
Le illustrazioni dell'artista norvegese Line Severinsen dedicate alla vita con i bambini piccoli, tra pianti disperati il primo giorno di asilo e "...

C’è quella striscia in cui cattura il duenne Leo con una pokeball (grazie Google). O quell’altra in cui lo ammette al tavolo dei veri giocatori (di Dungeon and Dragons, grazie amici dell’infanzia), e il tiro del dado fortunato diventa una dis-avventura da nascondere alla mamma.
I disegni sono di Dado’s stuff: Davide Caporali, fumettista 28enne con l’attitudine nerd e una vita (anche) a fumetti: da quando è nato Leonardo, spiega, “scherzavo con la mia compagna e i miei genitori sulle avventure in casa con lui, per deformazione professionale le ‘leggevo’ sotto forma di fumetto, poi ho iniziato a tradurle in fumetti veri e propri”.
Il passaggio è stato graduale, ma in pochi mesi le strisce pubblicate per lo più sul profilo Instagram di Dado’s stuff sono diventate un libro, in uscita a fine ottobre (sarà presentato al Lucca Comics, intanto si può preordinare qui), Vita di Pai.
Un papà che racconta la vita con i figli non si incontra di frequente: la genitorialità è spesso appannaggio delle donne, che condividono, soprattutto sui social, momenti anche molto intimi della vita da mamme.
I papà, di solito, sui social rimangono per lo più sullo sfondo: non Davide, che, invece ha fatto della sua vita da papà anche una parte del suo lavoro di fumettista: “Molte mamme e molti papà seguono le mie strisce e si ritrovano. Ma ricevo moltissimi commenti di chi non ha nemmeno figli, tanto ragazzi e ragazze giovani che si divertono e magari taggano il proprio compagno o la propria compagna dicendo ‘ecco, questo sei tu!’, mi fa piacere vedere questo scambio“.
Dado si riprende la paternità e omaggia, allo stesso tempo, l’essere mamma della sua compagna Chiara: “Le mamme hanno un rapporto privilegiato e speciale con i loro figli, li portano in grembo e sono da subito molto legate a loro. Rispetto a me lei ad esempio si preoccupa di più, forse è un po’ più apprensiva, io pur preoccupandomi ho una visione più oggettiva e più esterna“.
Diventare padre cambia decisamente le carte in tavola, racconta Davide: “Da quando ho un figlio ho scoperto sensazioni che prima provavo più difficilmente, diventare papà ha aperto una parte emotiva di me che pensavo non ci fosse“.
“Prima che Leonardo nascesse – spiega Davide – avevamo fatto tutti i nostri piani, pensavamo che ci saremmo comportati in determinati modi, poi quando è arrivato lui ha sconvolto tutto: addio tempo libero, impossibile continuare a fare quello che facevamo prima. È un impegno totale“.
Un modo per sovvertire la realtà della genitorialità e restituire (con ironia) anche le situazioni meno idilliache e certo più frequenti: “Nelle mie strisce ci sono citazioni della cultura pop e nerd, quello che rappresento è calato nella mia realtà, c’è la paternità ma senza un attaccamento stereotipato alla paternità, è tutto travestito di umorismo e anche per questo, credo, ha successo anche tra un pubblico giovane e senza figli“.
È il definitivo tramonto dell’idea della famiglia perfetta? “Quel tipo di famiglia non penso esista davvero, tutti hanno i loro momenti, ci sono i litigi, la mancanza di sonno e tutti i piani sballati. Ma si impara a essere genitori anche sbagliando“.

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