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Le 6 cose che solo una donna incinta in coda al supermercato può capire

Fare la fila al supermercato è un'esperienza di vita, soprattutto se sei una donna incinta o una mamma: le cose cambiano (e in meglio) con un servizio di consegna gratis a domicilio.

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Non cambierà poi molto, mi dicevo. Ci sarà l’ingombro del pancione, ci sarà un po’ di malessere generale, ma – tutto sommato – non molto di più. Ah, ah, ah.

Come sorrido della persona ingenua e sognatrice che ero un anno fa, oggi che mi trovo a fare i conti con il risultato vivente, tangibile, urlante, sorridente, strappalacrime, di quella mia bella idea di procreare. (Sì amore di mamma, ti amo moltissimo!)

Ogni tanto mi scopro ancora ad accarezzarmi la pancia: scorgo qualche grinza, e i ricordi dei mesi con il pancione affiorano rapidissimi. Non è stata esattamente la passeggiata che mi aspettavo. Vero è che sono partita con una dose di ottimismo forse un po’  eccessiva.

Mi adatterò senza fatica alla trasformazione fisica, mi dicevo, d’altronde sono sempre stata una sportiva. So cosa significa lavorare con il corpo. So come raggiungere determinati obiettivi, sopporto molto bene la fatica, bla bla. Vedrete, care ex neomamme che mi mettete in guardia. Vedrete, dicevo. Riuscirò a fare tutto quel che faccio ora, nessun problema.

Peccato che nella mia infinita fiducia non avessi considerato giusto un paio di aspetti, del tipo che il “mio” corpo in effetti non era più davvero mio, se ne andava per conto suo come se io fossi un’ospite dentro quella specie di palla gigante che mi cresceva tutto intorno.

Molte cose sono cambiate, e per fortuna, da allora. Ho imparato ad accettare i piccoli e grandi cedimenti, i segni sul corpo, la mancanza di fiato. Ho imparato a pretendere meno da me stessa e a farmi coccolare di più: lascio che sia mio marito a occuparsi della cucina e trattengo le smorfie quando assaggio le sue creazioni (sono diventata bravissima in questo), mi concedo lunghe passeggiate senza controllare la casella mail ogni 5 minuti, mi faccio persino portare la spesa a casa. Senza pagare un euro, per di più.

Perché diventare mamma non è tutto nausea, cambio di pannolini e sacrifici. Ci sono anche dei piccoli, grandi privilegi: tipo che adesso mi faccio portare a casa la spesa da Carrefour, grazie al servizio dedicato alle donne incinte e ai neogenitori, fino al primo anno di vita del bambino.

Per la sottoscritta è stato un bel cambiamento: non dover più trasportare casse di acqua su e giù dall’auto, non dover più impazzire tra una corsia e l’altra alla ricerca di questo e quello, e, soprattutto, non dover più fare la fila alla cassa.

Prima di oggi mi sembrava di non avere mai fatto altro, in tutta la vita. Stare-in-fila. Soprattutto quando ero incinta. Momenti davvero memorabili.

Lì impalata, con la vescica che scoppiava, in modalità papera con i piedi all’infuori, cercando di non muovermi di un millimetro per non svegliare l’inquilino e, di conseguenza, dovermi precipitare in bagno senza se e senza ma, perdendo ovviamente il posto.

Quante volte mi sono morsa la lingua per non lanciare risposte poco educate a chi mi precedeva e si ostinava a ignorare platealmente il dirigibile che mi portavo appresso.

Perché ci sono due tipi di donne incinte: quelle che alla seconda settimana di gravidanza, senza neppure rotondità evidenti, esigono la priorità che spetta loro alle casse dedicate, e quelle che, anche a termine, ancora provano imbarazzo a passare davanti agli altri, anche se è un loro diritto.

Io, va da sé, appartengo al secondo.

In fila, settimana dopo settimana, mese dopo mese, ho imparato un sacco di cose.

Oggi posso dire che la coda al supermercato è stata per me una maestra di vita. Riassumendo, le fondamentali lezioni che ho imparato, da donna incinta prima e da mamma poi, sono 6:

1. Per quelli davanti diventi invisibile

Altro che mantello dell’invisibilità: è il pancione dell’ottavo mese di gravidanza a darti il super-potere. Nessuno si accorge di te. Annaspi, hai un fiatone rumoroso che nemmeno tuo zio ottuagenario quando si addormenta a tavola a Natale, ti trascini fino alla cassa occupando il doppio dello spazio riservato a un essere umano, eppure niente, nada, niet.

