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Il Genetista risponde

a cura dei Dottori
Alvaro Mesoraca
Ketty Perrotta


Gravidanza per portatrice di distrofia Duchenne

(19/04/2016 - 13.06)

Gent.mo Dottoressa, sono portatrice sana di distrofia muscolare di Duchenne, conferma avuta tramite biopsia muscolare, lo sono anche mia mamma e mia sorella. Mio fratello ne è affetto. Desidererei avere figli tra un po’… quali strade ci sono? Ho sentito parlare di gravidanza pilotata... Cosa consiglia? Cordialità

Francesca

Gentilissima Francesca,
nel caso di una donna portatrice di Distrofia Muscolare di Duchenne esiste il 50% di probabilità di avere figli maschi affetti e il 50% di averli sani. Per quanto riguarda le figlie femmine, nel 50% saranno portatrici come lei e nel 50% sane.
In caso di gravidanza le opzioni sono due:
- Diagnosi preimpianto… quella che Lei definisce "pilotata"
- Diagnosi prenatale mediante villocentesi a gravidanza già iniziata.
Cordiali saluti

Dott.ssa Ketty Perrotta
Specialista in Genetica Medica

Risultato esame prenatale genetico: sospetta Trisomia 7

(31/03/2016 - 14.53)

Buongiorno, sono incinta da 14 settimane e ho 31 anni. A causa di un distacco iniziale della placenta la mia dottoressa oltre a prescrivermi ovuli e punture per far rientrare il pericolo aborto mi ha consigliato il test del genoma prenatale. Ho ricevuto i risultati ieri e risultano delle anomalie, riporto letteralmente: "Sospetta presenza di aneuploidia del cromosoma 7 (trisomia 7). La dottoressa mi ha subito fatto una ecografia per sentire il battito della bambini e apparentemente sembra tutto andare bene, naturalmente mi ha consigliato di fare la amniocentesi per valutare accuratamente la situazione. Sono molto preoccupata considerando che per avere una risultato certo devo attendere 6 settimane, ossia il tempo necessario per fare la amniocentesi con il relativo referto. Non so cosa pensare, ho letto che la trisomia 7 non può coincidere con la vita della bambina, cosa devo aspettarmi? ci può essere un margine di errore dell'analisi del genoma magari dovuto all'assunzione di medicine necessarie per il distacco della placenta? In attesa di ricevere risposta, ringrazio anticipatamente.

Stefania

Cara sig.ra Stefania,
come diceva bene la trisomia del cromosoma 7 è incompatibile con la vita. A 14 settimane di gestazione le problematiche di una tale trisomia se non hanno dato luogo ad un aborto, ecograficamente avrebbero dato segnali importanti. Inoltre si è sottoposta ad un test che, per quello che riguarda tutto il patrimonio cromosomico, è ben lontano dall’avere un significato diagnostico. La tecnologia basata sulla NIPT (test non invasivi sul sangue materno) non ha significato diagnostico, ma sono solo screening che molto spesso rilevano anomalie non propriamente del feto, ma del trofoblasto placentare. Essendo che la NIPT viene sempre più richiesta, visto che è una tecnica non invasiva, negli ultimi tempi da più parti del mondo, si invita alla cautela ed al forte richiamo di considerarla non risolutiva, sia in caso di positività che di negatività. In altre parole, solo le tecniche invasive (villocentesi ed amniocentesi) possono dare certezze. Per rispondere quindi alla sua domanda, il margine di errore c’è, ed è alto, ma le consiglio comunque di ricorrere all’amniocentesi, perchè non si può totalmente escludere la presenza di un riarrangiamento diverso (come ad esempio una trisomia parziale o duplicazione del cromosoma 7, rara eventualità in ogni caso). Cordiali Saluti

Dr. Alvaro Mesoraca
Genetista - Roma

Morbo di Crhon, è cambiato qualcosa negli ultimi 20 anni?

(30/03/2016 - 10.47)

Salve, sono di 8 settimane e vorrei togliermi qualche dubbio, mio marito a 17 anni gli è stato diagnosticato il morbo di crhon e lui pur essendo un ragazzino chiese se c'era la possibilità che i suoi eventuali figli potessero averla, i medici gli dissero di no. Vorrei sapere a distanza di 20 anni da quella risposta, se è ancora valida o meno e se c'è la possibilità di saperlo prima che nostro figlio nasca. Grazie per la sua attenzione.

Lettera non firmata

Gentilissima,
il morbo di crohn è una malattia che può riconoscere una predisposizione familiare, ma ad oggi non esiste un test genetico predittivo specifico di patologia. In sostanza, potrebbe essere che suo figlio abbia una maggiore probabilità di avere la patologia del padre, ma non la certezza. Cordiali saluti

Dott.ssa Ketty Perrotta
Specialista in Genetica Medica

Nonni paterni cugini di secondo grado, cosa rischia il mio bambino?

