Il catarro nei neonati: come si forma e come aiutare a liberarsene

I neonati non sono in grado di soffiarsi il naso da soli e la presenza del catarro può rappresentare un ostacolo per una corretta respirazione. Ecco cosa fare.

Tra i principali malanni di stagione che colpiscono frequentemente i bambini, specialmente nel primo anno di vita, ci sono infezioni virali che hanno come sintomi la tosse, il raffreddore, il mal di gola e le infiammazioni alle vie aeree (come laringite, bronchite e bronchiolite). Queste possono manifestarsi con diversi sintomi, tra cui il catarro.

Il catarro nei neonati, sebbene comune, è spesso motivo di preoccupazione dei genitori in quanto i bambini hanno difficoltà respiratorie (specialmente durante il sonno quando si trovano in posizione supina) tanto che sembra che stiano soffocando.

Il catarro nei neonati (noto anche con il nome di espettorato) è un sintomo di diverse patologie e condizioni che spesso si risolvono spontaneamente ed è importante monitorare che non peggiorino, mentre in altri casi necessitano di un approfondimento diagnostico e di un trattamento specialistico.

Cos’è il catarro?

Con il termine catarro (che deriva dal greco e significa “scorrere verso il basso”) si fa riferimento proprio alla sostanza liquida e incolore che viene prodotta dalle ghiandole nasali e dalle mucose delle vie respiratorie. Di per sé il catarro non è un malattia, ma è la conseguenza, come si legge sul sito dell’NHS, dell’accumulo di muco in una delle vie aeree o nelle cavità nasali.

Il muco, infatti, ricopre le mucose delle vie respiratorie e ha diverse funzioni: umidificare l’aria che entra nell’organismo quando si inspira, favorire il trasporto delle molecole olfattive e catturare eventuali microrganismi estranei presenti nelle vie respiratorie.

In presenza di una condizione che provoca l’infiammazione delle vie aeree vi è un aumento della produzione del muco proprio per rispondere a questa condizione patologica. In questi casi il muco aumenta e si trasforma in catarro che ha lo scopo di catturare i microrganismi responsabili dell’infiammazione ed espellerli dall’organismo tramite i colpi di tosse.

Il catarro nei neonati, quindi, è l’evoluzione patologica del muco che viene prodotto dalle ghiandole che si trovano nelle mucose respiratorie, specialmente quelle anteriori e posteriori.

La formazione di catarro nei neonati

È il sistema immunitario che, per contrastare il processo patologico provocato da un’irritazione o un’infezione, provoca il rigonfiamento del rivestimento delle mucose presenti nella gola e nel naso determinato la produzione di muco e, quindi, di catarro.

Generalmente colpisce la gola, la parte posteriore del naso e le cavità presenti nelle ossa del viso (i seni paranasali). Il muco prodotto in eccesso da parte delle mucose bronco-polmonari ristagna in questi organi e tende ad accumularsi anche perché i neonati e i bambini piccoli non sono in grado di soffiarsi il naso autonomamente.

Il catarro solitamente è temporaneo e, come detto, funzionale alla guarigione, ma in alcuni casi può essere costante e diventare cronico (fino a persistere per diversi mesi) e richiedere un approfondimento diagnostico

Cause, conseguenze e rischi

Sono diverse le cause che possono portare il sistema immunitario a reagire con l’eccessiva produzione di muco. Le principali condizioni responsabili della formazione del catarro sono le infiammazioni delle vie aeree, il raffreddore, le infezioni (virali o batteriche) del tratto respiratorio superiore, la rinite (allergica o non allergica), i difetti strutturali delle cavità nasali, ma anche la presenza di corpi estranei, le allergie e l’immunodeficienza (innata o acquisita).

La tosse, una forma di difesa dell’organismo per la pulizia delle prime vie respiratorie, risulta difficoltosa proprio per il ristagno del catarro e si verifica un respiro rumoroso e sibilante. Generalmente se la causa del catarro è un’infezione virale l’espettorato avrà un colore biancastro, mentre sarà giallastro se la causa è batterica.

In presenza di catarro il neonato fa fatica a respirare, soprattutto quando si tiene in posizione supina, ha la sensazione di avere la gola bloccata, ha il naso chiuso e una tosse persistente; può inoltre andare incontro, anche per la difficoltà a espellere il catarro, mal di testa, dolore facciale, riduzione del gusto e dell’olfatto e, in alcuni casi, anche temporanea perdita dell’udito.

Come aiutare il neonato con catarro?

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Fonte: iStock

Solitamente il catarro si rivolve in pochi giorni o settimane in relazione al miglioramento della causa sottostante. Per alleviare i sintomi e migliorare la gestione della condizione generale del neonato è consigliato effettuare regolarmente più volte al giorno i lavaggi nasali, offrire acqua fredda (quando il neonato ha iniziato a bere) per aiutarlo a schiarirsi la gola ed evitare che la situazione peggiori, e non esporre il bambino al fumo e ai luoghi in cui l’aria è secca, calda o nei quali sono in azione sistemi di condizionamento.

Va assolutamente evitata l’autosomministrazione di farmaci senza il consulto con il pediatra, anche perché per la gestione del catarro non sono necessari altri tipi di trattamenti e interventi.

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