'Perché ho pianto quando ho visto mio figlio' - GravidanzaOnLine

“Perché ho pianto quando ho visto per la prima volta mio figlio”

"Perché ho pianto quando ho visto per la prima volta mio figlio"
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Ha trascorso mesi in angoscia per sua moglie, guardandola deperire giorno dopo giorno a causa dell’iperemesi gravidica, il disturbo che interessa circa una donna su 100 e che può portare al ricovero in ospedale per compensare la continua perdita di liquidi e nutrimenti.

Ma non soffriva solo di quello: alla donna è stata diagnosticata anche la preeclampsia, una condizione particolarmente rischiosa della gravidanza, che può mettere in pericolo sia la donna che il bambino.

Al momento della nascita del loro figlio l’ansia per la buona riuscita del parto si è sommata al timore per la salute della mamma, già provata da 4 ricoveri in ospedale per disidratazione dovuta all’iperemesi gravidica. La fotografa Kirstie Perez, presente in sala parto, ha immortalato l’intera sequenza della nascita del bambino concentrandosi proprio sul volto del papà: nelle sue fotografie si leggono la preoccupazione, il dolore per la sofferenza della moglie e, poi, un pianto liberatorio subito dopo la nascita di suo figlio.

Un pianto che aveva però un significato diverso rispetto a quello che ci si aspetterebbe. Perez ha pubblicato le foto su Instagram, e ha spiegato: “Gli ho detto che avevo immortalato il momento in cui era scoppiato in lacrime vedendo suo figlio, e lui ha risposto: “Non è per questo che stavo piangendo“.

A Bored Panda Kirstie ha poi raccontato l’importanza del contatto umano che si crea tra la donna che sta per partorire e l’osservatrice, “invitata” ad unirsi al momento:

Ciò che mi consente di realizzare fotografie così potenti e intime è la relazione che creo con ogni cliente durante la gravidanza, il parto e il postpartum. Loro sanno cosa cerco, la mia missione è normalizzare la nascita e le esperienze traumatiche che attraversiamo come donne.

Rispetto ai servizi fotografici in sala parto a cui Kirstie era abituata questo, ha spiegato, era molto diverso:

La cliente era mia sorella minore. L’ho vista attraversare le pene dell’inferno, soffriva continuamente. Sarebbe potuta morire durante la gravidanza. L’ho vista lottare e dare la sua vita per una creatura innocente. Ho visto suo marito osservare inerte per quasi un anno. Le emozioni che attraversavano la stanza erano incredibili.

Nella gallery qui sopra vi riportiamo la storia della difficile gravidanza della sorella di Kirstie, un viaggio concluso con un pianto liberatorio che la stessa fotografa ha raccontato in un post su Instagram, dove si è rivolta direttamente ai futuri papà e alle future mamme:

Uomini, per favore comprendete quanto può essere potente la vostra empatia. A tutte le donne che stanno attraversando gravidanze traumatiche ma trovano ancora un modo per sorridere… grazie per il vostro sacrificio e la forza nel portare il vostro prezioso figlio nel mondo. Non è un’impresa facile.

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