Osteogenesi imperfetta

Anonimo

chiede:

Gentile Dottore,
sono alla decima settimana di gravidanza, 30 anni, e sto valutando il
fatto
di eseguire l’amniocentesi, oppure no: il nipote di mio marito è affetto
da
una rara malattia genetica detta “OSTEOGENESI IMPERFETTA”.Esiste la
possibilità di familiarità (e quindi rischio di trasmissione) per esempio
da
parte mio marito al feto? Se si, è individuabile con l’amniocentesi
questo tipo di anomalia?
Grazie

Redazione

Redazione

risponde:

Egregia Signora Claudia,
l’osteogenesi imperfetta (O.I.) è una malattia ereditaria che provoca
accentuata fragilità delle ossa. Le persone affette da OI subiscono fratture
apparentemente spontanee, o in seguito a traumi lievi, e le loro ossa
possono subire delle deformazioni.
Si conoscono 4 tipi di O.I. (secondo la classificazione proposta da David
Sillence nel 1979) , ma bisogna tenere presente che il tipo di sintomi e la
loro gravità sono estremamente variabili da una persona all’altra, e spesso
la classificazione in una di queste categorie può essere riduttiva. In
ordine di gravità decrescente si possono comunque riconoscere 4 forme:
Tipo II (forma precoce o forma letale di Vrolik). È la forma più grave. I
neonati hanno ossa fragilissime e nascono già con fratture alle ossa lunghe,
originatesi durante la gravidanza. La gabbia toracica è ristretta e le
sclere (il “bianco” degli occhi) sono di colore blu. La maggior parte di
questi neonati purtroppo muore a breve tempo dalla nascita.
Tipo III. È di gravità intermedia fra la forma II e IV. La statura è molto
bassa, le ossa lunghe sono deformate, i denti sono spesso fragili e si
cariano presto perchè anche il tessuto dentale, costituito da collagene, può
risultare alterato (dentinogenesi imperfetta). In alcuni casi le ossa
possono essere molto deboli e rendere difficile (se non impossibile) la
deambulazione.
Tipo IV. È di gravità intermedia fra la forma III e la forma I. La statura
è generalmente piuttosto bassa, le ossa lunghe moderatamente deformate, è
presente dentinogenesi imperfetta e può comparire ipoacusia o sordità in età
adulta. Di solito le deformità scheletriche sono moderate e non
compromettono la deambulazione autonoma.
Tipo I (forma tarda o di Lobstein) è la forma più lieve, più comune e
anche quella che presenta i sintomi più omogenei, perché il difetto
biochimico di base consiste in una ridotta produzione di collagene I che
però non è qualitativamente alterato. I bambini affetti da O.I. tipo I
generalmente cominciano a presentare fratture quando iniziano a camminare.
Le fratture si ricompongono velocemente, e se vengono ben curate non danno
luogo a deformazioni gravi. Le sclere sono spesso di colore azzurrognolo (a
causa della scarsità di collagene, che lascia trasparire i tessuti più scuri
che stanno sotto). La statura è appena più bassa della media. I problemi
uditivi (ipoacusia o sordità) sono frequenti e tendono a comparire in età
adulta. Altri sintomi a volte presenti sono scoliosi, lassità dei legamenti
e disturbi alle valvole cardiache (insufficienza mitralica e aortica). La
frequenza delle fratture rimane costante durante l’infanzia e si riduce dopo
l’inizio della pubertà; può eventualmente aumentare di nuovo dopo la
menopausa nelle donne e più tardivamente negli uomini.
Le persone affette da OI subiscono fratture apparentemente spontanee, o in
seguito a traumi lievi, e le loro ossa possono subire delle deformazioni. In
mancanza di una diagnosi di O.I, alcuni bambini con fratture multiple
inspiegabili sono stati scambiati per bambini maltrattati ed i loro genitori
hanno perfino rischiato problemi giudiziari, che naturalmente si sono
risolti al momento della diagnosi di O.I. Esistono casi documentati di
questo tipo negli Stati Uniti. Non è il caso di allarmarsi eccessivamente
per questa evenienza, l’importante è che nei casi sospetti l’O.I. venga
diagnosticata tempestivamente per evitare inutili traumi familiari che si
aggiungono alla malattia stessa. Le persone affette da O.I hanno
un’intelligenza assolutamente normale e molte di loro sono creative,
combattive e piene di iniziativa.
In quasi tutte le persone affette da O.I. una alterazione genetica
(mutazione)colpisce uno dei due geni situati sui cromosomi 7 e 17,
rispettivamente responsabili della produzione del collagene di tipo I. Il
