Rosolia in gravidanza: solo 1 donna su 3 sa se l’ha contratta. Gravi rischi per il feto

Rosolia in gravidanza: solo 1 donna su 3 sa se l’ha contratta. Gravi rischi per il feto

Contrarre la rosolia ai primi mesi di gravidanza è molto pericoloso, e spesso la futura mamma ci arriva senza sapere se è immune oppure no, determinando inconsapevolmente un grande rischio per il feto. Infatti, se contratta in questa delicata fase della propria vita, la rosolia può provocare danni seri al nascituro come ad esempio sordità, cecità, problemi cardiaci e al sistema nervoso centrale.

Chi l’avesse già avuta da piccola non se lo ricorda e molti genitori spesso non ricordano le malattie esantematiche avute dai propri figli, sia per il passare degli anni o anche a causa della mancata attenzione di un tempo verso determinate malattie.

Così 1 donna su 3 non sa se ha contratto questo virus e solo 4 donne su 10 sono vaccinate contro la rosolia. Dati preoccupanti, soprattutto perché si scoprono già a pancione avviato. Un quadro poco edificante, questo, rilasciato dall’Istituto superiore di sanità (Iss) dopo un monitoraggio condotto nel periodo 2012-2015.

Dalle informazioni raccolte emerge con forza la scarsa consapevolezza del problema legato all’infezione in gravidanza e la percentuale di donne suscettibili alla rosolia o non consapevoli del proprio stato immunitario varia significativamente tra le Regioni, passando dal 62% della Calabria al 28% del Veneto.

Le differenze tra Regioni sono grandi e dovrebbero suscitare una riflessione da parte dei responsabili dei servizi di prevenzione – sottolinea l’Iss sul portale Epicentro – Infatti, la mancanza di consapevolezza è di per sé un problema, perché indica una scarsa attenzione per la salute riproduttiva sia da parte delle donne direttamente interessate sia presumibilmente degli operatori sanitari, che dovrebbero informarle (invitandole a verificare il proprio stato immunitario ed eventualmente a vaccinarsi)”.

In Italia si conferma che la percentuale di donne vaccinate è significativamente maggiore tra le più giovani raggiungendo il picco (57%) nella classe di età 18-24. Inoltre, le vaccinate sono significativamente più frequenti tra le donne con alto livello di istruzione (43%), senza difficoltà economiche (45%) e con cittadinanza italiana (41% vs 24% fra le donne straniere).