I Neonatologi: 'Parto in casa sconsigliato' - GravidanzaOnLine

Parto in casa, il “no” della Società italiana di neonatologia

In occasione della Giornata mondiale del parto in casa la Società italiana di neonatologia ribadisce la propria posizione contraria al parto domiciliare.

“Rischioso e da evitare”: non usa mezzi termini la Società italiana di Neonatologia (SIN) per ribadire la propria contrarietà nei confronti della pratica del parto domiciliare. Una comunicazione che arriva in occasione della Giornata mondiale del parto a domicilio, e che riporta l’attenzione sulle diverse posizioni degli esperti. Per la SIN

Partorire in ospedale è senza dubbio più sicuro che farlo tra le mura domestiche. Un recente studio israeliano lo conferma, dimostrando che con il parto in casa il rischio di complicazioni per mamma e neonato si triplica e la possibilità di mortalità neonatale è 2,6 volte maggiore rispetto ad un parto in ospedale.

Lo studio a cui fa riferimento la Sin è quello del dottor Eyal Sheiner dell’università del Negev, in Israele, che ha preso in esame 240mila nascite, di cui oltre 3.600 in casa, riscontrando un aumento dei rischi nei parti che non sono avvenuti in ospedale. La ricerca è stata presentata in occasione della Society for Maternal-Fetal Medicine che si è tenuta in California lo scorso marzo.

Secondo le nuove linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità sul “parto positivo” l’obiettivo è di arrivare a una nascita, laddove possibile, naturale e rispettosa, con il minore livello di interventi non strettamente necessari (taglio cesareo, episiotomia, utilizzo del forcipe o della ventosa etc). La donna, in assenza di rischi conclamati, dovrebbe quindi essere libera di scegliere come (e dove) partorire, fermo restando la necessità di garantire, se il parto avviene in casa, un tempestivo accesso alle cure ospedaliere qualora ce ne fosse bisogno. Aggiunge la Società di neonatologia:

La scelta di partorire in casa rappresenta lo 0.5-2% dei casi a seconda delle aree geografiche. In Italia non ci sono dati precisi, ma si stimano circa 500 parti all’anno a domicilio o in casa maternità, quindi lo 0,1% dei circa 450.000 nati/anno. Alcune donne optano per il parto in casa, in una visione più olistica della gravidanza, da vivere in un ambiente più intimo e confortevole, come quello domestico. Da quando è iniziata la diffusione del parto in ospedale, grazie alla costruzione degli stessi durante la metà del secolo scorso, tuttavia, si è considerevolmente ridotta la mortalità e la morbilità materna e neonatale, che attualmente hanno raggiunto in Italia livelli di assoluta eccellenza.

L’assenza totale di rischio, sottolineano gli esperti, non esiste, in qualsiasi attività umana. Nel caso del parto in casa è indispensabile che la donna venga assistita da personale qualificato, in grado di riconoscere le situazioni di emergenza e di intervenire in attesa dei soccorsi:

La piccola percentuale di mamme che, nonostante tutto, decide di optare per il parto in casa deve essere correttamente informata sui rischi cui va incontro e sulla organizzazione del parto a domicilio nella propria città, per affrontare la nascita nelle condizioni di maggiore sicurezza possibile. In caso di emergenza è fondamentale la presenza di un presidio ospedaliero attrezzato facilmente raggiungibile ed un trasporto rapido in ospedale con personale esperto. Devono essere, inoltre, garantiti a mamma e neonato tutti i controlli necessari nelle ore successive al parto.

Sforzi comuni devono comunque essere messi in atto per “demedicalizzare” il più possibile l’evento parto, ed è uno sforzo a cui tende la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità. Conclude la Sin:

L’ospedale è sempre il posto più sicuro dove partorire e comprendendo le ragioni di chi vorrebbe farlo presso la propria casa, la SIN è impegnata da anni in attività tese a demedicalizzare l’evento parto, sia favorendo il comfort e l’intimità anche in ospedale, sia migliorando strutturalmente le sale parto, sia attraverso il contatto pelle a pelle mamma-neonato, il rooming-in e incentivando l’allattamento al seno.

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