collagene è una proteina che può formare lunghe e resistenti fibre, che
formano il tessuto connettivo del derma e delle articolazioni e
costituiscono “l’impalcatura” di base su cui vengono costruite le ossa. Le
mutazioni sono di vari tipi e possono comportare alterazioni della proteina
collagene più o meno gravi, a seconda della loro natura molecolare e della
loro posizione all’interno di uno o dell’altro dei due geni collagenici. Per
questo la O.I. può presentarsi in diverse forme, a seconda del tipo di
alterazione genetica.
Per comprendere i rischi di trasmissione ereditaria dell’O.I è bene
distinguere fra casi familiari (che ricorrono cioè all’interno della stessa
famiglia) e casi sporadici (cioè casi isolati, che non compaiono più di una
volta nella stessa famiglia). Le forme meno gravi (tipo I e IV) hanno
talvolta carattere familiare e si trasmettono geneticamente secondo una
modalità chiamata autosomica dominante. Questo significa che una persona
affetta ogni volta che si riproduce ha il 50% di probabilità di avere un
figlio affetto, indipendentemente dal sesso. Nelle malattie dominanti non
esistono portatori sani: questo significa che se nessuno dei congiunti
presenta segni clinici della malattia, la nascita di un figlio o di una
figlia affetti da O.I è da considerarsi un evento sporadico, e questo è
valido per tutte le forme di O.I. Nota: In una versione di questa stessa
scheda antecedente al 1999 si indicava un meccanismo di trasmissione
ereditaria recessiva per alcune forme di O.I. Le ricerche più recenti sulla
genetica della O.I. hanno permesso di escludere questa possibilità. Questa
informazione è tuttora riportata in alcuni testi e siti internet ma, come si
è detto, non è più valida alla luce delle ricerche di questi ultimi anni.
Oggi è chiaro che tutte le forme di O.I. hanno una trasmissione di tipo
autosomico dominante. I casi sporadici (cioè la nascita di figli malati da
genitori sani) riguardano particolarmente le fome più gravi (tipo II e III).
Nei casi sporadici, l’alterazione genetica (mutazione) che causa la malattia
non era presente nel patrimonio genetico dei genitori ma si è verificata al
momento della formazione delle cellule germinali (spermatozoi o ovuli). Nei
casi sporadici, per gli stessi genitori la possibilità di avere un altro
figlio malato è bassa e simile a quella di tutte le altre coppie sane. In
una piccola percentuale di casi di O.I. la probabilità di avere un altro
bambino/a malato/a è però un po’ più elevata, a causa di un meccanismo
genetico particolare chiamato chimerismo germinale. È sempre consigliabile
che le coppie interessate si rivolgano ad un consulente genetico per poter
valutare caso per caso l’eventuale rischio di ricorrenza.
La diagnosi viene posta in base a criteri clinici ed attraverso esami
radiologici. Esiste anche un test biochimico (che solo alcuni laboratori
effettuano) che permette di valutare le alterazioni del collagene su un
piccolo pezzo di pelle prelevato al paziente. Nel diagnosticare l’O.I., il
medico dovrà escludere altre condizioni che possono presentare sintomi
simili, come i deficit nutritivi, alcuni tumori, alcune malattie ereditarie
(come la condrodisplasia e l’ipofosfatasia) e perfino i maltrattamenti
infantili. La diagnosi prenatale si può effettuare tramite l’ecografia, fra
la 15a e la 20a settimana di gravidanza. L’esame del DNA è possibile nei
casi familiari, o comunque quando sia già stata identificata l’alterazione
genetica nel congiunto affetto. Generalmente soggetti OI non imparentati
hanno sempre difetti genetici diversi, per questo gli aspetti clinici sono
molto eterogenei. Come vede è una malattia complessa e clinicamente
variabile.
Lei mi chiedeva se è possibile fare diagnosi del DNA. In pratica si. Per evitare questo, essendo un test lungo e laborioso, vediamo prima se è un
caso sporadico o familiare, e questo lo possiamo vedere semplicemente con
una consulenza genetica facendomi sapere le persone affette, grado di
parentela, e altre notizie che lei ritiene utili ai fini della consulenza.
Cordialmente

* Il consulto online è puramente orientativo e non sostituisce in alcun modo il parere del medico curante o dello specialista di riferimento

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