Intervento in utero sulla spina bifida - GravidanzaOnline

Spina bifida ricostruita in utero, riuscita la prima operazione in Europa

Intervento riuscito all'ospedale San Raffaele di Milano per correggere la spina bifida su un feto a 22 settimane di gestazione.

Un intervento a gravidanza in corso, per curare la spina bifida con una tecnica fino ad oggi mai usata in Europa.

A portare a termine l’intervento l’equipe dell’ospedale San Raffaele di Milano, con un’operazione chirurgica che ha avuto “impatto minimo a livello uterino e quindi rischi ridotti per la madre e la prosecuzione della gravidanza”, come spiega il comunicato dell’ospedale. L’equipe formata da ginecologi e neurochirurghi ha eseguito un intervento per correggere la malformazione direttamente nell’utero della donna, alla 22° settimana di gestazione.

Si tratta di una tecnica innovativa, è la prima volta che viene eseguita in Europa e consente di intervenire all’interno dell’utero materno praticando una sola incisione attraverso cui correggere la malformazione: la spina bifida consiste nella mancata congiunzione delle strutture anatomiche del feto. È un difetto di tipo congenito che consiste nella chiusura incompleta delle vertebre fetali, che non si sviluppano correttamente e, a seconda della gravità della malformazione, possono portare a difficoltà motorie e disturbi neurologici nel bambino.

Tra i fattori che aumentano il rischio di spina bifida si trovano cause genetiche e carenza di acido folico: per questo motivo alle donne in gravidanza sin dai primi giorni è consigliata l’assunzione di integratori di acido folico.

Il team è stato coordinato dal primario di Ginecologia e ostetrica Massimo Candiano e dal primario di Neurochirurgia Pietro Mortini. Attraverso l’incisione praticata all’interno del sacco amniotico i medici sono riusciti a operare direttamente sulla malformazione del feto con strumenti ad alta precisione.

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L’equipe del San Raffaele. Foto: hsr.it

L’intervento, conferma l’ospedale, è riuscito, e adesso la donna sarà monitorata per seguire l’evoluzione della gravidanza.

La diagnosi in questo caso era arrivata alla 19° settimana di gestazione tramite ecografia, e i medici hanno deciso di intervenire precocemente per correggere il difetto.

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