La cura dei denti e l’attenzione verso l’igiene orale sono pratiche che devono interessare fin da subito i bambini. Anche se ciò avviene di rado, come denunciato dalla Società Italiana di Pediatria (SIP), l’indicazione del Ministero della Salute è quella di effettuare una visita dentistica intorno ai due anni di vita del bambino. Questo perché durante questo appuntamento vengono spiegate le tecniche di igiene orale, i principi di educazione alimentare e tutto quello che c’è da sapere sull’assunzione del fluoro per prevenire la carie.

È importante porre l’attenzione sul fluoro, un elemento presente in quasi tutti i tessuti dell’organismo e che si trova in quantità maggiori nelle ossa e soprattutto nei denti, in quanto è scientificamente dimostrato che il suo utilizzo è essenziale per la prevenzione della carie nella primissima infanzia. Per questo motivo il comitato scientifico dell’American Dental Association, come riportato dalla Società Italiana di Odontoiatria Infantile (SIOI), prescrive l’utilizzo (sebbene in quantità estremamente ridotte) di un dentifricio al fluoro per pulire i denti da latte del neonato.

La carie dentale, infatti, è secondo la Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SidP) una delle patologie cronico-degenerative a più elevata prevalenza che colpisce soprattutto i bambini e i giovani adulti. Il ricorso al fluoro come forma di prevenzione è comunemente riconosciuto come efficace, ma c’è un rischio di sovradosaggio che rappresenta un problema del quale prendere consapevolezza. È ciò che prende il nome di fluorosi dentale.

Cos’è la fluorosi dentale?

Per fluorosi dentale si intende proprio un consumo eccessivo di fluoro. Il Ministero della Salute nelle Linee guida nazionali per la promozione della salute orale e la prevenzione delle patologie orali in età evolutiva definisce la fluorosi dentale come

difetto dello smalto che colpisce elementi dentari in maniera simmetrica e che si presenta con macchie diffuse dal bianco al marrone o ipoplasie, nei casi più gravi, causata da ingestione cronica di quantità eccessive di fluoro

Questo si verifica come conseguenza dell’assunzione di fluoro nella fase pre-eruttiva e la gravità della condizione è determinata da tre fattori:

  • dose di fluoro assunta;
  • tempo di esposizione;
  • periodo dell’assunzione.

Questi fattori vanno contestualizzati in relazione al momento di formazione e sviluppo dei denti (odontogenesi), in quanto il maggior rischio si ha tra i 15 e i 30 mesi; mentre dopo i 6 anni il rischio di fluorosi dentale è quasi nullo.

Le cause della fluorosi dentale nei bambini

La fluorosi dentale può derivare non solo dall’utilizzo di dentifricio al fluoro. Sempre nelle Linee guida del Ministero della Salute, si sottolinea come la fluorosi dentale può derivare da un’assunzione eccessiva e protratta di fluoro da acqua fluorata, supplementi fluorati e anche latte in polvere. Nel nostro Paese il rischio è generalmente limitato, in quanto l’assunzione di fluoro è circoscritta all’utilizzo di dentifrici che consentono un dosaggio corretto.

Come evidenziato dal Centers for Disease Control and Prevention (CDC), l’aumento dell’incidenza di fluorosi dentale (che è solitamente lieve) si è riscontrato quando sono diventate disponibili diverse forme di supplementazione di fluoro per la prevenzione della carie: l’acqua potabile con un maggior contenuto di fluoro, i dentifrici, ma anche gli integratori in gocce o compresse.

Sintomi, conseguenze e rischi

La fluorosi dentale si manifesta con una maggiore porosità dello smalto e alterazioni cromatiche di varia gravità. Sulla superficie dei denti, spiega il Manuale MSD, compaiono macchie bianche irregolari che poi diventano gialle o marroni. I denti possono poi corrodersi in diversi punti anche se sembrerebbe che tali alterazioni riguardino solo l’estetica dei denti e che comunque ne migliori la resistenza alla carie.

Esistono forme lievi, moderate e gravi di fluorosi dentale, e in quelle leggere le alterazioni dello smalto dei denti sono difficili da vedere, mentre nelle forme gravi le superfici risultano ruvide e le alterazioni molto più evidenti.

Rimedi e cure per la fluorosi dentale nei bambini

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Fonte: iStock

Generalmente, soprattutto nelle forme pediatriche, la fluorosi dentale non necessita di alcun tipo di trattamento; sia perché è prevalentemente lieve sia perché è un’alterazione prettamente estetica della superficie dei denti. Nelle forme gravi si può valutare, come indicato dal portale WebMD, il ricorso allo sbiancamento dei denti, l’applicazione di un rivestimento sui denti (dental bonding) o l’utilizzo di faccette dentali.

Molto più importante è invece la prevenzione. È infatti sufficiente che i genitori verifichino che i bambini non ingeriscano il dentifricio utilizzato per il lavaggio dei denti (per questo c’è chi consiglia, come la Società Italiana di Parodontologia e Implantologia, di introdurre i dentifrici fluorati solo dopo i 2 anni quando il bambino è in grado di sputare) e applicare sullo spazzolino la quantità di dentifricio adeguata.

In questo senso la Società Italiana di Pediatria suggerisce che, dai 6 mesi ai 6 anni, sia sufficiente l’utilizzo di un dentifricio con 1000 ppm di fluoro da applicare due volte al giorno in piccole quantità. Nei bambini ad alto rischio di carie e con una difficoltà nell’utilizzo del dentifricio il pediatra potrà valutare il ricorso alla supplementazione di fluoro tramite integratori.

Infine è sempre indicato utilizzare dentifrici specifici per l’età pediatrica e mai dare ai bambini quelli regolarmente utilizzati per gli adulti che, inoltre, potrebbero avere un sapore sgradevole per i più piccoli.

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  • Bambino (1-6 anni)