“Neurodivergente” un’espressione sempre più diffusa per indicare le persone che hanno uno sviluppo cerebrale differente, ovvero il cui cervello ha un funzionamento differente diverso rispetto allo sviluppo cosidetto “tipico”.

Ma cosa significa esattamente? Quali condizioni rientrano tra le “neurodivergenze”? E, soprattutto, cosa possono fare i genitori dei bambini neurodivergenti per aiutarli a crescere serenamente e felicemente? Vediamolo insieme.

Cosa significa neurodivergenza?

Neurodivergenza è un termine non medico che viene utilizzato quando il cervello di una persona elabora, apprende e/o si comporta in modo diverso da ciò che è considerato “tipico”. Non tutte le manifestazioni di neurodivergenza rappresentano una condizione medica o una disabilità, si tratta piuttosto di una differenza nel modo in cui funziona il cervello. Un tempo considerata un problema o un’anomalia, oggi viene vista come metodi diversi di apprendimento ed elaborazione delle informazioni.

La parola neurodivergente è stata coniata dalla sociologa autistica Judy Singer nel 1997, a cui si deve anche il neologismo “neodiversità”, ovvero il concetto secondo cui, come non esistono due impronte digitali gemelle, non esistono due cervelli identici, ma esistono invece diversi modi in cui il cervello delle persone elabora le informazioni, funziona e si presenta a livello di comportamento.

Invece di pensare che ci sia qualcosa di sbagliato o problematico quando alcune persone non operano in modo simile ad altre, la neurodiversità abbraccia tutte le differenze, che non sono intrinsecamente “cattive”. Singer, anzi, ha evidenziato notevoli punti di forza, che includono la capacità di concentrarsi, riconoscere modelli e ricordare informazioni fattuali.

La neurodiversità può essere suddivisa in due categorie di persone: quelle neurotipiche – ovvero quelle che non hanno una condizione neurologica atipica – e quelle neurodivergenti. Sebbene originariamente utilizzato per riferirsi specificamente alle persone autistiche, l’uso del termine “neurodivergenza” si è ampliato in modo significativo e ora si riferisce a qualsiasi modo strutturato e coerente in cui il cervello funziona in modo diverso per un gruppo di persone rispetto alla maggior parte degli altri.

Alcune persone si oppongono all’idea che la neurodiversità riguardi le differenze invece che i deficit. Molti di coloro che assumono questa posizione dicono di essere contrari perché alcune persone e bambini neurodivergenti hanno delle vere e proprie condizioni mediche che necessitano di trattamento. Tuttavia, spiega Cleveland Clinic,

la ricerca mostra che conoscere il concetto di neurodiversità non significa che le persone neurodivergenti ignorino o neghino di avere delle difficoltà ma che le persone che conoscono l’idea di essere neurodivergenti usano quella conoscenza per adattarsi e aiutarli ad avere successo. Inoltre che le parole e il linguaggio legati alla neurodiversità fanno la differenza nel modo in cui le persone vivono. Le persone che sono neurodivergenti e apprendono che ciò significa che sono diverse – non malate o difettose – hanno maggiori probabilità di essere più felici e puntare più in alto nella loro carriera.

Sintomi e diagnosi delle neurodivergenze

“Neurodivergente” non è un termine medico, né una condizione o una diagnosi. Gli adulti e i bambini neurodivergenti hanno delle differenze nel modo in cui funziona il loro cervello e questo è valido anche per persone che hanno una stessa condizione: questo significa che persone con sintomi molto diversi possono avere la stessa diagnosi. Allo stesso tempo, condizioni specifiche possono avere diagnosi specifiche e diverse. 

In generale, spesso chi è neurodivergente sperimenta differenze nel funzionamento cerebrale, negli stili di apprendimento, nell’elaborazione sensoriale, negli stili di comunicazione e nei comportamenti. Potrebbero avere difficoltà con competenze trasversali come l’intelligenza emotiva, le relazioni e le interazioni sociali o la capacità di lavorare efficacemente in gruppo, ma possono essere presenti anche altri comportamenti fisici, come stare troppo vicino a qualcuno, parlare a voce troppo alta o azioni auto-calmanti come dondolarsi o movimenti irregolari della mano.

Alcune condizioni di salute mentale che rientrano nella categoria neurodivergente sono:

  • ADHD. Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività è un disturbo di disregolazione delle funzioni esecutive, il che potrebbe significare per gli individui avere difficoltà a mantenere la propria attenzione e a gestire pensieri, comportamenti ed emozioni.
  • Autismo. Chiamato “disturbo dello spettro autistico”, è ampio di condizioni che possono includere difficoltà con la socializzazione e le abilità sociali, causare comportamenti ripetitivi e innescare difficoltà di linguaggio, che in alcuni casi possono portare un individuo a comunicare solo in modo non verbale.
  • Dislessia. Può includere la lettura errata, la scrittura errata o la pronuncia errata di determinati elementi, nonché confusione tra le lettere o incomprensione dell’organizzazione o della pronuncia delle parole e difficoltà nel seguire le indicazioni.
  • Discalculia. È un’incomprensione dei concetti matematici, come la confusione durante la lettura di numeri e simboli, l’incapacità di ricordare costantemente numeri, fatti matematici, regole e procedure o problemi con il calcolo mentale.
  • Disgrafia. È una disabilità di apprendimento che coinvolge la scrittura, come un’impugnatura insolita della matita o la posizione del corpo, grafia illeggibile e avversione alla scrittura o al disegno.

