Il Medico Risponde
Il Genetista risponde
a cura del del Dott. Cosimo Barletta
e del Dott. Giovanni Buonsanti
Ritardo nello sviluppo
(29/04/2012 - 14:29)
Ho adottato un bambino orfano dell'età di 4 anni e 3 mesi. Il bambino oltre a essere sottopeso per malnutrizione (12 Kg) risulta avere un ritardo nello sviluppo fisico (altezza 92 cm). A seguito di esami genetici eseguiti nel paese di provenienza gli è stato diagnosticato: cariotipo 46XY.ish 22q11.2(TUPLE1x2), cariotipo maschile normale; microdelezione 22q11.2 (sindrome di DiGeorge non viene constatata). Spettro aminoacidi nel sangue e nell'urina - senza patologia; spettro di acidi organici nell'urina - N. Mucopolisaccaridi, mono-, disaccaridi, oligosaccaridi nell'urina-N. Desidererei sapere se la statura bassa del bambino potrebbe essere dovuta, oltre che alla mancanza dei legami affettivi, alla malnutrizione. In merito a tale mancato sviluppo mi consiglia di fare delle analisi specifiche al bambino?
Gentile lettrice, il ritardo di crescita potrebbe anche essere dovuto a malnutrizione; l'esame obiettivo fatto dal pediatra, con l'ausilio di alcuni test di laboratorio come emocromo, transferrina, prealbumina, proteina legante il retinolo, albumina, elettroforesi sieroproteica, oltre che i dosaggi ematici di alcune vitamine (B12, acido folico, vitamina D totale), dovrebbero essere sufficienti a stabilire un eventuale stato di malnutrizione proteico-energetica. È anche importante controllare per un determinato periodo di tempo gli apporti calorici in modo tale da assicurarsi che a fronte di un introito energetico pari al fabbisogno stimato per la sua crescita la crescita si osservi. Cioè, in parole semplici, se il bambino è in grado di accrescersi una volta messo in condizioni energetiche di farlo. In caso contrario si potrebbe indagare un eventuale malassorbimento (per es. dovuto a disturbi nell'apparato gastrointestinale) ai quali si pone poi opportuno rimedio.
Cordialmente,
Biologo - Genetica applicata - Matera
Siamo unici, fotocopie, o cosa?!
(16/03/2012 - 11:43)
Salve Dottore, allora, la domanda è questa: al momento del concepimento, una cellula germinale maschile (spermatozoo con 23 cromosomi) si fonde con una cellula germinale femminile (uovo con 23 cromosomi) per originare un nuovo individuo con 46 cromosomi, giusto? Quindi, ogni individuo è costituito da metà patrimonio genetico (23 cromosomi) ricevuto del padre biologico e da metà patrimonio genetico (23 cromosomi) ricevuto della madre biologica. Ciò cosa comporta? Cioè ognuno di noi è solo la sommatoria di suo padre e di sua madre? Oppure significa solo che ereditiamo solo cose come il colore degli occhi, dei capelli ecc...? Inoltre, siamo influenzati geneticamente dai nostri genitori anche per quanto riguarda il nostro carattere, il nostro modo di pensare ecc? Inoltre, mi pare di capire che dal test del DNA risulterebbe che all'interno dei nuclei delle nostre cellule avremmo lo stesso identico patrimonio genetico dei nostri genitori... questo cosa significa? Che siamo loro 'fotocopie'? Oppure c'è un rimescolamento cellulare, che ci rende degli individui totalmente diversi dai genitori, ed unici?
Gentile lettrice, cercherò di ispirarmi all'Essere Supremo della divulgazione, l'immenso ed insuperato dott. Piero Angela, per chiarire in poche righe i suoi dubbi genetici. Durante il processo di gametogenesi, cioè di formazione dei gameti, alcune cellule specializzate che inizialmente avevano 46 cromosomi vanno incontro ad un processo che determinerà la produzione di gameti con 23 cromosomi; già in questa fase avviene un rimescolamento del patrimonio genetico tra i cromosomi omologhi (cioè ad esempio i due cromosomi n. 1 si accostano si scambiano tratti di DNA). I due cromosomi omologhi che si scambiano materiale genetico a loro volta sono il risultato della fusione dei gameti dei nonni nei quali avvenne esattamente la stessa cosa. Questa è già una prima, ed importante, fonte di variabilità genetica; ma torniamo ai nostri gameti da 23 cromosomi: all'atto della formazione dello zigote, i due patrimoni genetici dei gameti (che quindi contengono qualcosina anche dei nonni, dei bisnonni e dei trisavoli...) si uniscono, originando una cellula, lo zigote, e da essa un individuo adulto, che esprime i suoi "caratteri". Quelli che chiamiamo "caratteri" sono in pratica produzione di proteine: sia l'efficienza di produzione di ogni proteina, sia la forma tridimensionale che essa assume e quindi la funzione che svolge sono quindi determinati dai tratti di DNA (chiamati "geni") responsabili della sua produzione. Tutti i processi biologici sono sotto il controllo di proteine ed enzimi, quindi ecco la risposta ad una sua domanda: ereditiamo tutto, non solo il colore degli occhi ma anche le dimensioni del fegato, o la coagulabilità del sangue: