Editing genetico e selezione genetica: facciamo chiarezza

L'editing genetico prova a cambiare il DNA, la selezione sceglie tra genomi già esistenti.

Parlare di editing genetico e selezione genetica può in alcuni casi restituire una percezione critica e inquietante: l’idea di manipolare l’essere umano. Una possibilità che inevitabilmente pone, al di là della dimensione medica e prettamente tecnica, anche questioni morali che non possono essere risolte semplicemente ignorandole. Motivo per cui è doveroso fare chiarezza su un argomento delicato, ma di estrema importanza.

Cos’è l’editing genetico (e cosa no) e le differenze con la selezione genetica

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Fonte: iStock

L’editing genetico è una tecnologia che interviene direttamente sul DNA di un embrione (o di una cellula riproduttiva), tagliando, correggendo o sostituendo un tratto di codice genetico. L’Osservatorio Terapie Avanzate lo definisce come una sorta di “correttore di bozze” del DNA in grado di individuare e correggere gli errori genetici. Se applicato a un embrione destinato a diventare un bambino, il cambiamento può in teoria trasmettersi anche ai suoi figli, perché riguarda le cosiddette cellule della linea germinale, cioè quelle che danno origine a ovuli e spermatozoi.

La selezione genetica preimpianto, nota con la sigla PGT (Preimplantation Genetic Testing), funziona in modo completamente diverso. Non tocca il DNA di nessun embrione. Dopo una fecondazione in vitro vengono creati più embrioni, ciascuno viene analizzato per verificare la presenza di una mutazione nota o di un’anomalia cromosomica, e solo l’embrione ritenuto sano viene trasferito in utero.

Possiamo sintetizzare la differenza dicendo che l’editing prova a cambiare un genoma, la selezione sceglie tra genomi che esistono già.

Come funziona l’editing genetico con CRISPR-Cas9

La tecnica più nota per l’editing genetico si chiama CRISPR-Cas9 e, come spiegato dalla Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro, è un approccio che consente di modificare il DNA delle cellule, rimuovendo, modificando o aggiungendo una sequenza specifica.

Uno dei problemi è che questa riparazione non è sempre precisa. Può capitare che solo una parte delle cellule dell’embrione venga effettivamente corretta (un fenomeno chiamato mosaicismo) oppure che la forbice molecolare tagli anche punti del genoma diversi da quello previsto (i cosiddetti effetti off-target). Sono proprio questi limiti tecnici, insieme alle incertezze sulla sicurezza a lungo termine, a spiegare perché nessuna società scientifica al mondo consideri oggi l’editing germinale una pratica clinica sicura.

Nel novembre 2018 il ricercatore cinese He Jiankui annunciò di aver usato CRISPR-Cas9 per modificare il gene CCR5 in due embrioni, dando poi alla luce le gemelle note con gli pseudonimi Lulu e Nana, nel tentativo di renderle resistenti al virus dell’HIV. Poco dopo nacque anche una terza bambina concepita con la stessa tecnica. L’obiettivo dichiarato era proteggere le bambine dal virus, ma le loro madri non erano nemmeno sieropositive, e i padri avevano un’infezione già ben controllata dai farmaci, il che rendeva l’esperimento privo di una reale necessità medica.

La reazione della comunità scientifica internazionale fu durissima. Diversi ricercatori chiesero pubblicamente una moratoria sull’editing germinale umano. Nel dicembre 2019 un tribunale di Shenzhen ha condannato He Jiankui a tre anni di carcere e a una multa milionaria per esercizio abusivo della professione medica, riconoscendo che lui e i suoi collaboratori avevano falsificato documenti etici e indotto due medici a impiantare embrioni modificati senza che questi ne fossero pienamente consapevoli. Il caso resta ancora oggi il punto di riferimento più citato per spiegare perché l’editing germinale a scopo riproduttivo sia considerato inaccettabile dalla comunità scientifica.

La selezione genetica in gravidanza

Se, come detto, l’editing genetico prova a cambiare il DNA, la selezione genetica preimpianto (PGT) si occupa di osservare la situazione e scegliere l’embrione migliore per il trasferimento in utero. Sotto la sigla PGT si nascondono in realtà tre esami diversi, ciascuno pensato per un obiettivo specifico. La PGT-M analizza un singolo gene per verificare la presenza di malattie ereditarie come la fibrosi cistica o la talassemia, quando si sa già che uno o entrambi i genitori sono portatori. La PGT-A controlla il numero complessivo dei cromosomi, per individuare le cosiddette aneuploidie (embrioni con un cromosoma in più o in meno), una condizione spesso incompatibile con una gravidanza a termine. La PGT-SR, infine, cerca riarrangiamenti nella struttura dei cromosomi, ed è considerata utile quando uno dei genitori porta un’alterazione cromosomica bilanciata.

Cosa dice la legge in Italia

In Italia la procreazione medicalmente assistita è regolata dalla Legge 40/2004, che vieta espressamente ogni sperimentazione sugli embrioni umani non finalizzata alla tutela della loro salute, oltre a qualsiasi intervento diretto ad alterarne il patrimonio genetico. Con la sentenza n. 96 del 2015, la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il divieto di accesso alla PMA e alla diagnosi preimpianto per le coppie fertili ma portatrici di gravi malattie genetiche trasmissibili, equiparando di fatto il loro diritto a quello già riconosciuto alle donne che possono accedere all’interruzione di gravidanza per motivi terapeutici. Da quel momento la PGT è quindi legale in Italia per queste coppie, mentre resta vietato qualsiasi editing genetico su gameti o embrioni destinati all’impianto.

Sul piano bioetico, il documento di riferimento resta il parere del Comitato Nazionale per la Bioetica del 2017, pubblicato pochi mesi prima che scoppiasse il caso He Jiankui. Il Comitato si è detto favorevole alla ricerca in laboratorio e sugli animali per testare sicurezza ed efficacia della tecnica, e ha giudicato auspicabile un aumento della ricerca sulle cellule somatiche umane, quelle cioè non trasmissibili alla discendenza. Sulla linea germinale, invece, la sperimentazione su gameti destinati al concepimento e su embrioni destinati all’impianto non è ritenuta lecita finché non ci saranno garanzie di sicurezza sufficienti.

A livello internazionale la situazione è simile. Nelle sue linee guida l’International Society for Stem Cell Research, colloca il trasferimento in utero di embrioni con il genoma modificato tra le pratiche che non devono essere permesse allo stato attuale delle conoscenze, in attesa di maggiore chiarezza scientifica sulla sicurezza e di un consenso etico più ampio sull’opportunità di procedere. La stessa organizzazione ammette invece, sotto stretta supervisione etica, la ricerca preclinica che modifica il genoma di gameti ed embrioni per scopi puramente conoscitivi, a condizione che gli embrioni non vengano mai trasferiti per dare origine a una gravidanza.

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