(30/03/2016 - 02.54)

Salve, i miei nonni paterni erano cugini di secondo grado (figli di due cugini diretti), vorrei sapere se questo può provocare problemi al mio bambino, visto che sono incinta alla settima settimana. Grazie!

Lettera non firmata

Cara Sig.ra,
la consanguineità è un fattore di rischio. Su base empirica, l’effetto della consanguineità può essere quantizzato come segue: il rischio di patologia per i figli di consanguinei di primo grado (ad es. incesto padre-figlia, fratello-sorella) è circa 30-50%; per i consanguinei di secondo grado (ad es. zio-nipote, fratellastro-sorellastra), è 7%; per i consanguinei di terzo grado (ad es. primi cugini) è 3%; per i consanguinei di quinto grado (ad es. secondi cugini) è inferiore a 1%. Questi rischi si sommano al rischio di specie (rischio di grave handicap alla nascita), quantizzato in circa 3%. Quando si parla di rischio si intende soprattutto nei riguardi di patologie autosomiche recessive (laddove esistono i portatori sani. Ad esempio i figli di 1 cugini hanno una probabilità di un sedicesimo di esprimere un gene recessivo, di cui uno dei nonni comuni era portatore sano).
Io le consiglierei di ricorrere ad una consulenza genetica, nell’ambito della quale, attraverso l’anamnesi familiare, sarà possibile calcolare il rischio a priori. Cordiali Saluti

Dr. Alvaro Mesoraca
Genetista - Roma

Sordità genetica

(18/03/2016 - 14.26)

Buonasera, sono alla 14ma settimana ed ho effettuato un test di screening prenatale non invasivo risultando portatrice di sordità congenita, nel dettaglio "mutazione 30/35 del G in eterozigosi a livello del gene CX26". Premetto che non ho nessun caso in famiglia. Ora cosa mi consiglia di fare? Al centro dove ho effettuato tale test mi hanno prospettato due eventualità: approfondire le mie analisi o far fare la stessa analisi al papà del bambino. In caso fosse positivo anche lui? Attendo con ansia Vs risposta. Grazie, saluti

Lettera non firmata

Buongiorno Sig.ra,
il gene GJB2, che codifica per la connexina 26, si trasmette in modalità autosomica recessiva. Questo significa che un persona per essere malata deve avere ereditato due mutazioni, una dal padre, l’altra dalla madre. Lei è portatrice sana della mutazione più nota del gene, la 35delG, presente in più del 90% delle persone sia malate che portatrici sane, ed ha il 50% di possibilità di averla trasmessa al feto. Io direi di far eseguire lo screening al suo compagno e, se questi è negativo, può stare tranquilla. Se dovesse risultare portatore sano anche lui, a questo punto, solo con una diagnosi prenatale invasiva (amniocentesi) si può sapere se il feto ha ereditato la sua mutazione (50%), quella del suo compagno (50%), entrambi (25%) o nessuna (25%). Cioè se è portatore sano, affetto o sano completamente. Non serve, a mio avviso, approfondire le sue analisi. Il suo stato di portatore è già determinato. Saluti cordiali

Dr. Alvaro Mesoraca
Genetista - Roma

Sospetta delezione cromosomica dopo amniocentesi

(17/03/2016 - 11.40)

Buongiorno, scrivo per mia sorella, è incinta di circa 23 settimane, le fecero l'amniocentesi circa 20 giorni fa perchè, nonostante il bi-test fosse buono, dalla morfologica risultarono i ventricoli cerebrali posteriori al limite del normale (uno misurava 9 e l'altro 10 millimetri) e in aggiunta a questo si riscontrò un "puntino" sul cuore. Abbiamo ricevuto i risultati qualche giorno fa e la formula cromosomica è la seguente: 46,XY,?del(9)(p12 oppure p21). Conclusioni: Cariotipo maschile con sospetta delezione del braccio corto del cromosoma 9 a livello della banda p12 O p21. Si consiglia consulenza genetica. Nella giornata di ieri sia mia sorella che il compagno sono stati chiamati dal policlinico di Modena (dove l'amniocentesi è stata effettuata) per effettuare il prelievo per esaminare il cariotipo di entrambi. Dopodiché gli hanno detto che questo cromosoma 9 non lo avevano individuato bene (infatti la delezione è sospetta) e che tutti i campioni, sia il liquido amniotico del feto che i prelievi del sangue dei genitori sarebbero stati inviati a Roma per ottenere altri risultati. Ovviamente siamo sconvolti, la gravidanza è troppo avanti per un’eventuale aborto. E se davvero ci fosse questa delezione il bambino nascerà con sicuri deficit psicomotori. Vorrei una vostra opinione, cosa vuol dire "sospetto"? Potrebbe anche rivelarsi un falso allarme? E poi, secondo me c'è una bella differenza tra p12 e p21.. Intanto il bimbo nella pancia scalcia come un matto. Vi ringrazio in anticipo per la vostra attenzione. Saluti,

