I 6 motivi per cui essere mamma può aiutarti nel tuo lavoro - GravidanzaOnLine

I 6 motivi per cui essere mamma può aiutarti nel tuo lavoro

Spesso è difficile conciliare maternità e famiglia, ma la verità è che essere madri (e padri) può aiutarti nel tuo lavoro, permettendoti di sviluppare doti e capacità utili anche in ufficio

La maternità viene purtroppo considerata ancora di frequente come un limite per le donne che lavorano, come un punto a sfavore rispetto agli uomini, o a chi non ha figli. Si dà per scontato che una madre sia meno disponibile, più stanca, meno affidabile. Che sia in qualche modo meno produttiva.

E invece l’esperienza della genitorialità può rivelarsi molto utile anche sul posto di lavoro, rendendo magari le lavoratrici addirittura più “performanti” di quanto non lo fossero prima dei figli. Ecco, secondo me, quali sono i sei motivi per cui essere madre può aiutarti nel tuo lavoro.

1. La capacità di problem solving

C’è poco da fare: quando ti ritrovi con la responsabilità di un piccolo essere umano che non è in grado di badare a se stesso, ma che di contro sembra avere l’attitudine innata a mettersi nei pasticci, o a complicare la vita a entrambi, finisci necessariamente con l’imparare a risolvere problemi.

Da quando sono madre, a dire il vero, a volte ho la sensazione di non fare altro per intere giornate: appianare le difficoltà, rimediare ai casini, tirarci tutti, in qualche modo, fuori dai guai. Piano piano, tuo malgrado, devi affinare l’istinto. Imparare a improvvisare, agire rapidamente. Qualità che possono rivelarsi molto utili anche sul posto di lavoro.

2. La gestione degli imprevisti

In poche altre situazioni, nella vita, ci si ritrova a navigare a vista come quando si ha un bambino da crescere. Puoi aver letto manuali, blog e trattati. Puoi aver chiesto a mille madri e padri che ti hanno preceduto. Puoi aver fatto esperienza come educatrice, come tata e come zia.

Ma la verità è che, dal momento in cui ti piazzeranno tuo figlio tra le mani, finirai molto spesso a cimentarti con l’imprevisto e l’imprevedibile. Non solo perché ogni figlio rappresenta un universo unico, irripetibile e in costante mutamento, ma anche perché i bambini sembrano venire al mondo con una calamita potentissima per i contrattempi e gli eventi inattesi.

Che si tratti di un malanno del venerdì sera, di un repentino cambiamento dei gusti alimentari e dei cicli sonno-veglia, di una emergenza al nido o più banalmente di un sommovimento intestinale durante il decollo di un aereo, da madre (e da padre) gli imprevisti saranno il tuo pane quotidiano.

Cosa vuoi che sia, a questo punto, la visita a sorpresa di un cliente, una riunione anticipata all’improvviso o il ritardo di una consegna strategica?

3. L’attitudine alla mediazione

Educare un figlio significa fare compromessi quotidiani. Non solo con lui stesso, ma anche con l’altro genitore, con gli eventuali fratelli, coi nonni, con la scuola, con gli amici e con la tua stessa coscienza.

Si tratta, in pratica, di cercare costantemente un equilibrio tra quello che tu vorresti, quello che sai essere giusto per il tuo bambino, quello che lui prenderebbe di avere e quello che il resto del mondo si aspetta da te (un equilibrio che, peraltro, finisce quasi sempre col vacillare nel momento stesso in cui ti sembra di averlo raggiunto).

La sfida, inutile negarlo, è di quelle davvero impegnative. Ma è anche una palestra straordinaria di diplomazia, un esercizio di essenzialità, una insostituibile scuola di pazienza. Molto utile anche quando c’è da mediare con colleghi, capi, clienti, utenti, fornitori etc.

4. Lo sviluppo dell’empatia

La capacità di immedesimazione nell’altro e l’attitudine all’empatia sono doti non sempre apprezzate negli ambienti di lavoro. E invece possono servire a fare la differenza, migliorando i rapporti tra colleghi, facilitando la risoluzione dei conflitti e incrementando la produttività.

Fare il genitore, almeno sulla carta, dovrebbe enfatizzare queste qualità, permettendo poi di manifestarle anche al lavoro.

5. L’aumento dell’efficienza

È una delle cose che una madre impara ben presto: con un bambino piccolo in giro per casa, il tuo tempo non è più soltanto tuo.

Occorre quindi approfittare di ogni spazio e di ogni attimo di tregua, che l’obiettivo sia fare una doccia, rispondere a una email o prepararsi il pranzo. Meno sprechi, meno perdite di tempo, più efficienza: una strategia vincente anche sul posto di lavoro.

6. La resistenza fisica

Non sarà come lavorare in miniera, per carità. Ma tirare su uno o più bambini comporta un investimento colossale di energie fisiche (oltre che nervose, emotive, economiche etc). Un investimento quotidiano che dura per anni. Si comincia con le fatiche del parto, per proseguire con le poppate e i risvegli notturni, passando poi per la massacrante fase in cui tuo figlio impara a camminare e tu passi ore e ore chinata per sostenerlo.

Senza dimenticare il bombardamento di germi che ogni mamma e ogni papà sono costretti a sopportare durante gli anni dell’asilo, nonché la prova fisica che spesso finisce per diventare la gestione di un banale capriccio. Esperienze che ti stancano, senza dubbio.

Ma che rappresentano una specie di corso di sopravvivenza intensivo, un addestramento alla fatica, allo stress e alla mancanza di sonno che può tornare molto utile durante i picchi di lavoro. E se poi sei una madre di gemelli, niente potrà più spaventarti!

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