in genetica si dice che il "fenotipo" (quello che "appare") è determinato dal "genotipo". Nello zigote e quindi nell'embrione, però, ogni carattere è il risultato dell'interazione della copia del gene presente sul cromosoma di origine paterna e della copia del gene presente nella stessa posizione sul cromosoma omologo di origine materna: queste due copie sono dette "alleli", e l'interazione allelica è un ulteriore elemento di variabilità nell'espressione dei caratteri. Ma non è finita: il nostro DNA è in continua trasformazione, dal momento che in alcune cellule possono verificarsi le cosiddette "mutazioni genetiche" che determinano cambiamenti (in meglio o in peggio) in alcuni geni, anche importanti; tali mutazioni si trasmettono alle cellule figlie quindi interesseranno poi interi tessuti ed organi e possono interessare anche le cellule progenitrici dei gameti, risultando quindi in ultima analisi mutazioni "ereditabili". E fin qui il bambino non è ancora nato. Quando nasce, l'interazione con l'ambiente (aria, parole, cibo, esperienze), determina una "accensione" o "spegnimento" selettivo di questo o quell'altro gene, causando così un'espressività dei suoi caratteri genetici modulata dall'ambiente in cui vive. Quindi ciascuno di noi non solo è unico e diverso da ogni altro, ma è anche "diverso da sé stesso" a seconda dell'ambiente in cui gli capita di vivere. Esistono dei caratteri genetici la cui presenza è di per sé sufficiente per determinare una malattia, ma la stragrande maggioranza dei caratteri genetici, cosiddetti quantitativi, contribuisce a determinare un "fenotipo" solo in piccola parte, essendo noi il risultato dell'interazione tra numerosissime varianti genetiche e numerosissime varianti ambientali.
Cordialmente,
Biologo - Genetica applicata - Matera
Ereditarietà di tumore tra mamma e figlio e tra papà e figlia
(06/03/2012 - 10:16)
Sono papà di due bimbe (9 e 12 anni). Mia madre è morta di tumore giovane (44 anni) e così anche le sue sorelle (mie zie). I fratelli (miei zii) stanno bene. La mia domande è: che probabilità ho io come figlio maschio di ereditare la possibilità di ammalarmi di tumore? E che possibilità ho io di trasmettere questo problema alle mie bimbe? Preciso che i tumori che hanno colpito mia madre e le mie zie erano tre tumori diversi.
Gentile lettore, la stragrande maggioranza dei tumori insorge su base sporadica, cioè non familiare, e la presenza in famiglia di due o tre casi può essere spiegata anche in considerazione dell'incremento nella popolazione generale di alcuni tipi di tumore e nel miglioramento delle tecniche che oggi sono disponibili per la diagnosi. Tuttavia, non possiamo escludere a priori la presenza di un tumore ereditario, in una famiglia con tre casi in linea nell'albero genealogico, ed il fatto che siano occorsi in organi diversi non esclude questa possibilità dal momento che ci sono sindromi ereditarie che determinano lo sviluppo di tumori primari anche in organi diversi in membri della stessa famiglia. Pertanto le consiglio senz'altro una consulenza genetica, dal momento che l'individuazione di un caso di familiarità consente a tutti i membri considerati a rischio o portatori un percorso di prevenzione molto stretto ed accurato, che si traduce in diagnosi precoce, che è a sua volta, come noto, elemento cruciale nel determinare gli esiti della malattia: saprà senz'altro che in moltissimi casi, infatti, una diagnosi tempestiva rende il tumore praticamente innocuo.
Cordialmente,
Biologo - Genetica applicata - Matera
Handicap. La scelta di un secondo figlio
(23/02/2012 - 11:54)
Salve! Sono mamma di una bellissima bimba affetta da grave ritardo psicomotorio senza diagnosi. Dopo varie indagini diagnostiche e strumentali - cito tra tutte CGH ARRAY, ricerca cromosoma 15, RMN, EEG tra Osp. Bambino Gesù e Besta di Milano - mi trovo di fatto una bimba con ritardo mentale di 4 anni di età e tante difficoltà neuromotorie. Non cammina ancora autonomamente e non parla. La mia gravidanza, dopo un precedente aborto spontaneo, è stata molto desiderata ed è iniziata con dosi di Deltacortene per una lieve minaccia di aborto, ma è proseguita serenamente fino al cesareo programmato alla 41ma settimana. Polidramnios senza allarmismi: questo è tutto. Nessuno sa dirmi cosa sia accaduto. I medici presuppongono una encefalopatia congenito costituzionale desunta da una microcefalia insorta al 6° mese di vita. Praticamente mia figlia, nata perfetta e con una normale circonferenza cranica, si è trasformata così. Lontanamente penso ad una seconda gravidanza, ma i medici me lo sconsigliano perché "potrebbero" ripresentarsi le condizioni che hanno "favorito" la situazione esistente. Cosa potrei fare per scongiurare tale pericolo? Influirebbe la mia età, dato che sto per compiere 40 anni? Grazie in anticipo.