Olivia

Gentilissima Olivia,
il cariotipo da amniocentesi necessita di approfondimenti, sicuramente a Roma staranno procedendo con gli array cgh per mappare meglio l'eventuale delezione. Se la delezione sarà confermata, sarà possibile prevedere una correlazione genotipo-fenotipo, cioè quanto la delezione abbia potuto influire sul quadro clinico del piccolo. In bocca al lupo

Dott.ssa Ketty Perrotta
Specialista in Genetica Medica

Premutazione X fragile mamma di un maschio sano

(15/03/2016 - 17.20)

Buongiorno dottore. Sono una mamma di 34 anni. Mio figlio ha quasi 5 anni ed è assolutamente sano. Dal 2013 tentiamo di avere un altro figlio senza successo. Ho avuto due aborti e scoperto di essere in riserva ovarica grave con fsh alto (ultimo prelievo al terzo giorno 12.25). Il nostro ginecologo pma ci ha prescritto esami per tentare una fecondazione in vitro. Tra i vari esami è emerso che sono portatrice sana di x fragile (precisamente l'analisi ha evidenziato nella regione delle triplette CGG, responsabile della sindrome di X Fragile, la presenza di due alleli di 30 (+/- 1) CGG nell'intervallo dei valori normali e di 75 (+/-2) CGG nell'intervallo dei valori di premutazione). La mia attuale preoccupazione ora è per mio figlio: può essere portatore a sua volta come me o essendo maschio, se avesse ereditato la mia x modificata sarebbe mutato completamente e quindi affetto? Nel referto inoltre è consigliata analisi genetica per mia madre e eventuali fratelli. Io ho un fratello sano già padre di una bimba coetanea di mio figlio, sana a sua volta. Nessuno in famiglia presenta alcun sintomo riconducibile a x fragile, sino fino al terzo grado di parentela, sia da parte di mia madre che di mio padre. Il nostro medico pma ha già parlato di diagnosi preimpianto qualora riuscissi a recuperare ovociti idonei vista la mia pof. È possibile recuperare ovociti sani essendo io portatrice? La ringrazio. Attendo la sua risposta.

C.F.

Cara Sig.ra,
il suo stato di premutazione per il gene FMR1 è probabilmente associato alla sua POF (premature ovarian failure). L' insufficienza ovarica prematura, denominata POF determina la comparsa spontanea di menopausa prima dei 40 anni, e nelle portatrici di premutazione nel promotore del gene FMR1, la menopausa risulta anticipata in media di circa 6-8 anni e compare ad un'età compresa tra i 27 ed i 39 anni.
Nelle donne con POF la percentuale di portatrici di premutazione è del 6-6,5%. I principali segni clinici della POF consistono nella perdita della fertilità e nelle complicanze dovute all'abbassamento dei livelli di estrogeni, tra le quali rientra l'aumento del rischio di osteoporosi e di malattie cardiovascolari. Al fine di prevenire tali complicanze nelle donne affette è, quindi, indicata una "terapia sostitutiva estroprogestinica" che consiste nel fornire all'organismo dall'esterno gli ormoni che l'ovaio non produce più in quantità adeguata. Detto questo andiamo per ordine: per quanto riguarda suo figlio, a priori, la possibilità che possa avere ereditato la tripletta CGG di 75 ripetizioni è del 50%. Ma essendo che sta bene le ipotesi sono due: ha ereditato la sua X normale con 30 CGG, oppure ha ereditato quella da 75 CGG. In questo ultimo caso la manifestazione clinica tipica dell’X fragile non si esprime in quanto i soggetti maschili con la premutazione sono cosiddetti “maschi trasmettitori” e generalmente stanno bene, ma le consiglio comunque di fare il test molecolare per verificare questo dato. Per quanto riguarda lo studio familiare, è giusto farlo se vi sono soggetti che ancora devono affrontare una gravidanza. Per quanto riguarda la fecondazione assistita: è possibile recuperare ovociti sani, ma tutto fatto nell’ambito di un percorso in cui è prevista anche la diagnosi preimpianto. Cari saluti

Dr. Alvaro Mesoraca
Genetista - Roma

Mutazione MTHFR: è sufficiente l’acido folico?

(14/03/2016 - 17.43)

Salve dottore, ho scoperto casualmente di avere la mutazione di Mthfr c677t in omozigosi. Già da più di un anno assumo acido folico, ora sono incinta di 13 settimane e la ginecologa mi ha solo fatto proseguire l'acido folico senza accennare a terapie anticoagulanti. Volevo sapere se ci potessero essere problemi di coagulazione per il feto. Cordiali saluti.

