano la necessità di approfondire gli studi con tecniche alternative e più sensibili. La aCGH (array Comparative Genomic Hybridization) è la tecnica di elezione per questo tipo di approfondimento che però a volte non fornisce esiti immediati, ma necessita di controlli accurati, come nel suo caso. Da quello che mi descrive, il riarrangiamento del cromosoma 3 (de novo, quindi non trasmesso da voi) è in fase di valutazione e di conferma. Tutte i professionisti che avete incontrato e le Strutture coinvolte, tutte di rispetto ed all'altezza della situazione, si sono ritrovati a gestire uno di quei casi soliti a presentarsi negli approfondimenti con aCGH in presenza di un feto con NT aumentata. La invito quindi, per quel che è possibile, ad avere pazienza ed attendere gli esiti definitivi delle indagini in corso che, dalla storia che descrive, dovrebbero essere imminenti. Cordialmente

Dr. Alvaro Mesoraca
Genetista - Roma

Test di paternità prenatale tramite villocentesi: è attendibile?

(16/06/2014 - 20:39)

Salve dottore, volevo chiederle se il test di paternità fatto con villocentesi è attendibile. Grazie

Lettera non firmata

Buongiorno Sig.ra,
un test di paternità eseguito durante la gravidanza, se eseguito mediante villocentesi prelevata da mani esperte ed in Strutture genetiche di riferimento, dovrebbe essere assolutamente attendibile. Cordialmente

Dr. Alvaro Mesoraca
Genetista - Roma

Trasmissione neurofibromatosi

(16/06/2014 - 14:42)

Buonasera Dottore, sono una mamma di 34 anni, con una bimba che ha appena compiuto 2 anni. Sono affetta da neurofibromatosi, presento le sole macchie caffèlatte e non ho mai saputo realmente nulla di questa malattia, se non solo due anni fa. Sapevo che esistono altre forme, ma non che la stessa può evolversi se trasmessa al figlio. La bimba è sana, per quanto al momento non abbiamo fatto alcun test genetico. Il pediatra ci ha detto d attendere. Ha solo tre piccole macchiette di 1,5 cm circa, comparse tutte entro i 15 mesi. Ora nulla più. È alta 86 cm; pesa circa 11,200 e ha una circ. cran. di 45,2 (misure di due mesi fa). Con il tempo, informandomi, ho pensato che molto probabilmente la forte cifosi e scoliosi di cui soffro, nonché la scarsissima memoria potrebbero essere correlate. Ma lo penso semplicemente perchè l'ho trovato scritto. Ma sto bene, laureata con max voti, lavoro, casa, famiglia... non so, con mio marito pensavamo ad un secondo figlio, lui dice che devo aver fede, come per la prima, ma io so che le probabilità non sono certezze, che non esiste nulla per impedire tale trasmissione o peggio una sua mutazione, ma non vorrei privarmi di questo nostro desiderio, vedendo quanto è bella, sana e vivace la prima. Ma non voglio neanche essere una incosciente, così come fui definita da un dottore che consultai al terzo mese di gravidanza. Avendo in cura alcuni bambini affetti da questa brutta malattia, che neanche possono uscir di casa, mi consigliò di abortire. Anche perchè neanche la villocentesi può dare certezza del grado di penetrazione della malattia e di quale tipo ed intensità di trasmissione si tratterebbe se risultasse un esito positivo. In famiglia è affetta mia madre, solo macchie caffelatte, mia sorella niente di niente. Grazie Dottore, attendo un parere, un consiglio.

Lettera non firmata

Cara Sig.ra,
la neurofibromatosi tipo 1 (NF1) è una malattia neurocutanea multisistemica ereditaria la cui prevalenza è stimata in 1 ogni 4.000-5.000. Effettivamente esiste una notevole eterogeneità clinica tra i diversi soggetti affetti dalla NF1 e questo avviene anche all'interno della stessa famiglia. Sono evocativi della diagnosi della NF1 i seguenti criteri: sei o più macchie caffè-latte (95% di tutti i casi, di solito prima dell'età di tre anni), neurofibromi, ovvero tumori della guaina dei nervi periferici che si presentano sotto forma di lesioni cutanee. La complicazione più comune è il ritardo mentale (QI basso, difficoltà di apprendimento e disturbi comportamentali specifici) ma, come nel suo caso, tale caratteristica non sempre si manifesta (come anche nel caso della altre condizioni cliniche). Il gene NF1 (localizzato su 17q11.2) codifica per la neurofibromina, un oncosoppressore. La malattia si trasmette con modalità autosomica dominante (1 possibilità su 2). La diagnosi si basa sul quadro clinico e può essere confermata dai test genetici. Come lei indicava, è possibile la diagnosi prenatale. Si calcola che, in caso di trasmissione della malattia al figlio, questo, potrebbe avere 1 possibilità su 12 di avere forme gravi della stessa. Alla nascita, se la patologia è stata trasmessa, i bambini devono essere controllati annualmente per la cute, il rachide, la vista e la pressione sanguigna e devono inoltre essere monitorati i loro progressi scolastici. Naturalmente, cara sig.ra, deve sapere che, in caso di gravidanza, è possibile eseguire una diagnosi prenatale solo se si conosce la mutazione che ha determinato la patologia in lei. Per quanto riguarda l’eventuale previsione clinica di un nascituro con la Neurofibromatosi. Questa patologia ha penetranza completa e la frequenza della maggior parte delle complicanze più comuni, non è prevedibile. Molti dei tratti mostrano una espressione età-dipendente. È l’espressione quindi, che è altamente variabile ed è imprudente prevedere le manifestazioni della condizione, se ci si basa sulla presenza o sull’assenza delle complicanze nei membri della famiglia. Cara sig.ra, non so se ho aggiunto informazioni nuove a quello che già sapeva. Forse no, ma spero comunque che possiate prendere le decisioni più giuste, consapevoli e dettate dal cuore.

Dr. Alvaro Mesoraca
Genetista - Roma