Anonimo

chiede:

Buongiorno dottore, le scrivo per chiederle se è vero che un padre ed una madre molto distanti geneticamente, ad esempio un uomo africano che si sposa con una donna svedese, hanno più probabilità di avere un figlio sano rispetto ad una coppia geneticamente vicina; come ad esempio un padre ed una madre entrambi italiani e della stessa zona di origine. Fare un figlio con una persona straniera dà più probabilità quindi di avere un figlio sano? La ringrazio della risposta.

Gentile lettore, la ringrazio innanzitutto per la domanda interessante. Dunque, nel processo di riproduzione sessuata la natura investe un congruo numero di energie in un processo che si chiama ricombinazione e che consiste proprio nel rimescolare e riassortire i due patrimoni genetici. Si tratta di un processo che si è evoluto nel corso di milioni di anni ed il cui scopo finale è quello di generare “variabilità” genetica; il senso di tutto questo sforzo è duplice. La variabilità genetica da un lato consente di “diluire” i difetti genetici di uno o dell’altro dei due partner, dall’altro di creare “soluzioni nuove”, che possono sempre tornare utili per meglio adattarsi alle mutate condizioni ambientali. Non pensiamo necessariamente alla savana: succede continuamente anche da noi che viviamo nel terzo millennio in paesi industrializzati. Un esempio? Esiste un popolo di persone estremamente suscettibile a sviluppare forme severe di diabete se esposte ad un “ambiente” che lo favorisce (alimentazione ricca di zuccheri), gli Indiani Pima; ebbene, quando questi signori vivevano nel loro ambiente e si nutrivano secondo la loro consuetudine erano sani, ma quando si sono trasferiti negli USA, esposti alla famosa (e terribile) dieta degli States, hanno sviluppato in massa questo diabete di tipo 2 che ha ridotto complessivamente la loro aspettativa di vita. Quelli di loro che si sono incrociati con persone geneticamente più “resistenti” a quell’ambiente (malsano) hanno generato figli meno suscettibili alla malattia. Detto questo è chiaro che quanto più è alta quella che lei chiama “distanza genetica” tanto meglio è per il risultato del concepimento, ha perfettamente ragione. Dimostrazione indiretta è che i nati da unioni tra consanguinei hanno una più alta probabilità di nascere con patologie che traggono origine da difetti genetici.
Mi permetto di concludere con un’osservazione: nella storia abbiamo avuto, in tempi anche relativamente recenti, soggetti che, probabilmente affetti da qualche forma di disturbo mentale, hanno ipotizzato la “razza perfetta”, basata sulla selezione genetica ottenuta con l’incrocio di individui “ariani”. Capisce ovviamente come questo intento non solo non ha alcuna base biologica, ma porterebbe al risultato esattamente opposto rispetto alle attese. Fortunatamente i cugini tedeschi sono oggi un meraviglioso esempio di crogiolo di etnie, come lo sono i francesi, gli americani, i canadesi, gli inglesi… oltre a generare variabilità genetica la mescolanza accresce le potenzialità culturali: è un caso che i paesi-guida (in alcuni campi della tecnologia, medicina, economia) siano proprio loro?
Cordialmente,

* Il consulto online è puramente orientativo e non sostituisce in alcun modo il parere del medico curante o dello specialista di riferimento

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