Nel Regno Unito non sarà più possibile chiamare una donna incinta “futura mamma”. Ciò perché potrebbe “offendere le persone transgender”. Sono queste alcune indicazioni inserite nelle sorprendenti linee guida che la British Medical Association (BMA), la principale associazione professionale dei medici inglesi, ha fornito a tutti i suoi 160mila iscritti che lavorano sia nel settore privato che negli ospedali pubblici della Gran Bretagna, invitandoli a non utilizzare più il termine “mamma in attesa”, in quanto terminologia giudicata offensiva e quindi da sostituire con “persona incinta” per “celebrare la diversità”.

Inoltre, come riporta il Daily Mirror, si invitano i medici a non usare più i termini “nato uomo” e “nato donna” per indicare le persone transgender, perché così “si riduce e si semplifica eccessivamente un tema complesso”.

Ecco la spiegazione ufficiale fornita nell’opuscolo “Una guida per una comunicazione efficace: un linguaggio inclusivo in ambito lavorativo” approvato dal consiglio della BMA: “La grande maggioranza delle persone incinte o che hanno partorito si identificano come donne. Tuttavia, ci sono alcuni uomini intersex e uomini trans che possono essere gravidi. È possibile includere gli uomini intersessuali e gli uomini trans che possono essere gravidi chiamandoli persone incinte”.

Il dottor Anthea Mowat, presidente della BMA, scrive sul sito web dell’Associazione: “Vi incoraggio tutti a leggere e condividere questa guida, e pensare a come si può applicare nel vostro lavoro giorno per giorno. Questo è un momento in cui abbiamo bisogno di unirci per sostenere e proteggere i nostri colleghi e le nostre pazienti”.

IL CASO DI HAYDEN, RIMASTA INCINTA DURANTE IL CAMBIO DI SESSO

La questione si è posta quando una persona inglese, nata donna, è rimasta incinta durante il cambio di sesso. Hayden Cross, 20 anni, è legalmente maschio e ha ricevuto un trattamento ormonale, ma non il cambio di sesso chirurgico, e ora è al quarto mese di gravidanza.

LE REAZIONI: UN INSULTO ALLA SCIENZA E ALLE DONNE

Ovviamente non si sono fatte attendere critiche e proteste. Laura Perrins, ex avvocato e mamma che si batte per i diritti delle donne e fondatrice del sito The Conservative Woman, ha criticato la Bma: “È una misura contro la scienza, contro le donne e contro le mamme. Tutti i medici sanno che solo le femmine possono procreare. Affermare cose diverse è offensivo e pericoloso. Questa decisione offenderà le donne di tutto il Paese ed è un ottimo esempio di come la maggioranza delle donne venga insultata da una piccola minoranza di persone”.

Anche il parlamentare tory Philip Davies ha criticato l’iniziativa, definendola “ridicola”. Critico anche l’ex vescovo anglicano di Rochester, Michael Nazir-Ali: “Credo che sia molto triste che la società venga spinta in questa direzione. Dio ci ha creati maschi e femmine e le madri si rapportano ai loro bambini in modo diverso rispetto ai padri. Questa decisione confonderà le persone riguardo al ruolo vitale delle madri nella crescita dei loro bambini”.

Dopo le polemiche e le numerose critiche ricevute, la Bma ha provato a difendersi facendo marcia indietro. Senza grande successo: “Si tratta di linee guida per il nostro staff, non per i medici, per promuovere un posto di lavoro più inclusivo”.

Secondo i tabloid inglesi, non ci sono altri casi conosciuti nel Regno Unito di una persona rimasta incinta durante il cambio di sesso. I dati ufficiali rivelano che sono circa 775.000 le donne che partoriscono ogni anno in Gran Bretagna.

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