Perché dovremmo conservare il sangue del cordone ombelicale (e come)

Il sangue del cordone ombelicale contiene cellule staminali preziose nel trattamento di alcune patologie: le coppie che aspettano un figlio possono decidere di donarlo. Ecco come funziona la conservazione del sangue cordonale e cosa dice la legge.
Perché dovremmo conservare il sangue del cordone ombelicale (e come)

Dopo il parto il cordone ombelicale che durante i nove mesi di gestazione ha trasferito il nutrimento dalla mamma al feto viene tagliato: il sangue contenuto al suo interno contiene cellule staminali che si sono rivelate molto preziose nella cura di alcune patologie, per questo oggi è possibile scegliere di raccoglierlo e donarlo a una banca apposita, oppure conservarlo per eventuali necessità future.

A cosa serve il sangue del cordone ombelicale

Il sangue contenuto nel cordone ombelicale contiene cellule staminali particolarmente “ricche”, come quelle del midollo, che sono ampiamente utilizzate nel trattamento di alcune patologie. Spiega il Ministero della salute:

Negli ultimi decenni alcuni ricercatori hanno dimostrato che il sangue presente nella vena ombelicale del cordone (il funicolo che collega feto e placenta), rappresenta una fonte preziosa di cellule staminali emopoietiche, in grado, cioè, di autoriprodursi e dare vita ad altre linee cellulari dalle quali derivano tutte le cellule del sangue. Il sangue cordonale, quindi, contiene, proprio come quello del midollo osseo, cellule capaci di generare globuli bianchi, rossi e piastrine. Il numero dei trapianti di cellule staminali emopoietiche da donatore non familiare effettuati in tutto il mondo ha subito un aumento esponenziale negli ultimi anni, raggiungendo il numero di quasi 20mila procedure trapiantologiche all’anno, quasi 1.000 solo in Italia.

La ricerca di un donatore con queste caratteristiche viene fatta inizialmente all’interno della cerchia familiare. Tuttavia solo nel 25-30% dei casi è possibile identificare un donatore nell’ambito familiare, in tutti gli altri casi è necessario attivare la ricerca di una sorgente alternativa di cellule staminali emopoietiche nei Registri internazionali dei donatori adulti volontari o delle unità di sangue cordonale. La donazione del sangue cordonale assume, in quest’ottica, un’importanza enorme.

Nel caso in cui si scelga la donazione, il sangue viene raccolto immediatamente dopo il parto dal cordone stesso e dalla placenta e quindi viene inviato ad un laboratorio, dove viene conservato fino a quando non sarà utilizzato ad esempio per la cura di patologie tumorali del sangue, come leucemia e linfomi, oppure talassemia, aplasia midollare e immunodeficienze. Nel caso in cui il campione non risultasse idoneo alla terapia del paziente sarà invece utilizzato per la ricerca.

Le coppie in attesa di un figlio possono scegliere di raccogliere il sangue al momento del parto e donarlo alle banche pubbliche oppure conservarlo (ma solo in banche estere e a pagamento) per un eventuale uso personale futuro.

Donazione del sangue cordonale

In Italia la legge prevede la possibilità di donare a fini solidaristici il sangue del cordone ombelicale, che può essere conservato in una delle circa 20 banche del sangue attualmente esistenti. Per ricevere informazioni sulla procedura la coppia in attesa di un figlio può rivolgersi direttamente all’ospedale scelto per il parto. La donazione è anonima, volontaria e gratuita. Spiega il Ministero:

La raccolta del sangue cordonale è una procedura semplice che non interferisce con la normale assistenza al parto ed è senza alcun rischio per la madre e per il bambino. Le unità risultate idonee all’uso trapiantologico vengono conservate presso strutture pubbliche, denominate “banche” e inserite nei Registri internazionali ai quali ogni Centro trapianti può accedere per cercare l’unità compatibile con il paziente che ne necessita.

Conservazione ad uso personale nelle banche pubbliche

La conservazione del sangue cordonale per terapie personali future in caso di necessità in Italia è possibile solo nel caso in cui il nascituro o un suo consanguineo presenti patologie che possono essere trattate con le cellule staminali oppure quando esiste il rischio di una malattia a trasmissione genetica nei futuri figli che può portare a trapianto. In questo caso si parla di “donazione dedicata” e le cellule staminali vengono conservate gratuitamente nelle banche italiane ma sono ad esclusiva disposizione della persona che presenta la patologia per la quale sono conservate.

Conservazione ad uso personale nelle banche private

Nel caso in cui si decidesse di conservare il sangue cordonale per uso personale (autologo) è possibile chiedere l’autorizzazione per esportare i campioni di sangue per la conservazione in una banca estera, a proprie spese. Riguardo questa opzione, però, il Ministero della Salute avverte:

Tale attività di conservazione ad uso autologo presenta rilevanti incertezze scientifiche relative alla capacità di soddisfare eventuali esigenze terapeutiche future.