Cos'è l'endobelly: l'importanza delle parole di Giorgia Soleri
Cosa sapere sull'endobelly, un fenomeno fisico collegato all'endometriosi: si tratta di un tema esplorato ancora troppo poco.

Cosa sapere sull'endobelly, un fenomeno fisico collegato all'endometriosi: si tratta di un tema esplorato ancora troppo poco.

Si parla ancora troppo poco di endobelly, uno dei sintomi, il più visibile ma anche doloroso, dell’endometriosi, una condizione che colpisce una fetta di donne compresa tra il 10 e il 15% della popolazione mondiale. Purtroppo parliamo di stime, quando si tratta di endometriosi: i ritardi legati alla negazione della salute femminile prima della seconda metà Novecento, il poco ascolto del dolore delle donne, l’esistenza di una barriera invisibile di tipo sociale su questi temi hanno comportato dei ritardi notevoli in termini di consapevolezza.
Fino a pochi decenni fa era quasi una vergogna disquisire apertamente di ciclo mestruale e salute ginecologica, ma finalmente qualcosa sta cambiando: attrici, cantanti e personalità di internet che soffrono di endometriosi hanno puntato i fari sulla sensibilizzazione. Da Whoopi Goldberg a Susan Sarandon, passando per Giorgia Soleri, in tante, raccontando le loro esperienze presenti e passare, contribuiscono alla sensibilizzazione sul tema.
E proprio Soleri, recentemente, ha risposto ad alcune domande sul suo endobelly, ponendo di nuovo l’accento sul tema.
L’endometriosi è stata infatti per troppo tempo una condizione nascosta come la polvere sotto il tappeto. Ma esisteva, è sempre esistita, sebbene ancora oggi non sempre si giunge facilmente a una diagnosi, perché talvolta i medici non credono al dolore delle donne, non lo ascoltano. È questa la ragione per cui si parla ancora troppo poco di un sintomo come l’endobelly, un sintomo che però è visibile, e non dovrebbe essere così difficile da riconoscere, non dal punto di vista medico quando dal punto di vista sociale.
Endobelly è un termine anglofono, una parola composta formata dall’unione tra “endometriosis” (cioè endometriosi) e “belly” (ossia pancia). Significa letteralmente “pancia da endometriosi” e indica il gonfiore e la distensione addominale, spesso dolorosi, che altrettanto sovente accompagnano l’endometriosi.
L’endometriosi è una condizione medica: quando c’è, l’endometrio, che dovrebbe essere dentro l’utero, si trova invece fuori, con tutto ciò che questo comporta a livello di ciclo mestruale. Ogni mese infatti, il tessuto e la mucosa che rivestivano l’utero e che nelle persone che non soffrono di endometriosi si sfalda e viene espulso con le mestruazioni, con l’endometriosi questo non accade e il tessuto può accumularsi in corrispondenza dell’endometrio. La condizione provoca dolore, problemi di fertilità, mestruazioni abbondanti e sintomi gastrointestinali, come diarrea, nausea, stitichezza e, appunto, gonfiore.
Quando il tessuto va ad accumularsi perché non può essere espulso dall’organismo, si può giungere a infiammazioni, irritazioni, formazione di tessuto cicatriziale e adesione dei tessuti all’interno del bacino. Le conseguenze di questo accumulo sono il gonfiore, la ritenzione idrica e la dilatazione addominale. In più l’endometriosi può comportare alterazioni del microbiota con sovracrescita batterica nell’intestino tenue oppure problemi digestivi come stitichezza e flatulenza. Tutto questo può contribuire al fenomeno dell’endobelly.
A parte ciò che si vede, sintomi collaterali dell’endobelly è l’accumulo di gas prima o durante le mestruazioni: questo può comportare pressione e dolore all’addome e alla schiena.
Ci sono alcuni rimedi casalinghi che aiutano a contrastare gli effetti dolorosi dell’endobelly. Naturalmente si tratta di rimedi che vanno a tamponare un problema, non a risolverlo, e che quindi sarebbe meglio definire buone pratiche quotidiane, come specificato anche da EndoFound, per provare a tenere sotto controllo il dolore:
È importante ripetere che questi rimedi non eliminano assolutamente l’endobelly né aiutano nel trattamento dell’endometriosi, che è una patologia invalidante cronica spesso a tutt’oggi molto difficile da diagnosticare; si tratta unicamente di misure atte a cercare di ridurre il dolore nei giorni in cui si fa più acuto.
Ci sono poi i trattamenti medici. Quello meno invasivo è rappresentato dalla fisioterapia del pavimento pelvico, che viene somministrato da un tecnico o una tecnica su indicazione medica. Tuttavia lo specialista o la specialista potrebbero intervenire con delle terapie ormonali: le più comuni prevedono l’assunzione di un ormone sostitutivo o la pillola anticoncezionale, un ormone di rilascio delle gondadotropine (in modo da bloccare la produzione degli estrogeni, che stimolano le ovaie), un androgeno sintetico chiamato danazolo (che può inibire alcuni tipi di ormoni).
Ci sono infine i trattamenti invasivi, ovvero gli interventi chirurgici. Il più comune è l’intervento in laparoscopia per rimuovere il tessuto in eccesso che si è formato fuori dall’utero. In ultima analisi si opta per un’isterectomia o per un’ovariectomia: le si effettua quando i dolori sono talmente invalidanti o quando la paziente esprime la volontà di non riprodursi in futuro.

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