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Ecografia e crescita fetale

Ecografia e monitoraggio della Crescita Fetale

La crescita fetale rappresenta un aspetto fondamentale per i genitori. Molte delle ansie della coppia derivano proprio dalla paura che il loro piccolino possa non crescere abbastanza.

L’epoca della gravidanza si calcola semplicemente contando i giorni dal primo giorno della mestruazione e convertendoli in settimane (anche se così facendo si “addebitano” al feto 14 giorni in più rispetto alla sua reale età). Il risultato ottenuto è definito “epoca anamnestica” (“l’epoca ecografica” invece è stabilita in base alle reali dimensioni dell’embrione-feto calcolate ecograficamente). Tale valore (epoca anamnestica), ipotizza un ciclo di 28 giorni con un’ovulazione al 14 giorno. In realtà  la durata del ciclo e l’epoca dell’ovulazione sono molto variabili ed è infrequente che siano costanti.

Considerando che l’ovulazione rappresenta lo scoppio del follicolo con la fuoriuscita dell’ovulo, si comprende come un anticipo o un ritardo d’alcuni giorni di tal evento, possa essere responsabile di un’epoca anamnestica maggiore o minore rispettivamente per variazione del momento del concepimento (quando lo spermatozoo incontra l’ovulo e si forma in pratica un embrione).

In altre parole per avere corrette informazioni riguardanti la crescita durante la gravidanza, è necessario eseguire un’ecografia precoce (es. 8 settimana); in assenza di patologie come per es. minacce d’aborto o anomalie cromosomiche, un embrione con dimensioni inferiori a quanto atteso sarà  spesso il risultato di un’ovulazione ritardata (e quindi non di un ritardo di crescita) e viceversa, (nel caso in cui le dimensioni embrionali fossero maggiori rispetto a quanto calcolato in base alla data dell’ultima mestruazione).

Crescita Fetale: indici di misurazione

Nelle prime settimane è misurata la distanza vertice-sacro dell’embrione. Con il progredire della gravidanza, si misureranno il diametro biparietale (distanza fra le orecchie) (DBP), la circonferenza cranica (CC), la circonferenza addominale (CA) e la lunghezza del femore (FL). Dalla media di queste misure, l’apparecchio ecografico calcolerà  l’epoca ecografica che sarà  confrontata con quella anamnestica le quali idealmente dovrebbero coincidere il più possibile. Esistono anche tabelle in tal senso. A volte anche un errore di un millimetro nel prendere la misura potrà  causare una variabilità  d’alcuni giorni nell’epoca ecografica. Per questa ragione le misure dovranno essere interpretate con una certa “elasticità ” soprattutto se saranno campionate da medici diversi operanti con apparecchiature differenti.

Il peso fetale è calcolato in base alle misure fetali prima elencate. è quindi un valore derivato ed ha scarsissima utilità  pratica perché rispecchia con un’ampia variabilità  (anche di 400 grammi in più o in meno secondo i casi), i dati acquisiti con le singole misure.

L’altezza fetale si calcola in genere moltiplicando per sei la lunghezza del femore in cm ed aggiungendo quattro.

Fino alla 36 settimana la crescita fetale seppure armonica, privilegia la testa e le ossa lunghe; da tal epoca in poi invece sarà  la circonferenza addominale che in proporzione crescerà  maggiormente.

Prima di arrivare alle conclusioni, occorre parlare del doppler. Il doppler eseguito sia nel cordone ombelicale ma anche in altre strutture e distretti fetali, come l’arteria cerebrale media, il dotto venoso, la vena cava inferiore ecc, permette di valutare il circolo del sangue, e secondo questo, consente di stabilire se il nutrimento del bambino è ottimale.

