Anonimo

chiede:

Caro Dottore,
sono un ragazza di 28 anni affetta da rene policistico. Ho scoperto di
avere
questa malattia facendo un controllo, dopo che era stata diagnosticata a
mio
nonno ed a mia mamma. Io conduco una vita normalissima, le mie cisti sono
piccolissime, e mio marito ha fatto una ecografia preventiva e non gli
hanno
riscontrato nulla. Vorrei sapere che probabilità avrà un eventuale figlio
di
essere positivo alla malattia e se conviene comunque farmi seguire da un
genetista prima e durante la gravidanza. Grazie.

Redazione

Redazione

risponde:

Egregia Signora Cristina,
la frequenza di questa malattia genetica è di 1/500-1/1000 nati vivi circa.
La forma autosomica dominante del rene policistico, che si indica anche con
la sigla ADPKD, è la principale causa genetica di insufficienza renale
dell’adulto.
Per diversi anni la malattia è stata impropriamente chiamata malattia
policistica dell’adulto, mentre recentemente si è compreso che questa
patologia è presente anche in una larga frazione di bambini. È una malattia caratterizzata dalla progressiva formazione di cisti nei
reni e più precisamente nei nefroni, le mini-strutture presenti nei nostri
reni deputate a filtrare e “depurare” il sangue. Le cisti sono delle cavità
piene di liquido, rivestite da cellule, che aumentano per numero e
dimensioni durante la vita di un individuo fino a determinare la perdita di
funzionalità renale nella metà dei pazienti entro il cinquantesimo anno di
età. Spesso la patologia è accompagnata da cisti anche in altri organi (più
frequenti nel fegato, ma anche nel pancreas).
Fra le manifestazioni extrarenali della patologia sono da annoverare
l’ipertensione congenita, precedente all’insorgere del danno renale e gli
aneurismi intracranici, la più severa complicazione della patologia che può
portare a morte precoce dell’individuo.
Il rene policistico è una malattia ad esordio tardivo: in genere i primi
segni clinici, rappresentati da dolori lombari, micro o macroematuria
(presenza di sangue nelle urine), comparsa di ipertensione arteriosa si
manifestano tra i 40 e i 50 anni di età. Pazienti della stessa famiglia
portano la medesima mutazione e, se quest’ultima fosse la sola causa della
malattia, ci si dovrebbero aspettare le stesse manifestazioni. Tuttavia
l’età d’insorgenza della malattia, la gravità e il decorso clinico hanno una
altissima variabilità sia inter-familiare, che intra-familiare. Pertanto si
ritiene che il manifestarsi della malattia sia condizionato, oltre che dal
danno genetico primario, anche da fattori secondari e ambientali. Non
esistono differenze di fertilità fra maschi e femmine con ADPKD rispetto
alla popolazione normale. Le gravidanze nelle donne con ADPKD non sono
controindicate, ma occorre segnalare che la presenza di ipertensione
arteriosa, che talvolta accompagna la ADPKD può comportare complicanze
cliniche.
L’ADPKD è una malattia geneticamente eterogenea. Fino ad ora sono stati
identificati due geni, denominati PKD1 e PKD2, le cui mutazioni possono
provocare forme della malattia non distinguibili fra loro, anche se pare che
ADPKD2 abbia un fenotipo meno grave rispetto ad ADPKD1. Il gene PKD1, mutato
In circa l’85% dei pazienti, si trova sul cromosoma16. Il gene PKD2,
localizzato sul cromosoma 4, risulta mutato nel 15% circa dei pazienti. Si
ipotizza che possa esistere un terzo gene responsabile che conterebbe un
numero bassissimo di casi non riconducibili a mutazioni nei due geni già
individuati.
La modalità di trasmissione ereditaria è di tipo autosomico dominante.
Questo significa che un genitore affetto può trasmettere la malattia ai
figli con un rischio del 50 per cento. È importante che i figli
asintomatici di un soggetto affetto vengano seguiti attentamente da uno
specialista.
La storia familiare non è sempre utile per la diagnosi poiché alcuni
pazienti con ADPKD hanno una forma molto leggera della malattia e non vanno
incontro a perdita di funzionalità renale. Pertanto spesso non vengono
annoverati fra i casi presenti in famiglia, dando l’impressione che esista
una elevata percentuale di casi sporadici. Al contrario, ogni volta che
viene identificato un soggetto malato, l’estensione dell’esame ecografico
addominale a tutti i suoi familiari permette il riconoscimento del 90% dei
casi, anche se non sintomatici. Questo perché le cisti possono essere viste
anche in assenza di danno renale con una tecnica sensibile come l’ecografia. È quindi opportuno che i soggetti a rischio si sottopongano ad ecografia di
controllo. L’ecografia renale, la cui sensibilità cresce con l’aumentare
dell’età dell’individuo, è ritenuta attendibile solo dopo i 20 o 30 anni ed
è certamente l’esame diagnostico di scelta che permette di riconoscere anche
gli individui che non hanno ancora sviluppato sintomi, ma che sono affetti
dalla malattia. L’introduzione della diagnostica genetica ha migliorato
l’identificazione pre-clinica delle persone affette, ma il suo utilizzo è
limitato soprattutto nelle famiglie di piccole dimensioni. Lo studio
genetico dell’ADPKD si può dividere in 2 grosse categorie: 1) Analisi
indiretta mediante linkage genetico: viene eseguita analizzando
contemporaneamente campioni di DNA di più soggetti (affetti e non affetti)
del nucleo familiare: in un primo tempo l’analisi ha lo scopo di individuare
quale cromosoma (aplotipo) sia associato alla malattia in quella specifica
famiglia; successivamente l’analisi è in grado di identificare i soggetti
della famiglia che sono a rischio di manifestare la patologia. 2) Analisi
diretta di mutazioni: consiste nella ricerca di mutazioni in un singolo
gene. E’ teoricamente possibile per PKD1 e PKD2, anche se la probabilità di
trovare lo specifico difetto è molto bassa, perché le mutazioni che possono
causare la malattia sono numerose e perché il gene PKD1 (più comunemente
mutato in ADPKD, vedi sopra) presenta difficoltà tecniche dovute alla grossa
dimensione e insolita struttura genomica. La valutazione dei rischi genetici
e la diagnosi prenatale sono possibili mediante analisi genetica ma solo nel
caso di famiglie numerose, per questo è necessario rivolgersi ad un
consulente genetista medico che possa valutare se esistono i requisiti per
sottoporsi all’indagine del DNA. Quindi mi faccia sapere meglio notizie
sulla sua famiglia in modo da poter fare una consulenza genetica precisa.
A sua disposizione

* Il consulto online è puramente orientativo e non sostituisce in alcun modo il parere del medico curante o dello specialista di riferimento

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