Sharon

Gentilissima Sharon,
se non ci sono altri fattori mutati, problemi coagulativi o storie di eventi trombotici o poliabortività, va benissimo solo acido folico. Cordiali saluti

Dott.ssa Ketty Perrotta
Specialista in Genetica Medica

Inversione Cromosoma 17(p12q11.2)

(05/03/2016 - 21.07)

Gentile Dottoressa, durante la mia prima gravidanza dall'esame del liquido amniotico è emersa una inversione sul cromosoma 17 (p12q11.2); dall'esame del cariotipo è poi emerso che io stessa ho una inversione sul cromosoma 17 esattamente (p12q11.2). Ci dissero che si trattava appunto di ereditarietà e di stare tranquilli: di fatti il bambino è nato sanissimo e ora ha 5 anni. Ora siamo alla ricerca di una 2^ gravidanza e volevo chiederle se questa inversione - nonostante il primo figlio - può in qualche modo influire. Inoltre volevo chiederle se il bambino (ripeto sanissimo) potrebbe avere problemi di fertilità. Cordialmente,

Maria

Gentile Maria,
l’inversione cromosomica si riscontra nell'1-2% della popolazione generale (Kaiser, 1984), ed è determinata dalla rottura in due punti di un cromosoma con rotazione di 180° del segmento compreso tra i punti di rottura e il ricongiungimento dei suoi estremi al resto del cromosoma. L’inversione può essere pericentrica, se comprende il centromero coinvolgendo entrambi i bracci, o paracentrica, se non comprende il centromero e avviene all’interno dello stesso braccio (p o q).
L’inversione è considerata un’anomalia cromosomica strutturale generalmente bilanciata, cioè senza alcun fenotipo clinico con interruzione di regioni cromosomiche prive di significato clinico; questo sembrerebbe il caso suo e di suo figlio.
Il fatto che a volte si riporta in letteratura un fenotipo clinico in presenza di inversione cromosomica può essere determinato dal fatto che sui punti di rottura del cromosoma può avvenire in realtà:
1 . Perdita di materiale cromosomico su uno o entrambi i punti di rottura;
2 . Spostamento di geni importanti che si sono collocati vicino ad una regione che li attiva o li reprime (effetto epigenetico di posizione) con anomalia funzionale.
3 . Perdita fisica di un gene dominante.
4 . Perdita fisica di un gene recessivo che si esprime solo in omozigosi. In quest’ultimo caso ci aspettiamo che il fenotipo non sia costantemente osservato.
L'inversione cromosomica potenzialmente si associa ad infertilità o poliabortività. Meccanismi di ricombinazione genetica, in meioisi, dell'inversione cromosomica possono determinare sbilanciamenti cromosomici nella prole (Gardner and Sutherland, 2004). Il rischio di sbilanciamento nella prole per portatori di inversioni cromosomiche è stimato al 5% per i maschi e al 10% per le femmine (Sutherland et al., 1976). Si ricorda che nella popolazione generale esiste un rischio di avere prole affetta da patologie di origine genetica quantificabile, in assenza di specifici fattori di rischio, intorno al 3%.
Cordiali saluti

Dott.ssa Ketty Perrotta
Specialista in Genetica Medica

Avere figli con neuropatia di Charcot-Marie-Tooth

(02/03/2016 - 11.16)

Buongiorno, sono una ragazza di 24 anni. Da circa due anni ho scoperto di avere la neuropatia di charcot marie tooth di livello 1A (duplicazione della proteina P22 sul cromosoma 17). Ora i miei sintomi sono leggerissimi, quasi inesistenti, tanto che ho scoperto la malattia quasi per caso. Ho una vita normale, faccio sport, corro e sto benissimo, tanto che mi io non mi sento malata. Io e il mio ragazzo stiamo pensando di avere un figlio, ma non so cosa aspettarmi, i miei figli erediteranno per forza la neuropatia? Se sì, sarà lieve come la mia o più aggressiva? Grazie. Cordiali saluti

Alexia

Cara Alexia,
la malattia di Charcot-Marie-Tooth (CMT) è una sindrome neurologica ereditaria che colpisce il sistema nervoso periferico e tu hai la forma di gran lunga più diffusa (la CMT 1A) (incidenza di 1:5.000). È una neuropatia ereditaria motoria e sensoriale, periferica e demielinizzante. Come nel tuo caso è causata da una duplicazione intracromosomiale del gene PMP22, situato sul cromosoma 17, che causa sovraespressione della proteina omologa, la quale determina l'instabilità della mielina e la secondaria degenerazione assonale. La mutazione si tramanda in modo autosomico dominante. Questo significa che hai la possibilità al 50% d trasmettere la malattia. L’età di insorgenza è variabile, comunque dopo i 13 anni. Ma si manifesta in genere prima dei vent'anni, anche se sono descritti casi più tardivi. In questi casi la malattia ha un decorso relativamente benigno e, dopo una fase iniziale piuttosto rapida, la progressione si arresta e la malattia e i sintomi si stabilizzano. La malattia in genere non arriva a impedire la deambulazione, e non colpisce in alcun modo le funzioni intellettive, cognitive e psichiche. Come ciò è avvenuto nel tuo caso, è molto probabile che ciò possa avvenire anche nei tuoi figli, qualora dovessi trasmetterla. Cari saluti

Dr. Alvaro Mesoraca
Genetista - Roma

Soggetto xyy con mosaicismo

(01/03/2016 - 16.05)

