Babywearing: cos'è? Pro e contro del "portare" - GravidanzaOnLine

Babywearing: l’arte del portare che piace ai bambini (e non solo)

I neonati amano stare in braccio: è impossibile tenerli sempre, ma col babywearing è semplice. Il piccolo, in fascia o nel marsupio, si sente più al sicuro.

Si chiama babywearing, il suo significato tradotto sta per “indossare il bimbo” ed è una pratica diffusa e conosciuta come l’arte del portare. Quante volte vi siete sentite dire “non tenerlo sempre in braccio, poi si abitua!”? Una frase ricorrente che molte persone rivolgono alle neomamme a mo’ di avviso, per scongiurare il rischio di viziare il cucciolo d’uomo a qualcosa di innaturale.

La verità è un’altra: molte madri amano avere il proprio bimbo tra le braccia e coccolarlo, cercando di riprodurre quello status di sicurezza proprio del grembo materno, ma desiderano anche avere le mani libere.

Il babywearing permette di avere con sé, sempre addosso, il proprio pargolo, senza affaticare la mamma, ma anche il papà, che potranno così fare due cose contemporaneamente: coccolare il piccolo e sbrigare le incombenze quotidiane. Ma scopriamo meglio cos’è e come funziona l’arte del portare.

Babywearing: cos’è?

Si possono indossare i bambini? E perché? Alla prima domanda rispondiamo con un sonoro sì: per farlo sono necessari i giusti supporti, come fasce e marsupi. Il perché, invece, è molto semplice: per farli sentire al sicuro. Con questo non vogliamo affermare che i genitori che non praticano il babywearing non diano sicurezza ai propri pargoli, ma solo spiegare quanto è importante avere un alto contatto con i piccoli di casa.

Il babywearing è una pratica antica, rivalutata ultimamente nei paesi occidentali, ma sempre in uso nelle altre culture, come quella africana. Capita a volte di vedere un documentario in cui è la donna africana a trasportare, il più delle volte sulla schiena, il proprio bambino. Ecco, proprio quello è un classico e tipico esempio di babywearing.

Nell’ultimo decennio si sta fortemente riscoprendo l’approccio ad alto contatto, a sfavore di quello che la società ha dettato negli ultimi anni alle donne, che hanno assunto un atteggiamento di basso contatto.

Ogni neonato ha bisogno di calore, nutrimento, affetto e soprattutto contatto. In fondo per 9 mesi ha vissuto al caldo e coccolato nella pancia della propria mamma, ascoltando dall’interno la sua voce e ballando dolcemente a ogni suo movimento. Quando nasce non chiede altro che questo: contatto. Con il babywearing ottiene proprio ciò di cui ha bisogno: una risposta immediata a tutto ciò che desidera.

Gli accessori per il babywearing

Per praticare il babywearing servono degli appositi supporti ed esistono varie tipologie.

Fasce portabebé

Innanzitutto la fascia per portare i bambini: ne esistono diversi modelli e tipologie. La fascia porta bebè può essere rigida, come questo modello di Fillikid, disponibile su Amazon, che risulta più facile da indossare, oppure elastica, come il modello di Lictin oppure con anelli, che richiede un po’ di pratica ma che si adegua meglio alle linee di genitore e neonato. Il modello di Bbsling, ad esempio, ha un rinforzo sulla spalla che lo rende più ergonomico.

Mei Tai

Rientra tra le tipologie di fasce portabebè il Mei Tai. Si tratta di una fascia di ispirazione asiatica, che si distingue dalle fasce precedenti perché è semi strutturata, pur garantendo grande comfort, è taglia unica ed è più facile da indossare: un esempio è questo modello di Mhug, ergonomico e brevettato.

Marsupi ergonomici

Un altro valido strumento è il marsupio porta bebè ergonomico. Estremamente pratico, accoglie perfettamente il corpo del bambino, che resta ben saldo a quello del proprio genitore, e grazie alla cintura addominale presente, il peso del piccolo è scaricato su schiena, vita e gambe in modo uniforme. Un esempio è il marsupio porta bebè di Inglesina.

Per praticare correttamente il babywearing e per scegliere l’accessorio giusto per portare il proprio bambino, ci si può rivolgere ai consulenti del portare. Sono figure professionali, che hanno seguito corsi, per offrire la giusta e personalizzata esperienza.

Babywearing: i pro e i benefici

Tanti sono i pro legati all’arte del portare e i conseguenti benefici.

1. Meno pianti

I neonati ‘indossati’ piangono meno e, grazie al senso di sicurezza frutto del babywearing, acquisiscono più rapidamente indipendenza.

2. Maggiore indipendenza

Diversi studi hanno evidenziato che i piccoli ‘portati’ hanno migliore udito, vista e sviluppano più velocemente un linguaggio simile a quello degli adulti. Grazie all’alto contatto con il proprio genitore, si abituano facilmente alla vita fuori dall’utero e assumono i ritmi dei grandi.

3. Più sicurezza, meno plagiocefalia

La vicinanza con i genitori li rende più sicuri e, in più, il babywearing riduce il rischio di plagiocefalia, ovvero la malformazione che rende la testa del neonato piatta.

Babywearing: i contro e i rischi

Il babywearing in fascia o in marsupio ha però anche degli svantaggi. Ecco quali:

1. Costo

Il primo è quello economico: per poter portare i bambini addosso servono supporti studiati ad hoc, sicuri e in ottimi materiali, che incidono sul bilancio familiare.

2. Possibilità di cadere dal supporto

Se scelta una fascia da annodare o se il genitore ha inserito in modo scorretto il proprio piccolo nel marsupio, è altamente probabile che il piccolo cada e si faccia male: è necessario assicurarsi che il bambino sia perfettamente assicurato al supporto.

3. Soffocamento e SIDS

Ci sono stati rari casi di bambini soffocati dalla fascia: gli accessori di babywearing sono sicuri e non aumentano il rischio della Sids, o morte in culla, a patto ovviamente che siano utilizzati correttamente.

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