Chi sta davanti a te in fila al supermercato non ti vede. Non esisti. Come non esiste il cartello gigante che campeggia sopra le vostre teste: “Cassa con priorità”. Sì che la tizia incinta del disegno ha una pancia che sarà la metà della tua. Niente da fare. Improvvisamente sembri scomparire dalla faccia della terra. Puf.

2. Quelli dietro di te, invece, ti vedono benissimo

Il potere dell’invisibilità viaggia purtroppo in una sola direzione. Perché immancabilmente chi si trova in coda dietro di te non resiste alla tentazione di chiederti, nell’ordine: “A quanto sei?” (risposta: sono più o meno tra il “forse devo andare in bagno” e un “ecco, me la sono fatta addosso”), “È maschio o femmina?” (quello che posso dirle è che me la pagherà per quello che sto passando, stia tranquilla), “Quando partorisci?” (signora non ho la sfera di cristallo, ma accetto scommesse).

E al termine dell’Inquisizione via con i consigli su come-essere-una-brava-mamma, ma tanto non lo sarai mai, perché d’altronde “le ragazze di oggi non sanno fare le mamme”, e tante grazie per l’incoraggiamento.

3. Le cassiere sono dei sergenti in azione

Capita, a volte, l’inatteso: a un certo punto una voce si leva, altissima, sopra tutte le altre, sopra le comunicazioni di servizio, dlin dlon, sopra il chiacchiericcio e sulle urla dei bambini inquieti. È la voce della Salvatrice: la cassiera che ti identifica nella folla in attesa, punta dritto l’indice verso la tua pancia e impone: “Fatela passare!”

Grande sconcerto tra quelli che a quel punto puoi superare arrossendo, e che solo in quel preciso momento sembrano accorgersi della tua presenza, come a dire: Toh, guarda chi si vede, da dove sei spuntata? E che pancia enorme!

A quel punto, se ti fermassi a guardare, riconosceresti intorno a te la sana invidia delle mamme in fila con bambini urlanti al seguito, vedresti che ti lanciano occhiate complici, per dire: “ce l’hai fatta, sorella”.

Troverai però anche le occhiatacce di chi non si capacita del privilegio che ti è concesso. E capiterà – sì, capita – che qualcuno esprima anche a parole tutto il proprio disappunto. Non ti curar di loro, ma guarda e passa: incedi sicura verso la meta, cercando di resistere, se puoi, alla tentazione di scavalcare il nastro per abbracciare l’indomita cassiera.

4. Il tempo è relativo, per davvero

Così, ce l’hai fatta: eccoti lì, schiacciata tra il tuo carrello e quello di chi ti segue bofonchiando, con millemila prodotti da mettere nei sacchetti, il portafoglio che ovviamente non si trova più, i surgelati che si desurgelano e la testa che inizia a girare forte.

Non-mettetemi-fretta, vorresti dire, ma sei troppo impegnata a schivare gli sguardi impazienti delle persone intorno a te.
Perché se quando sei in fila i minuti sembrano ore, non appena è il tuo turno il tempo viaggia a doppia velocità.

5. Quando diventi mamma le cose PEGGIORANO.

Spiace dirlo, ma è una delle certezze della vita: quando infine sarai mamma al supermercato ti troverai con tuo figlio di 6 mesi necessitante di poppata consolatoria giusto quando stai aspettando il tuo turno alla cassa, e ovviamente non potrai andare da nessun’altra parte: indietro non si torna, avanti è meglio non provarci nemmeno.

E lui non potrà aspettare qualche minuto, niente affatto: scoppierà in un pianto disperato, che tutti gli occhi saranno puntati su di te, madre degenere. Far piangere così una creatura.

6. Impari a cavartela in modi che non pensavi esistessero

Fare la spesa, per me, è e rimane un piacere, molto più di una semplice necessità. Da quando sono diventata mamma, per ovvi motivi, il tempo che riesco a ritagliarmi è ridotto, ma non rinuncio a scegliere, e anzi, potermi dedicare agli acquisti, con un bimbo piccolo è diventato ancora più importante.

Non avrei mai pensato di fare la spesa online. Non prima di aver provato la consegna a casa gratis di Carrefour, dopo mesi di file sempre più complesse (soprattutto per le necessità fisiologiche, perché se c’è una cosa che ogni donna incinta sa è che ogni bambino nella pancia della mamma sa quando lei non può andare in bagno e, a quel punto, decide di torturarla premendo con tutte le sue forze sulla sua vescica).

L’avessi saputo prima… Ora solo spesa online, così non devo più preoccuparmi di affrontare la fila, che, forse, è ancora più complessa per una neomamma con esserino al seguito.

Sono libera. LIBERA! (Segue sottofondo di bambino urlante.)

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