La pielectasia renale è un’anomalia che può interessare uno o entrambi i reni, e che ne determina la distensione a causa di difetti nella raccolta o nel trasporto dell’urina. Di solito, si tratta di un difetto congenito, cioè già presente dalla nascita.

Forma lieve di idronefrosi, la pielectasia renale tende a scomparire in maniera spontanea ma, laddove questo non dovesse verificarsi,  si può intervenire chirurgicamente e risolvere definitivamente il problema.

Pielectasia renale: cos’è?

Con il termine pielectasia si indica la dilatazione, in forma lieve, delle cavità del rene che servono a raccogliere e a trasportare le urine. Può essere mono o bilaterale e, come conseguenza, il rene appare più dilatato perché disteso dalle urine.

La pielectasia è, nella maggior parte dei casi, una malattia congenita che viene diagnosticata durante le ecografie prenatali. Non richiede sempre l’intervento chirurgico, ma è previsto solo in caso di riduzione della funzionalità renale.

Nei bimbi, tende a migliorare in maniera spontanea nei primi 12-24 mesi di vita.

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La pielectasia renale fetale: le cause

Diciamo subito che le cause della pielectasia renale fetale non sono ancora del tutto note o sempre chiare. Nella maggior parte dei casi, la pielectasia prenatale è associata alla presenza di un ostacolo (dovuto probabilmente a un eccesso di tessuto) in uno dei due ureteri, ovvero quei tubicini che fungono da collegamento tra reni e vescica. Questo blocco, o restringimento, determina la risalita dell’urina nel rene, che appare quindi dilatato.

Un’altra possibile spiegazione può essere il reflusso vescico-ureterale causato dal funzionamento non corretto della valvola che controlla il flusso di urina tra la vescica e gli ureteri, e che consente all’urina di tornare ai reni.

Altre possibili cause, anche se estremamente rare in epoca prenatale, sono la presenza di un tumore o di calcoli renali.

Come si diagnostica la pielectasia renale?

Questa condizione è solitamente diagnosticata durante l’ecografia morfologica che si esegue intorno alla 20esima settimana di gestazione. La frequenza di diagnosi è di circa 1 ogni 100-500 gravidanze.

Oltre alla dilatazione del rene, altri elementi da considerare, sono:

Queste ulteriori valutazioni consentono anche di stimare la gravità della pielectasia e la gestione della problematica. Se riguarda un solo rene e il liquido amniotico è normale, non sono necessari accorgimenti particolari. Quando invece colpisce entrambi i reni, saranno necessari più controlli approfonditi durante la gravidanza.

Nella maggior parte dei casi, il problema migliorerà prima della nascita del bambino o entro pochi mesi. In altri, dopo la nascita, il bimbo potrebbe aver bisogno di un’ecografia per monitorare le sue condizioni e valutare se è necessario un trattamento.

Pielectasia renale fetale: conseguenze e rischi

Solitamente, nei bambini con pielectasia renale fetale il trattamento chirurgico non è necessario. Quando invece quella chirurgica è l’opzione migliore, si procede per via laparoscopica, ovvero attraverso tecniche minimamente invasive. Le percentuali di successo dell’intervento sono molto alte, intorno al 98%.

La tempistica della risoluzione è variabile: dipende dalla gravità della problematica ed è diversa per ogni bambino. Eventuali complicazioni possono essere dovute alla comparsa di un’infezione delle vie urinarie con sintomi che possono comprendere:

  • rifiuto dell’alimentazione;
  • vomito;
  • febbre;
  • sonnolenza.

Per la risoluzione delle eventuali infezioni urinarie è necessaria una terapia antibiotica.

Inoltre, anche se di solito non comporta problematiche gravi per il bimbo, la pielectasia è stata correlata alla presenza di anomalie cromosomiche, come la sindrome di Down. Questa percentuale di associazione non è però ancora ben chiara.

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