
Un tema delicato, controverso ed estremamente divisivo ma che richiede un'analisi attenta ed equilibrata per comprenderne il reale significato.
I numeri relativi alla ludopatia adolescenziali sono preoccupanti: quasi un giovanissimo su due lo scorso anno ha giocato d'azzardo. Quali sono i fattori di rischio da conoscere e come comportarsi.

Il fenomeno della ludopatia adolescenziale non nasce oggi. Nella terza stagione di Beverly Hills 90210 andata in onda in Italia tra il 1993 e il 1994 – ci riferiamo peraltro a una serie tv che per prima ha affrontato diverse tematiche “importanti”, come sostanze stupefacenti, disturbi alimentari e Hiv – il protagonista Brandon Walsh si ritrovava in una spirale di dipendenza dalle scommesse, che peraltro non avrebbe potuto effettuare perché minorenne. Il tema della ludopatia tra i teenager ha anche affrontato un approccio scientifico, tanto che nel 2006 è stato pubblicato lo studio dal titolo Adolescent Gambling – Research and Clinical Implications, nelle cui conclusioni si legge:
Sebbene l’adolescenza sia un periodo breve della vita, rappresenta una fase cruciale di cambiamento e crescita evolutiva. Durante l’adolescenza si riscontra un’elevata incidenza di comportamenti a rischio, tra cui il gioco d’azzardo, che presenta un potenziale di dipendenza e comporta rischi associati. La ricerca futura dovrà concentrarsi sulla comprensione del decorso longitudinale del gioco d’azzardo adolescenziale in generale e su come i problemi legati al gioco d’azzardo si sviluppano e progrediscono in tutte le loro dimensioni. Una comprensione neurobiologica che integri l’influenza di fattori genetici e ambientali e consideri altri fattori importanti (ad esempio, genere e fase di sviluppo) sarà fondamentale per elaborare strategie di prevenzione e trattamento appropriate per i giovani.
La ludopatia, non solo quella adolescenziale, è una forma di dipendenza. Forse sono più note altre forme di dipendenza, come quella da alcol e da stupefacenti, ma anche la dipendenza dal gioco d’azzardo, ludopatia appunto (etimologicamente “malattia del gioco”) non va sottovalutata, anzi è importante l’informazione sull’argomento.
L’associazione GiocoResponsabile.info ha realizzato un approfondimento sul gioco d’azzardo tra i minori in Italia: il fenomeno della ludopatia adolescenziale è trasversale dal punto di vista dell’età, nonostante la legge proibisca il gioco d’azzardo ai minorenni. Eppure il 44,8% degli studenti e delle studentesse italiane nella fascia d’età 15-16 anni lo ha fruito nel 2025. È una percentuale ragguardevole, soprattutto se si confronta con la media europea, che si attesta al 22,5%. La quota tra gli adolescenti è raddoppiata in 6 anni e ben 90mila giovanissimi nella fascia d’età tra i 14-17 anni sono classificati come giocatori problematici.

Un tema delicato, controverso ed estremamente divisivo ma che richiede un'analisi attenta ed equilibrata per comprenderne il reale significato.
L’associazione no profit ha realizzato sul sito un quiz per i genitori, affinché siano consapevoli del livello di rischio che i propri figli e figlie corrono. Ogni domanda contiene dei consigli ad hoc, perché il fenomeno è sottilmente complesso e risente di luoghi comuni. Non si tratta solo di casinò, slot machine e simili. Magari i ragazzi o le ragazze stanno giocando a un videogioco online e viene proposta una loot box, che è un pacco a sorpresa a pagamento, che può contenere potenziamenti importanti per il gioco oppure accessori inutili. Queste loot box sono pubblicizzate da streamer e influencer, che realizzano video di unpacking delle loot box, per renderle ancora più “golose”. In più ci sono gruppi Telegram che promettono combinazioni segrete o pronostici infallibili sulle partite. Ma l’intero fenomeno rappresenta una sorta di truffa a tutti gli effetti, che apre ad altre forme di azzardo.
Cui i giovanissimi riescono ad accedere aggirando la legislazione che riguarda la propria età. A volte usano account in prestito di un fratello, una sorella o un parente maggiorenne – può essere anche quello di un genitore a propria insaputa. Magari frequentano piattaforme di casinò con licenze offshore che non sono regolamentate dalla legge italiana e quindi non richiedono documenti. Oppure sfruttano una connessione Vpn, con la quale si può occultare la posizione e l’identità del giocatore o della giocatrici. Un altro metodo può essere il pagamento con gift card, criptovalute o ricarica di terze persone.
Tra i segnali da non ignorare in giovanissimi e giovanissime, ci possono essere:

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Naturalmente questi atteggiamenti si devono presentare almeno in coppia (se non tutte contemporaneamente), non singolarmente. E non mancano i fattori di rischio: il gioco d’azzardo in famiglia (anche se parliamo di frequenti gratta e vinci), per esempio, normalizza il comportamento. Una bassa istruzione finanziaria può essere altrettanto problematica in tal senso, perché può darsi che impedisca di calcolare le perdite reali derivanti dal gioco d’azzardo. Se la famiglia ha un reddito basso o vicino alla soglia di povertà, l’azzardo può rappresentare per i giovani una sorta di via d’uscita, ma non lo è mai.
Un modo per affrontare la ludopatia, come si legge su ChildMind è riconoscere che si tratta di un problema di salute mentale: il disturbo da gioco d’azzardo è infatti incluso nel Dsm-5. Qui viene equiparato ad altre dipendenze, con la scarica di dopamina che induce dapprima tolleranza – e quindi un bisogno maggiore di ciò che dà dipendenza – e poi ansia, stress, depressione, vergogna, bassa autostima. In alcuni casi può anche portare al suicidio.
Se il giovane o la giovane riconoscono di avere un problema, le soluzioni più frequenti sono le sedute di terapia cognitivo comportamentale da uno psicologo o una psicologa, ma anche i gruppi di autoaiuto sul modello dei “giocatori anonimi”. Da genitori, possiamo iniziare il processo di consapevolezza nei confronti di ragazzi e ragazzi interrogandoli con una curiosità non giudicante, esercitando su di loro forme di empatia diretta. Anche il parental control è un buon strumento, ma deve rappresentare un accordo condiviso tra le parti. Per il resto, ci si può rivolgere ai Servizi per le Dipendenze (SerD) in Asl, in cui gratuitamente si fruisce di professionisti nel campo. Esiste anche un numero verde nazionale da contattare, che fa riferimento all’Istituto Superiore di Sanità, ovvero 800558822.

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