Bernoccolo: cosa fare quando il bimbo batte la testa - GravidanzaOnLine

Se il bimbo batte la testa e spunta il bernoccolo: cosa fare?

Che cosa fare quando il nostro bambino batte la testa e si forma un bernoccolo oppure un ematoma gonfio e dolente? Prima cosa: tranquillizzarlo.

Bernoccolo, colpo in testa, lividura, trauma cranico con relativo pianto inconsolabile del bambino: che cosa fare quando il bimbo batte la testa? È una delle domande più frequenti nei genitori di bimbi piccoli che, presi alla sprovvista, non sanno come reagire.

Ecco, allora, qualche utile consiglio per tranquillizzare il bambino e per trattare la tumefazione. Il cosiddetto “bernoccolo” è un fenomeno frequente nei bambini tra i 6 mesi e i tre anni.

Una caduta improvvisa, una botta forte in testa ed ecco quella immensa lividura dolorante che fa gonfiare subito la fronte o la testa. E che getta nel panico i genitori. Oltre a scatenare un fragoroso pianto nel bambino spaventato e addolorato!

In gergo medico si definisce trauma cranico un qualunque danno che colpisca il cranio o l’encefalo con i suoi involucri. La causa di un trauma cranico è un evento fisico meccanico come, per esempio, una caduta in cui si batte la testa.

Tra i soggetti più colpiti ci sono i bambini tra i 5 e i 9 anni e gli anziani, mentre un posto di riguardo spetta ai bimbi da 0 a 4 anni. Dai 6 ai 18 mesi di vita, infatti, il bambino acquisisce la posizione eretta e impara a camminare ed è, quindi, più soggetto a cadute involontarie con possibili colpi alla testa.

Successivamente, il bambino acquisisce dimestichezza con il suo corpo e si libera. Il bimbo inizia a correre, a dormire da solo nel letto senza spondine e ad andare in bicicletta. Per questo, l’ultimo anno di nido e i primi due anni di scuola materna sono un periodo critico in cui il bernoccolo è sempre dietro l’angolo!

Che cosa fare se il bambino batte la testa

bernoccolo nel bambino

La prima cosa da fare è rimanere calmi e prendere in mano la situazione senza lasciarsi condizionare dal pianto del bimbo. Un bambino piccolo, che magari ancora non sa esprimersi con le parole né dire dove gli fa male. Deve essere ascoltato con calma e osservato con la massima attenzione dal genitore o da chi lo soccorre per primo.

In primis, occorre valutare l’incidente per rendersi conto di quale parte del corpo sia interessata dal trauma. Quindi, cercare di capire contro che cosa il bimbo abbia sbattuto (un muro, il pavimento, una sedia).

Nell’osservazione attenta del bambino, prestare molta attenzione a dove ha battuto il bambino: sulla fronte, sopra il capo oppure dietro la testa, sulla nuca o sulle tempie. Certi punti, come le tempie appunto, sono molto delicati sia per le condizioni esterne che interne della testa.

La reazione del bambino subito dopo una improvvisa e forte caduta è il pianto che dura, inconsolabile, per alcuni minuti. Lo spavento per la botta, unito al dolore della parte interessata tendono a gettare il bambino nel panico e nel pianto disperato.

A questo segue la ricerca spasmodica dello sguardo del bambino verso il genitore di riferimento e la richiesta inconscia di un abbraccio consolatorio.

Se ci si rende conto della gravità dell’evento traumatico o di un comportamento anomalo del bambino (perdita di coscienza, pianto fisso, movimenti anomali degli occhi, ridotta tonicità muscolare), bisogna recarsi subito in pronto soccorso.

Se la situazione è meno grave, allora si può procedere personalmente al primo soccorso del bambino cercando, allo stesso tempo, di tranquillizzarlo.