Gentile lettrice, in assenza di una diagnosi specifica non ci sono analisi possibili che lei possa fare per sapere in anticipo se è portatrice o meno di patologie trasmissibili. Il desiderio di genitorialità (e qui naturalmente includo anche il papà) deve essere ponderato insieme ad un indubbio fattore di rischio già presente, la familiarità per un ritardo psicomotorio congenito, ed un altro incipiente, l'età, che agisce su tutte le donne determinando un lieve ma progressivo incremento di rischio di concepire un feto con un'anomalia cromosomica (in questo caso però sono disponibili indagini di diagnosi prenatale).
Cordialmente,
Biologo - Genetica applicata - Matera
Miopatia congenita da accumulo di lipidi e glicogeno
(17/02/2012 - 14:08)
Buongiorno, sono in attesa del primo figlio e ho un dubbio riguardo una malattia che colpì mio fratello, deceduto solo dopo un anno di vita, nel 1976. Dopo aver effettuato vari esami, tra cui una biopsia muscolare, gli venne diagnosticata una "Miopatia congenita da accumulo di lipidi e glicogeno". Successivamente , mia mamma ha avuto due gravidanze, la mia e quella di mia sorella, che sono andate avanti senza alcun problema, e siamo entrambe sane. Le mie domande sono due: - l'amniocentesi può essere in grado di identificare la presenza anche nel mio bambino di tale malattia? Potrei io fare esami sulla mia mappa genetica per vedere se sono portatrice sana di tale malattia? Grazie e saluti,
Gentile lettrice, naturalmente sarebbe utile conoscere con esattezza se l'evento occorso a suo fratello sia stato determinato da una malattia genetica e di quale malattia si trattasse, prima di poter avanzare delle ipotesi in tal senso; anche la glicogenosi, una malattia metabolica che determina l'accumulo di glicogeno e che il alcune sue forme può essere fatale, è in realtà rappresentata da un certo numero di varianti genetiche che si comportano, dal punto di vista della trasmissibilità, in modo completamente diverso l'una dall'altra. In tutti i casi, tuttavia, possiamo con certezza dire che nulla di tutto quello che potrebbe essere stato allora può essere diagnosticato oggi tramite amniocentesi, visto che quest'ultima tecnica indaga semplicemente il corretto assetto cromosomico del feto, mentre eventuali glicogenosi sono sostenute da alterazioni genetiche, non "visibili" all'indagine cromosomica.
Cordialmente,
Biologo - Genetica applicata - Matera
Ipoacusia neurosensoriale bilaterale
(24/01/2012 - 15:35)
Buongiorno, vi scrivo in quanto la scorsa settimana mi sono recata dal genetista in quanto sono affetta da ipoacusia bilaterale neurosensoriale - moderata dalla nascita e, dal momento in cui stiamo prendendo in considerazione una gravidanza, l'audiologo mi ha suggerito caldamente di effettuare tali accertamenti. Oltre a me, anche mio padre ha tale patologia insorta in età adulta (sopra i 50 anni) mentre ho altri familiari (zii e nonno paterno) che sono lievemente sordi a partire dall'età anziana. La mia domanda è: se vi fosse una causa genetica per il mio caso sarebbe più probabile che fosse dominante o recessiva? Ho letto che a seconda delle due possono nascere figli al 50% sordi oppure al 100% sani. Ho molta paura a fare questo esame. L'altro quesito è se durante villocentesi con esito di sordità si può sapere il livello di sordità (totale o ipoacusia...) Grazie
Gentile lettrice, è difficile dirlo, una valutazione accurata può essere fatta solo in sede di consulenza genetica. Non è possibile fare previsioni cliniche in villocentesi.
Cordialmente,
Biologo - Genetica applicata - Matera
Analisi genetiche prima del concepimento
(22/01/2012 - 11:11)
Buongiorno, ho 35 anni e vorrei sapere se esistono degli esami genetici da poter effettuare prima del concepimento al fine di diagnosticare eventuali rischi che si potrebbero presentare per il bambino, infatti io sono nata con i mignoli dei piedi sovrapposti all'anulare ed ho letto su internet che si tratta di clinodattilia, ora mi chiedo, con un po' di preoccupazione, se la mia malformazione (in sé innocua) possa essere invece soltanto una delle manifestazioni di un'anomalia congenita ben più grave trasmissibile a mio figlio. Grazie
Gentile lettrice, i test genetici predittivi non possono essere effettuati senza una precisa indicazione clinica. È infatti impossibile indagare tutte le possibili varianti ed anomalie genetiche in un sol colpo alla ricerca di una trasmissibile, ed in ogni caso non sarebbe possibile, anche dopo aver fatto un'ipotetica indagine a tappeto con tutti i test di cui disponiamo, escludere definitivamente tutte le possibili malattie e/o anomalie. In questi casi si procede cercando di comprendere durante una consulenza genetica, se, per una determinata coppia, il rischio valutato è uguale a quello della popolazione generale (che non è zero) o maggiore. Se maggiore, e se si dispone di un appropriato test diagnostico, si fa direttamente quel determinato test.
