Varici vulvari in gravidanza: a cosa fare attenzione?

C'è una piccola, rara percentuale di rischio quando si riscontrano in gravidanza le varici vulvari: a chi rivolgersi e cosa programmare prima del parto.

Come le vene varicose, le varici vulvari rappresentano un problema non solo morfologico che accade alle donne, in particolare in gravidanza. Non si tratta di un fenomeno frequente: capita al 4% delle donne durante la gestazione, con una prevalenza nelle multipare, ovvero in coloro che hanno avuto più di una gravidanza e un parto. Ma di cosa si tratta? Le informazioni che seguono sono indicative: per saperne di più sulle proprie condizioni di salute, è meglio chiedere un consulto ginecologico, anche perché i rischi, sebbene in percentuale bassa, ci sono.

Cosa sono le varici vulvari

Le varici vulvari sono vene varicose che si formano sulla vulva, ovvero la superficie esterna dei genitali femminili. Possono rappresentare sia un fastidio, da alleviare con metodi casalinghi, sia un rischio, come vedremo, durante un eventuale parto naturale. Inoltre, quando compaiono le radici sulla vulva, è possibile che contestualmente compaiano anche le varici alle gambe.

Varici vulvari in gravidanza

In gravidanza accade che si verifichi un accumulo di flusso sanguigno nella regione pelvica e al tempo stesso che rallenti il flusso sanguigno nella parte inferiore del corpo: come riporta il sito della Mayo Clinic, questo porta a un ristagno di sangue nella vulva, e conseguentemente alle varici.

Come scoprirle e i sintomi

Non è facile scoprire le varici vulvari, perché i sintomi non si rivelano sempre. Quindi, a meno di un incontro intimo oppure di una visita ginecologica, può darsi che chi ne soffre non le noti immediatamente. I sintomi, tuttavia, quando presenti, consistono in un rigonfiamento, in una sensazione di pressione alla vulva e in un malessere pelvico generale. La situazione peggiora se si sta a lungo in piedi – cosa che comunque in gravidanza non si dovrebbe fare – si pratica esercizio fisico o si hanno rapporti sessuali. I casi gravi sono piuttosto rari, tuttavia si presentano con vasi dilatati sporgenti, bluastri e irregolari.

Cosa fare nel pre e post partum

Non ci sono cure e terapie, tanto più che le varici vulvari scompaiono al massimo 6 settimane dopo il parto senza bisogno di alcun trattamento. Tuttavia, se si cerca sollievo dai fastidi che il fenomeno porta con sé, è bene chiedere consiglio medico su un indumento di supporto da indossare. È conveniente cambiare spesso posizione, e non stare troppo in piedi, così come sollevare le gambe, in modo da favorire la circolazione. Bene anche l’applicazione di impacchi freddi sulla vulva, per decongestionare la zona.

Le misure di prevenzione

Solitamente le varici vulvari non interferiscono con un eventuale parto naturale, perché tendono ad avere un flusso sanguigno ridotto. Però a volte accadono delle circostanze insolite, che possono mettere a rischio il parto e la salute femminile. A questo proposito è stato realizzato nel 2025 lo studio dal titolo Severe vulvar varicosities in pregnancy with the detailed sequential clinical course and management considerations: A case report. In esso, che riporta il caso di studio di una donna gravida, con varici vulvari e una grave emorragia in gravidanza, si legge:

Un’attenta gestione durante il travaglio è fondamentale a causa del rischio di emorragia massiva dovuta alla dilatazione delle vene. Solo pochi studi hanno documentato in dettaglio le variazioni delle varici vulvari durante il periodo prenatale, intraparto e postparto.

La rarità di questi accadimenti spesso rallenta la ricerca scientifica, per cui è bene lavorare sulla prevenzione, per evitare complicazioni in sala parto. Il rischio dipende soprattutto dalle dimensioni della varicosità. Tuttavia un’adeguata pianificazione del parto dovrebbe aiutare a prevenire emorragie massive e trombosi venosa profonda. Per questo è fondamentale parlare con il team medico che assisterà al parto, ricevere adeguate informazioni in merito e monitorare costantemente la situazione. Anche se le emorragie vulvari durante il parto rappresentano percentuali minime di occorrenza o gravità, su un fenomeno di per sé già abbastanza raro, un rischio di questo tipo non può mai essere considerato trascurabile. Consapevolezza medica e informazioni alla paziente sono però la chiave di un parto naturale sereno.

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