
Le lendini sono le uova dei pidocchi, parassiti che causano la pediculosi, molto frequente nei bambini e soprattutto nelle femmine.
La forfora nei bambini e nei neonati può destare preoccupazione, ma generalmente si tratta di una condizione benigna che si risolve da sola.

Nonostante le paure dei genitori, la forfora nei bambini e nei neonati generalmente non è preoccupante e nella maggior parte dei casi si risolve spontaneamente. Imparare a riconoscerla è importante per non confonderla con altre condizioni, che potrebbero richiedere un intervento farmacologico o medico.
La forfora nei bambini si presenta come negli adulti, con la presenza di piccole squame di colore bianco-giallastro tra i capelli e, talvolta, con una sensazione di prurito e irritazione della cute.
Chiariamo subito che la forfora non è una condizione patologica, ma la manifestazione di un rinnovamento fisiologico della pelle: in alcuni casi, il rinnovamento del cuoio capelluto avviene con velocità maggiore del normale, causando l’accumulo di cellule morte sotto forma delle caratteristiche scaglie.
La forfora nei bambini può essere confusa con altre condizioni che possono interessare la pelle – come dermatiti o eczemi – ma, più spesso, con un parassita che colpisce spesso i più piccoli: i pidocchi.
I primi segnali della presenza di questi animaletti, infatti, possono facilmente essere confusi con la forfora, ma distinguerli è importante per intervenire tempestivamente. Come farlo?

Le lendini sono le uova dei pidocchi, parassiti che causano la pediculosi, molto frequente nei bambini e soprattutto nelle femmine.
Prima di tutto è necessario verificare che le squame siano distribuite uniformemente su tutta la testa. I pidocchi, infatti, concentrano le uova sulle tempie o dietro le orecchie e la nuca. Pettinare i capelli è un altro passaggio fondamentale: al contrario della forfora, le uova sono molto difficili da staccare e riconoscibili a occhio nudo una volta rimosse dalla cute.
Nel caso dei neonati, nella maggior parte dei casi più che di forfora si parla di crosta lattea, una forma di dermatite seborroica che interessa i più piccoli generalmente a partire dalle prime settimane di vita e che tende a risolversi spontaneamente verso il quarto-quinto mese, in alcuni casi prima, in altri dopo.
Si presenta come una desquamazione untuosa, dal colore grigio/giallastro, con squame ben aderenti alla pelle del bambino soprattutto su capo, sopracciglia, fronte, naso e retro delle orecchie, dovute a un’eccessiva secrezione delle ghiandole sebacee che causa prurito.
Generalmente non sono necessari trattamenti farmacologici o terapie mediche, trattandosi di una condizione assolutamente benigna che, a prescindere dal fattore estetico, non causa alcun disturbo al piccolo. Fondamentale è evitare il fai-da-te: solo in situazioni specifiche il medico potrà prescrivere un trattamento.
Anche nei bambini più grandi, la dermatite seborroica è spesso responsabile della forfora; non si sa con esattezza cosa sia a causarla, ma si tratta spesso di una caratteristica familiare – e quindi ereditaria. In altri casi, la forfora può essere dovuta a dermatite atopica, eczemi o altre patologie a carico della pelle – come l’impetigine – ma anche a reazioni allergiche ai cosmetici usati per la detersione o a prodotti troppo aggressivi.

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È importante verificare che alla forfora non corrisponda una perdita di capelli o un’irritazione forte della cute, soprattutto se si estende ad altre zone del corpo. In questi casi, è bene consultare il pediatra, che potrà individuare le cause della forfora e prescrivere una terapia adeguata.
Come abbiamo visto, nella maggior parte dei casi la forfora nei bambini è una condizione benigna che si risolve spontaneamente. Diversamente, sarà il pediatra a prescrivere il rimedio più indicato a seconda delle cause specifiche.
In generale, è bene utilizzare detergenti non irritanti, preferibilmente a base oleosa, pettinare spesso i capelli con un pettine a denti fini per rimuovere i residui – facendo attenzione a non toccare la cute – ricordando che è sempre fondamentale evitare di grattare il cuoio capelluto e rimuovere le crosticine, per evitare di irritare ulteriormente la pelle e non rischiare potenziali infezioni.

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