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Lo rileva la Fondazione Agnelli in una ricerca condotta tra 5 Paesi europei. Simile, invece, la qualità del servizio.

Oltre a essere un Paese a crescita zero, l’Italia non ha sufficienti risorse per i bambini da 0 a 3 anni; è quanto emerge dalla ricerca Partire bene: i sistemi educativi per l’infanzia in Italia e in Europa, presentata in queste ore dalla Fondazione Agnelli.
Comparando i servizi educativi di Francia, Inghilterra, Germania, Spagna e Italia è infatti emerso che, dei cinque Paesi presi in esame, il nostro sia quello con la minore offerta di posti di asili nido, circa 32 ogni 100 bambini sotto i tre anni, senza considerare le liste d’attesa.
In Germania l’accesso ai servizi per l’infanzia è un diritto universale dal 2013, in Spagna è integrato nel sistema educativo e garantito con un’offerta prevalentemente pubblica, mentre in Italia le rette possono essere elevate, soprattutto nelle strutture private, con un peso maggiore al Sud.
Non c’è continuità neppure tra la fine del congedo parentale e l’accesso ai servizi per l’infanzia, con un gap temporale che è decisamente più ampio rispetto agli altri Paesi considerati. Il divario tra partecipazione dei bambini sotto i 3 anni che provengono da famiglie con la fascia di reddito più alta e quelli che invece arrivano da famiglie con fasce di reddito più basse è più che raddoppiati in quasi vent’anni in favore dei primi: 7,5 punti percentuali la differenza nel 2005-2006, 19 nel 2023-2024.
Più simile alla situazione generale, invece, la qualità dei servizi, che per tutti risente in maniera importante della carenza di personale, dovute soprattutto agli stipendi bassi: in 4 Paesi su 5 (mancano i dati inglesi) le retribuzioni medie degli educatori sono relativamente basse rispetto ai colleghi degli altri gradi di servizio educativo, con guadagni inferiori nel settore privato che in quello pubblico, in particolare in Francia e Spagna.

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È la Germania il Paese che investe di più, almeno in base ai dati del 2019, con una spesa pro capite di 98.000 USD PPA (dollari USA a Parità di Potere d’Acquisto, dati Ocse), seguita dalla Francia. Più distanti Inghilterra e Italia (60.760, più che raddoppiata rispetto al 2001), mentre la Spagna si piazza all’ultimi posto.
Per la spesa pubblica in percentuale del Pil, Francia e Germania risultavano nel 2021 i Paesi con i livelli più alti (3,4% del Pil), mentre l’Italia si attesa intorno al 2,0%, assieme agli altri due Paesi esaminati, con un incremento percentuale modesto rispetto a venti anni prima (+0,2).