Cordialmente,
Biologo - Genetica applicata - Matera
Alterazioni recessive
(18/01/2012 - 20:22)
Salve dottore! Sono uno studente di medicina e le volevo gentilmente porre una domanda. È possibile che alterazioni recessive autosomiche o legate alla x si verifichino in individui omozigoti o eterozigoti per alleli mutanti? E questi alleli potrebbero essere eliminati dalla popolazione mediante aborto selettivo dei feti che presentino l'allele in forma eterozigote o omozigote? La ringrazio per l'attenzione Cordiali saluti
Caro Aldo, essere una alterazione recessiva non è un evento che "si verifica" ma è una condizione necessaria e sufficiente per il manifestarsi di un determinato fenotipo; indichiamo come recessiva una mutazione che deve necessariamente verificarsi in omozigosi affinché il fenotipo si manifesti. Se fosse in omozigosi non ci sarebbe fenotipo, ma c'è solo un genotipo di un "portatore sano". Da quanto detto le risulterà chiaro che il punto di partenza è il fenotipo, e se un individuo mostra un fenotipo sostenuto da un carattere autosomico recessivo va da sé che potrà essere soltanto un individuo omozigote, non eterozigote, altrimenti dovremmo definire il carattere dominante. Per quanto riguarda la sua seconda domanda, se per popolazione intende quella umana, la cosa mi inquieta alquanto; ipotizziamo invece di parlare di formiche: sì, se lei toglie di mezzo tutti i portatori sani, il carattere autosomico recessivo è destinato a scomparire, ma le sconsiglio di coltivare il progetto: anche le formiche, si sa, a volte...
Cordialmente,
Biologo - Genetica applicata - Matera
Sindrome di Gardner
(15/01/2012 - 09:23)
Salve, volevo chiedere se lei mi può dare informazioni. Ho scoperto da poco di avere la sd di gardner, vorrei avere una gravidanza, quante possibilità ho di trasmetterla? Ho effettuato una consulenza a giugno a Milano, nella quale mi è stato fatto il prelievo per esame dna, ma ancora non ho risposta. Spero mi possa aiutare. Grazie
Gentile Carlotta, è molto utile conoscere l'esito dell'esame del DNA: una eventuale alterazione del gene APC suggerirebbe infatti che l'insorgenza della sindrome è sostenuta da una mutazione se si trasmette con modalità cosiddetta autosomica dominante. È quella situazione in cui ogni gamete ha una probabilità su due di essere portatore della mutazione. La mutazione poi si mantiene inalterata nello zigote (cioè nella prima cellula del feto) e di conseguenza nell'intero individuo adulto ed in tutte le sue cellule, comprese quelle intestinali dove crea il problema clinico, ma anche a tutte le altre (per questo le è stato sufficiente fare un prelievo di sangue per effettuare l'indagine genetica). Questo in breve il meccanismo di ereditabilità, ma ovviamente ci basiamo su un riscontro (l'esame genetico) che ancora non abbiamo.
Cordialmente,
Biologo - Genetica applicata - Matera
Emofilia
(09/12/2011 - 02:24)
Salve, mi è stato detto da poco che potrei essere portatrice sana di questa malattia dato che il fratellino di mia nonna ne è morto e che il secondogenito di sua cugina ne è affetto. Nella speranza che sia una remota ipotesi volevo chiederle se gentilmente mi poteva dire quale test dovrei fare per scoprirlo, che validità ha e quanto potrebbe costare all'incirca.
Sono appena entrata nel 5° mese di gravidanza e aspetto un maschio, non posso pensare di dover vivere i mesi che mi aspettano prima che nasca con questo dubbio atroce. In attesa di una sua risposta la ringrazio in anticipo e la saluto.
Gentile lettrice, le consiglio per cominciare una semplice consulenza genetica che potrebbe anche dirimere la questione senza il ricorso ad indagini genetiche: la questione cambia ad esempio se tratta di nonna paterna o materna, o se lei ha fratelli, zii e cugini (quali e quanti) "informativi" .
Cordialmente,
Biologo - Genetica applicata - Matera
Variazione DNA dopo trapianto midollo osseo
(01/12/2011 - 10:03)
Buongiorno, brevemente riassumo la nostra situazione di coppia. Mia moglie (anni 37) ha subito un trapianto di midollo osseo nel dicembre 2004 per una grave forma di aplasia midollare. Fortunatamente tutto ha seguito il regolare decorso e ad oggi sta bene. Purtroppo circa un anno fa, a causa di una infezione i medici hanno dovuto asportare le tube. La funzionalità delle ovaie è comunque rimasta intatta e il ciclo mestruale è regolare. Abbiamo così deciso di provare la procreazione assistita e tra i vari esami clinici a cui entrambi ci siamo sottoposti è emerso che il DNA di mia moglie risulta essere 46XY, scoprendo così che il donatore era di sesso maschile. Il centro di procreazione assistita ci ha così consigliato una visita genetica che potremo fare non prima della fine di gennaio 2012. Nel frattempo siete in grado di fornirmi qualche spiegazione e se possiamo proseguire in questo cammino? Vi ringrazio per la disponibilità
Gentile lettore, potete senz'altro proseguire il vostro percorso di PMA, semplicemente nel vostro caso il cariotipo eseguito su sangue periferico non é un'indagine appropriata in quanto non indicativa dell'assetto cromosomico dei gameti (é questo che conta per la formazione di ovociti fecondati con corretto assetto cromosomico). Al genetista ed al ginecologo spetterà la scelta di utilizzare una matrice biologica differente per la mappa di sua moglie o se avviarvi alla PMA senza cariotipo.
