
Lo rileva la Fondazione Agnelli in una ricerca condotta tra 5 Paesi europei. Simile, invece, la qualità del servizio.
Troppe le disparità tra il Nord e il Sud, mentre le rette sono ancora troppo salate per moltissime famiglie.

Accedere a un asilo nido in Italia è ancora difficile per molte famiglie, tra liste d’attesa, disponibilità limitata di posti e rette mensili che possono pesare sensibilmente sul bilancio domestico. Se soltanto quattro bambini su dieci frequentano questi servizi, non è necessariamente perché i genitori preferiscano occuparsi personalmente dei figli o affidarli ai nonni: spesso, semplicemente, non riescono a trovare una struttura accessibile.
Secondo i dati del Cnel relativi all’anno educativo 2023/2024, in Italia sono presenti 14.570 servizi per l’infanzia, per un totale di circa 378.500 posti disponibili. L’offerta è cresciuta del 3,4% rispetto all’anno precedente e copre il 31,6% dei bambini tra zero e tre anni. Considerando anche i piccoli che frequentano anticipatamente la scuola dell’infanzia, la percentuale di bambini inseriti in un servizio educativo sale al 39,4%.
Dietro questi dati, però, si nasconde una forte disparità territoriale. Il Centro Italia supera il 40% di copertura, mentre il Nord-Est raggiunge circa il 39% e il Nord-Ovest si attesta intorno al 36%. La situazione peggiora sensibilmente nel Mezzogiorno: al Sud i posti disponibili coprono appena il 19% dei bambini nella fascia d’età considerata, mentre nelle Isole la percentuale si ferma al 19,5%.
In queste aree, dunque, meno di un bambino su cinque può contare su un posto disponibile in un servizio educativo per la prima infanzia. Un divario che limita le opportunità dei più piccoli e rende più difficile, soprattutto per le madri, conciliare lavoro e responsabilità familiari.

Lo rileva la Fondazione Agnelli in una ricerca condotta tra 5 Paesi europei. Simile, invece, la qualità del servizio.
Alla carenza di posti si aggiunge il problema delle rette, che variano notevolmente a seconda del Comune di residenza e della situazione economica della famiglia.
Uno studio della Uil evidenzia che la spesa media mensile per un asilo nido comunale è di circa 296 euro per le famiglie con un Isee fino a 15.000 euro e raggiunge i 416 euro per quelle con un Isee fino a 25.000 euro.
Le differenze tra città sono considerevoli. Per la fascia Isee più bassa, si passa dagli 80 euro mensili di Catanzaro ai 460 euro di Chieti. Per le famiglie con un Isee fino a 25.000 euro, invece, le rette oscillano tra i 100 euro di Catanzaro e i 550 euro di Imperia.
Il conto può diventare ancora più salato aggiungendo il costo della mensa. A Belluno e Udine, la spesa complessiva arriva rispettivamente a 553 e 645 euro al mese, mentre a Mantova può mantenersi tra i 60 e i 100 euro.
Anche nelle grandi città gli importi sono molto diversi: a Milano la retta fissa mensile si aggira intorno ai 316 euro, a Roma varia tra 155 e 308 euro in base al reddito, mentre a Napoli può andare da 272 a oltre 420 euro.
Per alleggerire il peso economico sulle famiglie, lo Stato mette a disposizione il Bonus asilo nido, che nel 2024 ha sostenuto circa 521.000 bambini, con risorse pari a 716 milioni di euro.
Il contributo copre mediamente il 54% della retta, corrispondente a circa 205 euro mensili per sei o sette mensilità. Il meccanismo del rimborso, tuttavia, comporta che i genitori debbano anticipare le spese e recuperare successivamente una parte degli importi sostenuti.
Per ampliare l’offerta educativa sono previsti anche investimenti strutturali. I fondi del Pnrr destinano circa 3,8 miliardi di euro alla creazione di oltre 180.000 nuovi posti nei servizi per la fascia da zero a sei anni. A queste risorse si aggiungono 450 milioni di euro stanziati per i Comuni nel 2026, con l’obiettivo di arrivare a 1,1 miliardi annui dal 2027.
La sfida, però, non consiste soltanto nel costruire nuovi asili. Per garantire un accesso realmente universale occorrono anche educatori adeguatamente retribuiti e assunti con contratti stabili, oltre a rette sostenibili per le famiglie.
Aumentare i posti disponibili e ridurre i costi saranno quindi due passaggi fondamentali per rendere gli asili nido un servizio accessibile a tutti, indipendentemente dal luogo di residenza e dalle possibilità economiche dei genitori.