Gentile dottoressa, vorrei sapere se un soggetto xyy con mosaicismo ha meno problemi di un soggetto xyy omogeneo. Grazie

Lettera non firmata

Gentilissimi,
si definisce mosaicismo la presenza di due o più linee cellulari derivate dallo stesso prodotto del concepimento. Il mosaicismo cromosomico costituzionale si sviluppa dopo fecondazione per un’anomala divisione mitotica che produce cellule embrionali vitali con due o più linee cellulari differenti in uno stesso zigote. Il fenotipo dipende dalla percentuale di mosaicismo e inoltre, dato che nel cariotipo si analizzano le cellule di un solo tessuto, in genere le cellule del sangue periferico; non si conosce la percentuale di mosaicismo nelle cellule di altri organi e tessuti e pertanto non è possibile conoscere a priori l'eventuale coinvolgimento di essi. Cordiali saluti

Dott.ssa Ketty Perrotta
Specialista in Genetica Medica

Distrofia Muscolare miotrofica di Steinert

(29/02/2016 - 11.24)

Buongiorno, volevo un’informazione sulla distrofia muscolare di Steiner. Sto aspettando il primo figlio e mia "suocera" è affetta da questa malattia, il mio compagno che ha 29 anni non ha manifestato alcun sintomo (cosa che la mamma alla sua età aveva già manifestato). Ho letto che un maschio o è sano oppure è malato e non ci sono portatori sani. Volevo sapere se c'è qualche possibilità che il mio bimbo posso averla ereditata. Ringrazio anticipatamente per la Sua attenzione.

Valentina

Egr. Sig.ra Valentina,
la distrofia miotonica di Steinert, è una malattia a esordio, generalmente, nell'età adulta. Ha una prevalenza di 1/20.000. Questa malattia si associa a mutazioni su un locus sul cromosoma 19q13.2 (ripetizione anomala della tripletta CTG). La trasmissione è autosomica dominante e può verificarsi anticipazione (ossia la malattia tende ad aggravarsi e a manifestarsi più precocemente nelle generazioni successive). Il fatto che sia dominante implica che le informazioni che le hanno dato non sono corrette (ma che immagino si riferiscono alla distrofia di Duchenne). Infatti la patologia colpisce sia maschi che femmine. Ciò significa che suo marito ha il 50% di possibilità di avere ereditato l’espansione CTG patologica (così si chiama) dalla madre. Però, visto che una delle caratteristiche è l’aggravamento e l’anticipazione delle manifestazioni nelle generazioni successive, è molto probabile che, visto che suo marito è sano, non abbia ereditato questa espansione. Essendo queste solo ipotesi, ritengo indispensabile, oltre che ricorrere ad una consulenza genetica, effettuare uno studio del gene DMPK su suo marito. Solo così potremmo avere la certezza assoluta che il bimbo stia bene. Cari saluti

Dr. Alvaro Mesoraca
Genetista - Roma

Poliabortività e cariotipo da metafase linfocitarie

(26/02/2016 - 11.06)

Egregia dottoressa buongiorno, mi chiamo Sara, ho 30 anni e nel 2015 ho avuto due aborti. Il primo a 8 settimane nel mese di aprile con un principio di sanguinamento in utero trattato e fatto riassorbire con cardioaspirina che poi si e' rivelato essere un uovo chiaro e per il quale ho subito due raschiamenti ed ho avuto principio di mola vescicolare. Il secondo aborto spontaneo sempre a 8 settimane in ottobre ma questa volta presenza di embrione e battito. L'ultimo aborto sembrerebbe dovuto ad un ematoma al polo inferiore di 10x8 mm. Il mio ginecologo mi ha prescritto tutta una serie di esami tra cui il cariotipo da metafasi linfocitarie per me e mio marito. Vorrei gentilmente sapere cosa si può vedere attraverso questo esame e sopratutto se il gene mthfr è individuabile attraverso questa analisi o altra. La ringrazio in anticipo per la cortese risposta.

Sara

Gentilissima Sara,
il cariotipo è utile ad individuare nella coppia eventuali riarrangiamenti cromosomici bilanciati che possono essere causa di aborti spontanei ricorrenti. Mutazioni del gene mthfr, responsabili di iperomocisteinemia, non si individuano con il cariotipo ma con l'analisi molecolare per trombofilia genetica. Cordiali saluti

Dott.ssa Ketty Perrotta
Specialista in Genetica Medica

Anomalia genetica dopo amniocentesi

(23/02/2016 - 18.14)

Salve, ho 37 anni e dal risultato dell'amniocentesi ho avuto un mosaicismo mos47,xx,(9),46xx(7), hanno fatto prelievo del sangue a me e mio marito per il nostro cariotipo e noi non abbiamo questo pezzettino di cromosoma. Parlano di un marker un pezzettino di cromosoma che ha il feto e noi no. Hanno mandato il tutto a Roma ad analizzare. Il test combinato avevo un valore bassissimo di 1,2, ma io ho voluto lo stesso fare l'amniocentesi. Cosa potrebbe comportare tutto ciò?