Cordialmente,
Biologo - Genetica applicata - Matera
Deficit del DGUOK
(28/10/2011 - 22:07)
Carissimi specialisti, ho bisogno di porvi un po’ di domande cercherò di essere il più breve possibile. Io ho 32 anni ho una bambina di 8 anni sana, ad aprile 2010 ho avuto un aborto spontaneo alla 9°sett. il mese dopo ero di nuovo incinta, una gravidanza un po’ travagliata ma il bambino risultava essere sano anche se non ho fatto esami specifici. Il 10/03/2011 nasce Riccardo, tutto bene ma dopo 10 giorni inizia il nostro calvario. Riccardo sta male e tra un ospedale ed un altro arriviamo al "Bambino Gesù" di Roma dove gli viene diagnosticato il "DEFICIT DGUOK", una rarissima malattia metabolica genetica ereditaria e cioè, Riccardo è risultato eterozigote per le seguenti mutazioni; esone4: c.591G^A(Q197Q) ereditata da parte mia e, - esone5:C.605_606 del GA ereditata da parte di mio marito. Vorrei chiedere: è possibile riscontrare in gravidanza questo tipo di patologia sul feto? Che probabilità ho se volessi intraprendere un'altra gravidanza di concepire un bambino sano visto i precedenti? Mia figlia sarà sicuramente una portatrice? Riccardo è morto il 30/08/2011 a 5 mesi e 20 giorni dopo infinite sofferenze. Perché queste malattie sono così sconosciute e incurabili? Il mio bambino è davvero stato un caso a se non può avere aiutato l'informazione su tale patologia visto che ha girato molte strutture e soprattutto il reparto patologie metaboliche del bambino Gesù di Roma che si occupa di tali patologie in concomitanza con altre strutture? Scusatemi se chiedo troppo, ma da quando mi è successo tutto ciò non mi do pace e mi faccio mille domande, anche se sono consapevole che solo dove è possibile c'è una risposta, attendo con ansia la vostra.
Gentile lettrice, si tratta di una malattia genetica rarissima, i casi descritti sono davvero pochi. Il meccanismo molecolare governato dal gene che codifica per la deossiguanosinchinasi mitocondriale è così profondo e di primaria importanza per la vitalità di ogni singola cellula che un suo malfunzionamento risulta incompatibile con la vita. E' impossibile, allo stato attuale delle conoscenze, anche solo pensare di porre in atto strategie terapeutiche di tipo farmacologico: in questi casi la ricerca scientifica è l'unica strada per individuare strategie basate sulla correzione diretta del difetto genetico. Purtroppo però la ricerca scientifica tende ad occuparsi delle patologie frequenti nella popolazione (senz'altro si tratta di una scelta dettata dalle priorità per la salute pubblica, ma in alcuni casi anche dal maggiore "impatto mediatico" e quindi dalla maggiore possibilità di ottenere finanziamenti). Nel caso di una seconda gravidanza la probabilità che l'evento si riproponga resta, tuttavia la conoscenza dell'esatta natura molecolare della mutazione sua e di suo marito consentirà una diagnosi prenatale accurata. Per quanto riguarda sua figlia, può essere portatrice sana ma può anche non esserlo: in entrambi i casi non vi sono né vi saranno in futuro problemi per lei e la probabilità che a sua volta abbia un partner portatore di una mutazione nel medesimo gene è piuttosto remota.
Cordialmente,
Biologo - Genetica applicata - Matera
La fibrosi cistica causa della mia infertilità?
(27/10/2011 - 17:53)
Spett. dottore, siamo una coppia che abbiamo fatto degli esami causa infertilità. Gli esami sono a posto, tranne il mio esame della fibrosi cistica che presenta due anomalie. Volevo sapere se poteva essere una delle cause per cui non riusciamo ad avere un figlio. Premetto che sono un uomo di 37 anni. Le riporto il referto: il soggetto risulta eterozigote per la mutazione DELTAF508 (esone 10) che comporta la delezione dell'aminoacido fenilalanina in posizione 508 della catena aminoacida. Il soggetto è inoltre omozigote per il polimorfismo PolyT (9T/9T). Grazie
Gentile lettore, i risultati delle indagini da lei citati non sono causa di infertilità o ridotta fertilità.
Cordialmente,
Biologo - Genetica applicata - Matera
Due aborti per trisomia!
