Perché è importante educare i bambini all’alfabetizzazione emozionale

Un bambino che sa esprimere e gestire i propri sentimenti sarà un adulto emotivamente sano. Ecco perché è importante insegnare l'alfabetizzazione emotiva anche nelle scuole.

Perché risulta, oggi, così importante educare i bambini all’alfabetizzazione emozionale? La maggioranza degli adulti gestisce male le proprie emozioni, questo è dipeso dalla scarsa attenzione che da piccoli hanno ricevuto nell’esternare gli stati d’animo nel modo giusto ritenendoli inappropriati. Quante volte si sente dire al bimbo che piange: “I maschietti non piangono” .

Questa frase che all’apparenza potrebbe risultare innocua nasconde dentro di sé una povertà nel saper accogliere, gestire ed esternare le emozioni come un qualcosa di naturale e bello. I bambini crescono così con il timore e la vergogna di non far trapelare alcun sentimento perché ritenuto inadatto. Si parla, in questo caso di analfabetizzazione emozionale. Per porre rimedio a tale “ignoranza emozionale”, l’UNESCO dall’8 settembre del 1967 celebra la Giornata internazionale dell’alfabetizzazione.

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L’importanza dell’alfabetizzazione emozionale

Educare un bambino significa anche preparare loro a gestire le proprie emozioni. L’educazione emotiva nasce proprio a tale scopo: insegnare ai bambini a cosa servono le emozioni e come si esprimono in modo consapevole.

Attraverso l’apprendimento delle emozioni il bimbo saprà, da grande, anche capire se stesso e gli altri sul piano emotivo. Come afferma il Dott. Rafael Bisquerra, specialista in Orientamento psicopedagogico:

L’educazione emotiva è il processo educativo continuo e permanente che mira a promuovere lo sviluppo emotivo come un complemento indispensabile dello sviluppo cognitivo, in quanto entrambi rappresentano due elementi essenziali dello sviluppo della personalità completa.

Il Prof. Bisquerra ha specificato che non esistono emozioni buone o cattive ma solo emozioni positive e negative accompagnate dalla presenza di benessere e disagio. Quindi, imparare a gestire queste emozioni e, prima di tutto, iniziare a familiarizzare con loro già nella primissima infanzia, risulta fondamentale per sviluppare un’emotività sana.

Quando iniziare un percorso di alfabetizzazione emotiva?

Un adulto emotivamente sereno si potrà avere anche con un percorso di alfabetizzazione emotiva da bambino. L’educazione emotiva inizia sin dalla nascita quando il cervello dei neonati comincia ad attivare processi di trasformazione ed evoluzione sempre più articolati.

Già intorno i 2/3 anni il numero di sinapsi di un bambino è il doppio di quello di un adulto.  L’educazione emotiva, però, è solo negli ultimi 15 anni che ha iniziato a essere introdotta negli asili. In questo caso, il percorso di alfabetizzazione viene insegnato a partire dai 3 anni di età, ovvero in concomitanza con l’inizio della scuola dell’infanzia.

Goleman, massimo esponente dell’alfabetizzazione emotiva spiega che questa può essere appresa e insegnata mediante diversi strumenti ai bambini:

  • l’identificazione e la denominazione delle proprie emozioni;
  • il riconoscimento delle emozioni nel tono di voce;
  • nella mimica;
  • nel linguaggio del corpo;
  • nel capire le situazioni e le reazioni che producono gli stati emotivi.

Quando manca un’educazione emotiva e dunque la capacità di capire gli stati emotivi degli altri, i i bambini possono facilmente sviluppare un falso sé poiché andranno a reprimere i loro sentimenti, spesso, per far piacere ai genitori e assecondarli nelle loro aspettative.

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L’alfabetizzazione emotiva nei bambini: il ruolo delle maestre

Il personale scolastico, in questo caso ci riferiamo alle insegnanti, le maestre, le educatrici, dovranno mettersi in gioco e accogliere i pensieri e le diversità di animo dei più piccini in un percorso formativo che sia in grado di soddisfare i requisiti atti a educare emotivamente i bambini.

Far capire loro di non avere paura del rapporto empatico ed emozionale che può manifestarsi spesso in modo crudo o sofferente. Come specificato dal Dott. Maurizio Micucci:

Le competenze richieste agli insegnanti differiscono dall’iter scolastico sconosciuto. Per insegnare educazione emotiva, alle maestre non è richiesta una valutazione o un registro su cui annotare insuccessi e gratificazioni ma strumenti diversi, una sorta di indagine delicata al fine di raccogliere storie e inventare metafore della vita, per costruire una diversa relazione comunicativa in cui possono svilupparsi nuove prospettive relazionali e nuove possibilità di apprendimento.

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  • Bambino (1-6 anni)