Indennità di maternità: a chi spetta e quanto è - GravidanzaOnLine

Indennità di maternità: “Quanto mi spetta?”

L’indennità di maternità è una somma che spetta per legge alla lavoratrice, oppure al padre nel caso in cui la madre non possa avvalersene, ed è calcolata sulla base dell’ultimo periodo di paga.

Durante la gravidanza e il puerperio la donna può percepire l’indennità di maternità. Si tratta di una somma che può essere riconosciuta per un determinato periodo e calcolata in percentuale rispetto al compenso mensile.

Ogni lavoratrice, però, deve tenere conto di determinati requisiti, che non sono obbligatoriamente connessi al congedo di maternità. Infatti, con la legge n. 81 del 22 maggio 2017, il congedo non è più obbligatorio per le lavoratrici iscritte alla Gestione Separata, che godono comunque dell’indennità, che si astengano dall’attività lavorativa o meno.

Vediamo meglio in cosa consiste davvero l’indennità di maternità, quali sono i requisiti per accedervi, di caso in caso, come richiederla e soprattutto qual è l’importo e per quanti mesi viene erogato.

Indennità di maternità: in che cosa consiste?

L’indennità di maternità è rimborso alternativo alla retribuzione lavorativa. In sostanza si percepisce ugualmente lo stipendio, ma non lo stesso importo, durante il periodo chiamato congedo di maternità. Quest’ultimo spetta alle donne durante la gravidanza e dopo, durante il puerperio.

Il diritto a ricevere l’indennizzo è previsto anche in caso di adozione o affidamento dei minori, come spiega l’Inps, e spetta a diverse categorie di lavoratrici.

Indennità di maternità: requisiti

Alle lavoratrici spetta per legge un periodo di maternità, cioè di astensione o congedo dal lavoro, pari a 5 mesi. È possibile fruirne in tre modalità diverse:

  • 2 mesi prima del parto e 3 dopo;
  • 1 mese prima e 4 dopo – in questo caso la donna, che lavorerà fino all’ottavo mese, dovrà presentare un certificato medico che ne attesti la buona salute;
  • 5 mesi dopo il parto, novità introdotta nel 2019, per permettere alla donna di trascorrere più tempo a casa dopo il parto. Anche in questo caso è possibile farlo però solo se il medico rilascia la dichiarazione di buona salute della futura mamma.

Nell’arco dei 5 mesi la lavoratrice dipendente percepisce l’indennizzo, pagato direttamente dall’Inps ma anticipato dal datore di lavoro, anche per le lavoratrici assicurate ex IPSEMA dipendenti da datori di lavoro che hanno scelto il pagamento con il metodo del conguaglio CA2G (circolare INPS 23 ottobre 2015, n. 173).

Anonimo

chiede:

L’Inps effettua invece il pagamento direttamente, con bonifico postale o accredito sul conto corrente l’indennità delle lavoratrici:

  • stagionali;
  • agricole (salva la facoltà di anticipazione dell’indennità, da parte del datore di lavoro, in favore delle operaie agricole a tempo indeterminato);
  • dello spettacolo saltuarie o a termine;
  • addette ai servizi domestici e familiari (colf e badanti);
  • disoccupate o sospese;
  • assicurate ex IPSEMA dipendenti da datori di lavoro che non hanno scelto il pagamento delle indennità con il metodo del conguaglio CA2G;
  • iscritte alla Gestione Separata.

Per richiedere il diritto di indennità di maternità, bisogna presentare domanda all’Inps, o affidarsi al Caf, prima dello scadere di un anno. Dopo questo periodo, non si potrà più beneficiare dell’indennizzo.

Calcolo dell’indennità di maternità

Alla lavoratrice spetta l’80% della retribuzione giornaliera percepita nel periodo di lavoro pre-congedo. In particolar modo si fa riferimento all’ultima busta paga. L’indennità, inoltre, comprende anche rateo giornaliero, tredicesima, eventuale quattordicesima, premi e trattamenti accessori, se previsti.

L’indennizzo, dopo il congedo obbligatorio, scende al 30% se si usufruisce della maternità facoltativa. Si tratta in questo caso di un congedo parentale della durata massima di 10 mesi, che spetta a entrambi i genitori – quindi anche al papà – entro i primi 12 anni di vita del bambino.

Anonimo

chiede:
risponde

Avv. Lorenzo Cirri

Come capire qual è la retribuzione giornaliera? Bisogna fare un calcolo in base all’importo dell’ultima busta paga, la retribuzione globale e dividere per 30 giorni. Per altri casi specifici, conviene rivolgersi al Caf di riferimento o direttamente all’Inps.

Come richiedere l’indennità di maternità

Va presentata l’apposita domanda, alla quale è possibile accedere dal sito istituzionale dell’Inps, solo se provvisti di Pin o Spid. Bisogna inoltrare la richiesta due mesi prima la data presunta del parto e non oltre un anno.

La domanda può anche essere presentata al contact center Inps oppure negli enti di patronato e intermediari dell’Istituto.

Bisogna essere in possesso di certificato medico di gravidanza, rilasciato da un medico del Servizio Sanitario Nazionale o convenzionato, che provvederà automaticamente all’invio telematico del documento.

La lavoratrice dovrà poi comunicare la nascita e le generalità del bambino entro 30 giorni dal parto.

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