Lettera non firmata

Egr. Sig.ra,
i marcatori sovrannumerari sono porzioni di cromosomi di cui se ne ignora, in genere, la derivazione. In questo caso la presenza del marcatore è a mosaico (in alcune cellule è presente, in altre no). È importante quindi cercare di arrivare ad una caratterizzazione e derivazione, soprattutto quando, in un caso come il vostro, è insorto spontaneamente. Vi sono alcune tecniche molecolari, in uso nei laboratori di genetica più attrezzati, che servono alla caratterizzazione dei marcatori (FISH, aCGH). Io credo che proprio queste tecniche sono attualmente in corso. Attenda quindi i risultati e se li faccia commentare da un genetista. Cari saluti

Dr. Alvaro Mesoraca
Genetista - Roma

Sclerosi Tuberosa

(22/02/2016 - 18.57)

Buongiorno, ho un cugino di primo grado (figlio della sorella di mamma) affetto da sclerosi tuberosa (anche se non presenta molti sintomi della malattia, ma gli è stata diagnosticata). Siccome sono alle nona settimana e, a meno che il test combinato non dia esito negativo, non sarei molto propensa a fare Amnio/Villocentesi... vorrei capire se mi devo preoccupare per la Sclerosi Tuberosa o meno. Mia madre e mia zia non hanno fatto il test genetico, ma non hanno mai mostrato i sintomi della malattia. Grazie!

Lettera non firmata

Gentilissima,
la sclerosi tuberosa è una malattia genetica a trasmissione autosomica dominante, che quindi viene trasmessa nel 50% dei casi dai soggetti affetti. Esistono casi di sclerosi tuberosa che insorgono ex novo, ossia la mutazione genica avviene per la prima volta nel soggetto affetto senza che uno dei due genitori sia malato. È anche vero che la penetranza e l'espressività della malattia sono variabili, quindi, nel suo caso specifico, se in suo cugino è stata fatta una diagnosi molecolare, sarebbe stato opportuno estendere il test ad entrambi i genitori e, se uno dei due positivi, estendere il test anche nel ramo familiare corrispondente. Cordiali saluti

Dott.ssa Ketty Perrotta
Specialista in Genetica Medica

ARPKD (Rene Policistico Recessivo)

(08/02/2016 - 12.13)

Buongiorno Dott., mi chiamo Giada, ho 22 anni e come può leggere dal titolo, questa malattia mi è stata diagnosticata all'età di 4 anni e mezzo, in seguito ad una visita dal pediatra, che ha rilevato un fegato abbastanza ingrossato. Da lì ho iniziato a fare delle cure, non ho mai riportato alcun tipo di dolore e disturbo fino ad adesso, cerco di seguire come mi è possibile una dieta aproteica e senza sale, mi sento bene, seguo una terapia, a livello fisico non ho alcun disturbo o dolore, faccio dei controlli periodici ogni 3/4 mesi. La mia domanda è: posso avere dei figli o questo comporterebbe un degenerarsi della malattia? E inoltre quante possibilità ci sono di trasmettere la stessa malattia? La ringrazio infinitamente della sua attenzione e sarei felice di riceve una sua risposta. Cordiali saluti

Giada

Cara Giada,
l’ARPKD (Rene Policistico Recessivo) come ben sa è una patologia genetica di tipo recessivo. Il gene, PKHD1 che mappa sul cromosoma 6, è nel suo caso portatore di due mutazioni, una trasmessa da suo padre ed una da sua madre. Lei quindi, in caso di gravidanza, darà sicuramente luogo ad un bimbo portatore sano, a meno che il suo compagno non sia anche lui portatore (evento raro, visto che la prevalenza nella popolazione è di 1 su 85000). Nell’ambito di una consulenza genetica le potranno spiegare nei dettagli queste eventualità. Per quanto riguarda gli aspetti clinici e le future gravidanze, la devo rimandare ai colleghi medici che seguono e gestiscono la sua situazione clinica. È molto importante, nella valutazione degli aspetti medici correlati ad una sua gravidanza, associare quelli clinici che solo chi la segue conosce. Ma mi auguro che non ci sia nulla di ostativo. Cari saluti

Dr. Alvaro Mesoraca
Genetista - Roma

Distrofia Duchenne: se mia madre è sana, lo sono anch’io?

(07/02/2016 - 14.48)

Buongiorno, ho un dubbio che mi assilla e terrorizza, avevo un fratello affetto da distrofia Duchenne, che ormai è deceduto da più di 20 anni (1994) all'età di 18 anni. Da piccola, a metà degli anni 80, ho fatto dei test genetici, e mi dissero che non risultavo portatrice sana, e nemmeno mia madre, ma che comunque in età adulta avrei dovuto ripetere gli esami in quanto la genetica avrebbe fatto progressi e i risultati sarebbero stati più precisi. In occasione della maternità di mia cugina, il genetista ha chiesto anche a mia madre di fare dei test genetici per confrontarli con quelli di mia cugina, ma se mia madre dovesse essere "sana", automaticamente lo sono anche io, o dovrei comunque fare i test genetici e in cosa consistono e che precisione hanno? Grazie anticipatamente per la risposta.