Come curare un bernoccolo: consigli e rimedi utili

consolare un bambino bernoccolo

Dopo aver capito la situazione, il consiglio è di procedere secondo una piccola “tabella di marcia” a prova di genitore ansioso. Con una piccola lista di cose da fare, curare il bernoccolo del proprio bambino diventa estremamente più facile.

  • Per prima cosa, cercare di trattare immediatamente il bernoccolo: mettere del ghiaccio (non a diretto contatto sulla pelle, ma avvolto in un panno leggero). Il ghiaccio va messo a brevi distanze di tempo e non va premuto sul bernoccolo, ma solo appoggiato. Successivamente, applicare sulla parte interessata dalla lividura una pomata per gli ematomi.
  • Non rimproverare assolutamente il bambino: può capitare a tutti di farsi male, soprattutto ad un bambino piccolo che sta imparando a scoprire il mondo. Piuttosto, meglio confortarlo e accarezzarlo, facendo sentire vicina e concreta la presenza e il coinvolgimento emotivo del genitore. L’empatia è, spesso, la migliore cura per l’animo di un bambino.
  • Evitare di dar da mangiare al bambino o di farlo bere immediatamente dopo la botta in testa. L’eccessivo pianto unito allo spavento potrebbe causare nausea e vomito al bambino che potrebbe essere aggravato dall’assunzione di cibi o liquidi.

Una volta che il bambino si è calmato e si è lasciato medicare, il genitore non deve comunque abbassare la guardia, e il bambino va osservato per le successive 24 ore per controllare che non compaiano altri sintomi. iprendere le normali attività per osservare il comportamento del bambino.

Dopo aver tranquillizzato il bambino, aiutarlo a riprendere il gioco precedente (non se stava saltando da una sedia all’altra, ovviamente!) o proporgli un’attività leggera. Durante questo periodo, osservare attentamente il bambino: il suo comportamento, l’equilibrio, lo sguardo, l’interesse per ciò che lo circonda, l’abilità verbale e lo stato di coscienza. In caso qualcosa appaia diverso dal solito, portare prontamente il bambino in pronto soccorso.

Controllare, inoltre, se il bambino manifesta accesa irrequietezza, sangue dalle orecchie o dal naso, vomito, una diversa dilatazione delle pupille oppure debolezza o intorpidimento degli arti.

Le cause del bernoccolo: perché compare e quanto dura

Il bernoccolo è un accumulo di liquidi più o meno pronunciato (protuberanza) a livello craniale a seguito di  un danno meccanico alla testa (botta, caduta, …). Da un punto di vista medico, i bernoccoli sono edemi localizzati di volume variabile che si formano poiché i liquidi interstiziali dei tessuti aumentano nella zona colpita dal trauma.

La botta, infatti, obbliga il corpo a liberare sostanze specifiche che favoriscono il processo infiammatorio della parte lesa con conseguente incremento della permeabilità capillare.

Ne consegue che i vasi sanguigni interessati liberano una certa quantità di proteine che richiamano liquidi nel tessuto interstiziale. I liquidi, quindi, vanno a formare quella classica protuberanza che viene comunemente chiamata bernoccolo.

Nel caso, oltre al richiamo di liquidi, vi sia anche rottura di capillari, allora compare una lividura gonfia (prima viola, poi verdastra, poi giallognola) detta ematoma. L’ematoma può essere trattato con ghiaccio e con creme specifiche.

Un bernoccolo può durare da qualche giorno a qualche settimana nel caso di un grande ematoma, a seconda di quanto è stato serio e grave il trauma. Un semplice bernoccolo dovrebbe scomparire entro una manciata di giorni.

Per velocizzare la guarigione con rimedi semplici si può applicare aloe vera, tea tree oil oppure talco. Un ematoma gonfio e violaceo, invece, richiede molto più tempo e possono rimanere segni anche per un mese. In questo caso, proteggere la parte con creme specifiche per il riassorbimento dell’ematoma e per la protezione dal sole.

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