(23/10/2011 - 22:30)
Gentile dottore, ho 33 anni, ho avuto una gravidanza nel 2008 terminata con la nascita di un bambino sano. Le successive due gravidanze ad aprile e a luglio 2011 sono terminate entrambe con un aborto ritenuto alla 9 settimana, è stata riscontrata l'assenza di battito durante l'eco di controllo, l'esame citogenetico ha evidenziato trisomia 22 nel primo, e trisomia 15 nel secondo aborto. Premetto che tutte sono state gravidanze spontanee arrivate al primo, max secondo tentativo, in famiglia non ci sono caso di anomalie cromosomiche. La mia domanda è questa: Io e mio marito dobbiamo sottoporci all'esame del cariotipo o possiamo tentare un'altra gravidanza? Inoltre c'è qualcosa che possiamo assumere per migliorare la qualità degli ovociti e degli spermatozoi? Grazie infinite.
Gentile lettrice, un'indagine del cariotipo suo e di suo marito sarebbe appropriata, visti i due eventi di cui scrive. Si tratta di un semplice prelievo di sangue che viene utilizzato per il conteggio dei cromosomi e per l'analisi della loro struttura.
Naturalmente i due aborti potrebbero essere dovuti semplicemente alla casualità, ed in questo caso non destinati a ripetersi necessariamente.
Cordialmente,
Biologo - Genetica applicata - Matera
Variante genetica rara
(12/09/2011 - 11:21)
Buongiorno, mi rivolgo a voi in quanto ho una questione molto arsa da sottoporvi per un altro parere. Tramite analisi del DNA (in quanto eravamo all’interno di un programma di fecondazione assistita) abbiamo scoperto che mio marito (37 anni) è portatore sano di fibrosi cistica con la mutazione 2789+5G>A ed io (38 anni) ho scoperto che in prima analisi non ero portatrice di alcuna mutazione, ma nelle analisi di secondo livello è comparsa una mutazione rara che è la 4375-7delT. Abbiamo avuto consulenza genetica presso l’ospedale S. Anna di Torino e la genetista che ci seguiva ci ha riassunto questo rispetto alla combinazione delle nostre mutazioni in quanto io ero rimasta incinta, dopo anni di tentativi, ma in maniera del tutto naturale dato che avevamo abbandonato il percorso di procreazione assistita, l’anno scorso: “3 software differenti che riproducono il possibile effetto di tale delezione predicono la produzione di una proteina alterata, per un probabile effetto sul sito di splicing dell’esone 24, con la conseguente mancanza del frammento corrispondente all´esone 24 in una certa percentuale di proteina. Le proteine CFTR più corte formano meno canali del cloro, e la combinazione con la mutazione 2789+5G>A, che è un’altra mutazione nel sito di splicing dell’introne 14b, potrebbe portare alla produzione di varianti anomale del canale con conseguente malfunzionamento. Non è possibile al momento attuale prevedere con certezza la sintomatologia clinica dei soggetti che hanno entrambe le mutazioni 2789+5g e 4375-7delT, ma la probabilità di non presentare alcuna forma (anche atipica) di fibrosi cistica pare molto bassa”. In questa analisi ci era anche stato scritto che l’unico caso di persona che aveva la mia stessa mutazione (4375-7delT) era una bambina inglese che era malata di fibrosi cistica. Per questo motivo dato che anche a voce ci erano stati dati degli scenari apocalittici della malattia della bambina che avevo in grembo abbiamo optato per l’interruzione di gravidanza il 08/10/2010. Successivamente ho chiesto alla “fondazione per la ricerca sulla fibrosi cistica-onlus” di che tipo di gravità, secondo loro poteva essere la combinazione delle nostre mutazioni e il 04/03/2011 mi hanno risposto all’interno della loro rubrica “domande e risposte” : E' difficile fare previsioni accurate a livello individuale in base al tipo di mutazioni CFTR, soprattutto per quanto riguarda le manifestazioni polmonari della malattia FC. 2) La difficoltà è tanto maggiore quanto più è rara la mutazione di cui si discute 3) In questo caso ci sembra opportuno sottolineare che 2789+5G->A è una vera e propria mutazione, considerata appartenente al gruppo delle mutazioni "lievi". E' attribuita alla classe IV o V delle mutazioni, delle quali si sa che in linea di massima sono in grado di conferire normalità della situazione pancreatica: si possono leggere notizie dettagliate nella risposta "Ancora sulla mutazione 2789+5G>A", del 19/10/2010. 