Lettera non firmata

Gentilissima Signora,
non so che tipo di esami lei abbia fatto in passato, né se in suo fratello comunque è stata fatta una diagnosi molecolare ai tempi, o se fu fatta solo diagnosi da tessuto istologico. Se non mi dà più dettagli rimane sempre il punto interrogativo. Supponiamo che suo fratello abbia avuto una diagnosi molecolare; in questo caso: se sua madre dovesse risultare sana anche lei lo sarà e in suo fratello potrebbe esserci stata una mutazione de novo; se sua madre dovesse risultare portatrice, lei ha comunque il 50% di probabilità di essere portatrice e il 50% di essere sana. In attesa di altri dettagli, Le porgo i miei cordiali saluti.

Dott.ssa Ketty Perrotta
Specialista in Genetica Medica

Presenza in omozigosi della mutazione C677T del gene MTHFR

(05/02/2016 - 23.08)

Gentilissimo dottore, sono due anni che cerchiamo una gravidanza, a questo punto dopo vari tentativi il ginecologo ha deciso di analizzare il pannello della trombofilia. Oggi ho ritirato i risultati: Fattore V di Leiden G1691A: genotipo normale Fattore V H1299R (apolitico hr2): genotipo normale Fattore II (protrombina) G20210A: genotipo normale MTHFR C677T: omozigote mutato T/T MTHFR A1298C: omozigote normale A/A CBS 844INS68 I/D CTR/INS: genotipo normale PAI-1(4G/5G): omozigote normale 5G/5G GPIIIA(PIª1/ª2)T1565C VAR T/VAR C: omozigote normale T/T ACE I/D DEL/INS: omozigote normale I/I AGT M235T VAR M/VAR T: omozigote normale M/M (omozigote normale G.9543 T/T) ATR-1 A1166C VAR A/VAR C: eterozigote A/C FGB-455 VAR G/VAR A: omozigote normale G/G FATTORE XIII V34 VAR G/VAR T: eterozigote G/T APOE T112C e T158C: E3/E3. Sono molto preoccupata, in quanto mi hanno detto che ciò significa che c’è una alterazione della mappa, solo settimana prossima ho appuntamento col ginecologo, nel frattempo può aiutarmi a capire se ci sono seri problemi che possano impedire una gravidanza? Grazie mille

Paola

Buongiorno Sig.ra Paola,
da quello che vedo l’unico dato che ritengo rilevante è la presenza in omozigosi della mutazione C677T del gene MTHFR. Questo risultato non è preoccupante, ma potrebbe essere correlato ad aumento dell’omocisteina (faccia il dosaggio dell’omocisteina) e, in caso di sovradosaggio assumere acido folico. Tengo comunque a precisare che il solo dato dell’MTHFR non è correlato a fenomeni di infertilità e, comunque, i risultati vanno valutati nel contesto della situazione globale, che tenga conto di tutti gli altri fattori che routinariamente vengono considerati nei casi come il suo. Cordialmente

Dr. Alvaro Mesoraca
Genetista - Roma

Amniocentesi molecolare

(03/02/2016 - 09.18)

Buongiorno dottore, sono in attesa di quasi 15 settimane ed ho 35 anni compiuti. Il mio ginecologo mi ha consigliato di fare l'Amniocentesi molecolare poiché mia suocera quando ha avuto l'ultima figlia facendo l'amniocentesi ha scoperto di avere (le riporto quello che è scritto nella sua cartella) diagnosi citogenetica: 46 xx inv (9) (p11q13), inv (15) (q15q24) carotipo femminile con inversione paracentrica del cromosoma 9 ed inversione paracentrica del cromosoma 15 entrambe di origine materna.
Premetto che mia suocera ha 3 figli e tutti e 3 sani, senza nessun problema, solo l'ultima figlia ha problemi di vista che nel 95 le dissero che poteva dipendere da questo problema dei cromosomi. Ora mi chiedo: questa inversione l'ha potuta ereditare mio marito e quindi anche mio figlio, oppure no? E se è cosi è necessario che io faccia questa amniocentesi molecolare oppure no? In questi gg sono molto agitata poiché il ginecologo mi ha detto che potrebbe nascere con un ritardo mentale! Può essere vero? Resto in attesa di una vostra celere risposta. Grazie per la vostra attenzione. Saluti