In pratica e semplificando, si calcola già  dalla 18 settimana circa, il cosiddetto RI o indice di resistenza, al livello di una delle due arterie ombelicali del cordone o funicolo (ricordo che il cordone ombelicale che s’inserisce da un lato alla placenta e dall’altro all’ombelico del feto, contiene normalmente due arterie che veicolano il sangue povero d’ossigeno alla placenta affinché sia ossigenato, ed una vena la quale fornisce sangue ossigenato al bambino). Tale indice di solito abbastanza alto inizialmente (circa 0,80) subisce con il proseguire della gravidanza una graduale riduzione, indice di benessere fetale, raggiungendo verso il termine valori di circa 0.60 o anche meno (esiste ad ogni modo un’ampia variabilità ). La diminuzione dell’indice di resistenza occorre giacchè le resistenze placentari diminuiscono, favorendo così il flusso ematico.

In realtà, la valutazione flussimetrica delle arterie ombelicali ha perso, almeno in ambiente “specialistico” ecografico molta della sua importanza, in quanto le alterazioni flussimetriche in tale distretto compaiono solo in una fase tardiva di compenso fetale.

Le alterazioni precoci di una insufficienza placentare sono rappresentate dalla cosiddetta “riapertura del dotto venoso” che risulta maggiormente visibile e veicola un flusso maggiore, da variazioni delle accelerazioni in aorta e polmonare, da un rallentamento dell’incremento biometrico settimanale del feto.
Solo tardivamente, in fase avanzata di compenso, potranno riscontrarsi alterazioni nelle arterie ombelicali del funicolo. Questa precisazione è fondamentale per evitare di considerare “normale” un rallentamento di crescita con flusso regolare nelle arterie ombelicali.

Il feto presenta un’epoca ecografica maggiore rispetto a quell’anamnestica:

  • Se tale incremento era già  presente all’epoca della prima eco, si tratta di un’ovulazione anticipata o in ogni modo di un anticipo nel concepimento-annidamento. In tal caso la data del parto potrebbe essere quella calcolata in base alle dimensioni reali (epoca ecografica).
  • Durante la prima ecografia, i valori dell’epoca anamnestica e quelli dell’epoca ecografica erano simili o uguali. In questo caso il bambino cresce di più perchè è di costituzione robusta, o perchè la mamma mangia troppo o più raramente perchè c’è un diabete materno. In questi casi anche se il feto è più grande, non necessariamente nascerà  prima.

Il feto presenta un’epoca ecografica minore rispetto a quell’anamnestica:

  • Se tale diminuzione era già  presente all’epoca della prima eco, si tratta di un’ovulazione ritardata o in ogni modo di un ritardo nel concepimento-annidamento. In tal caso la data del parto potrebbe essere quella calcolata in base alle dimensioni reali (epoca ecografica).
  • Durante la prima ecografia, i valori dell’epoca anamnestica e quelli dell’epoca ecografica erano simili o uguali. In questo caso potrebbe realmente esserci un ritardo di crescita. Tenere però presente che spesso una settimana in meno (o in più) non necessariamente identifica una patologia, potendo rappresentare una normale variabilità .

In questi casi considerare inoltre la possibilità  che le misure non siano state prese con precisione ed eseguire il doppler. Nei casi dubbi ripetere l’eco dopo una settimana per valutare la presenza del normale incremento settimanale.

Ovviamente, come già  specificato all’inizio, in caso di ritardo di crescita svelato precocemente (es. 8-9 settimana) occorrerà  sempre escludere una minaccia d’aborto o qualche problema fetale. In genere un’eco transvaginale ed un doppler – color doppler, permettono di solito di escludere patologie fetali sottostanti responsabili di un ritardo precoce di crescita.

Ricordo che in alcuni casi, feti con anomalie cromosomiche, possono essere armonicamente più piccoli del normale pur presentando indici doppler normali. Infine, quanto detto, può essere applicato sostanzialmente anche alle gravidanze gemellari. Una lieve discrepanza di misure fra i due feti spesso rappresenta variante normale. Mi scuso per eventuali inevitabili esemplificazioni.

Puoi trovare altre informazioni sull’ecografia utili cliccando su => Ecografia in Gravidanza: come e quando

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