4) Ma si sa pochissimo riguardo alla 4375-7delT: abbiamo trovato pochi ragguagli solo sul Data Base NordAmericano e ci preme sottolineare che in base a quanto descritto ci sembra molto incerto che sia una vera e propria mutazione. Infatti, è stata segnalata da ricercatori inglesi in una bambina di 11 anni che aveva test del sudore borderline. Però non presentava sintomi di malattia, non è stata sottoposta a nessun tipo di indagine clinica, e aveva nel genotipo, accanto alla 4375-7delT un'altra variante del gene CFTR di dubbio significato e oltre a queste anche la mutazione DF508. Insomma, un assetto genetico molto strano e poco approfondito (nessuna indagine nei genitori, nessuna distinzione su quale cromosoma fossero presenti le varianti di incerto significato). Per giunta, questa bambina aveva un fratello che viene descritto, lui si, come certamente affetto da FC e con genotipo sicuramente indicante la malattia: era omozigote per la mutazione DF508, quindi aveva un quadro genetico diverso dalla sorella. Non abbiamo trovato altre informazioni pubblicate. In questi casi il laboratorio che ha diagnosticato la 4357-7del T come "mutazione" dovrebbe portare evidenze, per esempio il fatto che è a conoscenza della presenza di 4375-7delT in un soggetto con diagnosi certa di malattia FC; oppure dovrebbe affidare ad un esperto di genetica FC e ad un colloquio di consulenza genetica la necessità di mettere la coppia di fronte all'incertezza della risposta. Mi pare di capire che ci siano due approcci alla questione autorevoli, ma differenti, anzi opposti. L’uno dice che le due mutazioni portano sicuramente alla malattia, senza specificare di che tipo di gravità potrebbe essere, l’altro che non si è nemmeno certo che la mia sia una vera e propria mutazione che porti alla malattia della fibrosi cistica e mi pare anche di capire che comunque sarebbe di tipo lieve e non grave. Dato che vorrei riprovare ad avere un bimbo, vorrei avere altre opinioni in merito e riuscire a capire se la mia è o non è una mutazione della fibrosi cistica. Grazie
Gentile Claudia, la scienza è un'attività che cresce di minuto in minuto con l'accrescersi delle conoscenze e delle persone che producono conoscenza; la genetica molecolare è una scienza di frontiera, per la quale questa osservazione vale a maggior ragione. Le varianti genetiche rare si chiamano varianti perché non siamo ancora in grado di attribuire loro un chiaro significato clinico, quindi temo che nessuno nel suo caso potrà darle risposte certe dal momento che tali risposte non esistono. L'approccio del sant'Anna è cautelativo ed è quello di dire che molto probabilmente il probando non disporrà di una proteina CFTR perfettamente funzionante e che quindi un certo quadro clinico si potrebbe instaurare, ma è umanamente impossibile da parte dei colleghi fornire informazioni su una combinazione allelica praticamente quasi mai descritta in vivo. Sulla risposta che ha ricevuto dall'associazione posso solo notare che le due mutazioni vengono valutate in modo indipendente l'una dall'altra e non in combinazione allelica.
Aggiungo infine che tutte le volte che siamo di fronte a fenotipi blandi o borderline, lo stato di salute generale del soggetto può essere fortemente influenzato (in positivo o in negativo) dalla presenza/assenza di comorbilità (presenza contemporanea di due o più stati patologici) o di stati fisiologici concomitanti.
Mi sarebbe piaciuto esserle di maggiore aiuto.
Cordialmente
Biologo - Genetica applicata - Matera
Test genetici post aborto
(26/08/2011 - 17:13)
Gentile dottore, a seguito di un primo aborto spontaneo alla nona settimana, la mia ginecologa mi ha consigliato di effettuare i test per la trombofilia, il risultato stato la Mutazione in omozigote delGene dell'Omocisteina (A1298C) e la delezione degli Alleli dell'Angiotensing Converting Enzyme (ACE). La ginecologa mi tranquillizzò dicendo che sarebbe bastato assumere cardioaspirina, acido folico ed eparina non appena avessi avuto il prossimo test di gravidanza positivo. Circa un mese fa ho avuto un test positivo, ma alla quinta settimana terminato tutto, in assenza della prima ginecologa, mi sono rivolta ad un altro medico, il quale studiando gli esami di cui le ho appena fornito l'esito, mi ha consigliato di iniziare una terapia con vitamina B6 e B12 e acido folico e dicendomi fra le righe di valutare se non fosse il caso di ripensare al fatto di avere una gravidanza data la complessità della mia situazione. È davvero disperata la mia situazione o posso avere speranze affidandomi a persone qualificate ed approfondendo il quadro clinico?
Gentile lettrice, non si tratta di una situazione disperata, ma semplicemente di comprendere il fatto che una gravidanza in alcune persone con un determinato assetto genetico può rappresentare un rischio. Dovrebbe rivolgersi a professionisti in grado di valutare il caso clinico complessivo, spiegarle perfettamente (assicurandosi poi che i concetti siano stati compresi) di che rischio si tratta, la sua causa, i possibili rimedi. Naturalmente le decisioni saranno sempre sue, l'importante è che siano basate su scelte razionali.
Cordialmente,
Biologo - Genetica applicata - Matera
Dubbi sulla sindrome di Turner
(04/08/2011 - 10:47)
Gentile dottore, sono Francesca, ho 30 anni e sono sposata da tre io e mio marito cerchiamo da tempo una gravidanza che non arriva. La sorella di mio marito affetta da sindrome di Turner, a tale riguardo mi chiedevo se anche mio marito che ovviamente non ha la malattia (che riguarda solo le femmine) possa per esserne portatore sano come lo sono stati i genitori, e inoltre vorrei capire se questa anomalia genetica possa portare sterilità maschile. Spero di non aver fatto confusione. La ringrazio anticipatamente.
