HBsAg: il test per l'epatite B in gravidanza - GravidanzaOnLine

HBsAg, il test per l’epatite B in gravidanza

L'epatite B se contratta in gravidanza può essere pericolosa per la salute del bambino, per questo è importante prevenire il contagio evitando il contatto con sangue e fluidi infetti e indagare la presenza del virus con il test HBsAg.

Alcune patologie o infezioni possono risultare particolarmente pericolose se contratte durante la gravidanza. Tra queste si trova anche l’epatite B, che può essere trasmessa tramite fluidi corporei ed è in genere asintomatica. Può essere trasmessa dalla mamma al bambino e per questo viene prescritto alla donna incinta un test, la ricerca dell’antigene HBsAg, per riconoscere la presenza del virus.

Epatite B, rischi e sintomi

Nel 95% dei casi l’infezione si risolve da sola senza terapia, mentre nel 5% dei casi provoca cronicizzazione ed è quindi necessaria una cura farmacologica. Nel caso delle donne in gravidanza il rischio di trasmissione dell’epatite B è proporzionale all’epoca gestazionale, se cioè avviene nelle prime settimane di gravidanza ci sono buone probabilità che si risolva da sola prima del parto. Se invece il contagio avviene poco prima del termine della gravidanza può avere conseguenze per la salute del feto.

Nei casi più gravi l’epatite B può provocare epatite cronica, cirrosi epatica e cancro del fegato, patologie che possono manifestarsi anche diversi anni dopo il contagio. Per verificare la presenza del virus si effettua il test per la ricerca degli anticorpi e degli antigeni specifici.

 In particolare l’esame di screening ricerca l’antigene di superficie dell’epatite B, chiamato HBsAg, una molecola che si trova sulla superficie del virus e può comparire circa 6-8 settimane dopo il contagio.

Dopo il contagio il virus dell’epatite B può avere un incubazione di 2-6 mesi e può presentarsi con sintomi più o meno evidenti e di diversa gravità a seconda dei casi: solitamente compare inappetenza, malessere, dolore muscolare, nausea e febbre.

A questi sintomi può accompagnarsi ittero, una colorazione giallastra della pelle e in alcuni casi anche della parte bianca dell’occhio causata dall’abbassamento della funzionalità del fegato. Le urine possono assumere un colore particolarmente scuro, mentre le feci risultano più chiare.

HBsAg, a cosa serve il test per gli anticorpi dell’epatite B

HBsAg

Per riconoscere la presenza del virus dell’epatite B viene svolto durante la gravidanza, in genere intorno all’ottavo mese di gestazione, un test di screening basato su un prelievo di sangue, l’HBsAg. Spiega il Dott. Giovanni Buonsanti:

In caso di contagio, dopo una lunga incubazione che può durare da 60 a 90 giorni, l’epatite B decorre nel 90% in modo asintomatico (senza cioè che l’individuo avverta alcun sintomo) e solo nel 10% si trasforma in un’epatite acuta (caratterizzata dai sintomi specifici); l’epatite acuta nel 90% dei casi si risolve in guarigione completa ed acquisizione dell’immunità nei confronti del virus, mentre nel 10% dei casi si evolve verso l’epatite cronica. I rari casi di epatite cronica si dividono, a loro volta, in epatite cronica asintomatica (la maggior parte), in pratica uno stato di portatore sano di HBsAg, ed epatite cronica attiva (presenza di HBsAg e danno epatico).

Nel caso in cui l’infezione venga contratta durante la gravidanza (il contagio può avvenire tramite rapporti sessuali non protetti e, in generale, tramite contatto con sangue o fluidi corporei infetti), aggiunge Buonsanti

La probabilità di trasmissione del virus al feto è inversamente proporzionale all’epoca gestazionale nella quale è avvenuto il contatto con il virus: se questo avviene nel I trimestre il rischio è molto basso dal momento che l’eliminazione del virus e la relativa guarigione avvengono prima del parto; al contrario, se l’infezione avviene nel II trimestre, il rischio è del 6% circa, salendo al 70% se l’infezione viene contratta nel III trimestre.

Test HBsAg negativo: cosa significa

Nel caso in cui il test di laboratorio effettuato sul campione di sangue della futura mamma risultasse negativo significa che non è stato trovato l’antigene che indica la presenza del virus, e la paziente (come il suo bambino) è sana. Il bambino dovrà essere vaccinato contro l’epatite B, come previsto dalla legge, in concomitanza con gli altri vaccini previsti.

Test HBsAg positivo: cosa significa

Se al contrario il test effettuato in laboratorio risultasse positivo è indice di un’infezione in corso, poiché la positività all’HBsAg è indice di replicazione virale in corso. In questo caso il bambino viene sottoposto a terapia specifica subito dopo la nascita.

Prevenzione e terapia dell’epatite B

Per prevenire il contagio dall’epatite B è necessario adottare misure di protezione adeguate nel maneggiare aghi e strumenti potenzialmente infetti, non scambiare oggetti come spazzolini e forbicine da unghie e avere rapporti sessuali protetti.

La prevenzione da diversi anni passa anche dalla vaccinazione per l’epatite B, fondamentale per evitare il contagio dei più piccoli: tale vaccino è obbligatorio dal 1991 per tutti i neonati e gli adolescenti entro i 12 anni di età.

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