Altri tipi di neurodivergenza possono includere la sindrome di Tourette, la disprassia, la sinestesia, la sindrome di Down, l’epilessia e malattie mentali croniche come il disturbo bipolare, il disturbo ossessivo-compulsivo, il disturbo borderline di personalità, l’ansia e la depressione.

6 consigli per i genitori di bambini neurodivergenti

1. Stabilite una routine

La routine è fondamentale per i bambini neurodivergenti, perché conferisce un senso di ordine e prevedibilità a un mondo caotico e li aiuta a sviluppare la fiducia. Senza di essa, sperimentano lo stress, che può portare a comportamenti disadattivi.

2. Riducete le distrazioni

Molti bambini neurodivergenti lottano con le distrazioni che distolgono la loro attenzione dal compito da svolgere. Una delle caratteristiche distintive dell’ADHD è l’incapacità di bloccare le distrazioni non urgenti, che portano a lavoro incompleto e frustrazione. Spiegare questo concetto ai bambini è meglio di imporre regole rigide senza contesto. “Metti via il telefono” genera risentimento e ribellione. “Mettiamo da parte il telefono mentre facciamo questa attività in modo che non ci interrompa”, fornisce la giustificazione. Per aiutarli è possibile anche:

  • fornire elenchi di cose da fare con istruzioni dettagliate su cosa fare e in quale ordine, o usare un supporto visivo che permetta loro di avere ben chiari i vari step da seguire;
  • creare un ambiente ordinato e con pochi stimoli;
  • invitarli a usare le cuffie per escludere i suoni inevitabili e insegnare ai bambini a disattivare gli avvisi del dispositivo.

3. Parlate con i loro insegnanti

Comunicare con gli insegnanti di un bambino neurodivergente è fondamentale per assicurarsi che comprendano al meglio le sue risorse, i suoi ostacoli e i modi in cui come impara meglio, e assicurarsi che “capiscano” davvero il bambino che ha davanti e abbiano gli strumenti giusti. Non abbiate paura a spingere per un insegnamento il più inclusivo possibile, che preveda, se necessario, piani di studio personalizzati, ausili tecnologici e ogni accorgimento che possa essere utile per assicurarsi che ogni bambino in classe si senta visto, ascoltato e compreso.

4. Cercate di capire il motivo dei loro comportamenti

I comportamenti che non hanno senso per i genitori possono essere invece razionali per una mente neurodivergente. Ad esempio, molti bambini con disturbi sensoriali si dondolano quando sono sovrastimolati: questo movimento ripetitivo può attivare il nervo vago, una parte cruciale del sistema nervoso parasimpatico e i bambini adottano questo comportamento per auto-calmarsi.

5. Preparatevi a mettere in discussione le vostre convinzioni

Dimenticate la visione di come “dovrebbe” essere il mondo, rivalutando quelli che sono considerati valori o comportamenti “buoni” o “cattivi” rileggendoli da una nuova prospettiva.

6. Cercate aiuto

Sarà un buon punto di partenza per voi genitori avere degli strumenti “pratici” e delle linee guida da seguire per riuscire ad aiutare i vostri figli ma è fondamentale un supporto e un aiuto esterno con i vari professionisti del settore che possono aiutarvi, che in base alle vostre esigenze. Ricordate: non siete gli unici genitori di un bambino neurodivergente. Non abbiate paura a cercare supporto. A seconda delle vostre possibilità o inclinazioni, ecco alcune delle opzioni possibili:

    • Gruppi di supporto e/o di mutuo – auto – aiuto, dove potrete trovare un affiancamento, una guida e una condivisione confrontandovi con altri genitori che vivono la stessa vostra situazione;
    • Terapia, potenziamento, training specifici: se potete e ne avete bisogno, rivolgetevi a uno specialista che potrà aiutarvi a capire non solo come aiutare al meglio il bambino o la bambina con neurodivergenza ma anche voi stessi nel vostro ruolo e nelle vostre sfide genitoriali;
    • Risorse di apprendimento online: potrebbe essere utile utilizzare delle risorse digitali (anche gratuite) e dei software per aiutare il vostro bambino, nonché libri e risorse cartecee, materiali come giochi e supporti utilissimi anche per l’apprendimento di piccole abilità domestiche e quotidiane.
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  • Bambino (1-6 anni)