Gentile Francesca, la S. di Turner si manifesta in assenza (totale o parziale o a mosaico) del cromosoma X, quindi solo le femmine possono esserne affette e/o portatrici, mentre i maschi, avendo una sola copia del cromosoma X, non possono presentare la patologia in quanto non compatibile con la vita. Quindi nessun problema per suo marito; per quanto riguarda il rischio per la discendenza è pari a quello della popolazione generale senza familiari affetti.
Cordialmente,
Biologo - Genetica applicata - Matera
Amniocentesi: il numero dei cloni esaminati è inferiore al numero standard!
(19/07/2011 - 18:38)
Gentile Dottore, sono una ragazza di 31 anni alla seconda gravidanza. Avendo una sorella disabile (grave ritardo psicomotorio dipendente da cause non accertate) ho deciso, dietro consiglio del mio ginecologo, di sottopormi ad amniocentesi. Le riporto i risultati del referto: colorazione QFQ; risoluzione 320-400; n. metafasi 17; n. cloni 7*; n. colture 3.
Risultato: 46,XY
Commento: cariotipo maschile normale.
* A causa di una crescita stentata il numero dei cloni esaminati è inferiore al numero standard (almeno 10).
Volevo chiederLe se la crescita stentata dei cloni potesse essere sintomatica di qualche problema al feto e se era opportuno eseguire ulteriori indagini in merito. La crescita dei cloni in laboratorio è rapportabile a quella nel grembo materno? Attendo con ansia una Sua risposta e dei consigli. La ringrazio.
Gentile lettrice, si tratta solo di un problema tecnico dovuto alla manipolazione in vitro delle cellule. Il cariotipo corrisponde a quello di un feto maschio senza alterazioni cromosomiche di numero: l'esame non evidenzia alcuna anomalia.
Cordialmente,
Biologo - Genetica applicata - Matera
Sindrome di Klinefelter
(22/06/2011 - 18:10)
Salve, sono un ragazzo di 30 anni affetto dalla Sindrome di Klinefelter a mosaico scoperta da poco. Adesso la mia compagna si trova al 7° mese di gravidanza e leggendo su internet sembra che c'è una forte probabilità che mio figlio nasca con questa sindrome anche più grave, è vero? Sono molto preoccupato!!! Inoltre si potrebbe fare un test del cariotipo ad un neonato?
Gentile lettore,
se il gamete fecondante recava l'alterazione cromosomica alla base della sindrome può verificarsi il caso di cui scrive; tuttavia, se non erro (ma per una maggiore certezza le conviene postare sul "ginecologo risponde"), una ipoplasia dei genitali sarebbe stata apprezzabile già durante la "morfologica".
Cordialmente,
Biologo - Genetica applicata - Matera
Retinite pigmentosa: che possibilità ci sono che mio figlio la erediti se suo padre non ne è affetto
(20/06/2011 - 11:10)
Buongiorno. Vorrei sapere se è possibile sapere la probabilità che mio
figlio (maschio) possa sviluppare la retinite pigmentosa di cui mia suocera era affetta. Non credo siano mai stati fatti studi genetici su di lei (che
purtroppo è deceduta diversi anni fa) ma posso dirle che in tutta la sua
famiglia fino a quando si è potuto risalire (diverse generazioni indietro)
lei è stata l'unica ad averla. Nè mio marito nè sua sorella ne sono
affetti. Considerando a questo punto che la forma di mia suocera possa
essere stata una forma sporadica, che possibilità ci sono che mio figlio la
erediti se suo padre non ne è affetto? Nella mia famiglia nessun caso!
Inoltre vorrei sapere se per caso è a conoscenza dell'eventualità
dell'utilità di conservare cellule staminali autologhe in caso di sviluppo
della malattia: potrebbero essere utilizzate o come per tutte le patologie
genetiche si considererebbero inutilizzabili perchè alterate in partenza?
Grazie mille
Gentile Alexandra, è molto difficile stabilire con precisione se si tratti di una forma sporadica o ereditaria, dal momento che la RP si trasmette con tutte le modalità (AR, AD ed X-linked), trattandosi di una patologia eterogenea che può essere causata da alterazioni nella sequenza di differenti geni. Tra l'altro in molti casi la mutazione insorge de novo durante la gametogenesi, per cui nascono soggetti portatori da coppie sane, ed il portatore può trasmettere essendo costitutivamente mutato. Quindi l'informatività della sua famiglia parte da sua suocera, quello che è successo prima sarebbe stato certamente informativo in caso di riscontri positivi, mentre non aiuta ad escludere a priori la trasmissibilità del carattere. Una consulenza genetica approfondita (con valutazione di tutti i soggetti informativi, con la loro età, sesso e storia clinica) potrebbe aiutare a dirimere la questione.
A presto,
Biologo - Genetica applicata - Matera



