Maria Giovanna

Cara Sig.ra Maria Giovanna,
l’inversione cromosomica pericentrica è dovuta alla rottura del DNA in due punti del cromosoma con il conseguente reinserimento del frammento di DNA in orientamento inverso. L’inversione è pericentrica quando nel tratto invertito è compreso il centromero. Normalmente le inversioni non causano malattie all’individuo, a meno che la rottura non sia avvenuta proprio all’interno di un gene. Se l’inversione è eterozigote (cioè uno solo dei due cromosomi è invertito) i problemi potrebbero verificarsi quando la figlia di sua suocera avrà dei figli e pertanto, in caso di gravidanza, dovrà fare l’amniocentesi. I problemi possono insorgere perché durante la meiosi (il processo con il quale si formano i gameti, i due cromosomi invertiti (9 e 15) si appaieranno potendo dar luogo ai seguenti casi:
1. Se non ci sarà crossing over (scambio di DNA) oppure se il crossing over avverrà all’esterno della zona con l’inversione, non ci saranno effetti sulla salute del nascituro
2. se avverrà un crossing over nelle regione con l’inversione si avranno come risultato due cromosomi che presenteranno duplicazioni e delezioni dei geni. A seconda dei geni coinvolti, gli embrioni potranno morire precocemente oppure arrivare alla nascita, ma presentando malattie genetiche congenite più o meno gravi.
Suo marito potrebbe avere ereditato le inversioni pericentriche, ed averlo trasmesso. Io le consiglio di fare l’amniocentesi, inizialmente quella di base tradizionale. L’approfondimento molecolare è richiesto solo nel caso in cui l’assetto cromosomico fetale dovesse rilevare qualcosa di “sospetto” (compreso la presenza di inversioni), oppure è richiesto in caso di anomalie ecografiche dubbie. Cordiali saluti

Dr. Alvaro Mesoraca
Genetista - Roma

Quale test di diagnosi prenatale scegliere?

(02/02/2016 - 17.37)

Salve, ho 39 anni e sono in gravidanza all'8 settimana. Sono indecisa sul test di diagnosi prenatale da fare. Non vorrei farne uno invasivo se non strettamente necessario e quindi mi sono informata sui test genetici sul DNA fetale nel sangue materno. Ho letto diverse pubblicazioni internazionali su trial clinici e sono abbastanza convinta che siano affidabili. L'unica cosa che mi manca per decidere è essenzialmente sapere esattamente cosa mi direbbe in più la villocentesi. Il mio ginecologo sostiene che guardano solamente le tre principali trisomie e le aneuploidie dei cromosomi X e Y mentre il medico che dovrebbe eseguire la villo, anche se in maniera confusa quando gli ho chiesto le differenze tra la villo e il test sul DNA, mi ha detto che la prima controlla tutto il cariotipo. Mi potreste essere di aiuto chiarendomi questo aspetto? Se il test del DNA (tipo harmony) mi dà minori indicazioni rispetto alla villo, queste potrebbero essere colmate con, per esempio, esami ecografici più approfonditi? Esattamente le trisomie 21, 13 e 18 e le aneuploidie X e Y quanto coprono in termini di percentuale tutte le possibili mutazioni riscontrabili? Dimenticavo, non ho storie di aborti precedenti o di casi di anomalie genetiche in famiglia, l'unico fattore di rischio è rappresentato solo dall'età. Grazie mille, Buona serata

Ilenia

Gentilissima Ilenia,
il test di diagnosi prenatale non invasivo consiste in un prelievo di sangue materno da cui si isola il DNA fetale circolante; tale test è possibile effettuarlo già dalle dieci settimane compiute di gestazione e per essere attendibile la frazione fetale, cioè la quantità di DNA fetale circolante isolato dal campione di plasma analizzato, deve essere pari almeno al 4%. Ad oggi è possibile effettuare il test per le aneuploidie 13,18,21, X e Y, ma esistono anche laboratori che permettono di analizzare anomalie di numero e di struttura di tutti i cromosomi (risoluzione di circa 10 Mb). Le limitazioni di tali test sono: non evidenziano casi di mosaicismo fetale e/o placentare, riarrangiamenti bilanciati, poliploidie, malattie genetiche mendeliane specifiche. L’esame prenatale non invasivo pertanto è un test di screening e i risultati non sono diagnostici e devono essere valutati nel contesto del quadro clinico della gestante e dell’anamnesi familiare. Inoltre, un test positivo per patologia va sempre confermato dalla diagnosi prenatale invasiva. L’esame, dunque, non è in alcun modo sostitutivo della diagnosi prenatale invasiva per la ricerca di cromosomopatie (villocentesi/amniocentesi).
Le tecniche invasive permettono l'analisi del cariotipo con risoluzione 5-10Mb, hanno maggiore affidabilità in caso di mosaicismo o riarrangiamenti cromosomici bilanciati e in caso di necessità è possibile andare a ricercare delle patologie specifiche. In poche parole, se decide di fare solo il test di diagnosi prenatale non invasiva, deve considerarlo come un test di screening di alto livello, ma assolutamente non sostitutivo né della villocentesi né dell'amniocentesi. Cordiali saluti

Dott.ssa Ketty Perrotta
Specialista in Genetica Medica