Antistaminici in gravidanza: si possono prendere? Rischi e alternative naturali

In gravidanza qualsiasi farmaco è potenzialmente pericoloso per lo sviluppo del feto. Cosa fare in caso di allergia? Facciamo il punto sull'uso degli antistaminici di prima e seconda generazione per le donne in gravidanza.

Le allergie sono le principali malattie croniche che hanno una prevalenza che va dal 10% al 40% della popolazione, in base alla stagione e alle zone. Per trattare questo tipo di condizione e alleviarne i sintomi gli antistaminici sono i farmaci maggiormente utilizzati. In gravidanza, però, l’assunzione di qualsiasi tipo di farmaco è sempre un rischio considerando gli effetti teratogeni (responsabili di anomalie o malformazioni) che questi possono avere sul feto. Come comportarsi considerando che il 20% delle donne in gravidanza soffre di allergie respiratorie?

Sono numerosi gli studi e le ricerche che affrontano il problema dell’assunzione di antistaminici in gravidanza e i risultati sembrano essere rassicuranti, ma ad alcune condizioni. È quindi importante inquadrare bene il fenomeno e comprendere quali sono i rischi, specialmente nel primo trimestre di gravidanza, e quali le alternative naturali e per questo innocue sullo sviluppo del feto e sulla salute della donna.

Iniziamo con il definire cosa sono e come funzionano gli antistaminici. Questi farmaci hanno la capacità di bloccare gli effetti dell’istamina, il composto che è alla base dei sintomi dell’allergia. In commercio esistono diverse forme di antistaminici: dalle compresse alle soluzioni liquide agli spray nasali passando per le creme e i colliri. La scelta dipende dal tipo di allergia e, nonostante alcuni di essi non prevedano la prescrizione medica, dalle indicazioni del proprio medico curante.

Gli antistaminici vengono classificati prevalentemente in due categorie principali: quelli di prima generazione e quelli di seconda generazione. La differenza, oltre che cronologica, riguarda gli effetti collaterali che questi farmaci provocano e le proprietà farmacologiche.

Generalmente quelli di prima generazione hanno effetti sedativi e provocano sonnolenza, mentre quelli di seconda generazione richiedono un numero minore di assunzione per essere efficaci. Tra i primi rientrano la clorfenamina, la cinnarizina, la difendiramina, l’idrossizina e la prometazina, mentre tra quelli di seconda generazione ci sono l’acrivastina, la cetirizina, la fexofenadina e la loratadina.

Non ci sono evidenze scientifiche che suggeriscano che un particolare antistaminico sia migliore dell’altro e per le donne in gravidanza l’attenzione è sempre molto alta.

Antistaminici in gravidanza: si possono prendere?

Gli studi condotti sulle conseguenze degli antistaminici in gravidanza sembrano confermare che non ci sono rischi per lo sviluppo del feto. Eppure l’assunzione di farmaci in gravidanza è sempre un motivo di preoccupazione.

Nel caso degli antistaminici in gravidanza le ricerche condotte mostrano una preferenza verso quelli di prima generazione. Anche quelli di seconda generazione risultano sicuri, ma ci sono meno dati a disposizione. Inoltre ogni donna in gravidanza prima di assumere qualsiasi tipo di antistaminico deve consultare il proprio medico che, in base al tipo di allergia e all’intensità dei sintomi, valuterà i rischi (potenzialmente sempre presenti) e i benefici della loro assunzione.

L’assunzione di antistaminici in gravidanza, quindi, è possibile, ma sempre da valutare attentamente con il proprio medico in base ai sintomi e alla loro intensità. Le allergie, specialmente nella comune forma della rinite allergica, possono provocare prurito, congestione nasale e produzione di secrezioni. Sintomi che possono essere lievi ma anche fastidiosi e incidere sulla qualità della vita delle donne in gravidanza.

Inoltre il 30% delle gestanti che soffrono di allergia vede peggiorare i propri sintomi nel secondo e nel terzo trimestre di gravidanza a causa dei cambiamenti ormonali tipici di questo periodo.

Le alternative naturali agli antistaminici

Considerando i rischi legati agli antistaminici durante la gravidanza scopriamo quali sono le alternative naturali e le precauzioni che possono essere messe in atto per alleviare e ridurre i sintomi senza il ricorso al trattamento farmacologico.

Molti dei sintomi delle allergie possono essere trattati con rimedi casalinghi. L’utilizzo di un deumidificatore, seppur non rimuove gli allergeni presenti nell’aria, la inumidisce per alleviare l’irritazione dei condotti nasali. In alternativa si possono provare gli spray nasali a base di soluzione salina che possono contribuire ad alleviare la congestione.

L’altra attenzione è da rivolgere all’esposizione agli allergeni scatenanti l’allergia. In caso di allergia da pollini è da evitare o ridurre al minimo il tempo da trascorrere all’aria aperta preferendo rimanere in casa con le finestre chiuse. Nel caso di allergie da muffe è utile ridurre il numero delle piante ornamentali presenti in casa e mantenere l’abitazione regolarmente pulita, facendo attenzione soprattutto agli alimenti conservati al frigorifero, ai contenitori della spazzatura, al livello di umidità e arieggiando regolarmente gli ambienti, specialmente il bagno dopo una doccia calda.

Allo stesso tempo riuscire a dedicare del tempo all’attività fisica aiuta a ridurre l’infiammazione nasale tipica delle allergie. Inoltre per alleviare i sintomi può rivelarsi utile tenere la testa sollevata quando ci si mette a letto.

I rischi dell’assunzione di antistaminici in gravidanza

L’attenzione e la preoccupazione verso l’assunzione di antistaminici in gravidanza è legata agli effetti teratogeni che qualsiasi farmaco può avere sulla gestazione. Specialmente se assunti durante il primo trimestre, infatti, gli antistaminici potrebbero provocare non solo gravi malformazioni strutturali al feto, ma anche difetti funzionali e disturbi della crescita nelle fasi successive della gestazione e nel periodo neonatale e dell’infanzia.

Per questo motivo qualsiasi cura farmacologica in gravidanza viene possibilmente evitata.

Gli antistaminici in allattamento

Quanto detto per l’assunzione di antistaminici in gravidanza vale anche durante il periodo dell’allattamento al seno, anche se in questa fase la quantità di farmaco che finirebbe nel latte materno sarebbero talmente minime da non costituire un problema per il bambino.

L’indicazione generale è, laddove possibile, di evitare l’assunzione di antistaminici, ma nel caso fosse necessario sono da preferire gli spray nasali a quelli orali in quanto hanno meno probabilità di causare sonnolenza.

Articolo originale pubblicato il 29 giugno 2022

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