Più del 5% dei bambini in età scolare soffre di vertigini di media gravità e più del 50% di loro sperimenta anche mal di testa. Questi i dati dell’Handbook of Clinical Neurology, che aggiunge come le vertigini nei bambini siano responsabili di importanti conseguenze anche della loro partecipazione alle attività scolastiche e ricreative.

Sebbene la maggior parte delle condizioni che causano vertigini nei bambini siano curabili e non sono gravi, è importante comprenderne attentamente le caratteristiche e i segnali con cui si manifestano per saperle gestire correttamente e in maniera tempestiva.

Le vertigini: cosa sono e perché si manifestano

Quando si parla di vertigini si fa riferimento, come spiega il Manuale MSD, a una forma di capogiro che viene percepito come una falsa sensazione di movimento. In realtà il termine capogiro è improprio e viene spesso utilizzato per descrivere sensazioni diverse come mancamento, stordimento, disequilibrio, disorientamento e, appunto, vertigini.

Chi soffre di vertigini ha la sensazione che l’ambiente o egli stesso (o entrambi) stiano girando, un po’ come accade quando i bambini giocando girano ripetutamente su loro stessi e vedono muoversi ciò che li circonda. Spesso le vertigini possono essere accompagnate da nausea e vomito risultando ulteriormente debilitanti per il soggetto che ne soffre.

Fondamentalmente le vertigini nei bambini (e anche negli adulti essendo le cause responsabili di questa sensazione quasi le medesime seppur con un’incidenza minore nei più piccoli) è causata, come spiega l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, come una disfunzione del sistema vestibolare o del sistema nervoso centrale. In alcuni casi le vertigini sono associate a delle scosse rapide degli occhi (nistagmo).

L’insorgenza delle vertigini nei bambini

Ci sono diverse forme con cui si manifestano le vertigini nei bambini. La più comune e che si manifesta prevalentemente tra i 2 e i 6 anni è la vertigine parossistica benigna dell’infanzia che si caratterizza per attacchi di vertigine intensi brevi e ricorrenti durante i quali il bambino non riesce a mantenersi in equilibrio. Il disturbo crea spavento e può associarsi a nistagmo, pallore cutaneo, nausea e vomito. Questa forma di vertigine si risolve spontaneamente in pochi minuti o anche dopo ore.

L’emicrania vestibolare è più comune nei bambini più grandi (nella fascia di età 7-12 anni e negli adolescenti) e si manifesta con episodi intensi che impediscono lo svolgimento delle attività quotidiane. Durano dai 5 minuti alle 72 ore in maniera continua e si associano a mal di testa, cefalea, nausea, vomito e fastidio a luci e rumori.

La neurite vestibolare è un’infiammazione acuta a carico del nervo vestibolare causata spesso da un’infezione virale. In questi casi il bambino sperimenta vertigini rotatorie improvvise, nistagmo, difficoltà nell’equilibrio, vomito e nausea.

Nella vertigine posizionale benigna si hanno episodi di vertigine con nistagmo a seguito di specifici movimenti della testa. È una condizione rara in età pediatrica che si verifica prevalentemente come conseguenza di un trauma cranico. I movimenti responsabili di questa forma di vertigine sono il chinare il capo in avanti, il sollevare la testa, il girarsi nel letto, lo sdraiarsi e passare da una posizione sdraiata a una verticale.

Il torcicollo parossistico dell’infanzia è invece una condizione benigna che si manifesta con episodi ricorrenti nei quali il bambino inclina la testa con attacchi che durano diverse ore. All’inclinazione della testa si accompagna pallore, vomito, atassia, irritabilità e sonnolenza, soprattutto nei primi mesi di vita.

Spesso queste forme di vertigini tendono a scomparire spontaneamente non andando oltre l’età pediatrica ma non è raro che in età adulta si ripresentino episodi simili o di cefalee con caratteristiche emicraniche.

Le possibili cause di vertigini nei bambini

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Fonte: iStock

Per comprendere le cause alla base delle vertigini nei bambini è doveroso ricordare come i disturbi dell’equilibrio sono comuni in età pediatrica in quanto si tratta di un complesso insieme di segnali gestito dall’interazione tra cervello, occhi, orecchi e articolazioni. Qualsiasi anomalia nel funzionamento del sistema visivo, del sistema vestibolare e del sistema propriocettivo e somestesico, come riportato in questo studio, possono essere all’origine di un’erronea sensazione di movimento responsabile delle vertigini.

Le vertigini nei bambini possono avere diverse cause e vanno dalla degenerazione spontanea delle membrane dell’orecchio a infezioni delle orecchie (come l’otite media), mal di testa, traumi cranici, dilatazione dei vasi sanguigni del cervello, abbassamento della pressione arteriosa, disturbi neurologici, infezioni del sistema nervoso centrale, condizioni genetiche e più raramente tumori o ictus.

Vertigini e capogiri improvvisi: cosa fare?

Nella maggior parte dei casi gli episodi di vertigini nei bambini tendono a risolversi spontaneamente e per questo motivo solitamente non è necessario intervenire.

Un aspetto importante cui prestare attenzione è quello di tranquillizzare i bambini durante gli episodi di vertigine. Per ridurre il fastidio e in alcuni casi prevenirlo (a seconda della causa) è possibile favorire il riposo e il cambiamento dello stile di vita e di alcuni comportamenti con l’obiettivo di evitare i movimenti e le posizioni che possono favorire l’insorgenza delle vertigini.

L’approccio farmacologico è riservato alle forme causate da infezioni prevedendo il ricorso ad antibiotici e antistaminici e, per brevi periodi, ai cortisonici per la gestione del vomito.

Quando preoccuparsi e contattare il pediatra

Pur trattandosi di condizioni generalmente benigne è importante non sottovalutarle e monitorarle per evitare che compromettano eccessivamente la qualità della vita del bambino. È quindi consigliato, in presenza di difficoltà a camminare, dolore al collo, mal di testa, sintomi neurologici (difficoltà a deglutire, parlare, sentire, vedere o muovere un arto) e crisi vertiginose persistenti, rivolgersi al pediatra o al pronto soccorso per approfondire la causa.

Il medico, dopo l’anamnesi del paziente per verificare la familiarità con alcuni disturbi, può prescrivere un’audiometria, un test di funzionalità vestibolare, un’elettroencefalogramma, un’eelletronistagmografia, una tomografia computerizzata, una risonanza magnetica del cranio e una visita neurologica per indagare la causa sottostante e stabilire la terapia e le indicazioni da seguire.

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  • Bambino (1-6 anni)