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Le uova di Pasqua sono una tradizione ricca di simbologia fin dagli antichi Egizi: l'origine delle uova di cioccolato e tante curiosità sulle varie trasformazioni nel tempo.

Le uova di Pasqua in cioccolato, cave in modo da contenere un piccolo regalo, sono un’usanza che diamo quasi per scontata. Il mercato peraltro non riguarda più solo bambine e bambini, ma uomini e donne, dato che i marchi produttori di questi dolci, fin dagli anni ’90 del Novecento, hanno iniziato a riempire le uova con gadget per persone adulte, mentre chi tiene a un dono più prestigioso spesso acquista qualcosa in gioielleria e si fa fare l’uovo in cioccolato su misura in pasticceria. Ma qual è l’origine di questa usanza?
A Pasqua, così come in altre festività, i dolci tradizionali sono diversi. In Italia uno dei più noti è la colomba, simbolo di pace e Spirito Santo (per chi crede nella fede cattolica), ma ce ne sono anche altri, come gli agnelli di pasta di mandorle in Puglia, la pastiera di grano in Campania, le frittelle di riso in Veneto e così via. Il dessert che però pare unire tutti a tutte le età sembra essere l’uovo di cioccolata: oggi esiste una grande varietà, che annovera tantissimi tipi di cioccolato (al latte, fondente, bianco, con nocciole, ruby e così via), ma anche diversificazioni a livello di produzione artigianale o industriale.
Secondo Focus, la tradizione di regalare le uova in occasione della Pasqua risalirebbe al Medioevo: in Germania era infatti usanza preparare delle uova bollite e avvolgerle in fiori e foglie – in modo da sfruttarne i coloranti naturali – per donarle. Questo accadeva tra il popolo comune, mentre i nobili si facevano realizzare artigianalmente uova in argento, in oro o in platino. Questo perché fin dall’antichità le uova sono un simbolo potente, che richiamerebbe l’unione tra cielo e terra: in altre parole l’universo.
La simbologia sulle uova ebbe un ruolo anche per antichi egizi e persiani. Per gli egizi l’uovo era infatti visto come origine di tutte le cose e unione dei quattro elementi naturali, ovvero acqua, aria, terra e fuoco. Per i persiani invece le uova erano simbolo di rinascita primaverile e venivano regalate in occasione del Nawrūz, ossia il capodanno persiano che ricorre il 21 marzo.
Il cristianesimo ha poi rielaborato in molti modi la tradizione: da un lato viene simboleggiata nell’uovo cavo la tomba vuota di Gesù risorto – oppure le uova vengono tinte di rosso per simboleggiare il sangue di Cristo – dall’alto lato la composizione fatta di guscio, tuorlo e albume simboleggerebbe la Trinità (Padre, Figlio e Spirito Santo).
A questo proposito ci sono due leggende che riguardano Maria Maddalena. In una, la discepola di Gesù preparò delle uova sode per nutrire le donne che con lei piangevano vicino al Santo Sepolcro, ma una volta giunta in loco, si tinsero di rosso annunciando la resurrezione. In un’altra leggenda, Maria Maddalena, alle prese con l’evangelizzazione, si recò dall’imperatore di Roma per parlare della resurrezione, ma lui, mostrandole un uovo, le disse che Gesù non era più risorto di un uovo sodo sul tavolo: l’uovo però si tinse improvvisamente di rosso.
C’è da dire che con la diffusione del cristianesimo, divennero comuni anche le abitudini quaresimali che precedono la Pasqua: una di esse prevedeva l’evitare il consumo di uova, a mo’ di fioretto, per cui una volta giunta la Pasqua si poteva contare su una produzione più abbondante, perché comunque le galline continuavano a produrre le uova. È così che sono nate, ad esempio, molte ricette pasquali in Italia, ricette che prevedono un utilizzo abbondante di uova.
Pare che la realizzazione del primo uovo in crema di cacao si debba al chocolatier di corte di re Luigi XIV, su espressa richiesta del re. I cioccolatieri piemontesi del XVII secolo allora decisero di produrli anche loro, dando così il via a una tendenza che esiste ancora oggi. Ma l’idea del regalo all’interno dell’uovo è un altro paio di maniche.
Pare infatti che l’idea si debba a Peter Carl Fabergé, orafo alla corte degli zar di Russia. Alessandro III avrebbe commissionato un uovo speciale per la zarina: un uovo in platino smaltato di bianco con all’interno un altro uovo, sempre cavo, e infine la piccola riproduzione della corona imperiale e un pulcino dorato.
La tradizione delle uova legate alla Pasqua ha dato vita, nel mondo, anche a giochi per bambini e adulti. La più nota è probabilmente la caccia alle uova: vengono preparati gusci oppure uova sode dipinte dai genitori, mentre i bambini dovranno cercarle laddove gli adulti le hanno nascoste. Nella tradizione ebraica c’è un gioco un po’ diverso: sono gli adulti a cercare le uova, e se non le trovano sono tenuti a fare regali ai bimbi di casa.
Tra le altre tradizioni giocose c’è la danza delle uova in Germania: si balla letteralmente tra le uova, che non devono naturalmente essere rotte. Sulla rottura è invece basato l’egg dumping nel Regno Unito: si gioca a sbattere uova sode le une contro le altre, sperando che il guscio non si rompa (e poi si mangia il contenuto).
Nel 1968 l’imprenditore Michele Ferrero, titolare dell’omonima azienda, ebbe un’idea: perché non realizzare delle piccole uova di cioccolato e renderle disponibili tutto l’anno, non solo a Pasqua? Inizialmente quest’idea non fu compresa: in molti lo sconsigliarono. Tuttavia nel 1974 la produzione partì comunque – su design di William Salice – e ora gli ovetti Kinder sono una realtà consolidata e di successo nel tempo. Si tratta di ovetti al cioccolato al latte (con uno strato interno di latte in più): al loro interno, in una capsula gialla, a simboleggiare il tuorlo, c’è un minuscolo giocattolo, per lo più da montare.

Quali sono i giochi migliori per i bambini di età compresa tra 1 e 3 anni? Ecco alcuni suggerimenti per aiutarli a imparare divertendosi.
Easter Egg in inglese non significa solo uovo di Pasqua nel senso più letterale del termine: nel 1980 venne coniata questa espressione da Steve Wright in riferimento a un messaggio nascosto nel videogioco Adventure per Atari: dopo alcune azioni veniva visualizzata infatti una sorta di caccia alle uova, da cui il nome. Come tutti i neologismi, però, coniato solo dopo anni dal primo Easter Egg della storia, che risale al 1973.

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