Se pensavate di potervi rilassare un po’ una volta sopravvissuti ai “terribili due”, c’è una brutta notizia per voi. Superata quella che si pensa essere la più tosta per i genitori, infatti, se ne apre un’altra, più inaspettata: un’adolescenza anticipata. Ma come si manifesta? Chi sono – e come gestire – i threenager?

Chi sono i threenager?

In inglese, lo dice la parola stessa, che è una combinazione di three (tre) e teenager (adolescente): sono i bambini di 3 anni (quelli che i paesi anglosassoni definiscono “toddler”) che si comportano come adolescenti, manifestando tratti tipici dell’atteggiamento puberale.

Le caratteristiche dei bambini di 3 anni

Piccoli bambini, grandi emozioni. La fase dei tre anni potrebbe essere riassunta in queste poche parole.

Si tratta di una fase dello sviluppo in cui i bambini iniziano ad esprimere verbalmente quello che provano e quello che vogliono, spesso attraverso una maturità verbale che ci porta a ritenere (sbagliando) che stiamo parlando con degli adulti razionali in miniatura invece che con dei bambini che imparano a navigare esperienze ed emozioni che spesso li travolgono e che ancora non riescono a gestire.

Questo ci porta a riversare aspettative sui loro comportamenti che possono non corrispondere alla loro fase di sviluppo: ad esempio, la loro concezione del tempo e la loro capacità di concentrazione non sono quelle degli adulti, ma seguono schemi e modalità diverse da quelle che ci immaginiamo o che talvolta vorremmo.

Anche se 3 anni i bambini sono più capaci di comprendere ed esprimere le proprie idee, personalità ed emozioni, infatti, hanno ancora pochissimo controllo su di esse: questo è dovuto allo sviluppo della corteccia prefrontale, la parte del cervello che aiuta nel ragionamento, nel pensiero razionale, nella risoluzione dei problemi, nella gratificazione ritardata e nella regolazione emotiva, ovvero nelle abilità cognitive di cui abbiamo bisogno per gestire i nostri sentimenti e comportamenti.

Lo sviluppo di questa parte del cervello avviene progressivamente e molto più lentamente di quanto pensiamo: solo intorno ai 25 anni si può infatti ritenere completo.

Questa è anche l’età in cui si manifesta ancora in maniera più netta la ricerca di indipendenza – iniziano a voler fare molte cose da soli, come vestirsi, mangiare e giocare in modo autonomo – e la curiosità e l’esplorazione del mondo che li circonda.

La volontà di essere autonomi e di riconoscersi come persone autonome rispetto ai genitori si traduce anche quelle che vengono percepite come assertività e testardaggine, oltre che in un desiderio di sfidare i limiti per vedere fin dove possono spingersi e spingere i caregiver.

La gestione dei threenager: come fare e consigli

La dottoressa Tovah Klein, autrice di How Toddlers Thrive e direttrice del Barnard Center for Child Development, spiega quanto possa essere tumultuosa l’esperienza di avere tre anni.

Comprendere il viaggio che sta intraprendendo un bambino di tre anni è il primo passo per esercitare pazienza ed empatia con tuo figlio. Il bambino è in preda alla separazione; i bambini di due anni iniziano questo processo, dicendo “Sono una persona” e cominciando ad allontanarsi dal genitore o dall’adulto di cui si fidano. Vogliono disperatamente fare le cose da soli, ma hanno comunque bisogno di sapere che il genitore è lì per loro. Fa parte di tutto questo avanti e indietro tra il desiderio di indipendenza, ma l’essere così limitati in ciò che possono fare da soli. […] Stanno dicendo: ‘Ho delle idee e voglio realizzarle e voglio realizzarle verbalmente’”.

Per aiutarli a navigare quella che è una fase complessa del loro sviluppo, è importante armarsi di pazienza, comprensione ed empatia, cercando di attuare delle strategie che possano aiutarli ad esprimere la propria ricerca di autonomia e indipendenza senza far mancare loro la certa della presenza dei genitori. Queste possono essere, ad esempio:

  1. Scelte, ma limitate. Offrire al bambino l’opportunità di fare scelte tra un numero di opzioni stabilito, consentendogli di esercitare un certo grado di controllo sulle proprie azioni.
  2. Routine e limiti chiari. I bambini di 3 anni traggono beneficio da routine chiare e regole coerenti. È importante stabilire limiti appropriati e spiegare le aspettative in modo semplice e chiaro.
  3. Comunicazione empatica. È fondamentale ascoltare attivamente e rispondere alle emozioni del threenager in modo empatico, aiutandolo a identificare e gestire le proprie emozioni in modo costruttivo.
  4. Favorire l’espressione creativa. Incoraggiare il bambino a esprimere la propria creatività attraverso il gioco, l’arte e la musica può aiutare a canalizzare le emozioni e l’energia in modi positivi.
  5. Cercare momenti di connessione. È importante anche trovare tempi e spazi per condividere momenti durante i quali connettersi con il bambino, attraverso attività condivise che rafforzino il legame emotivo.

Quanto dura questa fase nei bambini?

Se state cercando la risposta magica alla domanda “quando finirà?” rimarrete delusi: la fase “threenager” può variare da bambino a bambino.

Normalmente, però dura al massimo fino ai 4-5 anni, quando i bambini iniziano ad avere alcune capacità esecutive, come l’autocontrollo e il rimanere concentrati. Con il passare del tempo, e con un sostegno adeguato da parte degli adulti, i comportamenti tipici dei threenager tendono a diminuire gradualmente, dando spazio a una maggiore maturità emotiva e comportamentale.

Focalizzarsi sull’attesa della fine di questa fase, però, potrebbe essere controproducente: meglio attraversarla consapevolmente, concentrandosi sul mantenere la calma, stabilire limiti con sensibilità e aiutarli ad apprendere, soprattutto attraverso il nostro esempio, la regolazione emotiva.

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  • Bambino (1-6 anni)